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Australian Open, Sinner non si ferma: Shelton ko e semifinale con Djokovic

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Jannik Sinner continua a scrivere la storia agli Australian Open. Il numero 2 del mondo conquista la semifinale dell’Happy Slam superando in tre set l’americano Ben Shelton, testa di serie numero 8, con un netto 6-3 6-4 6-4 che certifica, ancora una volta, la solidità e la maturità del campione altoatesino.

Una prestazione autoritaria, mai realmente in discussione, nella quale Sinner ha imposto il proprio ritmo fin dai primi scambi, controllando il match con lucidità e precisione. Shelton ha provato a scuotere l’equilibrio con il servizio e qualche accelerazione improvvisa, ma l’azzurro ha risposto con continuità e freddezza nei momenti chiave, chiudendo l’incontro senza concedere spiragli.

Ora, sul cammino di Sinner, si staglia la sfida più affascinante: in semifinale affronterà Novak Djokovic. Il fuoriclasse serbo ha staccato il pass per il penultimo atto del torneo approfittando del ritiro di Lorenzo Musetti, costretto ad abbandonare il match. Un incrocio che profuma di finale anticipata e che mette di fronte due dominatori dell’ultimo periodo sul cemento di Melbourne.

Sinner, vincitore delle ultime due edizioni degli Australian Open, è a un passo da un traguardo leggendario: diventare il quarto tennista in 120 anni di storia a conquistare il titolo per tre anni consecutivi. Un’impresa riuscita finora a pochissimi eletti. L’ultimo a centrarla è stato proprio Djokovic, capace di dominare il torneo per due cicli distinti: dal 2011 al 2013 e poi dal 2019 al 2021.

Il confronto tra l’azzurro e il serbo rappresenta molto più di una semplice semifinale: è il duello tra il presente e un passato ancora ingombrante, tra la continuità di un campione ormai maturo e l’ambizione di chi vuole definitivamente prendersi il trono. Melbourne è pronta, Sinner anche. Ora la parola passa al campo.

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Cultura

Pompei, inaugurata la mostra con i calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C.

A Pompei inaugurata una mostra permanente con i calchi in gesso di 22 vittime dell’eruzione del 79 d.C. Un memoriale nella Palestra Grande dedicato alla tragedia che distrusse la città.

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Nel Parco archeologico di Pompei è stata inaugurata una nuova installazione permanente dedicata alle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La mostra, allestita nella Palestra Grande, espone i calchi in gesso di ventidue persone che persero la vita durante la catastrofe che distrusse la città romana.

All’inaugurazione ha partecipato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha definito l’esposizione una “galleria del dolore di rara potenza visiva”.

I calchi delle vittime dell’eruzione

I calchi esposti restituiscono i corpi di uomini, donne e bambini sorpresi dalla seconda fase dell’eruzione.

Dopo la caduta dei lapilli, gli abitanti di Pompei furono travolti da una nube ardente di cenere e gas, la cosiddetta corrente piroclastica, che solidificandosi attorno ai corpi ne ha conservato la forma.

Secondo il direttore generale del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, questi calchi rappresentano molto più di semplici reperti archeologici: sono testimonianze dirette della tragedia che colpì la città e permettono di restituire i gesti e l’umanità degli abitanti.

Un percorso tra memoria e rispetto

L’allestimento è concepito come un memoriale che racconta la fine della città e delle sue vittime.

L’ingresso alla sezione dedicata ai calchi è preceduto da elementi divisori che avvisano i visitatori del contenuto particolarmente intenso dell’esposizione. In questo modo chi entra nello spazio museale è consapevole di trovarsi di fronte alla rappresentazione del momento della morte improvvisa.

Il percorso utilizza un allestimento sobrio, con pochi elementi decorativi e un uso limitato del colore, proprio per mantenere un tono di rispetto verso le vittime.

Le storie restituite dai calchi

Tra le figure conservate nel gesso emergono immagini di vita quotidiana interrotta improvvisamente.

Si riconoscono il corpo di un bambino, quello di una coppia e quello che potrebbe essere un gruppo di persone legate da rapporti familiari o affettivi.

I calchi scelti per la mostra sono tra i meglio conservati e provengono da diversi contesti della città: dalle domus interne fino alle porte e alle strade lungo le quali molti abitanti tentarono inutilmente la fuga.

Il patrimonio dei calchi di Pompei

Dalla metà dell’Ottocento gli archeologi hanno realizzato a Pompei circa un centinaio di calchi delle vittime dell’eruzione.

Molti sono ancora visibili nei luoghi in cui furono rinvenuti, all’interno delle abitazioni o lungo le vie della città. L’esposizione nella Palestra Grande riunisce per la prima volta un numero così ampio di testimonianze in un unico spazio.

Animali, piante e vita quotidiana

La mostra comprende anche una sezione dedicata agli animali e alle piante, con reperti organici che raccontano il rapporto tra gli abitanti di Pompei e l’ambiente naturale.

L’obiettivo è offrire ai visitatori una visione più ampia della vita della città prima della catastrofe e della tragedia che ne segnò la fine.

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Esteri

Teheran in lutto per i leader uccisi nei raid: migliaia ai funerali nazionali nonostante la guerra

Migliaia di persone a Teheran per i funerali nazionali dei leader iraniani uccisi nei raid israelo-americani. Forte apparato di sicurezza nella capitale iraniana.

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Nonostante il rischio di nuovi bombardamenti, migliaia di persone sono scese in strada a Teheran per partecipare ai funerali nazionali degli alti funzionari iraniani uccisi nei recenti raid aerei attribuiti a Israele e Stati Uniti.

Le esequie hanno attirato la folla più numerosa registrata nella capitale iraniana dall’inizio della guerra, scoppiata il 28 febbraio.

Le persone si sono radunate soprattutto nell’iconica Piazza Enghelab, il cui nome significa “Rivoluzione”, e lungo i grandi viali circostanti. L’afflusso di manifestanti e cittadini ha creato un contrasto evidente con l’atmosfera delle settimane precedenti, quando molti residenti avevano lasciato la città a causa dei combattimenti.

Sicurezza rafforzata durante la cerimonia

L’intera area è stata presidiata da un massiccio apparato di sicurezza. Forze speciali armate e con il volto coperto sono state schierate lungo il percorso del corteo funebre e nei principali punti della capitale.

Tra gli agenti presenti, uno indossava una sciarpa nera con l’immagine dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, figura centrale del potere iraniano per oltre tre decenni.

I leader militari e politici uccisi negli attacchi

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità iraniane, nei raid sono rimasti uccisi diversi esponenti di primo piano dell’apparato militare e politico.

Tra le vittime figurano il capo di stato maggiore dell’esercito Abdolrahim Mousavi, il comandante delle Guardie Rivoluzionarie Mohammad Pakpour, l’influente consigliere per la sicurezza Ali Shamkhani e il ministro della Difesa, generale Aziz Nassirzadeh.

I camion che trasportavano le bare dei funzionari e dei loro collaboratori hanno attraversato il centro della capitale accompagnati da una folla che sventolava bandiere iraniane.

Donne in chador e giovani con i ritratti della guida religiosa

Tra i partecipanti alle esequie erano presenti numerose donne vestite con il tradizionale chador nero. Alcune erano visibilmente commosse, mentre gruppi di adolescenti sventolavano ritratti della guida religiosa Ali Khamenei e di suo figlio Mojtaba.

Quest’ultimo è indicato da diversi osservatori come possibile successore alla guida del Paese.

Mojtaba Khamenei ancora assente dalla scena pubblica

Mojtaba Khamenei, religioso di 56 anni, non è ancora apparso in pubblico dopo essere rimasto ferito nello stesso attacco in cui sono morti il padre, la madre e la moglie.

La sua eventuale successione alla guida dello Stato rappresenta uno dei temi centrali del delicato momento politico che attraversa l’Iran mentre il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi.

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Ambiente

Ue avvia procedura d’infrazione sulle “case green”: Italia tra i 19 Paesi in ritardo sui piani edilizi

La Commissione europea avvia la procedura d’infrazione contro Italia e altri 18 Paesi per il ritardo nella presentazione del piano nazionale previsto dalla direttiva sulle “case green”. Due mesi di tempo per rispondere.

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Ue avvia procedura d’infrazione sulle “case green”: Italia tra i 19 Paesi in ritardo sui piani edilizi

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Suggerimento per immagine: Edifici residenziali europei con pannelli solari e lavori di riqualificazione energetica in corso.

Bruxelles avvia l’iter d’infrazione contro 19 Paesi

La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia e altri 18 Stati membri per il mancato invio nei tempi previsti della bozza di piano nazionale di ristrutturazione degli edifici richiesto dalla direttiva europea sulle cosiddette “case green”.

La scadenza fissata da Bruxelles era alla fine di dicembre. Entro quella data i governi avrebbero dovuto presentare una prima versione del piano nazionale destinato a guidare la trasformazione energetica del patrimonio edilizio.

Tra i Paesi in ritardo non c’è solo l’Italia: nell’elenco figurano anche grandi economie europee come Germania, Francia e Belgio. I governi interessati hanno ora due mesi di tempo per rispondere alle osservazioni della Commissione e tentare di evitare il passo successivo della procedura, cioè l’invio di un parere motivato.

Cosa prevedono i piani richiesti dall’Unione europea

Le tabelle di marcia richieste dalla direttiva devono indicare come ogni Paese intende contribuire alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio entro il 2050.

La prima bozza del piano nazionale avrebbe dovuto essere presentata entro la fine del 2025. La Commissione europea avrà poi sei mesi per esaminarla e formulare eventuali raccomandazioni.

Successivamente i governi dovranno preparare la versione definitiva dei piani entro la fine di dicembre di quest’anno.

I documenti dovranno includere una panoramica del patrimonio edilizio nazionale, obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030, il 2040 e il 2050, oltre alle politiche, alle misure operative e alle fonti di finanziamento necessarie per realizzare gli interventi di riqualificazione energetica.

Gli obiettivi della direttiva sulle emissioni degli edifici

La direttiva europea punta a rendere il patrimonio edilizio progressivamente a emissioni zero.

Secondo il calendario fissato dall’Unione europea, tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2030, mentre per gli edifici pubblici l’obbligo scatterà già dal 2028.

Sono previsti anche obiettivi di ristrutturazione per gli immobili con le peggiori prestazioni energetiche: almeno il 16% degli edifici pubblici meno efficienti dovrà essere riqualificato entro il 2030 e il 26% entro il 2033 rispetto ai livelli del 2020.

Il confronto politico in Italia e a Bruxelles

La procedura avviata dalla Commissione ha alimentato il confronto politico.

La vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna ha sostenuto che il numero elevato di Stati in ritardo dimostrerebbe come la norma europea imponga vincoli troppo stringenti o difficili da realizzare.

Posizione simile da parte della Lega, che ha criticato duramente la direttiva definendola un’impostazione ideologica e sostenendo che molti Paesi avrebbero preso le distanze dal progetto.

Di segno opposto le valutazioni delle opposizioni. Il Partito democratico parla di un’ulteriore bocciatura dell’operato del governo da parte delle istituzioni europee, mentre il Movimento 5 Stelle ironizza sulla scarsa attenzione dell’esecutivo verso il tema della transizione energetica degli edifici.

Un’altra procedura aperta sull’ambiente

Nel frattempo Bruxelles ha deciso di proseguire anche un’altra procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia su questioni ambientali.

La Commissione contesta infatti il recepimento incompleto della direttiva europea sulla plastica monouso e alcune violazioni degli obblighi previsti dalla normativa sulla trasparenza del mercato unico.

Il confronto tra Roma e Bruxelles proseguirà nelle prossime settimane, mentre i governi dei Paesi interessati dovranno fornire chiarimenti e indicare i tempi per l’adeguamento alle norme europee.

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