Esteri
Australia e Isole Salomone verso un nuovo trattato, Wale rivede il patto con la Cina
Australia e Isole Salomone avvieranno i lavori per un nuovo trattato globale. Il premier Matthew Wale ha annunciato anche una revisione del controverso accordo di sicurezza firmato con la Cina nel 2022.
L’Australia e le Isole Salomone aprono una nuova fase nei loro rapporti bilaterali. Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha annunciato l’avvio dei lavori per un nuovo trattato “globale” con Honiara, destinato a rafforzare la cooperazione politica, economica e soprattutto di sicurezza tra i due Paesi.
L’intesa è stata annunciata a Canberra durante l’incontro con il nuovo premier delle Isole Salomone, Matthew Wale, che ha scelto l’Australia come una delle prime tappe internazionali del suo mandato. Per Canberra si tratta di un passaggio di forte valore strategico, in un’area del Pacifico meridionale diventata negli ultimi anni uno dei terreni più sensibili della competizione tra Australia, Stati Uniti e Cina.
Un trattato fondato su fiducia e dialogo
Albanese ha spiegato che i due governi si sono impegnati a elevare il livello delle relazioni bilaterali su richiesta delle Isole Salomone. Il nuovo trattato, ha detto il premier australiano, sarà costruito sulla fiducia reciproca, sul rispetto e sul dialogo aperto.
Tra i punti centrali ci sarà il rafforzamento della cooperazione di polizia. L’Australia punta da tempo a consolidare il proprio ruolo di partner di sicurezza privilegiato nel Pacifico, anche attraverso formazione, assistenza tecnica e sostegno alle forze locali. Per le Isole Salomone, invece, il nuovo percorso può rappresentare un modo per riequilibrare le relazioni internazionali dopo anni di forte avvicinamento a Pechino.
Il nodo del patto di sicurezza con la Cina
Il passaggio politicamente più delicato riguarda il controverso accordo di sicurezza firmato nel 2022 tra Isole Salomone e Cina. Quel patto, rimasto in parte riservato, aveva allarmato Australia, Stati Uniti e altri Paesi della regione perché apriva la strada a una maggiore presenza cinese nel Pacifico meridionale, anche attraverso attività di cooperazione di polizia.
Matthew Wale ha dichiarato che il suo governo rivedrà quell’accordo, insieme ad altri accordi di sicurezza firmati dalle Isole Salomone con diversi Paesi. Il premier ha usato toni prudenti, evitando annunci di rottura immediata con Pechino. La revisione, però, segna comunque un cambio di impostazione rispetto alla fase precedente.
Una svolta prudente nel Pacifico
La posizione di Wale appare orientata a una maggiore trasparenza e a un riequilibrio diplomatico. Le Isole Salomone non sembrano intenzionate a trasformare il rapporto con la Cina in uno scontro aperto, ma il nuovo governo vuole rimettere ordine negli accordi di sicurezza e riportare Canberra al centro del dialogo regionale.
Per l’Australia, il nuovo trattato rappresenta una vittoria diplomatica. Dopo anni di preoccupazione per l’influenza cinese nel Pacifico, Canberra prova a ricostruire un rapporto più stretto con Honiara, facendo leva su vicinanza geografica, cooperazione storica e sostegno allo sviluppo.
Il Pacifico meridionale al centro della competizione globale
La vicenda conferma il peso crescente del Pacifico meridionale negli equilibri internazionali. Le piccole nazioni insulari, spesso considerate periferiche, sono oggi al centro di interessi strategici rilevanti: sicurezza marittima, infrastrutture, telecomunicazioni, rotte commerciali, presenza militare e influenza diplomatica.
Il nuovo trattato tra Australia e Isole Salomone non chiude automaticamente la stagione dell’avvicinamento a Pechino, ma indica una possibile correzione di rotta. Honiara cerca più margini di autonomia, Canberra prova a rafforzare la propria posizione nel Pacifico e la Cina resta un attore centrale con cui il nuovo governo delle Salomone dovrà continuare a confrontarsi.
Esteri
Zelensky silura Syrsky e nomina Drapatyi: scossa ai vertici militari ucraini
Volodymyr Zelensky ha sostituito Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate ucraine, nominando Mykhailo Drapatyi. La decisione arriva dopo giorni di proteste per la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov e le tensioni ai vertici militari.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostituito il generale Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate, nominando al suo posto il maggiore generale Mykhailo Drapatyi.
«Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle Forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi», ha annunciato Zelensky, ringraziando Syrsky e i soldati ucraini per aver mantenuto solide le posizioni al fronte.
La sostituzione rappresenta il più importante cambiamento ai vertici militari ucraini degli ultimi anni e arriva nel pieno di una crisi politica innescata dal recente rimpasto di governo e dalla rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.
Le proteste dopo la rimozione di Fedorov
La decisione di escludere Fedorov dal nuovo governo aveva provocato manifestazioni a Kiev e in altre città ucraine. Migliaia di persone erano scese in piazza per chiedere il suo reintegro e un rinnovamento della catena di comando militare.
Fedorov era considerato uno dei protagonisti della modernizzazione tecnologica delle forze ucraine, soprattutto nell’impiego di droni, sistemi digitali e nuove procedure di approvvigionamento. La sua estromissione era stata collegata alle profonde divergenze con Syrsky sulla gestione della guerra e sulle riforme dell’esercito.
Gli organizzatori delle proteste avevano dato a Zelensky un ultimatum per reintegrare l’ex ministro, minacciando in caso contrario una mobilitazione generale a tempo indeterminato.
Le scuse tardive di Syrsky
Nelle ore precedenti alla sua rimozione, Syrsky aveva cercato di ridimensionare lo scontro con Fedorov, sostenendo di essere rimasto sorpreso dalle notizie sull’esistenza di un conflitto personale tra loro.
Il generale aveva definito i contrasti come normali divergenze di lavoro tra istituzioni impegnate in una guerra su larga scala e aveva presentato le proprie scuse qualora i suoi modi duri avessero offeso l’ex ministro.
«Il mio lavoro è la guerra: strategia, fronte e uomini», aveva affermato, respingendo le accuse di mancanza di visione strategica. Il tentativo di ricomporre la frattura non è però bastato a evitare la sostituzione.
Chi è Mykhailo Drapatyi
Drapatyi, 43 anni, appartiene a una generazione di ufficiali formatasi direttamente nei combattimenti contro la Russia. Si mise in evidenza già nel 2014 durante le operazioni a Mariupol e, dopo l’invasione russa del 2022, contribuì alla difesa di Kryvyi Rih e alle operazioni nella regione di Kherson.
Ha successivamente ricoperto incarichi di primo piano nello Stato maggiore, nelle forze terrestri e nel comando delle forze congiunte. È considerato un ufficiale favorevole all’innovazione tecnologica, alla riforma dell’addestramento e a una maggiore responsabilizzazione della catena di comando.
Il sostegno a Fedorov
La nomina assume anche un evidente significato politico. Nei giorni scorsi Drapatyi aveva espresso apprezzamento per il lavoro svolto da Fedorov al ministero della Difesa, sottolineando la nascita di un dialogo concreto tra il governo e le Forze armate.
Il nuovo comandante è quindi considerato più vicino alla linea riformatrice dell’ex ministro rispetto a Syrsky. Zelensky avrebbe intanto offerto a Fedorov un nuovo incarico di primo piano nel governo, dedicato allo sviluppo tecnologico, senza tuttavia reintegrarlo formalmente alla Difesa.
Zelensky: costringere Mosca alla pace
Annunciando il cambio della guardia, Zelensky ha ribadito che l’obiettivo resta quello di rafforzare l’esercito, colpire con maggiore efficacia le forze russe e creare le condizioni per obbligare Mosca a negoziare.
«Vogliamo tutti la stessa cosa: sconfiggere il nemico e creare le condizioni, al fronte e attraverso la pressione sulla Russia, che ci permettano di costringere Mosca alla pace», ha affermato il presidente.
La nomina di Drapatyi tenta quindi di rispondere contemporaneamente alle esigenze militari, alle pressioni della piazza e alla necessità di ricomporre le divisioni che si erano aperte ai vertici dello Stato ucraino.
Esteri
Laura Loomer cambia idea sull’Ucraina: “Ho sbagliato, ho sminuito la sofferenza degli ucraini”
La commentatrice e attivista conservatrice Laura Loomer, alleata di Donald Trump, cambia posizione sulla guerra in Ucraina dopo una visita a Kiev. Su X ammette di aver sottovalutato per anni le sofferenze degli ucraini e ringrazia il presidente Volodymyr Zelensky per l’accoglienza.
Esteri
Trump vuole Gianni Infantino alla guida dell’Onu: l’indiscrezione del New York Post
Donald Trump starebbe valutando di sostenere il presidente della Fifa Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Non è ancora chiaro se il dirigente sportivo sia interessato all’incarico.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vorrebbe sostenere Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. L’indiscrezione è stata pubblicata dal New York Post, che cita fonti vicine alla Casa Bianca. Al momento non risultano però una candidatura formale né una dichiarazione pubblica di Infantino sulla sua disponibilità ad assumere l’incarico.
Secondo una delle fonti citate dal quotidiano americano, Trump considera il presidente della Fifa «rispettato da tutti nel mondo» e gli riconosce una particolare capacità di unire le persone.
Il rapporto tra Trump e il presidente della Fifa
I rapporti tra Trump e Infantino si sono rafforzati durante l’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2026, ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. Infantino è attualmente presidente della Fifa, incarico nel quale era stato rieletto nel 2023.
La scelta del dirigente sportivo rappresenterebbe un’opzione esterna alla diplomazia tradizionale e potrebbe essere letta come il tentativo di Trump di imprimere una svolta alla gestione delle Nazioni Unite, organizzazione più volte criticata dal presidente americano per la sua presunta inefficacia nella soluzione dei principali conflitti internazionali.
Non è ancora una candidatura ufficiale
Il New York Post precisa che non è chiaro se Trump abbia discusso direttamente dell’ipotesi con Infantino e se il presidente della Fifa sia realmente interessato al ruolo.
Per entrare ufficialmente nella corsa, Infantino dovrebbe essere candidato da uno o più Stati membri. La procedura per la scelta del nuovo segretario generale è già stata avviata e prevede la presentazione delle candidature, audizioni pubbliche e una successiva valutazione da parte del Consiglio di Sicurezza.
Come viene scelto il segretario generale
Il segretario generale non viene eletto direttamente dai 193 Paesi membri. Il Consiglio di Sicurezza, composto da 15 Stati, deve prima raccomandare un candidato all’Assemblea generale. Ciascuno dei cinque membri permanenti — Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito — può bloccare la scelta esercitando il diritto di veto.
L’Assemblea generale procede quindi alla nomina formale. Il nuovo segretario generale entrerà in carica il 1° gennaio 2027, dopo la conclusione del mandato di António Guterres il 31 dicembre 2026.
Gli altri nomi in corsa
Tra i candidati citati dal quotidiano americano figurano l’ex presidente cilena Michelle Bachelet e il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’argentino Rafael Grossi.
Bachelet potrebbe incontrare la contrarietà degli Stati Uniti, mentre Grossi potrebbe dover superare eventuali riserve britanniche legate alla storica controversia tra Londra e Buenos Aires sulle isole Falkland-Malvine.
La prassi diplomatica favorirebbe questa volta un candidato proveniente dall’America Latina o dai Caraibi, ma la rotazione geografica non costituisce una regola vincolante. L’eventuale ingresso di Infantino cambierebbe quindi gli equilibri di una competizione ancora aperta e condizionata soprattutto dal confronto tra le grandi potenze.


