Collegati con noi

Esteri

Australia concederà status di rifugiata alla 18enne saudita in fuga dalla famiglia che vuole ucciderla

Avatar

Pubblicato

del

L’Onu avrebbe riconosciuto lo status di rifugiata a Rahaf Mohammed al-Qunun, la diciottenne saudita bloccata in Thailandia nel tentativo di raggiungere l’Australia dopo avere abiurato la religione islamica, temendo per la sua incolumità. Lo riferisce la Bbc citando le autorità australiane, precisando che queste ultime, che in un primo momento avevano detto che avrebbero considerato la sua richiesta secondo i tempi e i modi consueti, hanno lasciato intendere che, di fronte all’intervento dell’Onu, considereranno “molto seriamente” la concessione in tempi brevi di un visto per motivi umanitari. La giovane aveva lasciato la sua famiglia temendo ritorsioni ed era stata bloccata dalle autorità thailandesi all’aeroporto di Bangkok. Invitata a imbarcarsi su un aereo per il Kuwait, si era barricata in un albergo all’interno dell’aeroporto. Il padre e il fratello l’hanno raggiunta, ma lei si è rifiutata di incontrarli. L’agenzia dell’Onu per i rifugiati ha quindi segnalato il suo caso all’Australia, raccomandando il suo trasferimento. La rinuncia all’Islam o apostasia è punibile in Arabia Saudita con la pena capitale. “Se sarà riconosciuta come rifugiata – aveva riferito una fonte ufficiale australiana all’agenzia Abc prima della presa di posizione dell’Onu – prenderemo in considerazione molto, molto seria, la concessione di un visto umanitario”.

Advertisement

Esteri

Olanda, trionfano i populisti dopo sparatoria Utrecht

Avatar

Pubblicato

del

Trionfo per l’estrema destra populista olandese nelle elezioni provinciali – determinanti per la composizione dei seggi del Senato – a pochi giorni dalla sparatoria di Utrecht, con il killer di origini turche che oggi e’ stato incriminato per terrorismo. Quando restano pochi voti ancora da scrutinare, il partito Forum per la Democrazia (Fvd) guidato da Thierry Baudet dovrebbe conquistare in Senato 13 seggi, uno in piu’ del partito del premier Mark Rutte, diventando la prima formazione nella Camera alta olandese. La coalizione di governo, formata dall’alleanza tra Rutte e i partiti cristiani e liberali, dovrebbe arrivare a 31 seggi – le assegnazioni sono previste a maggio – su 75 disponibili in Senato, perdendo cosi’ la maggioranza. Il voto provinciale e’ poi segnato dalla vittoria dei verdi del GroenLinks, che vanno verso la conquista di 9 seggi in Senato contro i 4 precedenti, e la disfatta della formazione anti-islamista di Geert Wilders, che perde 4 seggi in Senato, dilapidando il 40% dei consensi di questi anni, con un’emorragia proprio verso il Forum di Baudet. “Siamo sopra le rovine di quella che un tempo era la piu’ bella civilta’”, ha tuonato Baudet, 36 anni, davanti ai propri sostenitori subito dopo la pubblicazione dei primi dati elettorali. In prima fila contro la battaglia contro i cambiamenti climatici, che definisce “un’isteria”, e contro le politiche di accoglienza dei migranti, Baudet ha lanciato la campagna ‘Dutch first!’, echeggiando Donald Trump, ma vuole rapporti piu’ stretti con la Russia. A suo tempo ha proposto l’uscita del Paese dall’Ue e si oppone all’euro. Secondo i sondaggisti, la sparatoria di Utrecht ha avuto un impatto relativo sul voto, soprattutto nei centri minori, ma non nelle grandi citta’ come la stessa Utrecht, dove i verdi sono arrivati primi e il Fvd terzo. Il killer Gokmen Tani, incriminato per l’attentato al tram – tre i morti – per omicidio plurimo e terrorismo comparira’ nelle prossime ore davanti al giudice. Si sta indagando se la sua azione, che ha fatto anche tre feriti gravi, “sia scaturita da problemi personali combinati con un’ideologia radicalizzata”. Ad oggi, non sono emersi legami con le organizzazioni terroristiche del radicalismo islamico.

Continua a leggere

Esteri

Ue concede poco tempo a May, Macron minaccia il no deal

Avatar

Pubblicato

del

A otto giorni dal baratro di una Brexit senza accordo, l’Ue si prepara a concedere al Regno Unito una miniproroga di due mesi, fino al 22 maggio. Un’estensione condizionata pero’ a quello che a molti appare piu’ come un miracolo che una possibilita’ reale, e cioe’ il via libera di Westminster all’accordo di divorzio, la settimana prossima. Un’intesa che i Comuni hanno bocciato gia’ in due occasioni e che ancora una volta non sembra avere una maggioranza a sostegno. Un miracolo soprattutto alla luce dell’ultimo attacco di Theresa May ai parlamentari, incapaci – a suo parere – di accompagnare il Paese verso un’uscita ordinata, dando seguito alla volonta’ popolare espressa col referendum. Il discorso della leader Tory, come era prevedibile, ha acceso gli animi esacerbando una situazione gia’ difficile, con prevedibili ripercussioni sulla nuova consultazione, che comunque non ha ancora una data prevista.

A dare la misura di quanto profonda sia la spaccatura al Parlamento di Londra, anche la missione del leader del Labour Geremy Corbyn che nel giorno del vertice sulla Brexit si e’ precipitato a Bruxelles per incontrare il capo negoziatore della Ue Michel Barnier cercando di convincerlo della bonta’ del suo piano per scongiurare il caos e salvare Regno Unito e Unione. L’alternativa all’estensione breve – che May aveva chiesto fino al 30 giugno, ma che i 27 colleghi le hanno concesso solo fino al 22 maggio, per evitare l’ingorgo con le elezioni europee – per il momento e’ quella di una Brexit traumatica, lo avrebbe ammesso lei stessa. Nel suo lungo intervento per convincere i partner a concedere la miniproroga May ha infatti spiegato di non essere disponibile ad organizzare il voto per l’Eurocamera, e soddisfare cosi’ la condizione richiesta per valutare rinvii piu’ lunghi. E all’esame dei 27 la leader britannica e’ apparsa evasiva: non ha saputo indicare una data per il nuovo voto sull’accordo, ne’ come pensa di arrivarci, o con quale maggioranza, lasciando dietro di se’ uno strascico di timori e scetticismo. Ad indicare quanto sia stretto e tortuoso il passaggio su cui la premier britannica si muove e’ stato il presidente francese Emmanuel Macron, che gia’ prima dell’inizio del vertice ha invitato a guardare in faccia la realta’: se il terzo voto a Westminster fosse negativo “andremmo verso un’uscita senza accordo. Lo sappiamo tutti. Dobbiamo essere molto chiari in questo momento.

Non possiamo andare a proroghe piu’ lunghe che potrebbero avere conseguenze sul buon funzionamento dell’Ue e intaccare la nostra capacita’ di decidere e agire”, ha avvertito il capo dell’Eliseo. Un atteggiamento intransigente in cui molti leggono un bluff. A fargli da contraltare e’ stata invece la sua piu’ stretta alleata, Angela Merkel, che gia’ dal primo mattino ha iniziato col suo mantra: “Lottero’ fino all’ultimo minuto perche’ si arrivi ad un’uscita ordinata”, interpretando lo stato d’animo di molti dei partner europei, che pur fiaccati nella pazienza e logorati dalla protratta attesa delle mosse di Londra, continuano a tenere duro. Nonostante infatti le conclusioni del vertice Ue non facciano riferimenti a possibili scenari, e cosa fare nel caso di una nuova bocciatura dell’accordo, i presidenti della Commissione e del Consiglio europei Jean-Claude Juncker e Donald Tusk si sono detti pronti a convocare un nuovo vertice per la prossima settimana. Un summit d’emergenza, un attimo prima del suono dell’ultima campanella.

Continua a leggere

Cronache

Lo sterminio dei cattolici nell’Africa subsahariana, ucciso in Camerun un padre cappuccino operante in Ciad

Avatar

Pubblicato

del

Un padre cappuccino di nazionalità centrafricana è stato ucciso in Camerun mentre rientrava nella sua fraternita’ di Mbaibokoum in Ciad. Secondo l’agenzia vaticana Fides dalla Custodia Generale dei Cappuccini per il Ciad e la Repubblica Centrafricana, padre Toussaint Zoumaldè (nella foto) si era recato nella diocesi di Bouar, nella parte occidentale del Centrafrica, della quale era originario, per animare un corso di formazione per i sacerdoti locali. Il cappuccino aveva poi preso la via del ritorno nella sua fraternita’ in Ciad passando per il Camerun. Nella notte tra il 19 e il 20 marzo e’ stato ucciso da ignoti a colpi di arma bianca a Ngaoundere’ (Camerun). Nessuna traccia degli assassini. Padre Toussaint, nato nel 1971, aveva lavorato a lungo come giornalista presso Radio Siriri, della diocesi di Bouar, ed ha composto diversi canti religiosi. La tragica morte del cappuccino e’ avvenuta negli stessi giorni della scoperta del corpo di don Clement Rapuluchukwu Ugwu, un sacerdote nigeriano rapito una settimana fa nello Stato di Enugu, e della scomparsa in Burkina Faso di don Joel Yougbare’, parroco di Djibo.

Continua a leggere

In rilievo