Cronache
Attentato a Ranucci, l’intervista allo Zimbabwe entra nell’inchiesta: i pm cercano il legame con Lavitola
L’intervista di Sigfrido Ranucci al settimanale dello Zimbabwe The Standard entra nell’inchiesta sull’attentato davanti alla sua abitazione. La Procura vuole chiarire il collegamento con Valter Lavitola e la vicenda degli investimenti nei carbon credit. Intanto il Dap smentisce la presunta aggressione a Lavitola in carcere e il Riesame conferma la valenza intimidatoria attribuita all’attentato.
Un’intervista rilasciata da Sigfrido Ranucci al settimanale dello Zimbabwe The Standard e pubblicata in inglese il 5 luglio scorso entra nell’inchiesta sull’attentato davanti all’abitazione dell’ex conduttore di Report, che secondo l’accusa sarebbe stato organizzato da Valter Lavitola.
L’obiettivo degli investigatori è ricostruire che cosa Ranucci sapesse, prima dell’intervista, delle difficoltà incontrate da alcuni investitori italiani in un’operazione legata ai carbon credit e di una presunta truffa attribuita a un imprenditore locale.
Quest’ultimo, secondo gli elementi acquisiti nell’inchiesta, avrebbe avuto in passato rapporti societari con Lavitola.
È uno dei filoni sui quali la Procura intende fare chiarezza per comprendere contesto e possibili moventi dell’attentato.
I pm valutano di sentire il giornalista dello Standard
Gli inquirenti potrebbero ascoltare nelle prossime settimane anche il giornalista che intervistò Ranucci.
Uno dei punti da chiarire riguarda infatti il ruolo attribuito a Lavitola nell’indicazione dell’ex conduttore di Report come possibile interlocutore del settimanale africano.
Gli investigatori vogliono ricostruire perché proprio Ranucci sia stato indicato e quali informazioni circolassero in quel momento sulla vicenda degli investimenti.
L’acquisizione dell’intervista non significa, naturalmente, che il suo contenuto dimostri un collegamento con l’attentato: è uno degli elementi sui quali la Procura sta svolgendo accertamenti.
Il mistero del presunto schiaffo a Rebibbia
Parallelamente emerge un altro episodio, al momento non accertato, relativo alla detenzione di Lavitola nel carcere romano di Rebibbia.
L’ex direttore dell’Avanti! avrebbe subito uno schiaffo durante l’ora d’aria. È stato però lo stesso Lavitola a negare l’aggressione durante l’incontro con i suoi difensori, gli avvocati Arturo e Sergio Cola.
Anche il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha smentito sia l’aggressione sia un successivo ricovero.
L’origine della notizia è nelle dichiarazioni rese da Pellegrino D’Avino, uno degli indagati nell’inchiesta.
«Alcuni detenuti mi hanno raccontato che Lavitola, con me indagato per la vicenda della bomba, è stato schiaffeggiato durante l’ora d’aria», ha messo a verbale D’Avino.
Si tratta dunque di una testimonianza de relato: D’Avino non afferma di avere assistito all’episodio, ma riferisce quanto gli sarebbe stato raccontato da altri detenuti.
I legali vogliono acquisire la relazione del Dap
Gli avvocati di Lavitola intendono comunque verificare fino in fondo quanto accaduto e hanno chiesto di acquisire la relazione del Dap.
Dopo l’incontro in carcere hanno assicurato di aver trovato il proprio assistito in buone condizioni.
Resta tuttavia da chiarire anche un altro passaggio delle dichiarazioni di D’Avino. L’indagato ha raccontato di essere stato avvicinato in carcere da detenuti che, dopo avere saputo la ragione del suo arresto, gli avrebbero consigliato di non sottoporsi ad alcun interrogatorio.
D’Avino ha precisato che non ci sarebbero state minacce esplicite.
Anche queste circostanze dovranno essere verificate.
Lavitola vuole parlare davanti al Riesame
Lavitola prepara intanto la propria difesa in vista dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame.
L’ex direttore dell’Avanti! avrebbe manifestato ai propri avvocati l’intenzione di rendere dichiarazioni spontanee davanti ai giudici.
I difensori Arturo e Sergio Cola hanno depositato una memoria di circa 60 pagine con la quale intendono contestare l’impianto accusatorio della Procura.
Lavitola resta detenuto nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato e nei suoi confronti viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso. Le accuse dovranno essere vagliate nel corso del procedimento e vale per tutti gli indagati la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.
Il Riesame: attentato con «valenza intimidatoria»
Sono state depositate, nel frattempo, le motivazioni con cui il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta dei domiciliari avanzata dai difensori di Pellegrino D’Avino, in carcere dal 26 giugno.
Secondo l’impostazione accusatoria, D’Avino avrebbe avuto un ruolo nell’approvvigionamento dell’esplosivo utilizzato per l’attentato.
Per i giudici sussistono gli elementi per contestare «l’aggravante del metodo mafioso».
Nelle motivazioni viene sottolineata soprattutto la natura dell’obiettivo: «D’Avino ha studiato l’operazione diretta contro Ranucci, un soggetto che svolge attività giornalistica d’inchiesta. La natura del bersaglio a rilevare la valenza intimidatoria dell’attentato».
È un passaggio significativo perché colloca, nella valutazione cautelare dei giudici, l’attività giornalistica di Ranucci al centro della capacità intimidatoria attribuita all’azione.
Ora l’inchiesta prova a ricostruire anche ciò che precedette l’attentato. E tra i tasselli che i magistrati vogliono mettere in ordine entra anche quell’intervista pubblicata in Zimbabwe e il motivo per cui Ranucci sarebbe stato indicato come interlocutore proprio da Lavitola.
Cronache
Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma
Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.
Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.
La caduta durante la tumulazione
L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.
Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.
Il ricovero all’ospedale del Mare
Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.
Le indagini sulla dinamica
Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.
Cronache
Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite
Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.
Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.
L’aggressione sotto casa
Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.
Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.
Il presunto riconoscimento di un aggressore
Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.
Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.
Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.
Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»
Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».
Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.
Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.
Cronache
Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca
Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.
Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.
La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.
Le dichiarazioni richiamate da Terranova
Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.
La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.
Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.
«Non esprimo giudizi sulla persona»
Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.
«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.
Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.
Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia
Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.
La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.
Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.
Il sostegno di Antonello Cracolici
Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.
Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.
Il precedente della festa del 2025
Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.
Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.


