Collegati con noi

Cronache

Attentato a Ranucci, il gip lascia Lavitola in carcere: «Versione fumosa su attentato a Ranucci»

Valter Lavitola rimane in carcere nonostante abbia ammesso di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. Il gip considera poco credibile il movente indicato dall’indagato e ritiene ancora esistenti il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga.

Pubblicato

del

Valter Lavitola resta in carcere. Il gip di Roma ha respinto la richiesta di sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari, presentata dall’avvocato Sergio Cola al termine dell’interrogatorio di garanzia durato circa cinque ore. Anche la Procura aveva espresso parere contrario.

L’ammissione di Lavitola di essere stato il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci non è stata ritenuta sufficiente a modificare il quadro cautelare. Secondo il giudice, infatti, l’indagato avrebbe fornito una ricostruzione soltanto parziale, cercando di ridimensionare il proprio ruolo nell’organizzazione dell’azione intimidatoria.

La versione fornita durante l’interrogatorio

Lavitola ha sostenuto di aver progettato l’attentato con l’obiettivo di aumentare il livello di protezione assegnato al conduttore di Report, da lui definito un amico. Avrebbe incaricato Gomes Clesio Tavares, indicato dagli inquirenti come suo uomo di fiducia, di organizzare un’azione dimostrativa consistente nell’esplosione di alcuni colpi di pistola contro il muro dell’abitazione del giornalista a Pomezia.

Secondo il racconto dell’indagato, Tavares avrebbe però modificato autonomamente il piano, scegliendo di utilizzare un ordigno rudimentale. Lavitola ha affermato di non essersi opposto perché anche l’esplosione avrebbe conservato, a suo giudizio, il carattere dimostrativo dell’iniziativa.

Tavares si troverebbe in Camerun. La misura cautelare nei suoi confronti non è stata eseguita e sarebbero state avviate le procedure per ottenerne l’estradizione.

Il gip: «Ruolo fortemente ridimensionato»

La ricostruzione non ha convinto il giudice. Nelle motivazioni viene giudicata poco credibile l’affermazione secondo cui Lavitola sarebbe stato estraneo alla decisione di impiegare una bomba.

Per il gip, l’ipotesi che Tavares abbia disatteso le indicazioni ricevute sarebbe incompatibile con il rapporto esistente tra i due e con il ruolo di stretto collaboratore attribuito all’uomo dagli investigatori. Lavitola avrebbe quindi tentato di ridimensionare la propria partecipazione alla preparazione dell’attentato, negando anche di aver preso parte a un sopralluogo compiuto nel settembre 2025 nei pressi dell’abitazione di Ranucci.

I dubbi sul movente della protezione

Il giudice considera «oltre l’inverosimile» anche il movente indicato da Lavitola. Durante l’interrogatorio l’indagato avrebbe raccontato di aver appreso dell’esistenza di un presunto progetto omicidiario contro Ranucci, attribuito all’intelligence israeliana e collegato a un’inchiesta di Report sul Cantiere navale Vittoria.

Questa informazione, secondo la sua versione, lo avrebbe spinto a organizzare l’attentato per ottenere un rafforzamento della scorta del giornalista. Il presunto piano omicidiario, tuttavia, non avrebbe trovato riscontri investigativi.

Il gip segnala inoltre una contraddizione rispetto a quanto riferito da Daniele Autieri, giornalista di Report. Lavitola, pur sostenendo di essere preoccupato per la sicurezza di Ranucci, avrebbe invitato Autieri ad approfondire proprio la pista relativa ai servizi israeliani.

Le dichiarazioni vengono perciò definite «fumose, assolutamente generiche» e prive di elementi concretamente verificabili. Per il giudice, il comportamento dell’indagato dimostrerebbe il rischio di condizionare le indagini o alimentare ricostruzioni depistanti.

Il pericolo di fuga

Alla permanenza del rischio di inquinamento probatorio si aggiunge il pericolo di fuga. Il gip sottolinea che Lavitola dispone di una vasta rete di relazioni in Italia e all’estero, potenzialmente in grado di agevolarne l’allontanamento e la sottrazione alle ricerche.

La difesa ha annunciato appello al Tribunale del Riesame. L’inchiesta resta nella fase preliminare e le responsabilità penali, comprese quelle degli altri indagati, dovranno essere accertate nel corso del procedimento.

Advertisement

Cronache

Poggioreale, abbattuto un drone con hashish e un iPhone diretto nel carcere

Un drone carico di hashish e con un telefono di ultima generazione è stato abbattuto prima di raggiungere il carcere di Poggioreale. L’Uspp chiede più agenti e sistemi tecnologici contro le consegne illegali.

Pubblicato

del

Un drone che trasportava un iPhone di ultima generazione e 150 grammi di hashish è stato intercettato e abbattuto dalla Polizia penitenziaria mentre si dirigeva verso il carcere di Poggioreale, a Napoli.

Il carico è stato sequestrato prima che potesse raggiungere l’interno della struttura. Gli accertamenti dovranno ora individuare i destinatari della consegna e ricostruire l’organizzazione del trasporto.

Secondo le prime risultanze investigative, il telefono e la droga sarebbero stati destinati ad alimentare il mercato clandestino presente nell’istituto penitenziario.

La consegna dal cielo

L’impiego dei droni rappresenta una delle tecniche utilizzate per superare i controlli perimetrali delle carceri. I velivoli possono trasportare telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e altri oggetti vietati, raggiungendo cortili o finestre concordati con i destinatari.

L’operazione condotta a Poggioreale ha consentito di bloccare il dispositivo prima della consegna. Restano da chiarire il punto dal quale il drone sia stato fatto decollare e chi ne controllasse il volo.

L’allarme del sindacato

Il presidente dell’Uspp Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio parlano di una «guerra tecnologica» tra lo Stato e gruppi criminali intenzionati a utilizzare velivoli sempre più sofisticati per aggirare la sicurezza degli istituti.

Il sindacato ha espresso apprezzamento per la professionalità e l’attenzione dimostrate dagli agenti in servizio a Poggioreale.

Duecento agenti in meno

L’Uspp chiede il rafforzamento dei sistemi di sorveglianza perimetrale, l’impiego di tecnologie capaci di individuare e neutralizzare i droni e un incremento degli organici.

Secondo i dati indicati dal sindacato, nel carcere napoletano mancherebbero circa 200 unità di Polizia penitenziaria, mentre i detenuti sarebbero 2.300.

Una situazione che rende più complesso garantire contemporaneamente il controllo interno, la sicurezza degli operatori e la prevenzione dei tentativi di introdurre droga e telefoni cellulari.

Continua a leggere

Cronache

Ranucci-Lavitola, incontri, cene e affari mancati: sotto esame un rapporto iniziato nel 2019

Gli investigatori ricostruiscono il rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, iniziato nel 2019 e diventato progressivamente personale. Al centro delle verifiche ci sono le cene al Cefalù Bistrò, i crediti di carbonio e alcune mediazioni imprenditoriali. Ranucci resta vittima e parte lesa.

Pubblicato

del

«Valter mi portava ovunque, neanche fossi la Madonna di Pompei. Come testimonial, però, sono stato un fallimento». Con questa battuta Sigfrido Ranucci ha descritto il rapporto complesso costruito negli anni con Valter Lavitola, tra incontri, cene e presentazioni organizzate al Cefalù Bistrò di Roma.

È proprio la natura di quella frequentazione a occupare uno spazio rilevante nell’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025. Lavitola è indicato come il presunto mandante dell’esplosione, mentre Ranucci resta vittima e parte lesa. Le responsabilità dell’ex editore dovranno essere accertate definitivamente nel processo.

I primi incontri risalgono al 2019

Il rapporto sarebbe cominciato almeno nel 2019, quando Lavitola entrò nella sede della Rai per incontrare Ranucci. Un secondo accesso risulta nel 2021.

Durante la pandemia, Lavitola avrebbe inoltre ospitato gratuitamente nel bed and breakfast vicino al proprio ristorante un inviato di Report rientrato dal Brasile e sottoposto a quarantena.

Ranucci avrebbe inizialmente considerato Lavitola una fonte utile per arrivare a un’intervista con Marcello Dell’Utri. Con il passare del tempo, tuttavia, il legame sarebbe diventato più personale, alimentato anche dalle frequenti cene nel locale romano.

Lavitola parla di «amicizia interessata»

Davanti al Tribunale del Riesame, Lavitola ha definito il rapporto con Ranucci un’«amicizia interessata». Il giornalista, secondo la sua ricostruzione, avrebbe potuto aiutarlo a riconquistare una reputazione dopo le precedenti vicende giudiziarie.

L’ipotesi accusatoria è che l’attentato fosse stato organizzato anche per favorire un aumento della protezione assegnata a Ranucci e spingerlo verso una futura candidatura politica. Lavitola avrebbe immaginato per sé il ruolo di consigliere e mediatore.

La Procura ritiene che il giornalista sia stato progressivamente manipolato. Ranucci, invece, ha spiegato di aver fornito soltanto consigli personali e disinteressati.

Le cene al Cefalù Bistrò

Il ristorante di via dei Quattro Venti sarebbe stato il punto d’incontro tra giornalisti, imprenditori e persone vicine a Lavitola.

Tra le cene finite sotto osservazione c’è quella alla quale parteciparono Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni di Urban Vision, società della quale Report si era occupato in passato per l’ingresso di Marco Dell’Utri, figlio di Marcello.

Gli inviti sarebbero stati organizzati da Giuseppe Lavitola, figlio ventiduenne di Valter e consigliere di Urban Venture, società partecipata dal gruppo. Urban Vision non avrebbe poi investito nel progetto africano sui crediti di carbonio al quale lavorava Lavitola.

Il progetto dei crediti di carbonio

Un altro passaggio riguarda l’intervista concessa da Ranucci il 5 luglio a un giornale dello Zimbabwe. L’iniziativa sarebbe stata sollecitata da Lavitola, impegnato in un’attività imprenditoriale nel settore dei crediti di carbonio.

Durante il colloquio, il giornalista accennò a un possibile interesse di Report per la corruzione nel Paese africano. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se quell’intervento avesse una finalità esclusivamente giornalistica o potesse essere utile agli interessi di Lavitola.

Ranucci ha sempre respinto l’ipotesi di condizionamenti sulle scelte editoriali della trasmissione. Ha inoltre negato l’esistenza di un’inchiesta sull’eolico influenzata dall’ex editore, dopo l’annuncio di un esposto da parte di Fratelli d’Italia.

La mediazione per acquistare il ristorante

Lavitola avrebbe chiesto a Ranucci anche un intervento per tentare di acquistare le mura del Cefalù Bistrò dalla famiglia Pulcini. Il giornalista ha spiegato che i proprietari erano estimatori di Report e che il suo ruolo si sarebbe limitato a una mediazione personale.

L’operazione non si concluse. Le conversazioni successive, però, mostrerebbero una notevole confidenza tra i due. Lavitola ringraziò il giornalista con parole molto calorose e Ranucci gli rispose confermando il proprio affetto.

Messaggi che non dimostrano il coinvolgimento di Ranucci negli affari dell’ex editore, ma documentano un rapporto personale più stretto di una semplice relazione tra giornalista e fonte. È su questa zona di confine che si concentrano ora gli accertamenti.

Continua a leggere

Cronache

Ranucci ironizza sul sondaggio: “Io al 7% senza neppure fare campagna elettorale”

Sigfrido Ranucci ironizza sul sondaggio Swg che gli attribuisce il 7% in un’ipotesi politica. Il giornalista rivendica inoltre una credibilità personale e di Report superiore al 60%, dato da lui riferito ma non ancora pubblicato.

Pubblicato

del

«Il sondaggio è stato una sorpresa: non ho annunciato di volermi candidare e non ho neppure fatto campagna elettorale». Sigfrido Ranucci commenta con ironia la rilevazione realizzata da Swg e diffusa da La7, che gli attribuisce il 7% nell’ipotesi di una sua discesa in campo.

Il giornalista è intervenuto a margine della presentazione del libro “Il ritorno della casta”, a Roma.

“Più interessanti gli elettori ancora incerti”

Ranucci invita a leggere anche gli altri risultati della rilevazione. «Più interessante è il 23% che, alla domanda se mi voterebbe, risponde “può darsi”, oppure il 30% che dice “non saprei”», osserva.

Le percentuali, secondo il conduttore, mostrerebbero l’esistenza di un’area ancora molto ampia di persone che non esclude di sostenerlo. Ranucci non ha però annunciato alcuna candidatura né indicato un eventuale progetto politico.

La rivendicazione sulla credibilità di Report

Il giornalista richiama poi una parte della rilevazione che, a suo dire, non sarebbe stata resa pubblica e riguarderebbe la sua credibilità personale e quella delle inchieste di Report.

«È sopra il 60%, dopo tre mesi di campagne vergognose», afferma Ranucci, parlando della «più grande character assassination della storia».

Il dato sulla credibilità superiore al 60% viene riferito dal diretto interessato e non è contenuto nei risultati del sondaggio finora diffusi pubblicamente.

L’attacco agli autori degli articoli

Ranucci sostiene di essere stato oggetto di una campagna finalizzata a danneggiarne la reputazione e attacca quanti hanno pubblicato articoli critici nei suoi confronti.

«Qualcuno dovrà dire a quelli che hanno scritto tutti questi articoli che hanno sbagliato», conclude il giornalista.

Le sue parole alimentano il dibattito su un possibile futuro politico, ma al momento restano dichiarazioni pronunciate in risposta a uno scenario ipotetico formulato attraverso un sondaggio.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto