Cronache
Attentato a Ranucci, il biglietto per il Camerun aggrava i sospetti su Lavitola
Valter Lavitola avrebbe acquistato un biglietto per il Camerun pochi giorni dopo l’arresto dei presunti esecutori dell’attentato a Sigfrido Ranucci. La Procura sospetta un tentativo di fuga, mentre l’imprenditore parla di un viaggio di lavoro e nega ogni responsabilità.
Un biglietto aereo per il Camerun acquistato pochi giorni dopo l’arresto dei presunti esecutori materiali dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. È il nuovo elemento sul quale si concentrano gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Roma nell’inchiesta che vede Valter Lavitola indagato come presunto mandante dell’azione esplosiva compiuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista di Report.
Secondo quanto emerge dalle indagini, il 4 luglio Lavitola sarebbe stato diretto all’aeroporto di Fiumicino insieme alla moglie e con un trolley. I carabinieri del Nucleo investigativo fecero scattare in quel momento la perquisizione, sequestrando telefoni, supporti informatici e documenti.
Il sospetto di una possibile fuga
La sequenza temporale è considerata significativa dagli inquirenti. Il 30 giugno erano stati arrestati quattro uomini originari dell’Avellinese, accusati di avere materialmente collocato e fatto esplodere l’ordigno. Quattro giorni dopo Lavitola avrebbe dovuto partire per l’Africa.
Una delle ipotesi investigative è che l’ex editore intendesse allontanarsi dall’Italia dopo avere appreso degli arresti. Lavitola respinge però questa ricostruzione e sostiene che il viaggio fosse legato ai suoi interessi economici in Camerun, in particolare a un progetto nel settore dei crediti di carbonio.
L’imprenditore ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’attentato e, attraverso il suo difensore, ha richiamato il rapporto di amicizia molto stretto con Ranucci, ritenuto incompatibile con l’accusa di avere organizzato un’azione contro di lui.
Il ruolo contestato a Tavares
Al centro dell’inchiesta c’è anche Gomes Clesio Tavares, collaboratore di Lavitola attualmente in Camerun. Secondo l’ipotesi della Procura, sarebbe stato l’intermediario incaricato di contattare gli uomini accusati di avere eseguito l’attentato.
Tavares avrebbe lasciato l’Italia poco dopo l’esplosione, con un viaggio che, secondo gli investigatori, sarebbe stato organizzato da Lavitola. I due sostengono invece che si trattasse di una trasferta legata alle attività economiche africane.
Intervistato dal Tg1, Tavares ha riferito che Lavitola gli avrebbe comunicato l’avvenuta perquisizione e gli avrebbe suggerito di interrompere i contatti. Ha inoltre spiegato di non voler rientrare per il timore di non potere poi tornare in Camerun e di dovere proseguire il lavoro avviato nel Paese.
Anche Tavares è indagato. Come per Lavitola, ogni responsabilità dovrà essere verificata nel corso delle indagini e dell’eventuale processo.
L’auto dei sopralluoghi e la presenza di Lavitola
Gli investigatori stanno ricostruendo anche la fase preparatoria dell’attentato. Secondo l’accusa, per alcuni sopralluoghi davanti alla casa di Ranucci sarebbe stata utilizzata un’automobile abitualmente nella disponibilità di Tavares e della sua compagna.
La Procura ipotizza inoltre che lo stesso Lavitola abbia partecipato a una perlustrazione il 15 settembre, circa un mese prima dell’esplosione. L’elemento compare nella ricostruzione accusatoria, ma resta sottoposto alle verifiche investigative e alle contestazioni della difesa.
Gli accessi nella redazione di Report
Un altro filone riguarda la presenza di Lavitola negli uffici di Report. Gli inquirenti stanno cercando di accertare quante volte l’imprenditore sia entrato nella redazione Rai, con quali persone abbia parlato e per quali ragioni.
Si tratta di verifiche ritenute utili soprattutto per ricostruire il possibile movente. Ranucci ha già escluso che l’amico abbia mai condizionato le inchieste della trasmissione o le scelte editoriali della sua squadra.
Gli investigatori stanno inoltre analizzando le dichiarazioni pubbliche rilasciate in questi giorni da Lavitola, per comprendere se contengano eventuali messaggi rivolti ad altri soggetti coinvolti o se facciano parte, come ipotizzato dall’accusa, di una strategia di depistaggio.
Giletti parla di un terzo uomo
Sul caso è intervenuto anche Massimo Giletti, che attraverso i propri profili social ha parlato di una terza persona conosciuta e frequentatrice del ristorante Cefalù, riconducibile a Lavitola.
Secondo il conduttore, gli investigatori starebbero valutando se questa persona abbia avuto un ruolo consapevole oppure inconsapevole nella vicenda. Al momento si tratta di dichiarazioni giornalistiche non accompagnate da contestazioni giudiziarie pubblicamente note e che richiedono quindi particolare cautela.
Le denunce di Ranucci e di Report
Nel frattempo Ranucci, assistito dall’avvocato Roberto De Vita, ha denunciato per diffamazione aggravata quanti hanno diffuso ricostruzioni e insinuazioni che lo rappresenterebbero come beneficiario di un presunto attentato organizzato per accrescere la propria visibilità.
Il giornalista rimane parte lesa nell’inchiesta. Una seconda denuncia, firmata dai componenti della redazione di Report, riguarda invece la possibile rivelazione del segreto d’ufficio e del segreto investigativo, in relazione alla pubblicazione di intercettazioni, brogliacci e verbali.
L’inchiesta resta aperta e attraversata da ricostruzioni contrapposte. Da una parte gli elementi raccolti dalla Dda e dai carabinieri, dall’altra le spiegazioni degli indagati, che parlano di viaggi di lavoro e negano ogni legame con l’attentato. Saranno gli accertamenti sui telefoni, sui documenti sequestrati, sugli spostamenti e sui rapporti personali a stabilire se i sospetti abbiano consistenza giudiziaria.
Cronache
Mappatella Beach, 21 anni dopo: dalla discarica al mare di tutti
Festa alla Rotonda Diaz per i 21 anni di Mappatella Beach, trasformata da area degradata in spiaggia pubblica attrezzata e accessibile.
Da discarica a cielo aperto a spiaggia pubblica attrezzata e frequentata anche dai turisti. Mappatella Beach ha celebrato i suoi primi 21 anni con il “Mare Libero Day”, l’iniziativa promossa dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli alla Rotonda Diaz di Napoli.
Secondo gli organizzatori, durante la mattinata sulla spiaggia erano presenti circa mille persone tra residenti e visitatori stranieri. Un’immagine che, per Borrelli, dimostra cosa significhi «restituire il mare alla città».
Oggi l’arenile è gestito dal Comune di Napoli e dispone di ombrelloni, docce, servizi igienici e attrezzature sportive. È presente anche un servizio di accompagnamento in acqua per le persone con disabilità, assicurato da personale qualificato e da dispositivi dedicati.
La bonifica iniziata nel 2005
Borrelli ha ricordato le condizioni dell’area nei primi anni Duemila, quando la spiaggia era invasa dai rifiuti e interessata anche dalla presenza di uno scarico fognario.
«Nel 2005 ottenemmo la bonifica, la sabbia fu ripulita e venimmo qui a fare il primo bagno», ha raccontato il parlamentare. Da quel momento è cominciato un percorso fatto di denunce, interventi pubblici e nuovi servizi.
Una battaglia condotta anche contro occupazioni abusive, vandalismi, borseggi e comportamenti incivili. Alla gestione e alla valorizzazione della spiaggia ha contribuito anche l’associazione 100×100 Naples.
L’obiettivo dell’intero litorale accessibile
Per Borrelli, Mappatella Beach rappresenta soltanto il primo passo di un percorso che dovrà interessare tutto il litorale cittadino, da Posillipo a Bagnoli fino a Napoli Est.
«Nei prossimi dieci anni dobbiamo rendere l’intero litorale napoletano fruibile da tutti. Il mare non può essere un privilegio per pochi: deve essere libero, pulito, sicuro e accessibile», ha dichiarato.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, l’assessora comunale al Turismo Teresa Armato, la consigliera Flavia Sorrentino, lo speaker radiofonico Gianni Simioli e diversi rappresentanti di Europa Verde.
Cronache
Il gigante dei mari scopre l’Ischia sommersa: DreAMBoat visita Aenaria
Il superyacht DreAMBoat, lungo 111 metri, ha sostato davanti a Ischia Ponte. Gli ospiti hanno visitato Aenaria grazie alla cooperativa Marina di Sant’Anna.
Cronache
Camion per Ischia e Procida, scatta il dirottamento a Napoli: autotrasportatori in agitazione
L’ordinanza di Pozzuoli dirotta a Porta di Massa i mezzi pesanti diretti a Ischia e Procida. Gli autotrasportatori temono problemi nei rifornimenti, contestano le deroghe e chiedono soluzioni alternative.
Da lunedì 17 agosto cambia il dispositivo per il traffico commerciale diretto dal porto di Pozzuoli alle isole di Ischia e Procida. I mezzi che superano i limiti previsti dall’ordinanza comunale, con massa complessiva oltre le 3,5 tonnellate e lunghezza superiore agli otto metri, dovranno imbarcarsi dallo scalo napoletano di Porta di Massa.
La misura è stata adottata dopo le verifiche effettuate sugli edifici danneggiati dalla scossa bradisismica del 31 luglio. La presenza di due fabbricati pericolanti lungo le strade di accesso al porto puteolano ha reso necessario limitare il transito dei veicoli più pesanti. Il nuovo assetto, concepito come temporaneo, è stato definito durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito a Ischia.
La diffida degli autotrasportatori
La soluzione ha provocato la reazione della New Atec, associazione degli autotrasportatori ischitani. Nel pomeriggio è stata inviata una diffida al prefetto di Napoli Michele di Bari e, per conoscenza, al sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni, con la richiesta di riesaminare e rimodulare l’ordinanza. L’associazione ha contemporaneamente proclamato lo stato di agitazione.
Secondo gli operatori, il trasferimento degli imbarchi a Porta di Massa rischia di compromettere l’approvvigionamento alimentare e il trasporto di merci deperibili e beni di prima necessità, soprattutto durante il picco turistico di agosto. Viene contestata anche la stima secondo cui i camion interessati sarebbero circa quaranta al giorno e rappresenterebbero il 25% del traffico commerciale.
Il presidente di New Atec, Marco Galano, sostiene invece che nel periodo estivo i mezzi di questa categoria costituiscano la grande maggioranza dei veicoli commerciali diretti a Ischia.
Contestata la deroga per i camion dei rifiuti
Un altro punto contestato riguarda la deroga prevista per gli automezzi adibiti al trasporto dei rifiuti. Secondo New Atec, questi veicoli avrebbero massa e dimensioni analoghe a quelle dei camion commerciali sottoposti al divieto. L’associazione chiede quindi di chiarire perché le prescrizioni di sicurezza siano applicate in maniera differente.
Gli autotrasportatori segnalano inoltre l’assenza di soluzioni per le prenotazioni già effettuate sui traghetti in partenza da Pozzuoli fino al 31 agosto. Senza una riprogrammazione dei titoli di viaggio e delle corse, sostengono, molte imprese potrebbero trovarsi nell’impossibilità di operare.
Le proposte alternative
New Atec propone una deroga al transito tra le 2 e le 12, quando il traffico cittadino è ridotto, oppure un incremento di almeno il 70% delle corse merci da Porta di Massa. Tra le alternative viene indicato anche l’utilizzo, con un adeguato potenziamento, dello scalo di Baia.
L’associazione ha chiesto la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura con il Comune di Pozzuoli, le autorità marittime e le compagnie di navigazione. In assenza di risposte entro tre giorni, gli operatori annunciano ulteriori iniziative di protesta.
Preoccupazioni arrivano anche dalle amministrazioni isolane. Il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino considera il dispositivo insufficiente rispetto al fabbisogno di merci del periodo estivo. A Procida, il gruppo consiliare “La Procida che Vorrei” ha chiesto garanzie sulla capacità delle corse da Napoli e un eventuale aumento dei collegamenti per evitare una riduzione degli spazi destinati ai mezzi diretti sull’isola.
L’entrata in vigore dell’ordinanza numero 439 è prevista per il 17 agosto. Il provvedimento resterà legato ai tempi necessari per mettere in sicurezza i fabbricati che rendono problematico l’accesso al porto di Pozzuoli. La data e l’impianto delle limitazioni trovano conferma nelle ricostruzioni pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno e dalla Tgr Campania.




