Cronache
Attentato a Ranucci, i messaggi di Lavitola e i dubbi della Procura
I messaggi sulla sicurezza inviati da Lavitola a Ranucci dopo l’attentato aprono nuovi interrogativi. Il giornalista resta parte offesa e non è indagato, ma potrebbe essere nuovamente ascoltato dalla Procura.
«Tu hai un livello di rischio potenziale con gli odiatori che è molto alto». È uno dei messaggi inviati da Valter Lavitola a Sigfrido Ranucci nelle settimane successive all’attentato del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report.
Conversazioni che assumono un significato particolare dopo l’arresto e la confessione di Lavitola, che davanti al gip ha ammesso di essere stato il mandante dell’azione. L’ex editore ha sostenuto di averla commissionata per ottenere un rafforzamento della protezione dell’amico. Una versione sulla quale la Procura di Roma mantiene forti riserve.
Ranucci continua a essere considerato parte offesa e non risulta indagato. Gli inquirenti, tuttavia, intendono chiarire alcuni aspetti del rapporto con Lavitola e comprendere perché determinate conversazioni e conoscenze non siano state riferite durante le precedenti audizioni.
Gli avvertimenti sulla sicurezza
Il 29 novembre 2025 Lavitola avrebbe spiegato a Ranucci di aver consultato alcuni programmi basati sull’intelligenza artificiale per valutarne il livello di esposizione agli “odiatori”.
«Questo rischio è imprevedibile e non gestibile se non con una barriera fisica fatta da uomini», scriveva, invitando il giornalista a muoversi rapidamente per ottenere una protezione maggiore. Già il 21 novembre aveva insistito sulla necessità di una seconda automobile di scorta, minacciando di sollevare pubblicamente il caso qualora non fosse stata concessa.
Alla fine di dicembre era tornato sull’argomento descrivendo dettagliatamente le modalità con cui, a suo giudizio, gli agenti avrebbero dovuto proteggere Ranucci durante gli spostamenti. Parlava di sopralluoghi preventivi, uomini schierati all’arrivo e di un “cerchio di protezione” attorno al giornalista.
Messaggi che Lavitola utilizza ora per sostenere la propria versione: l’attentato sarebbe servito a far aumentare la scorta. Secondo l’accusa, invece, il movente potrebbe essere collegato al progetto di accrescere la notorietà di Ranucci in vista di una possibile discesa in politica.
Le informazioni non riferite ai magistrati
Dopo l’esplosione, che danneggiò le automobili di Ranucci e della figlia senza provocare feriti, gli investigatori esaminarono numerose piste legate alle inchieste di Report e alle minacce ricevute dal giornalista.
Ranucci venne ascoltato come persona offesa affinché aiutasse gli inquirenti a ricostruire i possibili moventi. Secondo le ricostruzioni emerse in questi giorni, durante le audizioni non avrebbe però parlato degli avvertimenti di Lavitola sugli odiatori né dei suoi suggerimenti sulla sicurezza.
Non avrebbe inoltre richiamato l’attenzione sulla figura di Gomes Clesio Tavares, collaboratore di Lavitola che, secondo la Procura, avrebbe svolto un ruolo di collegamento con i presunti esecutori materiali. Tra Ranucci e Tavares esisteva quantomeno una conoscenza: in una conversazione il giornalista scherzava con Lavitola chiedendogli se potesse “prestargli Gomes”.
Questi silenzi non costituiscono una prova di coinvolgimento o consapevolezza. Per gli investigatori rappresentano però punti da approfondire, soprattutto dopo la confessione dell’ex editore.
Una nuova audizione possibile a settembre
La Procura starebbe valutando di convocare nuovamente Ranucci, probabilmente a settembre, anche se la data non è ancora stata stabilita. L’obiettivo sarebbe rileggere le dichiarazioni già rese alla luce degli ultimi sviluppi e ricostruire più precisamente i rapporti con Lavitola e Tavares.
Il giornalista ha manifestato stupore per il coinvolgimento dell’amico. Il suo legale, Roberto De Vita, ha ribadito che Ranucci non era a conoscenza del progetto e lo ha definito vittima dell’attentato, del tradimento di una persona di cui si fidava e della campagna di insinuazioni seguita all’arresto. Il conduttore ha inoltre annunciato iniziative legali contro chi gli attribuisce una partecipazione all’organizzazione dell’azione.
Allo stato degli atti, gli investigatori non hanno contestato a Ranucci alcun ruolo nel piano. Restano però da chiarire la profondità del rapporto con Lavitola, le informazioni scambiate tra i due e le ragioni per cui alcuni elementi non sarebbero stati portati subito all’attenzione dei magistrati.
Cronache
Sita Sud introduce il congedo mestruale: due giorni al mese senza certificato medico
Un accordo integrativo consente alle lavoratrici di Sita Sud di utilizzare fino a due giorni al mese per cicli mestruali dolorosi, senza consumare ferie personali e senza presentare certificazione medica. Le giornate provengono dalla banca delle ferie solidali.
Due giorni di assenza al mese, senza certificazione medica e senza intaccare ferie e permessi personali. È la misura introdotta in Sita Sud con il rinnovo dell’accordo integrativo sottoscritto dall’azienda e dalle organizzazioni sindacali.
Le lavoratrici che affrontano cicli mestruali particolarmente dolorosi potranno utilizzare le giornate raccolte attraverso la banca delle ferie solidali, alimentata dalle donazioni dei colleghi.
L’iniziativa rappresenta una novità significativa nel settore del trasporto pubblico, anche perché in Italia non esiste ancora un congedo mestruale disciplinato da una legge nazionale o dai contratti collettivi.
Una banca nata nel 2015
Il sistema delle ferie solidali era stato sperimentato in azienda già nel 2015, quando i dipendenti donarono parte delle proprie giornate a un collega che doveva assistere il figlio gravemente malato. La solidarietà permise al lavoratore di occuparsi del ragazzo per quasi due anni.
Da allora la banca viene riaperta quando le giornate disponibili stanno per esaurirsi. Alla nuova raccolta hanno partecipato i circa 480 dipendenti dell’azienda: secondo il sindacato sono state donate complessivamente circa 300 giornate, considerate sufficienti a coprire il fabbisogno previsto per un anno.
«Tutela per salute, sicurezza e reddito»
«Si tratta di un passo avanti fondamentale», afferma Diego Corace, segretario provinciale della Fit Cisl Salerno. Il sindacalista richiama in particolare la condizione delle conducenti, responsabili ogni giorno della propria sicurezza e di quella dei passeggeri.
«Un ciclo mestruale particolarmente intenso può compromettere la piena affidabilità alla guida e costringere le lavoratrici a scegliere tra salute, sicurezza e penalizzazioni economiche», sostiene Corace.
Il ricorso alla malattia può infatti incidere sul premio di risultato, mentre utilizzare le ferie personali riduce ulteriormente il monte dei giorni disponibili. Con il nuovo accordo, sottolinea il rappresentante della Fit Cisl, le dipendenti potranno assentarsi senza conseguenze economiche.
La richiesta di estendere la tutela
La commissione aziendale incaricata di valutare l’accesso alla banca delle ferie solidali, riferisce il sindacato, non avrebbe finora riscontrato richieste improprie.
La Fit Cisl chiede ora che la misura non resti confinata alla singola azienda. «Il contratto nazionale degli autoferrotranvieri dovrebbe prevedere permessi aggiuntivi per le lavoratrici con cicli mestruali particolarmente dolorosi, almeno per chi svolge mansioni di prima linea», conclude Corace.
Cronache
SuperEnalotto, a Oggiono centrato il “6” da 223,2 milioni con una schedina da 5 euro
Una schedina da 5 euro giocata nel punto vendita Al Chicherin di Oggiono, in provincia di Lecco, ha centrato il “6” da 223,2 milioni di euro. È la prima vincita del 2026 e la seconda più alta di sempre al SuperEnalotto.
Cronache
Eredità Agnelli, Margherita esclusa come parte civile contro John Elkann
La gup di Torino Irene Giani ha escluso Margherita Agnelli come parte civile contro il figlio John Elkann nel filone sulle presunte violazioni fiscali relative alla residenza di Marella Caracciolo. La donna è stata invece ammessa nel segmento riguardante il presunto falso sulla composizione della società Dicembre, che coinvolge Gianluca Ferrero e Remo Morone.
Margherita Agnelli non potrà costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel segmento del procedimento relativo alle presunte violazioni fiscali sulla residenza di Marella Caracciolo. La gup di Torino Irene Giani ha respinto la richiesta durante la nuova udienza preliminare, aggiornata al 16 ottobre.
La decisione non chiude però ogni possibilità di richiesta risarcitoria: Margherita è stata ammessa come parte civile per il diverso capitolo processuale riguardante un presunto falso nella documentazione sulla società Dicembre.
La richiesta di risarcimento
Margherita Agnelli aveva quantificato in un milione e 300 mila euro il danno morale che sarebbe stato provocato dalle condotte contestate a John Elkann e allo storico commercialista della famiglia, Gianluca Ferrero.
Secondo la donna, le presunte irregolarità fiscali sulla residenza di Marella Caracciolo, morta nel 2019, avrebbero fatto parte di un piano volto non soltanto a evadere le imposte, ma anche a compromettere i suoi diritti sull’eredità.
Per la giudice, tuttavia, il collegamento tra i reati contestati e il danno lamentato da Margherita sarebbe troppo debole. Accogliere una simile impostazione significherebbe riconoscere automaticamente un danno risarcibile all’immagine e alla reputazione dei familiari dell’autore di qualsiasi reato.
La difesa di Elkann
«Una decisione condivisibile, perché una costituzione di parte civile non può diventare lo strumento di insondabili rancori personali», ha commentato l’avvocato Paolo Siniscalchi, componente del collegio difensivo di Elkann.
La difesa ha annunciato che si concentrerà ora sulla sostanza delle contestazioni per dimostrare che il presidente di Stellantis non avrebbe violato alcuna legge.
Ammessa nel filone sulla società Dicembre
La richiesta di Margherita è stata invece accolta per il capitolo che coinvolge il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio Remo Morone. Al centro c’è un presunto falso nella dichiarazione del 2021 sulla composizione societaria di Dicembre, la cassaforte che controlla le partecipazioni del gruppo.
La Procura ha contestato un’aggravante che, in caso di condanna, prevede una pena compresa tra tre e dieci anni. Secondo Margherita, l’irregolarità avrebbe influenzato le numerose cause civili che la contrappongono ai figli sull’eredità della madre.
La gup ha riconosciuto la legittimazione della donna a costituirsi parte civile, mentre l’eventuale diritto a un risarcimento sarà valutato successivamente.
Il suo legale, Dario Trevisan, ha precisato che le richieste per i danni morali potranno essere riproposte in una fase successiva e che resta possibile agire in sede civile per quelli patrimoniali. Le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate nel processo.


