Collegati con noi

Cronache

Attacco hacker a Regione Lazio, stop prenotazioni vaccini

Avatar

Pubblicato

del

Un potente attacco hacker “senza precedenti” sferrato al Centro elaborazione dati del Lazio (Ced), che ha costretto al blocco delle prenotazioni e al rallentamento delle somministrazioni del vaccino anti-Covid nella regione. E il sospetto che, aldila’ del gesto di pirati informatici, possa esserci la precisa intenzione di sabotare la campagna vaccinale. Subito dopo la mezzanotte del primo agosto, il Ced e’ finito ‘out’ a causa di un virus cibernetico che ha colpito i sistemi informatici, che per motivi di sicurezza sono stati disattivati. Sulla vicenda il presidente del Copasir – Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica – ha chiesto informazioni al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, ovvero gli 007 italiani. Ma al lavoro ci sono anche la polizia postale che, d’intesa con la Procura di Roma, ha avviato accertamenti ed e’ impegnata anche attraverso il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche. L’apertura del fascicolo verra’ formalizzata nelle prossime ore, dopo che a piazzale Clodio verra’ depositata una prima informativa. I pm potrebbero procedere per accesso abusivo a sistema informatico. Obiettivo degli investigatori e’ capire la “matrice” dell’attacco e se c’e’ stata eventuale richiesta di riscatto. L’attacco e’ stato del tipo “ransomware cryptolocker” (un virus trojan che si diffonde come un file o un semplice allegato di posta elettronica apparentemente lecito e inoffensivo, ma che una volta scaricato cripta i file nel sistema – ndr), ma al momento non sarebbe stata richiesta una contropartita per sbloccare eventuali dati. Inoltre, dai primi accertamenti, emerge che per fortuna non sarebbero stati acquisiti dati sensibili. Sull’ipotesi che dietro il gesto possano esserci alcuni ambienti dei ‘no vax’, visto il bersaglio, l’assessore regionale alla Sanita’, Alessio D’Amato non si sbilancia: “e’ presto per ipotizzare ogni cosa – dice – abbiamo avvisato le forze dell’ordine e la polizia postale”. E riflette: “tutto questo avviene proprio nel giorno in cui il Lazio ha superato il traguardo del 70% della popolazione over 18 vaccinata con doppia dose”. D’Amato precisa comunque che si tratta di “un attacco senza precedenti per il sistema informatico della Regione”, con procedure di registrazione e somministrazione delle dosi del vaccino a rischio di rallentamenti e una serie di attivita’ gia’ da subito “di verifica tecnica per ripristinare l’operativita’ dei sistemi in totale sicurezza”. Nel frattempo sono state sospese le prenotazioni delle dosi nella regione. Lo stesso presidente del Copasir, Adolfo Urso, ha ricordato che l’episodio “evidenzia quanto sia importante proteggere le nostre infrastrutture dalle nuove minacce in rete e conferma l’urgenza di attivare l’Agenzia sulla sicurezza cibernetica per aumentare la resilienza del Paese. E’ questo ormai un tema costante della nostra attivita’ tanto piu’ alla luce del Covid che ha accelerato il passaggio alla societa’ e alla economia digitale. Ho chiesto informazioni al Dis sulla vicenda – ha poi specificato – affinche’ il Comitato possa fare le sue valutazioni”. A parlare di “fatto gravissimo, che colpisce direttamente la sicurezza di migliaia di cittadini che oggi avrebbero ricevuto l’immunizzazione vaccinale” e’ anche Enrico Borghi, responsabile Politiche per la Sicurezza nella Segreteria del Partito Democratico, che sottolinea “l’urgenza dell’Agenzia sulla cybersecurity, che abbiamo approvato in settimana alla Camera, come scudo indispensabile per l’incolumita’ digitale italiana”. E la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli, aggiunge: “non e’ tollerabile ci sia chi boicotta la campagna vaccinale provando a impedire a migliaia di cittadini di effettuare le somministrazioni e le prenotazioni. I responsabili di questo vile gesto che attenta alla saluta pubblica vanno identificati subito e puniti duramente”.

Advertisement

Cronache

Morisi e la droga, l’inchiesta sullo spin doctor di Salvini si allarga: nuovi indagati e prime ammissioni

Avatar

Pubblicato

del

Il ruolo svolto da una quarta figura, il cinquantenne presente nell’appartamento di Luca Morisi la notte tra il 13 e 14 agosto nella cascina della villa a Belfiore, gli elementi emersi dai tabulati telefonici dello spin doctor, la natura del liquido nel contenitore di una sostanza che potrebbe essere Ghb, la cosiddetta ‘droga dello stupro’. Restano una serie di punti da chiarire nell’inchiesta veronese che vede indagato l’inventore della ‘Bestia’ social della Lega per supposta cessione di sostanza stupefacente. L’indagine ora potrebbe allargarsi. Ma la difesa dell’ex social media manager – dimessosi il primo settembre scorso dal suo ruolo – punta gia’ a chiarire un aspetto fondamentale, che potrebbe far cadere l’impianto dell’accusa: “quel flacone con del liquido non era di Luca Morisi, il quale – evidentemente – non puo’ averlo ceduto a terzi”. L’avvocato Fabio Pinelli, difensore di Luca Morisi, in una nota, fornisce ulteriori chiarimenti, smentendo la presenza di quarto uomo e annunciando che c’e’ un altro indagato nell’inchiesta. “Nel corso della perquisizione a casa di Luca Morisi non e’ stato sequestrato materiale informatico: ne’ smartphone ne’ pc. Risulta indagata anche un’altra persona di nazionalita’ rumena, che era in compagnia di un connazionale al momento sconosciuto”. Tre persone quindi, sostiene il legale, e “nessun quarto uomo” nell’alloggio dell’ex spin doctor di Salvini. Viene inoltre ribadito come Morisi abbia chiarito che non era suo il flacone con una droga liquida (ancora da accertare) rinvenuto nell’auto dei due romeni. Insomma “un fatto banale” – ribadisce la difesa, ripetendo le stesse parole pronunciate dal procuratore di Verona – ma che e’ inevitabilmente piovuto come un macigno sulla campagna elettorale del Carroccio. Lo stesso Matteo Salvini e’ ancora alle prese con l’incessante fiume di polemiche – arrivate anche dall’ex premier Conte – e contrattacca: “tirare in ballo il discorso politico e’ un attacco gratuito alla Lega a 5 giorni dal voto”. A far scattare l’indagine sarebbe stato il fermo di due ventenni romeni a un posto di blocco dei carabinieri, che dopo essere stati a casa di Morisi per diverse ore sarebbero andati via in macchina imboccando una strada provinciale. Il nodo della vicenda giudiziaria comincia e – forse – termina qui: i due giovani stranieri sosterrebbero che quel liquido trovato durante l’ispezione nel portaoggetti della loro auto era Ghb e che gli e’ stato fornito da Morisi, il quale nella sua dichiarazione di ieri ha affermato di non aver commesso alcun reato. Gli stessi suoi difensori smentiscono che potesse appartenere allo spin doctor. Sta di fatto che dal posto di blocco i militari hanno raggiunto l’abitazione di Morisi al cascinale di Belfiore, dove si trovava anche un italiano 50enne, e durante la perquisizione nella casa hanno trovato due grammi di cocaina, una quantita’ compatibile con l’uso personale e il cui possesso viene punito come un illecito amministrativo e non penale. Morisi e’ pero’ al momento iscritto nel registro degli indagati per supposta cessione di sostanza stupefacente, “sulla cui natura si attende ancora l’esito delle analisi”, spiega la Procura. E i risultati sul composto chimico potrebbero arrivare solo tra diverse settimane. In quell’abitazione i due stranieri avrebbero avuto un contatto occasionale con Morisi, che aveva acquistato l’appartamento dalla Socec, una societa’ immobiliare del costruttore Andrea Lieto, il quale in un’inchiesta giornalistica di Report era stato accostato alla vicenda dei cosiddetti fondi russi, per i frequenti contatti con uomini d’affari di Mosca. Uno di questi, titolare di una societa’ con sede nello stesso Palazzo Moneta a Belfiore, risulterebbe risiedere in un civico della ‘barchessa’ accanto a quello di Morisi. L’ex spin doctor di Salvini – conferma il sindaco del comune veronese – “e’ regolarmente residente nel comune di Belfiore, sicuramente da prima del 2016”. Se il chiarimento definitivo della vicenda della droga sembra ancora lontano, il fuoco dei social e delle accuse politiche per il leader della Lega e’ ormai innescato. Matteo Salvini – che si dice “spiaciuto della schifezza mediatica che condanna le persone prima che sia un tribunale a farlo” – ha replicato alle ironie mosse dalla rete, in particolare sull’episodio della sua citofonata nel 2020 alla casa del tunisino di Bologna in cui il segretario chiese: ‘scusi, lei spaccia?’. Parole che furono allora postate proprio dall’allora imponente macchina social del Carroccio e che oggi spingono a una difesa: “Non me ne sono pentito, perche’ hanno arrestato degli spacciatori. Li’ c’erano degli spacciatori che sono stati arrestati. Non andiamo a caso”. Una stilettata arriva pero’ anche dal suo ex alleato di quando era ministro e che di quel Governo e’ stato premier: “Colpisce il fatto che con gli amici Salvini e’ molto indulgente, con tutti gli altri e’ sempre stato molto duro”, attacca Conte. E Ilaria Cucchi – sorella di Stefano, il detenuto arrestato per droga e morto in carcere dopo un pestaggio – si sfoga: “Ora so che tutte le durissime prese di posizione di Matteo Salvini contro Stefano Cucchi e la mia famiglia hanno un volto: Luca Morisi, indagato dalla Procura di Verona per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”. (ANSA). ATN 2

Continua a leggere

Cronache

Agricoltore muore tra lame della trebbiatrice nel Pisano

Avatar

Pubblicato

del

Un imprenditore agricolo di 54 anni e’ morto in serata dopo essere stato praticamente decapitato dalle lame di una macchina agricola, una trebbiatrice, a Pontasserchio, nella provincia di Pisa. Il corpo e’ stato ritrovato intorno alle 20.30 ma l’incidente sul lavoro potrebbe essere avvenuto ancora prima. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per liberare il corpo rimasto intrappolato nel macchinario e i carabinieri per ricostruire la dinamica.

Secondo una ricostruzione, l’agricoltore sarebbe stato risucchiato dalle grosse lame del mezzo agricolo dopo essersi accovacciato per verificare se la macchina avesse avuto un guasto o comunque un altro problema che ne impediva il corretto funzionamento. Il corpo dell’uomo, soprattutto nella parte superiore presentava ferite molto profonde, specie alla testa, ed era sostanzialmente decapitato. Gli accertamenti dei carabinieri sono in corso.

Continua a leggere

Cronache

Nuovo maxi sbarco, Lampedusa di nuovo al collasso

Avatar

Pubblicato

del

Nuovo maxi sbarco a Lampedusa e nuova corsa contro il tempo. Dopo l’approdo ieri notte di 686 migranti a bordo di un vecchio peschereccio in ferro, uno dei piu’ consistenti numericamente degli ultimi anni, e l’arrivo di altri 5 barchini con a bordo complessivamente 117 persone, l’isola e’ nuovamente al collasso. La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il ministero dell’Interno, ha dato vita a un tour de force per svuotare in tempi brevi l’hotspot, arrivato ad ospitare in poche ore 1.208 migranti a fronte di 250 posti disponibili. La nave quarantena Aurelia e’ arrivata, in tarda mattinata, a Lampedusa. Subito e’ stato dato il via all’imbarco di 283 negativi e 16 positivi al Covid. Poco prima, altri 110 sono stati trasferiti, con il traghetto di linea a Porto Empedocle. A destare scalpore, e non soltanto fra gli isolani, e’ stato comunque l’approdo del peschereccio di ferro, partito da Zwara in Libia, con 686 profughi in fuga da Egitto, Ciad, Siria, Bangladesh, Sudan, Nigeria ed Etiopia. Sbarchi di queste proporzioni sembravano ormai un fatto raro; l’ultimo lo scorso 28 agosto quando approdarono in 539. Secondo la ricostruzione della Procura di Agrigento, i migranti, che avevano gia’ subito ripetute violenze nei campi libici, erano stati stipati nell’imbarcazione anche sulla base della nazionalita’ riservando i posti peggiori ai non magrebini. Durante la traversata chi stava sottocoperta, in assenza di acqua e con difficolta’ a respirare, veniva picchiato selvaggiamente con dei tubi di gomma e con cinture ad ogni minima protesta. “Il maxi approdo di 686 immigrati, provenienti dalla Libia a bordo di un grosso peschereccio, induce a pensare ancora una volta all’esistenza di una organizzazione criminale transnazionale che rende assolutamente necessarie ed improcrastinabili complesse indagini internazionali” ha commentato il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio. “Fare comprendere agli Stati del Mediterraneo e agli Stati Europei l’ estrema gravita’ del fenomeno e indurli ad una fattiva cooperazione giudiziaria internazionale – ha aggiunto – e’ di fondamentale importanza per contenere l’immigrazione irregolare e arginare le inaudite violenze e le violazioni dei piu’ elementari diritti umani”. “Il fenomeno migratorio continua a non essere affrontato, – chiosa il sindaco di Lampedusa Toto’ Martello – se ne parla solo in occasione di questi maxi sbarchi. Purtroppo i riflettori sono spenti da tempo e la crisi in Afghanistan e’ destinata ad aggravare la situazione. Tutti si mobilitano per i rifugiati, mentre i migranti economici sono totalmente ignorati, lasciando che a occuparsi del problema sia l’Italia”. Appena ieri, sugli scogli di Cala Pulcino, era stato recuperato il busto mutilato di una persona. Dovrebbe trattarsi, ma non ci sono certezze perche’ non e’ stato possibile neanche stabilire il colore della pelle, di uno dei dispersi del naufragio verificatosi fra Lampedusa e l’isolotto di Lampione lo scorso 30 giugno.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto