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Politica

Atreju, Meloni chiude la kermesse tra applausi e unità del centrodestra

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La famiglia politica e quella personale di Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica) si ritrovano all’ombra di Castel Sant’Angelo per la giornata conclusiva di Atreju, la manifestazione di Fratelli d’Italia. L’arrivo della presidente del Consiglio è accolto dal coro “Giorgia, Giorgia”, a cui la premier risponde con leggerezza, salendo sul palco e lasciandosi andare a qualche passo di danza, davanti a una platea gremita oltre la capienza prevista.

In prima fila siedono i vertici di FdI, da Ignazio La Russa a Francesco Lollobrigida, passando per Giovanni Donzelli. Poco più indietro i giovani di Gioventù Nazionale, molti seduti a terra. Sul palco si alternano i leader della coalizione di centrodestra: Antonio Tajani, Matteo Salvini, Maurizio Lupi e Antonio De Poli. Tutti insistono sulla coesione dell’alleanza, pur rivendicando differenze politiche e culturali.

I messaggi dei leader

Tajani richiama l’accordo del 1994 voluto da Silvio Berlusconi, definendolo ancora attuale e da “rinnovare ogni giorno”. Salvini sottolinea che le diverse comunità politiche del centrodestra “vanno avanti insieme senza invidia e senza rancore” e invita i cronisti a “mettersi l’anima in pace” sulle ipotesi di fratture con Meloni. Lupi ribadisce l’unità della coalizione, pur prendendo le distanze dalla cultura sovranista. De Poli definisce Atreju “un luogo dove ci si sente a casa”.

GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

I temi comuni restano quelli tradizionali del centrodestra: identità cristiana, giustizia, economia. Le questioni più divisive, come la guerra in Ucraina, vengono evitate sul palco. Salvini, sollecitato tra gli stand, si limita a un augurio di “buon Natale”.

Meloni tra politica e famiglia

A Meloni spetta l’intervento conclusivo. La premier ringrazia gli alleati, rivendica l’orgoglio per la coalizione e valorizza le convergenze, lasciando sullo sfondo le distanze ancora aperte. In platea arriva anche la dimensione privata: la figlia Ginevra, accompagnata dal padre Andrea Giambruno, raggiunge la premier per un lungo abbraccio. Presente anche la madre Anna Paratore, già intervenuta nei giorni precedenti della kermesse.

Meloni cita Salvini su alcuni temi cari alla Lega, come la tassazione delle banche e l’uso del contante, ricevendo l’approvazione della platea. “Sono orgogliosa dei miei alleati”, scandisce, rafforzando l’immagine di un centrodestra compatto.

Le tensioni sotto traccia

Non mancano però segnali delle dinamiche interne ai partiti. Tajani accenna al dibattito aperto in Forza Italia dopo l’invito di Pier Silvio Berlusconi a rinnovare il partito con “facce nuove”. Rivolgendosi ai militanti di FdI, lancia un messaggio identitario: “Non cambiate mai”, rivendicando la fedeltà ai valori nel tempo.

Salvini si concede un giro tra gli stand, Tajani no. Ma l’esito è chiaro: la figura più acclamata resta la presidente del Consiglio. Atreju si chiude così, con l’immagine di una coalizione che mostra unità sul palco, mentre le differenze restano sullo sfondo, in attesa delle prossime sfide politiche.

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Politica

Riforma giustizia, Nordio attacca Gratteri: “Uscita di senno, serve esame psicoattitudinale”

Il ministro Carlo Nordio critica le parole del procuratore Gratteri e difende la riforma della giustizia. “Serve esame psicoattitudinale”, afferma in un’intervista.

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“Mi ha sorpreso perché per quanto la persona sia abbastanza determinata, per certi aspetti imprevedibile, non avrei mai pensato che avrebbe superato tutti i limiti della decenza”.

Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un’intervista al Mattino di Padova, è tornato sulle parole del procuratore Nicola Gratteri.

Il Guardasigilli ha parlato di “uscita di senno”, ribadendo la necessità di un esame psicoattitudinale e psichiatrico non solo per chi entra in magistratura, ma anche per chi sta per uscirne.

La riforma e il sorteggio per il Csm

Secondo Nordio, la riforma cambierà “tutto”, soprattutto per i cittadini. Il ministro ha criticato l’attuale sistema, definendolo una “consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare”, con riferimento alla composizione del Consiglio superiore della magistratura.

Il ministro ha sostenuto che la maggioranza dei magistrati non sarebbe ideologizzata, ma che le correnti rappresenterebbero strumenti di potere e carriera. Ha inoltre osservato che il 97% dei magistrati risulta iscritto all’Anm, interpretando il dato come indice di un sistema fortemente strutturato.

Il referendum e il quadro politico

Sul referendum, Nordio ha dichiarato di non temere la politicizzazione del voto, pur definendola deludente. Secondo il ministro, i sondaggi indicherebbero un consenso maggioritario per la riforma e per la separazione delle carriere.

Ha escluso che un’eventuale vittoria del “no” possa determinare la caduta del governo, sottolineando la solidità della maggioranza parlamentare.

Il confronto resta acceso sul piano politico e istituzionale. La riforma della giustizia, che tocca assetti costituzionali e ordinamentali, continua a dividere il dibattito pubblico tra sostenitori e critici.

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Politica

D’Alema: Nordio e Marina Berlusconi in buona fede, ma la destra resta forcaiola

In un’intervista al Corriere della Sera, Massimo D’Alema commenta la riforma della giustizia, difende Nordio sulla buona fede ma critica l’impianto della destra su Csm e separazione delle carriere.

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In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Massimo D’Alema interviene nel dibattito sulla riforma della giustizia. L’ex presidente del Consiglio afferma di considerare “garantista” Marina Berlusconi e sostiene che la revisione proposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio sia “autentica”, dichiarando di credere alla sua buona fede.

Allo stesso tempo, però, D’Alema accusa la destra di avere un’impostazione “forcaiola”, citando come esempio i provvedimenti contro i giovani che manifestano nelle piazze.

Sorteggio e correnti: “Non elimina il problema”

Tra i nodi centrali della discussione c’è il sorteggio per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Secondo D’Alema, è “falsa” l’idea che il sorteggio possa spezzare l’egemonia delle correnti: anche magistrati estratti a sorte potrebbero continuare a far parte di associazioni organizzate o gruppi informali.

Richiamando l’esperienza della Bicamerale, l’ex premier ricorda che si optò per un solo Csm articolato in due sezioni, ritenendo che l’unitarietà delle carriere rendesse più difficile una chiusura corporativa. Per l’azione disciplinare, invece, si proponeva un’Alta Corte separata.

Separazione delle carriere e rischio politico

D’Alema critica l’ipotesi di un corpo separato dei pubblici ministeri, ritenendo che non abbia nulla di garantista e che possa favorire un’autoreferenzialità nella gestione delle carriere.

Pur riconoscendo che la riforma non prevede formalmente una subordinazione della magistratura al potere politico, osserva che nei Paesi dove i pm sono separati dai giudici essi dipendono normalmente dal governo. Da qui il sospetto che l’attuale disegno possa preparare un passo successivo.

Secondo l’ex premier, il metodo seguito dal centrodestra sarebbe unilaterale e caratterizzato da una “impronta di decisionismo autoritario”.

Centrosinistra e riforme garantiste

In conclusione, D’Alema invita il centrosinistra a mostrarsi più disponibile verso riforme di impronta garantista, con l’obiettivo di rendere più equilibrato il rapporto tra accusa e difesa.

“Sono un pensionato”, precisa, ma il suo intervento si inserisce in un confronto politico ancora aperto e destinato a segnare uno dei temi centrali della legislatura.

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Politica

Referendum giustizia, scontro politico su riforma Nordio: tensioni tra Csm, Gratteri e governo

A cinque settimane dal referendum sulla giustizia si accende lo scontro politico tra governo, Csm e opposizioni. Polemiche sulle parole di Gratteri e sugli effetti della riforma Nordio.

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Il confronto sul referendum sulla giustizia si sposta sempre più sul piano politico, mentre il dibattito sui contenuti della riforma promossa dal ministro Carlo Nordio resta al centro delle contrapposizioni.

A riaccendere le tensioni sono state le parole del Guardasigilli nei confronti dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura, che avevano chiesto di non “trascinare” il Consiglio nel dibattito referendario dopo le dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri.

NICOLA GRATTERI

Il caso Gratteri e le reazioni

Nordio ha criticato il documento del Csm sul caso Gratteri, parlando di espressioni “contorte” e mettendo in discussione la credibilità dell’organo di autogoverno della magistratura.

Il procuratore di Napoli ha respinto le accuse, sostenendo che le sue parole sarebbero state riportate “in malafede”. Gratteri ha precisato di aver affermato che “mafiosi e massoneria deviata voteranno sì”, ma di non aver mai sostenuto che chi vota sì sia mafioso o massone.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera, che ha definito le parole del magistrato “indecenti” e “ai limiti dell’eversione”, suscitando il plauso di esponenti del centrodestra.

Le posizioni politiche

A cinque settimane dal voto, i sondaggi – secondo quanto riportato da Nando Pagnoncelli – indicherebbero una situazione in equilibrio tra Sì e No, con esiti differenti a seconda dell’affluenza.

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte parla di una “rimonta” del No. La segretaria del Partito DemocraticoElly Schlein sostiene che il No serva a evitare una magistratura “controllata dal governo”.

CARLO NORDIO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Dal fronte opposto, il centrodestra respinge le accuse secondo cui la riforma metterebbe le procure sotto il controllo dell’esecutivo, togliendo loro la direzione della polizia giudiziaria.

Le adesioni e il clima verso il voto

Nel campo del No si registra l’adesione dell’avvocato Franco Coppi, che ha dichiarato di non aver mai riscontrato, nella sua esperienza professionale, casi in cui un giudice abbia favorito il pubblico ministero per appartenenza alla stessa carriera.

Lo scenario resta dunque dinamico, con le parti impegnate a ribadire le proprie argomentazioni in vista di un referendum che, per natura costituzionale, non prevede quorum e sarà valido a prescindere dall’affluenza.

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