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Politica

Asset russi e Mercosur, Meloni tra Europa e Usa: la doppia partita italiana al Consiglio Ue

Al Consiglio europeo Giorgia Meloni si muove tra asset russi, sostegno all’Ucraina e Mercosur, cercando un equilibrio tra Ue, Usa e sovranità nazionale.

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L’uso degli asset russi congelati irrompe nel dibattito europeo come il nodo più delicato del vertice di Bruxelles. La proposta dei cosiddetti Prestiti di Riparazione, che consentirebbe di sostenere Kiev senza confiscare formalmente i beni di Mosca, mette in discussione equilibri politici e geopolitici consolidati. Per la prima volta, l’Unione sembra pronta a procedere anche senza l’unanimità, lasciando indietro chi non è disposto a condividere rischi e responsabilità.

La posizione italiana e la sfida di Meloni

In questo contesto Giorgia Meloni è chiamata a un esercizio complesso: difendere l’equilibrio transatlantico e, allo stesso tempo, evitare che l’uso degli asset russi ridimensioni il ruolo degli Stati Uniti. Una parte dell’Unione, infatti, guarda con sospetto a Washington, oltre che a Mosca, temendo che i prestiti di riparazione sottraggano di fatto al controllo americano una leva strategica come i beni del Cremlino.

Mercosur, il secondo fronte aperto

Alla partita sugli asset si affianca il dossier Mercosur. La premier italiana ha inciso in modo decisivo chiedendo il rinvio della firma dell’accordo commerciale con i Paesi sudamericani, facendo saltare il viaggio in Brasile di Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Una mossa che ha colto di sorpresa i vertici Ue, soprattutto perché maturata a ridosso di una contrarietà già annunciata da Francia e Polonia, rendendo la posizione italiana determinante.

Il summit diviso in due livelli

Il vertice si è articolato su due piani. Da un lato il tavolo politico dei leader, impegnato sugli altri dossier europei. Dall’altro, le riunioni tecniche più sensibili, con la Commissione europea e il Belgio al centro delle trattative sulle garanzie richieste per l’uso degli asset russi. Il premier belga Bart De Wever è diventato il punto di riferimento di chi, come Italia e Francia, nutre perplessità sui costi e sui rischi legali dell’operazione.

Le alternative sul tavolo

Fonti italiane hanno ribadito che le garanzie richieste restano troppo onerose. Da qui il rilancio di altre opzioni: prestiti con debito nazionale, ricorso al bilancio pluriennale dell’Ue o al debito comune, fino a un possibile mix delle soluzioni. Ipotesi considerate soluzioni ponte in attesa di chiarire il nodo degli asset o di un avanzamento sul fronte diplomatico tra Usa, Ucraina e Russia.

Frugali e turbo-europeisti in pressing

A spingere per l’uso degli asset russi sono soprattutto i Paesi frugali e i cosiddetti turbo-europeisti, determinati a evitare il debito comune e pronti a richiamare la “questione morale” della punizione dell’invasore russo. In questo quadro si inserisce anche l’ipotesi di un confronto a tre tra Meloni, von der Leyen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, segnale di un negoziato politico ad altissima tensione.

Orban e il nodo dell’unanimità

A complicare ulteriormente lo scenario è intervenuta la posizione di Viktor Orban, favorevole al debito comune per Kiev pur di non utilizzare gli asset russi. Una linea che incrocia interessi geopolitici e una battaglia istituzionale più ampia: evitare che una decisione di tale portata venga adottata a maggioranza qualificata. Su questo terreno, Orban e Meloni si ritrovano sullo stesso binario, difendendo l’idea che sui temi strategici l’Unione non possa prescindere dall’unanimità.

Una partita che va oltre Kiev

La discussione sugli asset russi va oltre il sostegno all’Ucraina. È uno scontro sul futuro dell’Unione europea: tra chi spinge per decisioni rapide anche a costo di isolare alcuni Stati e chi, come l’Italia, rivendica il rispetto degli equilibri politici e istituzionali. Una partita ancora aperta, destinata a segnare i rapporti interni all’Ue e quelli con gli Stati Uniti.

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Politica

De Luca attacca Ranucci: «Nessuna credibilità, facciamolo commendatore»

Vincenzo De Luca ha duramente attaccato Sigfrido Ranucci durante la sua trasmissione settimanale. Senza entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria, il sindaco di Salerno ha contestato al giornalista i rapporti con Valter Lavitola e ha ironicamente proposto una raccolta di firme per nominarlo commendatore della Repubblica.

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«Ranucci non ha nessuna credibilità e nessun titolo per aprire bocca». Vincenzo De Luca torna all’attacco del giornalista ed ex conduttore di Report, accusando il mondo progressista di essere impegnato in un «processo di beatificazione» nei suoi confronti.

Il sindaco di Salerno è intervenuto durante la consueta trasmissione settimanale, partendo dalla fotografia che ritrae il sottosegretario Andrea Delmastro accanto a una persona indicata come esponente della criminalità.

«Niente foto con delinquenti»

«Non puoi avere né dimenticanze, né distrazioni, né fotografie in comune con delinquenti. È una ragione di stile», ha affermato De Luca, invocando maggiore attenzione da parte di chi ricopre incarichi pubblici.

Il sindaco ha poi spostato il ragionamento sulla vicenda che coinvolge Ranucci e sui suoi rapporti con Valter Lavitola, sottolineando di non voler entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria.

«Non dico mezza parola sulla vicenda giudiziaria, ma su una questione che riguarda lo stile personale, la credibilità e la coerenza di vita», ha precisato.

L’affondo sui rapporti con Lavitola

Secondo De Luca, Ranucci avrebbe dovuto prendere pubblicamente le distanze dalle condotte attribuite a Lavitola. «Ci si aspetterebbe che qualcuno dicesse: “Prendo le distanze da comportamenti che considero irresponsabili e criminali”», ha osservato.

Il sindaco ha quindi ricordato che il giornalista ha definito Lavitola un suo «amico fraterno», traendone un giudizio durissimo sulla sua credibilità personale.

Le valutazioni di De Luca riguardano il comportamento pubblico del giornalista e non incidono sugli accertamenti giudiziari ancora in corso.

La provocazione del commendatore

L’intervento si è concluso con una provocazione sarcastica. De Luca ha proposto di promuovere una raccolta di firme da inviare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per nominare Ranucci commendatore.

«Se qualcuno vuole seguirmi, facciamo un’associazione per la nomina di Ranucci a commendatore della Repubblica», ha ironizzato. Poi la chiusura: «Commendator Ranucci: suona pure bene».

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In Evidenza

Di Battista lascia Cuba in aeroambulanza: domani il rientro a Roma

Alessandro Di Battista è partito da Cuba a bordo di un’aeroambulanza dopo l’intervento chirurgico d’urgenza subito all’Avana. L’ex parlamentare, colpito da un malore mentre realizzava un reportage, dovrebbe arrivare domani a Roma ed essere trasferito al Policlinico Gemelli per proseguire cure e riabilitazione.

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Alessandro Di Battista ha lasciato Cuba a bordo di un’aeroambulanza diretta in Italia. Dopo il tentativo di trasferimento non riuscito il 4 settembre, l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle è riuscito a partire dall’Avana e dovrebbe arrivare domani a Roma.

Il viaggio viene effettuato seguendo un protocollo sanitario adeguato alle sue condizioni. Secondo quanto riferito, il volo dovrebbe mantenere una quota più bassa del normale e prevedere uno o più scali.

Il malore durante il reportage

Di Battista si trovava a Cuba per realizzare un reportage quando, il 28 agosto, ha accusato forti dolori alla testa. Inizialmente è stato visitato nell’ospedale di Santa Clara, la struttura più vicina al luogo nel quale si trovava.

La serietà del quadro clinico ha successivamente reso necessario il trasferimento all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, dove la scorsa settimana è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza.

L’équipe del Gemelli arrivata a Cuba

Un neurochirurgo e un rianimatore del Policlinico Agostino Gemelli avevano raggiunto Cuba per assistere Di Battista e valutarne il trasferimento. Dopo l’arrivo nella Capitale, l’ex deputato potrebbe essere accompagnato direttamente nell’ospedale romano.

Comincerà così una nuova fase del percorso sanitario, dedicata alle cure, alla riabilitazione e alla convalescenza.

I ringraziamenti ai medici cubani

In queste settimane Di Battista è stato assistito dalla compagna Sahra, con la quale ha due figli, e da Luca Di Giuseppe, amico e presidente dell’associazione Schierarsi. Quest’ultimo ha gestito anche la comunicazione, cercando di conciliare l’interesse pubblico con la richiesta di riservatezza avanzata dalla famiglia.

Prima della partenza, Schierarsi aveva ringraziato medici, infermieri e fisioterapisti cubani per l’assistenza prestata. Di Giuseppe ha poi pubblicato una fotografia dell’aeroambulanza accompagnandola con un messaggio: «Buon rientro, fratello mio. Ci rivediamo a Roma tra qualche ora».

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Politica

Addio a Emma Bonino, una vita radicalmente libera: è morta a 78 anni

Emma Bonino è morta a Roma all’età di 78 anni. Parlamentare, ministra degli Esteri e commissaria europea, ha dedicato la vita ai diritti civili, alle donne, alla giustizia internazionale e all’Europa federale.

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Emma Bonino è morta a Roma all’età di 78 anni. Ad annunciarlo è stato il suo partito, Più Europa, con una frase che racchiude il dolore e l’eredità politica della storica leader radicale: «Emma ci ha lasciati, ma non ci lascerà mai».

Era stata ricoverata il 7 settembre all’ospedale Santo Spirito per un aggravamento delle condizioni di salute. Dopo essere uscita dalla terapia intensiva, era stata trasferita in una struttura privata. Non sono state comunicate le cause della morte.

«Sempre radicalmente libera»

«Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero», scrive Più Europa.

Attivista, parlamentare, ministra e commissaria europea, Bonino ha attraversato oltre mezzo secolo di vita pubblica mantenendo al centro della propria azione i diritti civili, l’autodeterminazione delle donne, lo Stato di diritto, la giustizia internazionale e la costruzione di un’Europa federale.

«La sua vita è stata una lunga lotta contro tutto ciò che nega le libertà: contro l’aborto clandestino, contro la fame nel mondo, contro la partitocrazia, contro l’infibulazione, contro il giustizialismo, contro i genocidi e ogni forma di autoritarismo», ricorda il partito.

Dall’aborto clandestino alle battaglie radicali

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino si laureò in Lingue e letterature moderne all’Università Bocconi di Milano.

Il suo ingresso nella politica radicale fu segnato dall’esperienza personale dell’aborto clandestino. Nel 1975 fondò il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto e l’anno successivo entrò per la prima volta alla Camera dei deputati.

Da allora divenne una delle protagoniste delle campagne per la legalizzazione dell’aborto, il divorzio, la libertà di ricerca, i diritti delle donne e delle minoranze, il superamento della pena di morte e la lotta alla fame nel mondo.

L’impegno internazionale

Tra il 1995 e il 1999 fu commissaria europea, occupandosi di aiuti umanitari, pesca, tutela dei consumatori e cooperazione. In quegli anni portò l’Europa nelle grandi crisi internazionali, dai Balcani al Ruanda, dall’Afghanistan alla Somalia.

Nel 1993 aveva contribuito alla nascita di Non c’è Pace Senza Giustizia, organizzazione impegnata contro l’impunità e per l’affermazione della giustizia penale internazionale.

Eletta più volte al Parlamento europeo, Bonino fece della battaglia per gli Stati Uniti d’Europa uno dei punti centrali della propria azione politica.

Ministra e senatrice

Nel governo Prodi, dal 2006 al 2008, ricoprì l’incarico di ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Nel 2008 fu eletta vicepresidente del Senato.

Nel 2013 divenne ministra degli Affari esteri nel governo guidato da Enrico Letta. Quattro anni dopo partecipò alla fondazione di Più Europa e nel 2018 tornò in Parlamento come senatrice.

Anche durante la malattia non abbandonò l’impegno pubblico, continuando a intervenire sui diritti, sull’immigrazione, sulla politica estera e sul futuro dell’Unione europea.

Il cordoglio di Meloni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato una figura politicamente distante, ma centrale nella storia repubblicana.

«Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione. Le nostre storie e sensibilità sono state lontane, ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione».

Più Europa affida alla sua comunità il compito di proseguire quelle battaglie: «Trasformeremo la gratitudine per avere potuto lottare al suo fianco nel coraggio di continuare a batterci come ci ha insegnato. Grazie Emma, dal profondo del cuore».

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