Collegati con noi

Cronache

Assalto armato ad un portavalori in piazza, scene da far west a Giugliano

Avatar

Pubblicato

del

Gente che cerca rifugio nei negozi mentre in piazza si spara. È accaduto a Giugliano, prima delle 13.  A sparare sono tre individui abbigliati con mimetica paramilitare. Volto coperto, i tre in piazza Annunziata assaltano il furgone portavalori della Cosmopol che deve fare una consegna alla vicina filiale Unicredit. Sono armati fino ai denti. A bordo del furgone blindato ci sono tre guardie giurate. Quando una di loro scende per fare da apripista si accorge dei tre e si insospettisce. Risale a bordo e invita il collega a sgommare via. Dai rapinatori partono alcuni colpi di arma da fuoco. Due di questi raggiungono la fiancata sinistra del furgone provocando altrettanti fori ma per fortuna nessuno raggiunge i vigilantes. Alla fine saranno quattro i bossoli trovati a terra dalla Polizia Scientifica giunta da Napoli che ne sta analizzando il calibro. Il furgone non arresta la sua corsa e raggiunge il locale commissariato di Polizia. Si danno alla fuga anche i malviventi, a bordo di un’auto cui adesso si da’ la caccia.

Advertisement

Cronache

Effetto Luca Abete e Striscia la Notizia: parcheggiatori abusivi con reddito cittadinanza come se piovesse, raffica di denunce a Napoli

Avatar

Pubblicato

del

Siamo sicuri, anzi siamo quasi sicuri, che non c’è alcuna attinenza tra lo sforzo informativo di Striscia la Notizia con Luca Abete nel denunciare il fenomeno criminale dei parcheggiatori abusivi a Napoli e il moltiplicarsi delle attività di contrasto recenti delle forze dell’ordine. Ma se anche ci fosse una attinenza, ne saremmo felici perchè così si restituisce o meglio si riconosce un ruolo alla buona informazione che fa conoscere problemi da risolvere. Oggi altri Parcheggiatori abusivi sono stati scovati e denunciati. In questo caso i signori in questione oltre al guadagno con la sosta abusiva percepivano anche sostanziosi assegni con il reddito di cittadinanza. Sono stati scoperti dai carabinieri  nell’ambito di un’operazione di controllo del territorio. Due sono stati denunciati, tre segnalati all’Inps. La denuncia è scattata per due uomini – un 61enne ed un 46enne -, entrambi napoletani. I due erano diretti beneficiari del reddito di cittadinanza, avendo omesso di comunicare all’ente previdenziale la variazione del proprio reddito o patrimonio, anche se proveniente da attività irregolari. I carabinieri hanno accertato che all’interno dei nuclei familiari dei tre parcheggiatori abusivi sanzionati c’è una persona che beneficiava del reddito di cittadinanza, tra l’altro in questo caso anche maggiorato visto lo status di disoccupati dei membri degli stessi nuclei. I militari hanno infine avviato la procedura di revoca e recupero delle somme indebitamente percepite per un importo complessivo di 32mila euro.

“Striscia la Notizia” costringe il Questore a “dare i numeri” sui parcheggiatori abusivi che infestano Napoli

Continua a leggere

Cronache

Covid, lo sfascio giustizia nell’analisi dell’avvocato Giovanni Siniscalchi: il virus ha solo esasperato atavici ed irrisolti problemi

Avatar

Pubblicato

del

“Il Covid ha esasperato gli antichi problemi del settore giustizia”, è il commento lucido di Giovanni Siniscalchi, avvocato penalista e segretario generale della Fondazione Castel Capuano. Scarsa organizzazione, carenza di personale nelle cancellerie, strutture e tecnologie non all’altezza, sono alcuni dei problemi atavici che affliggono la giustizia italiana. A complicare ulteriormente le cose ci ha pensato il Covid-19, che si è abbattuto come un uragano sui nostri tribunali. L’avvocato Siniscalchi ci aiuta allora a fare chiarezza sul delicato momento della giustizia, fra processi a distanza e in presenza, problematiche organizzative, ritardi e rallentamenti. In attesa dell’imminente decreto del ministro Bonafede, che proverà a salvaguardare la salute di tutti e al contempo ad evitare la paralisi dell’attività giudiziaria. 

Avvocato, qual è ad oggi la situazione nelle aule dei tribunali?

Non è un momento facile. Assistiamo ad un’estensione del contagio fra avvocati, magistrati, cancellieri, personale della polizia giudiziaria. Il virus si sta estendendo a macchia d’olio. Nelle aule la priorità viene accordata sempre ai processi con detenuti, ma si stanno celebrando anche processi con imputati liberi; il numero è ridotto e si cerca di rispettare il più possibile le norme di sicurezza. Non sappiamo di qui a poco cosa accadrà. Aspettiamo il decreto del ministro Bonafede, che dovrebbe introdurre una serie di modifiche per fronteggiare la seconda ondata. 

Quali sono le principali carenze del sistema giustizia messe in evidenza dall’emergenza?

È un tema antico: sono anni che noi avvocati, i penalisti in particolare, sosteniamo la necessità di investire risorse nel comparto per implementare il personale di cancelleria, migliorare la qualità delle strutture, investire in tecnologie. Il Covid-19 non ha fatto altro che amplificare problemi preesistenti. 

Crede che il processo penale a distanza sia una pista percorribile?

Noi penalisti stigmatizziamo questa scelta. Svuotando l’aula di giustizia, si lede l’umanità del processo penale, che dovrebbe svolgersi alla presenza di tutte le parti, difensori, imputati, giudice e testimoni. Il processo penale è un faticoso percorso di ricerca della verità processuale, che si può raggiungere solo con il contraddittorio tra le parti. In questo senso, la presenza fisica è fondamentale; l’avvocato, soprattutto se autorevole, può comunicare al giudice con efficacia le ragioni del suo assistito, oppure saggiare la credibilità di un testimone dall’inflessione della sua voce, dalla gestualità, dal linguaggio non verbale. So che il provvedimento del ministro dovrebbe andare nella direzione di tutelare il processo in presenza nei momenti topici: la discussione (arringa) dell’avvocato, l’esame di un testimone. La segmentazione fra processo in presenza e da remoto però, snatura il processo penale e su questo noi non faremo mai passi indietro. 

E per gli altri tipi di processi?

Il discorso cambia se parliamo del settore civile o amministrativo; lì sono molto più avanti di noi con le piattaforme digitali. Il processo civile telematico è una realtà già da un po’ di tempo, soprattutto perché la sua natura consente un ricorso maggiore al processo a distanza. Si tratta di un processo scritto, in cui l’oralità occupa uno spazio residuale; in quei casi un’accelerazione della digitalizzazione non può che essere una manna dal cielo. 

Ci sono altri provvedimenti che potrebbero facilitare il vostro lavoro?

Da tempo invochiamo la possibilità di richiedere la copia integrale del fascicolo da una piattaforma telematica penale, senza dover mandare un collaboratore a fare lunghe file per ottenere una copia degli atti. Allo stesso modo, sarebbe utile poter presentare istanze e ricorsi con una Pec e non in presenza. Ancora, fino ad oggi i cancellieri non possono operare in smart working perché, per ragioni di privacy, non possono accedere ai registri. L’auspicio è che il decreto del ministro della giustizia possa soddisfare alcune di queste richieste. Nei processi più delicati, la difficoltà che vive il cliente è forte; c’è una sempre maggiore disaffezione e sfiducia verso il settore giustizia nella sua totalità.

Crede che dopo la prima ondata ci sia stata sufficiente programmazione nei tribunali?

Non metto il dubbio che dopo la prima ondata il tema sia stato posto. Credo però che si poteva fare di più. Oggi si tenta di mettere una toppa di fronte ad una situazione emergenziale, ma c’è molto pressappochismo. Non si è programmato in maniera ragionata, rigorosa, come il nostro settore avrebbe richiesto. Non è un caso che noi battiamo su questi temi da molti anni e il Covid non ha fatto altro che esasperarli. Sulla giustizia si investe male, i temi sarebbero tanti… per ora ci limitiamo ad affrontare l’emergenza.

Continua a leggere

Cronache

Uccide marito, dopo 48 ore chiama polizia e confessa

Avatar

Pubblicato

del

Debiti e gelosie. Sembrano essere questi i motivi dell’omicidio avvenuto a Casale Monferrato, in un alloggio al primo piano di via Caccia 104. Vittima Fabio Spiga, 43enne originario di Recco (Genova), colpito dal marito Luca Meloni, coetaneo e originario di Cagliari, al culmine di un litigio. Una trentina le coltellate, secondo le informazioni che trapelano dalle indagini della polizia coordinate da Davide Pretti, magistrato in forza alla procura di Vercelli, competente sul territorio di Casale (Alessandria). La violenza risalirebbe a due giorni fa. Ad avvisare questa mattina le forze dell’ordine sarebbe stato lo stesso Meloni, a lungo interrogato dagli inquirenti. “Venite, ho ucciso mio marito”, la richiesta di aiuto dell’uomo al numero di emergenza del commissariato. Gli agenti, una volta sul posto, lo hanno trovato in forte stato di agitazione nell’appartamento. Il cadavere del compagno, sposato civilmente nel 2017, era in una pozza di sangue in camera da letto. Secondo una prima ricostruzione, lunedi’ sera dopo un litigio Meloni era uscito di casa per distrarsi, soffermandosi in un bar ed incontrando alcuni amici. Al suo rientro, intorno alle 22, la discussione era ripresa tra accuse e insulti reciproci, fino alle coltellate, inferte su tutto il corpo della vittima con un coltello da cucina. Sotto choc, l’omicida ha trovato comunque la forza di incontrarsi con degli amici e di trascorrere la notte a casa di uno di questi, alternando ore in casa e fuori fino a questa mattina. Quando, stremato, ha chiamato la polizia.  La vittima era dipendente del supermercato Eurospin di Casale, dove era diventato responsabile delle vendite. Aveva lavorato un anno in Inghilterra e parlava molto bene l’inglese. Appassionato d’arte, aveva fatto il liceo artistico e frequentato per qualche anno l’Universita’. I conoscenti lo descrivono come una persona colta. Sconvolti per quanto accaduto i suoi colleghi come i compagni di scuola. “Voglio ricordarti cosi’ Fabietto, spensierato e sorridente” scrive su Facebook Giorgia Rea postando una foto di gruppo di una recente rimpatriata con gli ex compagni. “Non mi sembra vero, penso alla scuola, al treno a tutte le volte che studiavamo insieme a casa tua. Una tragedia”, commenta Licia Lagomarsino. Tra cuoricini e faccine che piangono traspare il ricordo “di un’anima buona”, come scrive Gina Cusumano. Nessuno sembra fosse al corrente dei problemi col marito, ancora sotto interrogatorio. Gli inquirenti continuano infatti a lavorare per verificare la fondatezza della ricostruzione e emettere la misura cautelare nei confronti dell’omicida. (

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto