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Economia

Aspi: offerta sotto lente Atlantia, board dopo Pasqua

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Il dossier e’ importante e la volonta’ e’ di fare una valutazione approfondita dell’offerta. Con questo spirito Atlantia avvia l’esame della proposta definitiva arrivata mercoledi’ notte dal consorzio di Cdp: uno step con cui si apre l’ultimo capitolo di una trattativa che si trascina da otto mesi e mezzo, tra stalli e passi avanti, offerte respinte e rinvii, per il riassetto di Autostrade per l’Italia. Per conoscere la decisione finale bisognera’ attendere ancora almeno un mese e mezzo, cioe’ il voto dell’assemblea dei soci, ma una prima valutazione dovrebbe arrivare gia’ dal consiglio di amministrazione di Atlantia che si riunira’ nella seconda meta’ della prossima settimana. Sotto la lente di legali e advisor della holding infrastrutturale ci sara’ innanzitutto il nodo della valutazione dell’asset, con le delicate voci legate alle garanzie. Proprio sui termini economici, infatti, sono state finora valutate negativamente le offerte arrivate fino ad oggi dal consorzio composto da Cdp insieme ai fondi Blackstone e Macquarie. Sul prezzo sono state bocciate le prime due offerte preliminari di ottobre (e l’aggiornamento di fine dicembre) che indicavano un range tra 8,5 e 9,5 miliardi. E anche la proposta vincolante del 24 febbraio, che definiva il prezzo a 9,1 miliardi per il 100% di Aspi, non ha convinto il board di Atlantia (che l’ha definito “inferiore alle attese”), che pero’ ha concesso altro tempo alla trattativa per provare a migliorarlo. La proposta definitiva del 31 marzo mantiene tuttavia invariato il prezzo, ma ridimensiona le garanzie (per una serie di risarcimenti che non riguardano solo il Ponte Morandi di Genova): la cifra iniziale di 1,5 miliardi sarebbe stata ridotta ad un valore che si aggirerebbe intorno agli 800 milioni. Poi ci sarebbe anche la partita sui ristori Covid, che e’ ipotetica e ammonterebbe a 400 milioni. Proprio per questi numeri, che rappresentano “un significativo avvicinamento” rispetto alle richieste di Atlantia, secondo il consorzio l’offerta merita di essere “valutata positivamente da Atlantia e dai suoi azionisti”. Vista la mole dell’offerta (che supera le 100 pagine), e’ ora possibile che Atlantia faccia un doppio passaggio in cda: una prima riunione, che ancora non e’ stata convocata, e’ attesa per la seconda meta’ della prossima settimana; e non e’ escluso che ci possa essere successivamente una seconda riunione. L’ultima parola, pero’, spetta all’assemblea dei soci, che sara’ convocata intorno alla seconda meta’ di maggio. Decisivo sara’ capire se sara’ in sede ordinaria o straordinaria, perche’ da questo dipende il tipo di quorum deliberativo: un nodo delicato, visto l’esito dell’ultima riunione, durante la quale la proroga della scissione non e’ stata approvata per mancanza del quorum, nonostante due soli voti contrari. Prima di quell’assise, l’assemblea e’ gia’ convocata per il 28 aprile per l’approvazione del bilancio e in quell’assemblea verra’ anche integrato il cda, dopo le dimissioni di Sabrina Benetton: per la poltrona di consigliere Sgr e fondi (titolari dello 0,7% circa) hanno proposto il nominativo di Andrea Brentan.

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Sos conti per 1400 Comuni: a rischio luce, asili e altri servizi essenziali

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Sono circa 1400 i Comuni d’Italia a rischio default dopo una sentenza della Corte Costituzionale che di fatto ha cancellato la possibilita’ di restituire alcune anticipazioni di liquidita’ in 30 anni. A lanciare l’allarme e’ l’Anci, per voce del suo presidente Antonio Decaro: “Entro maggio dobbiamo approvare i bilanci, se saltano i bilanci, saltano anche i servizi. Tagliare spese vuol dire spegnere luci, non raccogliere i rifiuti, chiudere asili. So che il ministero dell’Economia se ne sta occupando. Bisogna fare presto”. Domani la questione sara’ al centro di un tavolo tra governo e partiti. La ratio della Consulta, di recente intervenuta per la seconda volta sul tema, e’ evitare che i debiti dei padri ricadano sui figli (e sui nipoti). Lo ha spiegato bene il presidente Giancarlo Coraggio che, nel ribadire il “massimo rispetto” per il “difficile ruolo” dei sindaci, ha chiarito: “Evitare il dissesto dei Comuni, che non sempre e’ causato da spese folli ma dalla difficolta’ di far fronte a giuste pretese dei cittadini, e’ un compito primario che lo Stato deve assolvere. Il problema e’ come farlo. Era stato fatto in modo sbagliato, perche’ autorizzava la prosecuzione di una gestione inadeguata – non si puo’ continuare a fare debiti sulle spese correnti – e scaricava sulle generazioni future. Si faccia con soldi veri o con interventi seri che non creino problemi”, il suo invito. Il problema evidenziato dalla sentenza 80/2021 riguarda l’illegittimita’ delle regole che permettevano ai Comuni ripianare in 30 anni l’extra deficit prodotto a sua volta dalle anticipazioni di liquidita’ concesse dal 2013 per pagare i debiti commerciali (per fornitori e servizi). Il governo ha recepito forte e chiaro il grido d’allarme di paesi e citta’ coinvolte e sta lavorando sul da farsi: allo studio ci sarebbe una norma ponte per consentire agli enti locali di approvare i bilanci e un secondo intervento piu’ strutturale, da studiare attentamente – come viene sottolineato – perche’ non si puo’ rischiare la terza bocciatura della Consulta. Il contenitore potrebbe essere il decreto sostegni bis. “Abbiamo chiesto al governo di individuare una norma che permetta allo Stato di subentrare nel debito”, spiega Decaro. “Stiamo parlando di fondi che i Comuni utilizzano per garantire i servizi essenziali ai cittadini. Non possiamo lasciare le comunita’ locali sull’orlo del baratro”, tuona Giuseppe Buompane, deputato del MoVimento 5 Stelle in commissione Bilancio. Per Stefano Fassina, collega di LeU, “la situazione finanziaria di tanti Comuni era di grande sofferenza gia’ prima del Covid e ora si e’ aggravata, in quanto non hanno ricevuto compensazioni sufficienti rispetto alle perdite di entrate e alle risorse da mobilitare. Va affrontato il capitolo dei debiti”. Al tavolo di domani potrebbe arrivare una prima risposta.

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Operazione lavoro, arriva il contratto di rioccupazione

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Scongiurare il rischio licenziamenti, gia’ dalla prima scadenza del blocco a fine giugno, con una serie di misure per incentivare le assunzioni o comunque mantenere i livelli occupazionali e garantire la ripartenza, in attesa che si completi la riforma degli ammortizzatori sociali. Nel decreto Sostegni bis, atteso la prossima settimana in Consiglio dei ministri, prende forma l’operazione lavoro, e tra le novita’ si fa largo la definizione di una nuova tipologia contrattuale stabile: il contratto di rioccupazione. Ma non e’ la sola: in arrivo anche sgravi contributivi per i settori piu’ colpiti dalla pandemia, il commercio e il turismo, per il rientro dalla cig Covid. Misure proposte dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, convinto della necessita’ di “gestire insieme anche la brutta stagione. Dopo lo sblocco dei licenziamenti avremo sicuramente giornate nuvolose”. Il contratto di rioccupazione, da applicare a tutti i settori, sara’ a tempo indeterminato e legato alla formazione e ad un periodo di prova, massimo di sei mesi, con sgravi contributivi al 100% che andranno restituiti nel caso in cui il lavoratore non venga poi assunto ma che si cumulano agli altri gia’ a disposizione delle aziende. Rivolto in particolare ai settori del commercio e del turismo dovrebbe invece arrivare un esonero contributivo al 100% per i dipendenti che vengono riconfermati dopo il blocco dei licenziamenti e la fine della cassa Covid ad ottobre. Una norma che punta a mantenere i livelli occupazionali. Con lo stesso obiettivo si affaccia anche la possibilita’ per le aziende che registrano un calo del 50% di fatturato di stipulare un contratto di solidarieta’ che porta la retribuzione al 70% ma a fronte di un impegno, messo nero su bianco nell’accordo, a mantenere i livelli occupazionali. Per i contratti di espansione si va invece verso l’abbassamento della soglia a 100 dipendenti sia per lo scivolo verso l’uscita che per la riduzione dell’orario di lavoro, nella logica di premiare le aziende che assumono e sostenere cosi’ la staffetta generazionale. Il decreto potrebbe approdare in cdm gia’ lunedi’, in concomitanza con la cabina di regia sulle riaperture, ma i tempi non sono stati ancora definiti con certezza. Il governo punta comunque a chiudere entro la settimana anche il dl semplificazioni, atteso nella tabella di marcia del Recovery proprio entro il 20 maggio. Per le norme sulla governance potrebbe invece volerci qualche giorno in piu’, ma anche in questo caso la tempistica resta fluida. In attesa delle norme sulle semplificazioni, pronte nel pacchetto p.a, ma apparentemente ancora da chiudere in quelle che riguardano le opere, con Ministero della Transizione ecologica e Beni culturali non ancora sullo stesso piano, resta il pressing sul Superbonus al 110% con le associazioni che spingono perche’ si dia “subito” conferma della proroga al 2023. L’Ance propone di non aspettare la prossima legge di Bilancio, “se necessario attraverso un nuovo scostamento”. L’associazione dei costruttori ritiene non rinviabile anche “una semplificazione mirata” per rendere le procedure piu’ snelle e chiare. Punto che dovrebbe trovare spazio nel dl Semplificazioni. Il governo, conferma il sottosegretario alla Transizione ecologica, Vannia Gava, “si sta muovendo nella direzione della semplificazione per l’accesso al Superbonus: i 40 documenti necessari per accedervi di cui parla l’Ance hanno rappresentato un grosso freno”. Di certo, per le imprese, l’agevolazione sulle spese per interventi nell’ambito dell’edilizia e dell’efficienza energetica rappresenta un volano anche per l’economia. Secondo le stime del Centro studi di Confindustria, l’applicazione del Superbonus “attivera’ in due anni 18,5 miliardi di spese con un impatto positivo sul Pil pari a circa l’1%”. D’accordo sulla sua utilita’ il ministro del Lavoro che pero’ richiama l’attenzione sui controlli sulla sicurezza e sul “rispetto delle regole” per i rischi che potrebbero derivare dalla maggiore domanda.

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Multa da 100 milioni di euro dell’Antitrust a Google per abuso di posizione dominante

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato una sanzione di oltre 100 milioni di euro (102.084.433,91) alle società Alphabet Inc., Google LLC e Google Italy S.r.l. per violazione dell’art. 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Attraverso il sistema operativo Android e l’app storeGoogle Play, Google detiene una posizione dominante che le consente di controllare l’accesso degli sviluppatori di app agli utenti finali. Occorre ricordare che in Italia circa i tre quarti degli smartphone utilizzano Android. Inoltre Google è un operatore di assoluto rilievo, a livello globale, nel contesto della cosiddetta economia digitale e possiede una forza finanziaria rilevantissima.

Secondo quanto accertato dall’Autorità, Google non ha consentito l’interoperabilità dell’app JuicePass con Android Auto, una specifica funzionalità di Android che permette di utilizzare le app quando l’utente è alla guida nel rispetto dei requisiti di sicurezza e di riduzione della distrazione. JuicePass consente un’ampia gamma di servizi funzionali alla ricarica dei veicoli elettrici, che vanno dalla ricerca di una colonnina di ricarica alla gestione della sessione ricarica passando per la prenotazione di una colonnina; quest’ultima funzione garantisce l’effettiva disponibilità dell’infrastruttura una volta che l’utente l’abbia raggiunta.

Google, rifiutando a Enel X Italia di rendere disponibile JuicePass su Android Auto, ha ingiustamente limitato le possibilità per gli utenti di utilizzare la app di Enel X Italia quando sono alla guida di un veicolo elettrico e hanno bisogno di effettuare la ricarica. In tal modo Google ha favorito la propria app Google Maps, che può essere utilizzata su Android Auto e consente servizi funzionali alla ricarica dei veicoli elettrici, attualmente limitati alla ricerca di colonnine di ricarica e alla navigazione ma che in futuro potrebbero comprendere altre funzionalità, per esempio la prenotazione e il pagamento.

L’esclusione della app di Enel X Italia da Android Auto dura da oltre due anni. Il perdurare di questa condotta potrebbe compromettere definitivamente la possibilità per Enel X Italia di costruire una solida base utenti, in una fase di crescita significativa delle vendite di veicoli elettrici. Inoltre la app JuicePass potrebbe uscire dal novero delle applicazioni utilizzate dagli utenti causando una riduzione significativa delle possibilità di scelta dei consumatori e un ostacolo al progresso tecnologico. L’Autorità segnala poi come la condotta contestata possa influenzare lo sviluppo della mobilità elettrica in una fase cruciale del suo avvio, in particolare per quanto riguarda il potenziamento di una rete di infrastrutture per la ricarica delle auto elettriche adeguata alla fase di crescita e di evoluzione della domanda di servizi di ricarica. Da qui le possibili ricadute negative sulla diffusione dei veicoli elettrici, sull’utilizzo dell’energia “pulita” e sulla transizione verso una mobilità più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Oltre ad irrogare la sanzione, l’Autorità ha ritenuto necessario indicare nella diffida il comportamento che Google dovrà tenere per porre fine all’abuso ed evitare che si producano gli effetti negativi derivanti dall’esclusione della app di Enel X Italia da Android Auto. L’Antitrust ha perciò imposto a Google di mettere a disposizione di Enel X Italia, così come di altri sviluppatori di app, strumenti per la programmazione di app interoperabili con Android Auto e vigilerà sull’effettiva e corretta attuazione degli obblighi imposti avvalendosi di un esperto indipendente preposto all’attuazione e al monitoraggio degli obblighi imposti a cui Google dovrà fornire tutta la collaborazione e le informazioni richieste.

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