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Cultura

A Procida 2022 calano gli “ospiti”, artisti e fotografi napoletani in mostra lontano da Napoli

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È un momento florido per artisti e operatori culturali napoletani che proprio in questi giorni espongono i propri progetti in interessanti mostre in giro per l’Italia e all’estero. Pier Paolo Patti ha presentato lo scorso 23 novembre la sua mostra personale WOR(L)DLESS all’Interzone Galleria di Roma. L’esposizione ruota attorno al tema dei conflitti sociali e bellici, con un focus specifico sui paesi del Medio Oriente. L’indagine dell’artista si concentra sul video, uno dei veicoli più utilizzati dai media internazionali. Patti recupera documenti video dal web, che scompone in una sequenza di fotogrammi, poi stampati con processo fotografico. Il tempo, tratto distintivo del mezzo, viene così annullato. Il risultato è un cortocircuito che dilata la visione all’infinito.

“Il titolo della mostra – spiega Patti – è un gioco di parole costruito sull’assenza (less). Senza mondo e senza parola vuol dire tutto e niente, è un auspicio? È un dato di fatto? Parole complementari che ancora una volta hanno a che fare con la propria idea di mondo, su come si vuole raccontare, su come vogliamo tramandarlo. Senza la parola non c’è la storia del mondo e viceversa, e spesso i conflitti bellici ci suggeriscono un futuro senza né l’uno né l’altra”.

Suggestivo e degno di nota è anche “Ciò che resta di un pioppo”, dell’artista Chiara Di Domenico, in questo momento in mostra presso il Centro della Memoria alla Médiathèque Albert-Camus di Innsoudun in Francia. L’artista mette in luce la foresta ricorrendo a diversi medium espressivi: disegno, installazione e fotografia. Di Domenico lavora in situ – in diverse foreste francesi -, esplora la foresta e i suoi processi di trasformazione, per comprenderla in quanto realtà indispensabile ed ecosistema unico diventato sempre più raro e prezioso. “Questo progetto – spiega Di Domenico – risponde all’esigenza di rappresentare frammenti di realtà per perpetuarne la memoria in cui momento in cui la foresta sta subendo trasformazioni disastrose e irreversibili”.

L’artista napoletana Francesca Rao esporrà due opere del progetto “Diversamente fragile” il prossimo 11 dicembre alla galleria d’arte YAG/garage di Pescara, nell’ambito di una mostra collettiva. La selezione delle opere è avvenuta tramite il progetto YAG/garage Italia. Il progetto si pone obiettivo di individuare “scuole territoriali” in grado di inquadrare stilisticamente e artisticamente il lavoro di giovani autori. Il suo lavoro di monitoraggio del territorio parte da Campania e Lombardia. Rao si è classificata al quarto posto e sarà dunque fra i dieci artisti che rappresenteranno la Regione Campania. Le opere in gesso prevedono una tecnica di stampa fotografica sperimentale su vetro. Ad aggiudicarsi il primo post del contest per la Campania è stata invece Annamaria Natale. I delicati acquerelli dell’artista sono parte della serie “Finché il mare sommerge”. In essi la linea dell’orizzonte segna una costante, come l’ago di una bussola, in grado di evitare che lo spazio collassi nel gorgo indistinto del reale. Al di sopra della linea dell’orizzonte, in un immenso stagno primordiale dalle onde piatte, un arcipelago sospeso di rocce sulfuree rovescia la propria ombra sulla superficie dell’acqua, e si rispecchia. 

In ambito fotografico, si segnala la mostra a Saluzzo “Racconti d’Afghanistan” di Mario Laporta, fotogiornalista napoletano, che negli ultimi trent’anni ha raccontato con i suoi scatti i principali eventi occorsi sul suolo nazionale e internazionale. Il Comune di Saluzzo inaugurerà la mostra il 25 novembre alle ore 18, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, nel “Quartiere” di piazza Montebello, all’ex caserma Musso. La mostra si inserisce nel quadro degli eventi di presentazione della candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2024 di Saluzzo e le Terre del Monviso. 

Le immagini di Laporta raccontano la vita di tutti i giorni di un popolo alla costante ricerca della normalità e della libertà, con un focus particolare sull’universo femminile e sulle discriminazioni che le donne afghane sono costrette a subire. Da un’idea dell’Istituto Garuzzo per le Arti Visive “nasce così un racconto per immagini di un Paese alla ricerca della pace perenne, che trova sul suo cammino solo guerre, conflitti e diseguaglianze”, spiega la presidente Rosalba Garuzzo.

Le fotografie di Laporta, scattate in Afghanistan durante la seconda ondata antitalebana nel 2002, acquisiscono linfa nuova alla luce della recente presa del potere da parte dei talebani, che ha nuovamente compromesso i diritti delle donne e ha ristretto il campo delle libertà democratiche. “Queste foto – spiega Laporta – sono un augurio affinché gli afghani possano realmente, e da soli, liberarsi di un regime che vorrebbe riportarli in un passato che la stessa quotidianità popolare aveva definitivamente sepolto”. La mostra sarà visitabile venerdì 26 novembre dalle 14:30 alle 18, e da sabato 27 novembre a domenica 23 gennaio, tutti i sabato e domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14:30 alle 18. 

L’Istituto Garuzzo è altresì protagonista della mostra “La Via della Seta. Arte e artisti contemporanei dall’Italia”, realizzata con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con le Ambasciate e gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo e col patrocinio del Ministero della Cultura. La mostra, a cura di Angela Tecce, che vede coinvolti 38 artisti italiani, fra grandi maestri e giovani talenti, ripercorre idealmente e geograficamente l’antica Via della Seta, da Kiev in Ucraina, al China World Art Museum di Pechino e allo Xi’an Art Museum, dove nel 2022 concluderà il suo viaggio, rientrando in patria dopo aver percorso in linea d’aria oltre 30mila chilometri. 

Delle 38 opere che compongono la mostra, 8 provengono direttamente dalla Collezione Farnesina. Qui Napoli è ben rappresentata, con le opere degli artisti Domenico Antonio Mancini, Pino Valente, Diego Cibelli, Eugenio Giliberti, Umberto Manzo, la scultrice Marisa Albanese e i fotografi Francesco e Mimmo Jodice. Questa carovana contemporanea toccherà Kiev, Ankara, Tblisi e Tashkent. “La Via della Seta – racconta Lorenzo Angeloni, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Esteri – offre un sintetico panorama dell’arte contemporanea italiana, dalla fine degli anni Sessanta ai giorni nostri e si propone di valorizzarne la straordinaria vitalità e, al tempo stesso, raccontarne la capacità di interagire con realtà e mondi lontani per divenire naturale strumento di dialogo”.   

Abituarsi alla bruttezza può essere sinonimo di abitudine all’illegalità? La mostra fotografica “Architetture Criminali” di Adelaide Di Nunzio – visitabile alla galleria Febo & Dafne di Torino dal 6 novembre 2021 all’8 gennaio 2022 – è un invito alla riflessione su un importante tema antropologico e sociale. La ricerca, a metà fra il reportage e la fotografia d’arte, ha richiesto ben dieci anni di lavoro, dal 2010 al 2020. Una serie di stampe fotografiche ed un libro raccontano il degrado architettonico di una parte dell’Italia meridionale, che non rappresenta semplicemente una bruttura estetica, ma è piuttosto testimonianza degli effetti dell’illegalità sulla vita delle persone, sul tessuto urbano, sul paesaggio e sulla società. 

“L’occhio umano – spiega Di Nunzio, fotografa partenopea che lavora fra Napoli e Colonia, a suo agio tanto nel campo della fotografia artistica che in quello del fotoreportage – si abitua all’orrore del degrado e della fatiscenza. Lo sguardo, al primo impatto, inorridisce alla vista dell’edificio in disuso, del non finito abusivo o abbandonato, col tempo questo diventerà invisibile. Ho voluto fotografare questi scheletri del degrado urbanistico come se fossero dei monumenti magnifici, al pari di altre attrazioni turistiche per la quali la nostra Italia è così famosa”.

Intanto l’isola di Procida ha reso noto il programma ufficiale di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022. Dato il momento di grande fermento degli operatori culturali napoletani, ci si poteva forse aspettare una presenza più nutrita di artisti della nostra città. Spicca comunque il nome del napoletano Mimmo Jodice, grande fotografo della contemporaneità, autore del progetto Abitare metafisico (da ottobre a dicembre). Le sue opere – in un percorso diffuso tra le architetture dell’isola – racconteranno l’identità di Procida, indagata dal maestro in uno straordinario percorso pluriennale. 

Antonio Biasucci, altro importante interprete della fotografia contemporanea, dà vita alla mostra Una Sola Moltitudine (giugno-settembre), con la quale racconterà la condizione di vita dei detenuti dell’ex carcere di Palazzo d’Avalos, attraverso suppellettili e indumenti abbandonati. Gli scatti subacquei di Pasquale Vassallo e Guido Villani rientrano invece nell’ambito della mostra fotografica Watersurface (agosto-dicembre), dedicata al mare del golfo di Napoli, alla sua tutela e al patrimonio naturale e culturale che custodisce. 

La rassegna Il Vento del Cinema (2-5 giugno), ideata da Enrico Ghezzi, affronterà il tema degli immaginari futuri. Fra i nomi di primo piano protagonisti della rassegna, anche quello di Mario Martone. Con il Coro della Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli, diretto da José Luis Basso, i porticcioli di Marina Corricella e Chiaiolella ospiteranno Oper(A)mare (3 e 25 giugno), con la rappresentazione di due opere liriche in forma di concerto. Con Ritual Project, saranno rigenerati i suoni originali delle celebrazioni rituali dell’isola, anche grazie alla visione e al talento di Pier Paolo Polcari degli Almamegretta. 

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È morta Rosetta Loy, l’autrice de ‘Le strade di polvere’

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E’ morta nella sua casa di Roma, che amava tantisimo, circondata dalla famiglia, la scrittrice Rosetta Loy, aveva 91 anni. Nata a Roma il 15 maggio 1931, aveva esordito nel 1974 con ‘La bicicletta’. Con ‘Le strade di polvere’ ha vinto il Premio Viareggio e il Premio Campiello nel 1988. Scrittrice raffinata e intensa nel 2017 le era stato attribuito il Premio Campiello alla Carriera. Lo comunica la figlia, Margherita Loy.

La morte e’ avvenuta ieri sera alle 20.30 per arresto cardiocircolatorio e difficolta’ respiratorie. I funerali si svolgeranno martedi’ 4 ottobre alle 10.30 nella Chiesa di Grottarossa Santa Maria Immacolata. Sara’ tumulata in Piemonte nel cimitero di Mirabello Monferrato, il paese dove e’ ambientato ‘Le strade di Polvere’ e dove c’e’ ancora la casa del padre di Rosetta Provera Loy, che era piemontese. Il suo ultimo libro e’ ‘Cesare’, pubblicato da Einaudi come la maggior parte delle sue opere.

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Le ceneri di Raffaele La Capria tornano a Capri

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Tornano a Capri le ceneri dello scrittore e sceneggiatore napoletano Raffaele La Capria, e lo fanno nel fine settimana in cui si celebra il premio Malaparte, di cui fu presidente, e a due giorni da quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno. “Un momento molto intenso” lo descrive Alexandra La Capria, figlia dell’intellettuale, “in cui riporto la sua anima a ricongiungere il suo corpo in quest’isola che lui mitizzava e in cui sognava di tornare. Questo e’ Capri per lui: il suo luogo intimo, la sua felicita’ realizzata in un sogno che non e’ durato tanto ma abbastanza da renderlo vivo, qui”. E proprio nei giorni del premio Malaparte, sono due i momenti per ricordare ‘Dudu”, come si era soliti soprannominare La Capria: la proiezione di ‘Le mani sulla citta”, il film di denuncia della speculazione edilizia a Napoli di Francesco Rosi, premiato al Festival di Venezia del 1963, di cui La Capria firmo’ il soggetto e la sceneggiatura; e una cerimonia commemorativa, domenica 2 ottobre, al Cimitero degli Acattolici di Capri, dove l’autore e’ sepolto, alla quale parteciperanno, insieme alla moglie Ilaria Occhini, scrittori e intellettuali. “Il ricordo e’ molto forte dentro ognuno di noi” spiega la curatrice del premio Malaparte, Gabriella Buontempo. La sua eredita’? “Il senso di comunita’ e di amicizia. E la leggerezza: tutta la sua narrativa e’ proprio su questo, il godere delle piccole cose. E’ questo che noi vogliamo far vivere con il premio e continueremo in questa scia che lui ci ha luminosamente indicato”. In questa edizione del premio, la prima dopo la scomparsa di La Capria, “lo ricorderemo continuando a portare avanti questa attivita’ e ad impegnarci perche’ non si perda questa tradizione” spiega Michele Pontecorvo Ricciardi, vicepresidente di Ferrarelle che promuove l’evento. Cosi’ che Capri, aggiunge, “venga ricordata anche all’insegna di quei valori letterari che La Capria ha insegnato a tutti noi e che noi teniamo stretti nel cuore”. Quanto all’autore premiato quest’anno, lo statunitense Daniel Mendelsohn, e’ proprio grazie a Raffaele La Capria che perfeziono’ il suo italiano: “Quando ho cominciato a studiare l’italiano 40 anni fa ero appassionato di opera lirica – racconta – ed e’ cosi’ che ho imparato le prime cose. Quando poi mi iscrissi ad un corso di lingua all’universita’, la professoressa mi ha detto ‘ti dobbiamo curare’ e lo fece con due libri: ‘Ferito a morte’ di Raffaele La Capria e ‘Le opere di Dio’ di Giuseppe Berto”. Per la curatrice Buontempo, e’ “una delle coincidenze che rendono particolarmente cara questa edizione del premio: sembra quasi la chiusura di un cerchio”.

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Giffoni Film Festival e Paestum fanno rete: in progetto 10 short film

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Il Giffoni Film Festival fa rete con Paestum e gli altri siti archeologici e le istituzioni museali della provincia salernitana. L’obiettivo è quello di mettere in luce le “macchine del tempo” capaci di custodire, valorizzare e far conoscere il patrimonio culturale di un’intera area. Ciò in particolare ai giovani, attraverso quelli che sono i loro linguaggi.

Sarà un percorso politico e filosofico quello che Giffoni intraprenderà, già a partire da gennaio, con i musei del territorio. Per ora si parte con quelli di Paestum e di Pontecagnano, con i quali, già in passato, ci sono state preziose collaborazioni. Ma l’obiettivo ben più ambizioso è quello di ampliare la rete facendo squadra nel segno della cultura. Se ne è discusso questa mattina a Paestum, alla presenza del fondatore di Giffoni Claudio Gubitosi, del director manager Jacopo Gubitosi e delle due direttrici Tiziana D’Angelo e Ilaria Menale. E’ stata ribadita la volontà di realizzare 10 short film che avranno il compito di raccontare ai ragazzi un’area archeologica o un museo, partendo da un’opera simbolo, come il Tuffatore nel caso di Paestum o il vaso del lupo cattivo per Pontecagnano. Reperti iconici, dietro i quali si nascondono particolari poco noti e curiosità che si prestano a una molteplicità di storytelling mirati ad avvicinare il pubblico dei teen, e non solo, ai vasti patrimoni che la Campania custodisce. Ma c’è molto di più.

“In un momento storico delicatissimo contrassegnato dalla crisi economica, dalla guerra, dai rincari, dalle aziende che abbassano ogni giorno le saracinesche lasciando in difficoltà le famiglie, dalla guerra e dai terremoti psicologici che tutto questo insieme di fattori scatena nei giovani ma anche negli adulti, dobbiamo ripensare al nostro ruolo ed osare, senza timori. C’è bisogno di choc, di nuove rivoluzioni – ha spiegato Gubitosi – Dobbiamo essere in grado, con tutti gli strumenti a nostra disposizione, di far colloquiare le epoche, proprio come alcune istituzioni museali fanno, mettendo a confronto il passato e il contemporaneo. Questo ci aiuterà a ragionare sul rapporto tra i popoli. La cultura è un’arma potente ed è arrivato il tempo giusto per usarla senza timori. A breve a Giffoni apriranno le prime startup che coinvolgeranno tantissimi giovani: a noi si rivolgono grandi brand che ci chiedono aiuto per risolvere problemi, perché abbiamo le intelligenze e le competenze per poterlo fare. Ma tutto parte dalla vocazione umanistica e filosofica che ci siamo dati. Un motivo in più per essere vicini ai musei che hanno queste vocazioni nel loro Dna”.

Claudio Gubitosi

Rapporto con il territorio, senso di identità, internazionalizzazione, sono state le parole chiave di un dialogo costruttivo per mettere a fuoco le strategie che verranno messe in campo all’insegna della condivisione e dell’interscambio. Per il momento Giffoni ha messo a disposizione dei musei di Paestum, una delle perle del Parco Nazionale Cilento, Vallo di Diano e Alburni,  e Pontecagnano le sue strutture e saranno tanti i progetti di collaborazione che nasceranno da qui ai prossimi mesi. “Lavoriamo per la stessa missione – ha chiarito la direttrice di Paestum, Tiziana D’Angelo – Per noi è una collaborazione importante, che segna una linea di continuità, perché Giffoni, Paestum e Velia sono amici da molto tempo e si possono sempre costruire nuove storie. Chissa se i giffoner – ha detto scherzando – non troveranno finalmente quella risposta che archeologici e studiosi non sono riusciti a dare da più di cinquant’anni sul Tuffatore. Abbiamo parlato di territorio, di identità, di internazionalizzazione, di come facendo rete con il territorio possiamo rendere internazionale il nostro patrimonio. Siamo sulla strada giusta”.

In quest’ottica, nel 2023, a Paestum si terrà un convegno internazionale sui rapporti tra il Mediterraneo e l’Asia: non solo arte e archeologia, ma anche geopolitica con una serie di attività collaterali capaci di attrarre un bacino d’utenza sempre più ampio. “Il nostro vaso con il lupo cattivo che insegue una gorgone sarà presto protagonista di una delle storie che costruiremo con Giffoni. Vi invito a scoprire il nostro museo. Ringrazio Gubitosi. Questo è un momento importante per Pontecagnano per aprirsi ancora di più al territorio insieme a dei partner importanti, come il festival di Giffoni che parla non solo all’Italia ma al mondo – ha precisato la direttrice del museo di Pontecagnano Ilaria Menale – Coinvolgendo anche la direzione dei musei regionali riusciremo certamente a portare le nostre bellezze all’attenzione del mondo”.

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