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Arrivano i 20 grandi ad Osaka per un vertice, il quartiere a luci rosse rimarrà chiuso. Almeno ufficialmente

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Per la prima volta in 30 anni il quartiere a luci rosse di Osaka cesserà, almeno ufficialmente, le attività per due giorni lavorativi, in concomitanza con la riunione del G20 che si terrà nella metropoli giapponese a fine giugno. Una misura perbenismo che il governo Giapponese ha preso per evitare imbarazzi ma c’è chi dice che le lavoratrici del sesso, stante l’afflusso di così tante delegazioni straniere in città, certamente non saranno braccia conserte ad aspettare che se ne vanno.  Comunque la chiusura della red light zone è stataa annunciata dal rappresentante dell’associazione dei 159 membri che compongono ‘Tobita Shinchi’, spiegando che la decisione è stata presa per evitare di causare disagi e interruzioni al vertice dei capi di stato, previsto per il 28 e il 29 giugno, dal momento che molte vie di transito attorno all’area saranno interrotte per ragioni di sicurezza. L’ultima volta che il distretto e’ stato chiuso, secondo i dati dell’associazione, è stata durante i funerali dell’Imperatore Hirohito, nel febbraio del 1989. Tobita Shinchi è uno dei Red Light district più grandi in Giappone e gran parte delle attività operano tramite la licenza di ‘Izakaya’, i tradizionali pub giapponesi.

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Scontri nei cieli di Germania, due caccia eurofighter precipitano al suolo: un pilota morto e un ferito

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Due velivoli di attacco Eurofighter dell’aviazione tedesca si sono scontrati in volo a Jabel nel land di Meclemburgo-Pomerania. I piloti sono riusciti a lanciarsi con i sedili eiettabili. Uno dei due però é morto, l’altro si è salvato. Secondo una prima ricostruzione, gli aerei si sarebbero toccati per poi precipitare. I caccia sono caduti a una decina di chilometri l’uno dall’altro: uno vicino al villaggio di Jabel, l’altro a Nossentiner Huette.

Erano di stanza nella base nei pressi di Rostock. Gli aerei sono esplosi al suolo innescando incendi boschivi su cui sono al lavoro pompieri e altri soccorritori.  L’incidente si è verificato verso le 14.00 nei pressi del lago di Drewitz, a circa 35 km da Gustrow. I jet stavamo facendo i esercitazione, come confermato dalla Luftwaffe. Un terzo jet partecipava alla esercitazione, il pilota ha visto aprirsi i paracadute.

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Schiaffo a Erdogan, l’opposizione trionfa ancora Istanbul con Ekrem Imamoglu

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“Oggi ha vinto la democrazia, ha vinto Istanbul”. Quando Ekrem Imamoglu (nella foto in evidenza) sale sul podio per rivendicare la vittoria, al suo comitato elettorale scoppia la festa. Stavolta non potranno esserci ricorsi a cancellarne l’elezione, come era avvenuto con il colpo di spugna sul voto del 31 marzo. Alla fine ce l’ha fatta: con il 54% delle preferenze, e’ lui il nuovo sindaco di Istanbul, capace di strappare a Erdogan il cuore economico, culturale e simbolico della Turchia. E di infliggergli la peggiore sconfitta da quando e’ al potere. Ha trionfato la’ dove l’ascesa del Sultano era cominciata 25 anni fa, proprio come sindaco. Una batosta ancor piu’ dura perche’ arriva per la seconda volta, dopo che a molti, anche dentro l’Akp del presidente, la cancellazione delle amministrative era apparsa una mossa avventata, se non disperata. E la sua Istanbul, da stasera un po’ meno sua, lo ha punito. Imamoglu ha vinto con un vantaggio di dieci punti sull’ex premier Binali Yildirim, che stavolta ha subito ammesso la sconfitta. Non ci saranno riconteggi ne’ ricorsi. I quasi 800 mila voti di vantaggio certificano un successo che non si puo’ piu’ discutere, dopo il testa a testa della scorsa tornata. Fugati i timori sulla mobilitazione degli elettori.

 

La sconfitta di Erdogan. Il leader turco ha chiamato il nuovo sindaco di Istanbul per augurargli buon lavoro

 

Nonostante la stagione delle vacanze estive ormai iniziata, l’affluenza si e’ confermata alta, sfiorando l’85%. In tanti sono tornati dalle spiagge per votare. A nulla e’ valso neppure il tentativo di Erdogan di blandire i curdi, rispolverando il leader del Pkk in carcere Abdullah Ocalan e facendogli mandare a poche ore dal voto un appello a essere “neutrali” e seguire la “terza via”. La manovra e’ fallita anche perche’ vi si e’ opposto Selahattin Demirtas, leader carismatico del filo-curdo Hdp, in carcere da quasi tre anni. E che Imamoglu ha chiesto di liberare. “Oggi abbiamo chiuso una vecchia pagina e ne abbiamo aperto una nuova. Lavorero’ senza escludere nessuno”, ha promesso Imamoglu. “L’ora della democrazia si era purtroppo interrotta il 31 marzo, ma adesso e’ ripartita”, ha aggiunto, ringraziando anche gli elettori che non l’hanno votato. L’ennesima conferma di un approccio che punta a superare le vecchie fratture. Dalle urne esce un quadro inedito per la politica turca, in grado di cambiarne gli equilibri nel lungo termine. Perche’ la conferma del successo a Istanbul, dove vive un quinto dei turchi e si produce un terzo della ricchezza nazionale, arriva dopo che l’opposizione aveva gia’ conquistato la capitale Ankara e tutta la fascia mediterranea, oltre alle tradizionali roccaforti nell’Egeo. I centri economici del Paese sono ora in mano all’opposizione, e per l’Akp si preannuncia l’inizio di una nuova stagione in cui la gestione del potere sara’ certo meno agevole. Erdogan, intuendo forse il clima sfavorevole, in questa campagna bis e’ stato quasi del tutto assente, e potrebbe ora cercare di sminuire la portata nazionale del voto. Intanto Imamoglu e’ a lui che si e’ rivolto nel suo primo discorso dopo la vittoria: “Signor presidente, sono pronto a lavorare in armonia con lei per servire Istanbul”.

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Etiopia, golpe fallito: ucciso il capo delle Forze Armate. Nel mirino le riforme del premier Abiy Ahmed

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Un’atmosfera politica giudicata tossica dagli osservatori, crescenti tensioni etniche e una chiara opposizione di parte dei militari al potere del premier Abiy Ahmed, eletto ad aprile dell’anno scorso e gia’ sfuggito a un tentativo di attentato con una granata: e’ in questo contesto che il governo dell’Etiopia ha annunciato di avere sventato un colpo di Stato nel nord del Paese. Il capo di Stato maggiore dell’esercito, Seare Mekonnen, un secondo generale che si trovava con lui, il governatore della regione di Amhara, Ambachew Mekonnen, e un suo assistente sono le vittime rimaste uccise nel tentato golpe. I due militari sarebbero morti – per mano di una guardia del corpo – perchè stavano tentando di disinnescare l’azione eversiva, secondo quanto riferito dallo stesso primo ministro. In precedenza una squadra di killer aveva fatto irruzione in una riunione nella capitale regionale Bahir Dar, uccidendo il presidente dello Stato di Amhara e il suo principale consigliere. Molti dei responsabili coinvolti nel tentativo di colpo di Stato, tra cui diversi ufficiali dell’esercito, sono stati arrestati e sono in corso operazioni per catturare gli altri, ha annunciato l’ufficio stampa del premier. La mente dell’attacco sarebbe un altro militare, il generale di brigata Asaminew Tsige, responsabile della sicurezza regionale di Amhara.

Non e’ chiaro se sia tra le persone gia’ arrestate. In un discorso televisivo, il premier ha esortato gli etiopi a unirsi per resistere alle forze “malvagie” che vorrebbero dividere il Paese. Fin dalla sua ascesa al potere, Ahmed e’ stato molto elogiato per le sue riforme radicali tese a mettere fine alla repressione politica. Leader piu’ giovane del continente, con i suoi 42 anni, ha chiuso un conflitto ventennale con la vicina Eritrea, ha liberato migliaia di prigionieri politici, ha tolto i lacci ai media e ha varato un governo con meta’ dei posti di ministro occupati da donne. Uno stile che evidentemente a qualcuno non piace. Sia il capo di Stato maggiore sia il governatore che hanno perso la vita erano stati nominati da lui. Ma la regione di Amhara si trova anche ad affrontare problemi di sicurezza di diverso genere, con alcuni gruppi che chiedono una maggiore autonomia dal governo centrale e episodi di violenza tra i gruppi etnici Amhara e Gumuz, che appena lo scorso mese hanno provocato la morte di decine di persone. Un mix di fattori che rende la situazione del Paese quanto mai tesa. “La mia piena solidarieta’ e il supporto ad Abiy Ahmed. L’Italia e’ al fianco di un’Etiopiastabile, pienamente impegnata nei suoi processi di riforme politiche ed economiche che continuiamo a incoraggiare”, e’ stato il messaggio del premier Giuseppe Conte diffuso su Twitter.

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