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Economia

Arriva il Ristori quater, rinvio tasse e nuovi aiuti

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 Maxi-moratoria fiscale, con tutte le scadenze di qui a fine anno rinviate a primavera per imprese e partite Iva in difficolta’, con attenzione in particolare ad alberghi e ristoranti. E una nuova tranche di aiuti ai lavoratori precari, dagli stagionali del turismo a quelli dello sport, altre risorse per gli straordinari della polizia impegnata a fare rispettare le norme anti-Covid e un fondo ad hoc per aiutare il settore delle fiere e dei congressi, fermo in sostanza dall’inizio della pandemia. Arriva con il via libera nell’ennesimo Consiglio dei ministri notturno il quarto decreto Ristori che conclude, con altri 8 miliardi, la ‘saga’ dei provvedimenti per compensare le attivita’ chiuse per contenere la seconda ondata dell’epidemia. E cambia il calendario del fisco anche per la rottamazione delle cartelle, fermando peraltro le ‘ganasce’ del fisco e le altre procedure esecutive per chi presenti una domanda di dilazione dei pagamenti per “comprovate difficolta’ economiche”. Il governo in realta’ sta gia’ lavorando sia a un ulteriore decreto di fine anno – che dovrebbe abbinarsi al tradizionale Milleproroghe – che conterra’ una serie di interventi che non hanno trovato posto nel quater (si era arrivati, nel lavoro preparatorio, a una settantina di articoli che dovrebbero essere piu’ che dimezzati), sia al prossimo decreto Ristori di inizio 2021, quello “finale”: in quella sede si dovrebbe chiudera’ il cerchio degli aiuti all’economia, grazie a un nuovo scostamento da almeno 20 miliardi, e introdurre un meccanismo “perequativo” per garantire piu’ sostegno a chi effettivamente ha perso di piu’ nei mesi della crisi, includendo anche i professionisti. Nell’ultimo decreto di fine anno potrebbe trovare posto sia il pacchetto di norme ‘salva-imprese’ sia una prima declinazione dell’utilizzo del fondo da 3,8 miliardi previsto con la manovra e disponibili dal primo gennaio. Intanto le imprese potranno contare sullo slittamento al 10 dicembre degli acconti di Irpef, Ires e Irap in scadenza il 30 novembre: un mini rinvio utile a rifare i calcoli delle perdite del primo semestre e vedere chi rientra nella nuova scadenza di fine aprile, prevista per quelle attivita’ (entro i 50 milioni) che abbiano registrato cali di fatturato di almeno il 33%. Per ristoranti delle zone arancioni e rosse e per tutte le attivita’ chiuse nelle zone rosse indicate nelle liste Ateco per l’accesso al fondo perduto (che dovrebbe allargarsi anche agli agenti di commercio) il rinvio si applichera’ a prescindere dai limiti di fatturato e di perdite, estendendo la norma attualmente prevista per i soggetti Isa di queste aree. Alla lista si aggiungono anche alberghi, tour operator e agenzie di viaggio delle zone rosse che potranno beneficiare della moratoria fiscale anche se non sono stati esplicitamente chiusi per Dpcm. Il decreto nella versione finale conterra’ anche una norma che fara’ salve le dilazioni fiscali per le Regioni che hanno cambiato colore giusto il giorno prima della loro entrata in vigore, come Piemonte e Lombardia diventate arancioni. Non dovra’ passare alla cassa nemmeno chi ha fermato i pagamenti delle rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio: la scadenza del 10 dicembre viene fatta slittare al 1 marzo 2021 e nel frattempo si concede il rientro ai piani di rate anche a chi era decaduto prima dell’emergenza. Per le nuove domande di accesso alla rateizzazione ci sara’ tempo, infatti, per tutto il 2021. Nel frattempo maggioranza e governo stanno lavorando anche a una rottamazione quater, proprio per aiutare chi si ritrovera’ nuovi debiti da saldare quando ripartira’ la macchina della riscossione.

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Per la pandemia 140 miliardi di aiuti, 108 nel 2020

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Nel 2020 per fronteggiare la pandemia “complessivamente sono state varate misure pari a circa il 6,6% del Pil, 108 miliardi, a cui si aggiungono 300 miliardi di crediti oggetto di moratoria e 150 miliardi di prestiti garantiti. Si tratta di uno degli interventi piu’ rilevanti d’Europa paragonabile solo a quello messo in campo dalla Germania”. Lo spiega il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione sullo scostamento davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Scostamento ennesimo, per 32 miliardi che pero’ “nelle intenzioni del Governo, e’ l’ultimo che chiediamo al Parlamento”. “Guardando al deficit”, che il Governo stima tra il 10,5 e il 10,8 per cento nel 2020 e sara’ di circa 2,5 punti percentuali di Pil inferiore alla somma del deficit ciclico e degli interventi effettuati. “Grazie allo scostamento di bilancio proseguiremo e completeremo gli interventi di sostegno gia’ approvati e riconosciuti finora ai settori piu’ colpiti dalla pandemia, che riteniamo debbano proseguire per tutto il tempo necessario”, ha quindi assicurato Gualtieri in vista del prossimo decreto, dalla proroga della Cig “per le imprese in difficolta’” alle risorse per trasporti e sanita’ fino alla “rimodulazione dell’attivita’ della riscossione” delle cartelle. In questo contesto il rapporto debito/Pil nel 2020 “dovrebbe chiudere su un livello inferiore al 158% previsto nella Nadef probabilmente per circa un punto percentuale, questo anche per via di un andamento del fabbisogno del settore statale di consuntivo lievemente inferiore alle ultime stime e in ragione del posponimento all’anno in corso di alcune operazioni finanziarie previste per il 2020”. “Ove la previsione programmatica del PIL contenuta nella Nadef venisse confermata – spiega inoltre il responsabile del Tesoro – l’impatto di cassa di questo scostamento e la conclusione delle operazioni finanziarie sopra richiamate potrebbero portare a un livello del rapporto tra debito/PIL alla fine dell’anno in corso in linea con quello del 2020. Il profilo del rapporto debito/Pil negli anni successivi verrebbe confermato con una discesa di circa 2 punti percentuali annui nel 2022 e nel 2023”. Viene inoltre confermato anche l’impegno a riassorbire l’incremento di tale rapporto registrato tra il 2019 ed il 2020 in un decennio: nel 2031, infatti, il rapporto tra debito e Pil dovrebbe attestarsi poco sopra il livello di fine 2019.

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Uber commissariata, 21 rider parti civili a Milano

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“Vogliamo essere trattati come lavoratori normali”. Cosi’ due rider, presenti stamani in un’aula del Palazzo di Giustizia di Milano, hanno spiegato la loro decisione di entrare, assieme ad altri 19 fattorini delle consegne di cibo a domicilio, come parti civili per chiedere i danni nell’udienza preliminare con al centro l’accusa di caporalato contestata, tra gli altri, ad una manager di Uber Italy, Gloria Bresciani, ora sospesa. Le indagini del pm di Milano Paolo Storari, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf, il 29 maggio scorso avevano portato la Sezione misure di prevenzione del Tribunale, presieduta da Fabio Roia, a disporre, con un provvedimento mai preso prima nei confronti di una piattaforma di delivery, il commissariamento della filiale italiana del colosso americano. I rider del servizio ‘Uber eats’, stando alle imputazioni, venivano “pagati a cottimo 3 euro a consegna”, “derubati” delle mance e “puniti” se si ribellavano. Bresciani e’ accusata di sfruttamento del lavoro in concorso con Giuseppe e Leonardo Moltini (il primo ha scelto l’abbreviato e il secondo punta a patteggiare, versando 5mila euro alla ‘brigata per il tampone sospeso’) e Danilo Donnini (in abbreviato), responsabili delle societa’ di intermediazione Frc e Flash Road City. Avrebbero tutti approfittato, scrive il pm, “dello stato di bisogno” di “migranti richiedenti asilo” che vivevano nei “centri di accoglienza” e venivano “da zone conflittuali (Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh)”. Il pm oggi ha integrato l’imputazione di caporalato con contestazioni sulle violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro. La Frc e’ indagata per la legge sulla responsabilita’ amministrativa e altri cinque imputati rispondono di reati fiscali (una ha scelto di patteggiare). Oggi il gup Teresa De Pascale ha ammesso come parti civili i 21 lavoratori, che lavoravano per Uber Eats soprattutto a Torino, e ha aggiornato l’udienza al 26 marzo, dopo aver decretato, sempre su richiesta dei legali delle parti civili, tra cui gli avvocati Gianluca Vitale e Giulia Druetta, la citazione di Uber Italy come responsabile civile. La societa’, indagata per la legge sulla responsabilita’ degli enti (posizione stralciata prima della chiusura indagini), potra’ chiedere, pero’, l’esclusione dal procedimento. “Negli ultimi mesi – ha spiegato Uber Italy – abbiamo lavorato a stretto contatto con l’amministratore giudiziario per rivedere e rafforzare ulteriormente i nostri processi. Continueremo a collaborare con le autorita’ e a combattere tutte le forme di intermediazione illegale”. Davanti alla Sezione misure di prevenzione riprendera’, con udienza a marzo, il procedimento sulla prosecuzione o meno dell’amministrazione giudiziaria. Nel frattempo, il 26 gennaio a Torino iniziera’, come chiarito dai legali dei rider, la causa intentata contro Uber e Frc. Chiedono che “vengano riconosciute le differenze retributive tra il contratto collettivo e cio’ che, invece, davvero percepivano, ossia 200-300 euro al mese”.

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Recovery: Conte vede sindacati, confronto intenso

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Il Governo presenta il Recovery plan ai sindacati e si dice pronto a un confronto intenso con le parti sociali perche’ solo insieme “si vince la sfida”. L’incontro di oggi in videoconferenza sulle sei missioni del piano potrebbe essere solo il primo di una lunga serie dato che i sindacati hanno chiesto di essere coinvolti in ogni fase. Ma in attesa che il piano entri nel vivo con la possibilita’ che si abbia il “salto di qualita’ sull’occupazione” annunciato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per la prossima settimana e’ atteso un incontro sul nuovo decreto ristori. I sindacati chiedono di prolungare la cassa integrazione con causale Covid e il blocco dei licenziamenti dopo il 31 marzo dato che i contagi non accennano a diminuire e la situazione economica resta critica e questa richiesta potrebbe essere ascoltata almeno per alcuni settori. Per quanto riguarda il Recovery, il Piano di ripresa e resilienza da 223 miliardi, il lavoro del Parlamento entrera’ nel vivo solo dalla fine della prossima settimana con le audizioni attese tra il 29 gennaio e il 2 febbraio. “Dobbiamo liberare il potenziale della crescita economica e rafforzare la coesione sociale – ha detto il premier ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri ringraziandoli per il “contributo dato in questi mesi difficili. Inizia il confronto con le parti sociali – ha proseguito – un confronto che vogliamo intenso e costruttivo”. Infatti “mai come adesso occorre unire le forze per riprogettare il futuro del mercato del lavoro e investire in una formazione di qualita’ su tutto il territorio nazionale, definendo standard uniformi”, ha sottolineato la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. Dopo i sindacati, il Governo ha incontrato Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri e, a seguire, l’Alleanza delle cooperative. Lunedi’ vedra’ i rappresentanti delle imprese. E proprio rivolgendosi al mondo delle coop, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha sostenuto che “per dare un’anima al Piano e renderlo veramente efficace al fine dello sviluppo locale e’ necessaria la piu’ forte integrazione tra Pa e terzo settore”. Grazie agli investimenti e alle politiche contenute nel piano – ha spiegato Conte – nel 2026, anno finale del provvedimento, si avra’ una crescita aggiuntiva di tre punti percentuali di Pil rispetto alla scenario con politiche invariate. Ma il piano avra’ soprattutto – sostiene il Governo – un impatto positivo “su tutti gli indicatori di benessere e di sviluppo sostenibile”. “Abbiamo ottenuto – afferma il leader della Cgil, Maurizio Landini – di avviare nei prossimi giorni un confronto serrato sui contenuti del piano e delle diverse missioni. E’ necessaria una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali. Servono investimenti, pubblici e privati, per creare nuova occupazione e sconfiggere la precarieta’. E’ il momento di cambiare il modello di sviluppo nel rispetto dell’ambiente e con la costruzione di un modello sociale fondato sulla sanita’ pubblica e sul diritto alla conoscenza. Tutto questo si puo’ realizzare solo con il coinvolgimento di tutto il mondo del lavoro, delle parti sociali e del Paese”. “Proponiamo – dice la leader Cisl, Annamaria Furlan – che ci sia un tavolo di confronto permanente per il monitoraggio, la verifica, le accelerazioni degli interventi. Bisogna rendere stabile e sicuro il lavoro, nel rispetto delle procedure di legalita’. Riteniamo che nella governance del piano debbano essere presenti le parti sociali per valutare l’attuazione dei progetti e garantire il rispetto dei tempi. Il Recovery Plan – conclude – e’ una occasione di sviluppo straordinaria ma anche una responsabilita’ straordinaria per tutti”. “Chiediamo – sottolinea il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri – di coinvolgere le parti sociali nella fase di predisposizione e implementazione del Piano, attraverso tavoli di lavoro su ogni singola missione. Ci preoccupano alcuni aspetti ancora non definiti della governance e soprattutto il possibile ritorno nel prossimo futuro delle regole del patto di stabilita’, che chiediamo venga definitivamente superato e accompagnato da una nuova politica economica”. E’ “indispensabile impiegare le risorse con una strategia dallo sguardo lungo e con efficienza. I progetti riusciranno solo se realizzati in partnership pubblico/privato”, sostiene il presidente dell’Alleanza delle cooperative, Mauro Lusetti.

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