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Argentina, Messi e il popolo: contro la Spagna per entrare nella leggenda

L’Argentina affronta la Spagna nella finale del Mondiale 2026 inseguendo il quarto titolo. Messi punta alla consacrazione definitiva, Scaloni al secondo trionfo consecutivo, mentre una nazione intera si riconosce nella squadra operaia della Selección.

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Un’Argentina di indios, figli del popolo e uomini abituati a non arrendersi. È questa la Selección che Lionel Scaloni ha costruito e portato fino alla finale del Mondiale contro la Spagna.

Non c’è soltanto la classe di Lionel Messi o la “garra” di una squadra capace di rialzarsi nei momenti più difficili. C’è soprattutto l’identificazione profonda con un Paese che si riconosce nella fatica, nella sofferenza e nella capacità di resistere.

“Vogliamo essere ricordati come qualsiasi argentino comune, ovvero come grandi lavoratori che non mollano mai anche se le cose costano fatica. Tutti noi proveniamo dalla classe operaia”, ha spiegato il portiere Emiliano “Dibu” Martínez alla vigilia della partita.

Messi e Scaloni a caccia della storia

Al MetLife Stadium l’Argentina insegue il quarto titolo mondiale della sua storia. Messi, a 39 anni, cerca una consacrazione che potrebbe spingerlo verso il nono Pallone d’Oro.

Scaloni, invece, può raggiungere un primato che appartiene soltanto a Vittorio Pozzo: conquistare due Mondiali consecutivi da commissario tecnico.

Il ct argentino, però, mantiene il tono misurato che lo ha sempre contraddistinto. “Puntiamo alla vittoria, è ovvio, ma anche se non dovesse arrivare, il nostro resterebbe un viaggio incredibile in questo Mondiale”, ha detto durante un incontro organizzato dalla Fifa a New York.

La squadra delle rimonte

Data più volte per sconfitta, l’Argentina è riuscita sempre a rinascere. Le rimonte sono diventate l’immagine simbolo del suo cammino nel torneo, insieme alla capacità di soffrire e reagire.

Per non spezzare l’incantesimo, il presidente Javier Milei ha scelto di seguire la finale da Buenos Aires. La Casa Rosada è stata comunque messa a disposizione della squadra per lunedì.

Le autorità si preparano ad accogliere Messi e i compagni con una folla che potrebbe raggiungere i quattro milioni di persone. Quattro anni fa, dopo la vittoria mondiale, i pullman della nazionale rimasero bloccati tra i tifosi e fu necessario l’intervento degli elicotteri dell’esercito per trasferire i giocatori.

L’asado e il legame con il Paese

Alla vigilia della finale, la Selección ha rispettato un’altra tradizione: l’asado. Le braci sono state accese nel retro dell’albergo di New York e i calciatori, da Lautaro Martínez a Messi, hanno cucinato e mangiato carne insieme.

Un rito semplice e familiare, capace di riportare la squadra alle proprie radici.

“Abbiamo riscoperto qualcosa di estremamente prezioso: la gente guarda le nostre partite indossando la maglia dell’Argentina e abbracciandosi”, ha raccontato Scaloni.

Il ct ha ricordato l’immagine di tifosi del Boca e del River, del Newell’s e del Rosario Central, uniti dalla nazionale. “La squadra percepisce questo senso di unità, sente che la gente è con noi. Spero che il nostro percorso possa aiutare il nostro popolo e il nostro Paese”.

Messi contro Yamal

La finale sarà anche la sfida tra Messi e Lamine Yamal. I due furono fotografati insieme anni fa, quando il talento spagnolo era ancora un neonato, durante un’iniziativa benefica dell’Unicef.

“È pazzesco. Ho fatto una foto con lui quando era neonato e ora ci affrontiamo in una finale mondiale”, ha detto Messi. “Lamine a 19 anni è già tra i giocatori più forti al mondo. Spero soltanto che domani non sia al meglio”.

Scaloni ha reso omaggio al suo capitano: “Bisogna goderselo e dare importanza a quello che fa. È lui la storia, è lui la leggenda”.

Resta il dubbio su chi affiancherà Messi in attacco tra Julián Álvarez e Lautaro Martínez. Ma per il popolo argentino la formazione ideale è già scritta: Messi e altri dieci uomini pronti a lottare per un’intera nazione.

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Esteri

Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita

Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.

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Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.

Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.

Più di 360 millimetri in un giorno

Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.

L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.

Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.

Settemila passeggeri bloccati a Narita

All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.

Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.

Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.

Il governatore: «Mai visto un disastro simile»

Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.

L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.

Il ruolo del riscaldamento globale

Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.

Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.

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Esteri

La Groenlandia blocca le trivelle della compagnia vicina a Trump: mancano i permessi

Le autorità groenlandesi hanno fermato il progetto esplorativo di Greenland Energy nella regione protetta di Jameson Land. La società aveva portato attrezzature sull’isola senza tutte le autorizzazioni necessarie. Le perforazioni non potranno iniziare prima dell’inverno 2027.

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La Groenlandia ha imposto il rinvio delle trivellazioni programmate da Greenland Energy, compagnia petrolifera statunitense sostenuta da investitori e personalità vicine a Donald Trump.

La società aveva fatto arrivare a luglio alcune attrezzature sulla costa orientale dell’isola senza aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Le prime perforazioni esplorative sarebbero dovute iniziare nelle prossime settimane, ma il governo groenlandese ha stabilito che la procedura di valutazione non potrà essere completata in tempo.

Trivellazioni rinviate almeno al 2027

Le autorità dovranno esaminare l’impatto ambientale e sociale del progetto, previsto nella regione di Jameson Land. Si tratta di un’area umida protetta, popolata da specie rare di uccelli e da buoi muschiati dai quali dipendono anche le attività dei cacciatori locali.

Nella migliore delle ipotesi, le trivellazioni potrebbero cominciare durante l’inverno del 2027. Il rinvio smentisce le previsioni dell’inviato presidenziale statunitense Jeff Landry, secondo il quale il petrolio groenlandese avrebbe potuto entrare in produzione entro una decina di mesi.

È inoltre necessario distinguere tra perforazioni esplorative ed estrazione commerciale: anche l’eventuale individuazione di un giacimento non consentirebbe l’avvio immediato della produzione.

Il progetto da 60 milioni di dollari

Greenland Energy intende finanziare con circa 60 milioni di dollari le attività esplorative, ottenendo in cambio una partecipazione di maggioranza nel progetto. Il partner britannico 80 Mile possiede alcune licenze rilasciate prima del 2021, anno in cui la Groenlandia ha smesso di concedere nuovi permessi petroliferi per ragioni climatiche e ambientali.

L’amministratore delegato Robert Price sostiene che sotto Jameson Land potrebbero trovarsi riserve petrolifere dal valore di mille miliardi di dollari. Si tratta, però, di una stima della società non ancora dimostrata attraverso perforazioni.

Dopo lo stop, Greenland Energy ha dichiarato di voler rispettare le regole groenlandesi e utilizzare il rinvio per perfezionare il progetto e rafforzare i rapporti con le comunità locali.

La vicenda assume anche un significato geopolitico per le ripetute dichiarazioni di Trump sull’interesse statunitense verso la Groenlandia. Le autorità dell’isola ribadiscono però che lo sfruttamento delle risorse naturali deve sottostare alle leggi locali, indipendentemente dai legami politici o finanziari dei potenziali investitori.

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Cronache

Ischia e Procida, camion oltre 35 quintali in partenza da Napoli: circa 40 al giorno

Dopo il sisma del 31 luglio e la scoperta di due edifici pericolanti a Pozzuoli, circa 40 camion al giorno diretti a Ischia e Procida saranno trasferiti allo scalo napoletano di Porta di Massa. Deroga per i mezzi dei rifiuti, ancora da definire la soluzione per gas e carburanti.

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I camion più pesanti diretti a Ischia e Procida partiranno temporaneamente da Porta di Massa, a Napoli. La soluzione è stata confermata dal prefetto Michele di Bari durante la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuta a Ischia con i sindaci dell’isola.

Il provvedimento è legato alle condizioni di due edifici del centro di Pozzuoli, risultati pericolanti dopo le verifiche effettuate in seguito al terremoto del 31 luglio. Le limitazioni servono a ridurre il passaggio dei mezzi più pesanti lungo le strade di accesso allo scalo flegreo.

Da Pozzuoli soltanto mezzi fino a 35 quintali

Dal porto di Pozzuoli potranno continuare a partire per Ischia e Procida i veicoli lunghi non più di otto metri e con un peso non superiore a 35 quintali.

I camion oltre tale limite saranno invece imbarcati da Porta di Massa. Secondo i dati forniti dal prefetto, il trasferimento riguarderà circa il 25% dei mezzi commerciali diretti abitualmente verso le isole del Golfo: complessivamente una quarantina di camion al giorno.

La riorganizzazione dovrà garantire la continuità nell’approvvigionamento delle merci, evitando nello stesso tempo il transito dei mezzi più pesanti accanto agli edifici danneggiati.

Deroga per i camion dei rifiuti

Resta prevista una deroga per gli automezzi che trasportano i rifiuti dalle isole alle discariche della terraferma.

Non è stata invece ancora assunta una decisione definitiva per le autobotti e gli altri mezzi incaricati di rifornire Ischia e Procida di gas e carburanti. La questione dovrà essere risolta in tempi rapidi per evitare problemi nella distribuzione.

Una misura temporanea

Il prefetto ha precisato che la soluzione non sarà definitiva. I due fabbricati pericolanti dovrebbero essere messi in sicurezza in tempi brevi, consentendo di ripristinare la piena accessibilità al porto di Pozzuoli per tutti i veicoli.

Fino alla conclusione degli interventi, il traffico commerciale destinato alle isole sarà quindi suddiviso tra i due scali: i mezzi più leggeri continueranno a utilizzare Pozzuoli, mentre quelli oltre i 35 quintali partiranno da Napoli.

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