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Argentina-Inghilterra, Messi sfida per la prima volta i Tre Leoni: una semifinale mondiale tra calcio e storia

Argentina e Inghilterra si affrontano mercoledì 15 luglio alle 21 italiane nella semifinale dei Mondiali 2026 ad Atlanta. Per Lionel Messi sarà la prima partita in carriera contro la nazionale inglese. Una sfida carica di significati sportivi e storici, dalla “mano de Dios” di Maradona alla disputa sulle isole Falkland-Malvinas.

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Ci sono partite che non cominciano con il fischio dell’arbitro e non finiscono al novantesimo. Argentina-Inghilterraappartiene da tempo a questa categoria: calcio, memoria, rivalità e politica si intrecciano in una semifinale mondiale destinata a riaprire pagine entrate nella storia.

Le due nazionali si affronteranno mercoledì 15 luglio alle 21 italiane, le 15 locali, al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta. In palio c’è un posto nella finale del Mondiale 2026 contro la vincente di Francia-Spagna.

La prima volta di Messi contro l’Inghilterra

Per Lionel Messi sarà una novità assoluta. In oltre vent’anni di carriera con la nazionale argentina, il fuoriclasse non aveva mai affrontato l’Inghilterra.

A 39 anni, il capitano campione del mondo continua a essere centrale nel gioco dell’Argentina e arriva alla semifinale dopo aver contribuito al successo per 3-1 sulla Svizzera, maturato ai supplementari. Nel torneo ha già segnato otto reti, risultando tra i migliori marcatori della competizione.

«Ho giocato contro tutte le squadre tranne l’Inghilterra», ha osservato Messi, sottolineando il valore di affrontare una delle grandi potenze del calcio mondiale.

L’Argentina ha però speso molte energie durante il percorso a eliminazione diretta. Anche contro la Svizzera è stato necessario arrivare ai tempi supplementari, dopo altre partite complicate nelle fasi precedenti.

Tuchel si affida a Kane e Bellingham

L’Inghilterra arriva ad Atlanta dopo il successo per 2-1 sulla Norvegia, ottenuto anch’esso ai supplementari grazie a una doppietta di Jude Bellingham.

Il commissario tecnico Thomas Tuchel, reduce dalle polemiche seguite ad alcune sue dichiarazioni sul centrocampista del Real Madrid, ha scelto l’ironia per presentare la partita.

La sua formula per superare l’Argentina sarebbe apparentemente semplice: mettere insieme Harry Kane e Bellingham e affidarsi alla loro capacità di decidere le partite più importanti.

Dietro la battuta c’è però una squadra ancora alle prese con alcuni dubbi, soprattutto in difesa. Tuchel dovrà valutare le condizioni dei giocatori reduci dalla lunga battaglia contro la Norvegia e scegliere l’assetto più adatto per limitare Messi.

Messi e i tre trasferimenti inglesi mai realizzati

La semifinale riporta alla memoria anche le occasioni in cui Messi avrebbe potuto giocare nel campionato inglese.

Il primo interessamento risalirebbe agli anni della formazione nella Masia, quando l’Arsenal di Arsène Wenger provò a portarlo a Londra. L’operazione non si concretizzò, anche per questioni familiari e burocratiche.

Nel 2014 fu invece il Chelsea di José Mourinho ad avvicinarsi al fuoriclasse argentino. Secondo le ricostruzioni pubblicate negli anni successivi, il club londinese era pronto a pagare la clausola da 250 milioni di euro, ma il trasferimento non arrivò alla firma.

Il terzo tentativo arrivò nell’estate del 2020, dopo il celebre burofax con il quale Messi comunicò al Barcellona l’intenzione di lasciare il club. Il Manchester City di Pep Guardiola rappresentava la destinazione più probabile, ma la controversia sulla clausola rescissoria convinse il giocatore a restare ancora una stagione in Catalogna.

Messi non ha dunque mai giocato in Premier League. Ora incontrerà per la prima volta la nazionale del Paese che ha provato più volte a portarlo nel proprio campionato.

Dalla “mano de Dios” alla rivalità mondiale

Argentina-Inghilterra richiama inevitabilmente il quarto di finale del Mondiale del 1986, quando Diego Armando Maradona segnò prima con la celebre “mano de Dios” e poi con una delle reti più straordinarie della storia del calcio.

Ma la rivalità comprende anche il Mondiale del 1966, il confronto del 1998 deciso ai rigori e la vittoria inglese nella fase a gironi del 2002.

Quella di Atlanta sarà la sesta sfida tra le due nazionali in una Coppa del Mondo.

Il commissario tecnico argentino Lionel Scaloni ha provato a ridurre la tensione, definendola semplicemente una partita di calcio. Anche i calciatori argentini hanno invitato a tenere separato il campo dalle controversie politiche.

Tornano le Falkland-Malvinas

Il clima della vigilia è stato però inevitabilmente condizionato dalla nuova presa di posizione del ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno sulle isole Falkland, chiamate Malvinas in Argentina.

Quirno ha ribadito la richiesta di aprire negoziati con il Regno Unito sulla sovranità dell’arcipelago, definendo quella britannica un’occupazione illegittima e contestando il valore del referendum tenuto tra gli abitanti delle isole.

Da Londra è arrivata una nuova chiusura, con il governo britannico che ha riaffermato la propria posizione sulla sovranità delle isole.

Il calcio non risolverà una controversia che dura da quasi due secoli, ma la semifinale ha inevitabilmente riacceso simboli, ferite e rivendicazioni.

Messi cerca un’altra finale

L’Argentina prova a difendere il titolo mondiale conquistato nel 2022. L’Inghilterra, invece, insegue una finale e un trofeo che mancano dal 1966.

Messi sa che questa potrebbe essere la sua ultima grande occasione con la nazionale. Tuchel, dal canto suo, ha definito un privilegio poter guidare l’Inghilterra in una semifinale contro i campioni in carica.

Ad Atlanta entreranno in campo undici uomini contro undici. Ma insieme a loro ci saranno Maradona, il 1966, le Falkland-Malvinas e decenni di rivalità. Una partita di calcio, certamente. Ma non soltanto.

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Ciro Immobile dice basta: addio al calcio dopo 350 gol

Ciro Immobile annuncia il ritiro dopo una carriera da 656 partite e 350 gol. È stato campione d’Europa, quattro volte capocannoniere e Scarpa d’Oro.

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Ciro Immobile lascia il calcio giocato. A 36 anni, dopo 656 partite e 350 gol conteggiati nel bilancio complessivo della sua carriera, l’attaccante di Torre Annunziata ha annunciato il ritiro.

La notizia è stata comunicata dal Paris FC, il club nel quale si era trasferito nel febbraio 2026 dopo le esperienze con Besiktas e Bologna. In Francia ha disputato l’ultima parte di una carriera professionistica durata 17 anni.

«Ciro Immobile è una leggenda», ha sottolineato il club parigino. Alla base della decisione anche la volontà dell’attaccante di dedicare più tempo alla famiglia.

Gli anni da leggenda con la Lazio

La parte più importante della carriera resta quella vissuta con la Lazio. In otto stagioni Immobile è diventato il miglior marcatore nella storia del club biancoceleste, con 207 reti in 340 presenze considerando tutte le competizioni.

Con la Lazio ha conquistato una Coppa Italia e due Supercoppe italiane. Nel suo palmarès figurano anche una Supercoppa di Germania con il Borussia Dortmund e una Supercoppa di Turchia con il Besiktas.

È stato capocannoniere della Serie A quattro volte. Nel 2020 ha vinto la Scarpa d’Oro grazie ai 36 gol segnati in campionato, eguagliando il primato realizzativo stabilito da Gonzalo Higuain.

Il trionfo europeo con l’Italia

Con la Nazionale italiana Immobile ha collezionato 57 presenze e realizzato 17 reti. Ha partecipato alla vittoria dell’Europeo disputato nel 2021, segnando due gol durante il torneo concluso con il successo sull’Inghilterra a Wembley.

Dagli inizi a Torre Annunziata al settore giovanile della Juventus, la sua carriera lo ha portato a indossare anche le maglie di Pescara, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e Paris FC.

Si chiude così il percorso di uno degli attaccanti italiani più prolifici della sua generazione. Titoli, record e una Scarpa d’Oro certificano il valore di un centravanti capace di costruire la propria leggenda soprattutto attraverso i gol.

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Napoli, accordo per Badiashile: ad Allegri il gigante della difesa

Il Napoli chiude l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il difensore arriverà in prestito con diritto di riscatto per rinforzare il reparto di Allegri.

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Dopo quasi un mese di trattative, il Napoli ha raggiunto l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il via libera di Aurelio De Laurentiis ha sbloccato l’operazione: restano da completare lo scambio dei documenti, le visite mediche e la firma prima dell’annuncio ufficiale.

Il difensore francese, fortemente voluto dal direttore sportivo Giovanni Manna e da Massimiliano Allegri, arriverà in prestito oneroso con diritto di riscatto.

Operazione da 30 milioni più bonus

Il Napoli verserà subito tre milioni di euro al Chelsea. L’opzione per l’acquisto definitivo è stata fissata a 27 milioni, mentre un ulteriore milione di bonus sarebbe legato alla conquista dello scudetto.

L’investimento complessivo potrà quindi raggiungere i 30 milioni in caso di riscatto, salendo potenzialmente a 31 con il bonus. Manna è riuscito a evitare l’inserimento dell’obbligo di acquisto, lasciando al club la possibilità di valutare il rendimento e le condizioni fisiche del giocatore durante la stagione.

Con Badiashile sarebbe già stata raggiunta un’intesa per un contratto fino al 2031, con uno stipendio vicino ai 2,5 milioni netti all’anno, destinato a entrare pienamente in vigore in caso di riscatto.

Il francese ha scelto Napoli

Decisiva è stata la volontà del calciatore, che avrebbe respinto altre proposte provenienti dalla Premier League per aspettare gli azzurri. Badiashile aveva già conosciuto l’atmosfera dello stadio Maradona e avrebbe indicato Napoli come destinazione preferita.

Il difensore è atteso in Italia nei prossimi giorni. Le visite mediche dovrebbero svolgersi all’inizio della settimana a Villa Stuart, a Roma. Superati i controlli, potrà raggiungere Allegri a Castel Volturno.

Un rinforzo per l’emergenza difensiva

Mancino, alto 194 centimetri e dotato di una buona tecnica individuale, Badiashile può garantire forza fisica, qualità nell’impostazione e pericolosità sui calci piazzati.

Il suo arrivo assume particolare importanza considerando le assenze di Alessandro Buongiorno e Luca Marianucci e i problemi fisici che hanno rallentato la preparazione di Sam Beukema. Allegri spera di poter convocare il francese già per la prima giornata di campionato contro il Genoa.

Dopo Costantino Favasuli, il Napoli si prepara così ad accogliere il secondo rinforzo della nuova stagione e a consegnare al tecnico il centrale necessario per affrontare l’emergenza nel reparto arretrato.

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Tamberi è tornato: oro europeo nel giorno di Camilla, Sioli bronzo

Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto a Birmingham. Oro con 2,32 metri nel giorno del compleanno della figlia Camilla; Sioli è bronzo.

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Il primo oro da papà arriva nel giorno del primo compleanno della figlia Camilla. Gianmarco Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto conquistando a Birmingham la medaglia d’oro con 2,32 metri.

Mezza barba, pretattica e spettacolo: Gimbo ritrova i gesti e la forza mentale dei giorni migliori. Dopo un errore iniziale a 2,18, l’azzurro cresce salto dopo salto fino alla misura decisiva. L’ucraino Oleh Doroshchuk si ferma a 2,30 e conquista l’argento. Festa doppia per l’Italia grazie al bronzo di Matteo Sioli con 2,27.

«Camilla mi ha dato la forza»

Tamberi dedica il successo alla figlia e alla famiglia, presenti allo stadio insieme alla moglie Chiara.

«È tutto speciale. È stata Camilla a darmi la forza di reagire dopo Parigi, il motivo per cui ho continuato e mi sono rimesso in gioco. Non poteva continuare a vedere il “babà”, come mi chiama lei, prendere schiaffi a destra e a sinistra».

Il campione marchigiano trasforma la vittoria anche in un messaggio per chi sta affrontando un momento difficile: «Continuate a crederci e a lottare. Giocatevela sempre con voi stessi, perché chi continua a investire alla fine vince».

“Guess who’s back”

Dietro al numero di gara Tamberi aveva scritto “Guess who’s back”, indovina chi è tornato. Una profezia preparata prima di lasciare la camera d’albergo.

«Sapevo che sarebbe successo. Sentivo di stare bene, anche se in pochi mi credevano quando le gare andavano male. È come se il mio corpo aspettasse il momento che conta per venire fuori».

L’oro cancella due anni segnati dalla delusione dei Giochi di Parigi, dai problemi fisici, dai calcoli renali e da un difficile avvicinamento agli Europei. Dopo avere definito “terribili” i salti delle qualificazioni, Tamberi ha ritrovato in finale talento, coraggio e quella capacità di esaltarsi nelle grandi occasioni che ha caratterizzato la sua carriera.

«Che sollievo. Sono stati due anni difficili e non ho mai smesso di crederci. So quello che ho fatto per arrivare qui. Non faccio mai un passo indietro, ci arrivo a muso duro. Mi basta sapere che ne è valsa la pena».

Poi le capriole, il morso alla medaglia e l’abbraccio alla famiglia. Gimbo è tornato. Nel giorno più bello per papà Tamberi.

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