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ArcelorMittal, Ilva di Taranto e Bagnoli, Venezia, dissesti, terremoti, eruzioni: noi non viviamo in un Paese normale

Paolo Chiariello

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In un Paese normale ArcelorMittal non potrebbe spegnere gli altiforni e non potrebbe mai rendere pubblico un calendario per uccidere una azienda che dà lavoro a 10700 italiani e che ha in concessione ma non ne è proprietaria. 

In un Paese normale le faccende penali, civili e societarie dell’Ilva di Taranto si sbrigherebbero a Taranto e non a Milano. 

In un Paese normale lo Stato avrebbe già tolto l’Ilva ad ArcelorMittal e la gestirebbe direttamente con i suoi commissari (ci sono già) in attesa di riaffidare l’industria siderurgica alle condizioni migliori ad altri. 

In un Paese normale le forze politiche discuterebbero di queste cose, di come evitare lo spegnimento degli altiforni, come gestire meglio Ilva, come coniugare al meglio la fruizione da parte dei tarantini dei diritti alla salute e al lavoro. 

In un Paese normale la classe dirigente di un paese normale non si accorgerebbe della truffa miliardaria e tangentizia del Mose e dell’affondamento di Venezia nella Laguna solo perché c’è stata pioggia più abbandonante del solito e s’e allagata piazza San Marco.

In un Paese normale nessuna classe dirigente con un minimo di raziocinio ed onestà starebbe ancora a parlare da 25 anni di bonifica dei suoli ex Ilva di Bagnoli. 

In un Paese normale da decenni si continua a blaterare di dissesto idrogeologico, pericoli legati a terremoti ed eruzioni senza che si faccia alcunché di serio da sempre per prevenire, curare e scongiurare per quanto possibile i rischi di catastrofi naturali. E invece noi da decenni assistiamo a terremoti anche di lieve entità che uccidono centinaia di persone e fanno danni all’Erario e alle famiglie per decine di miliardi di euro per ricostruire quanto distrutto da terremoti, alluvioni, dissesti. 

Noi non viviamo in un Paese normale. 

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Marta Cartabia è la prima presidente donna della Corte costituzionale

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Una donna al vertice della Corte costituzionale. I giudici della Consulta hanno eletto presidente la giurista cattolica Marta Cartabia. Era approdata alla Corte nel 2011 su nomina dell’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano. Dal 2014 ne era la vicepresidente. Cartabia è docente di diritto costituzionale e ha un profilo internazionale per studi e pubblicazioni. Originaria della provincia di Milano, ha 56 anni ed è tra i più giovani presidenti che la Consulta abbia avuto.

La scorsa estate, prima della nascita del Conte bis, Cartabia aveva sfiorato un altro primato. Il suo nome era circolato come possibile premier di un governo di transizione e se la cosa fosse andata in porto sarebbe stata la prima donna nella storia italiana a ricoprire l’incarico di presidente del Consiglio. Sposata e madre di tre figli, alla Consulta è stata relatrice di importanti sentenze, come quelle sui vaccini e sull’Ilva. Di lei ha grande stima anche l’attuale capo dello Stato: i due condividono l’esperienza di giudici costituzionali per alcuni anni, in cui sono anche vicini di casa, nella foresteria della Consulta. Anni fatti anche di qualche cena insieme in un ristorante romano, “un pò come studenti fuorisede”, come racconterà poi lei stessa in un’intervista. Alla Consulta è relatrice di importanti sentenze su questioni controverse e che spaccano l’opinione pubblica.

Come quella sui vaccini, con la quale la Corte ha stabilito che l’obbligo di farli non e’ irragionevole, bocciando il ricorso della regione Veneto. O quella sull’Ilva, che dichiarò incostituzionale il decreto del 2015 che consentiva la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti, nonostante il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria dopo l’infortunio mortale di un lavoratore. Ha sempre conciliato le grandi responsabilità che le sono state attribuite con la famiglia: “penso che questo duplice aspetto della mia vita mi aiuti a mantenere un pizzico di equilibrio”, ha detto in una recente intervista. Ed è riuscita a trovare spazio anche per i suoi tanti hobby. Le piacciono tutte le attivita’ all’aperto, jogging e trekking in testa. E ha una grande passione per la musica. Non solo quella classica, che l’ha resa un’habitue’ delle prime della Scala. Ma anche quella rock: quando corre con le cuffie nelle orecchie, la carica gliela danno i Beatles e i Metallica.

Vi risparmiamo tutti i commenti e i giudizi positivi arrivati da ogni parte politica. Vi risparmiamo la felicità di tanti perchè è donna. C’è però qualche voce stonata, diciamo fuori dal coro. Quella del portavoce del Gay Center,  Fabrizio Marrazzo. “Oggi Marta Cartabia e’ stata eletta presidente della Corte Costituzionale: purtroppo le sue dichiarazioni in tema di diritti delle persone lesbiche, gay e trans, in particolare sul matrimonio omosessuale, non sono rassicuranti, pertanto riteniamo la sua nomina un rischio per i nostri diritti”. Ed è lo stesso Fabrizio Marrazzo a spiegare di essere “basito di quanti affermano di essere pro diritti gay ed oggi applaudono acriticamente alla sua nomina”.

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Calcio Napoli, Gattuso è arrivato a Castelvolturno, al Centro sportivo

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Il nuovo allenatore del Napoli, Rino Gattuso è arrivato al centro sportivo di Castelvolturno a bordo di un taxi per incontrare i calciatori e presumibilmente dirigere l’allenamento degli azzurri dopo l’esonero di Carlo Ancelotti avvenuto ieri sera dopo la partita. La presentazione del calendario, prevista in giornata, era stata in precedenza annullata.

Rino Gattuso è arrivato all’aeroporto di Capodichino proveniente da Milano Malpensa, ha preso un taxi e raggiunto Castelvolturno: pochissimi i tifosi in attesa. Alle 15 l’allenamento, alle 18 dovrebbe essere presentato alla stampa alla presenza del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis.

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Cultura

Le Settimane Internazionali della Musica d’Insieme a Villa Pignatelli, una mostra fotografica nei saloni dove nacquero

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Benché avessero l’accortezza di indossare babucce felpate, si sentivano i click degli otturatori che scandivano tempi diversi da quelli musicali. Click che non infastidivano i musicisti che durante le prove dovevano sopportare due giovani con le macchine fotografiche che si posizionavano ovunque, ma non erano ancora consci che a distanza di oltre 40 anni avrebbero esposto proprio quelle foto realizzate prima dei concerti, negli stessi posti dove i concerti si svolgevano.

Felice Biasco e Luciano Furia erano i due giovani fotografi, dei quali poi il secondo divenuto un valente ingegnere continuando a produrre fotografie nel campo del food, che con profondo amore e rispetto documentavano le prove della già famosa Associazione Alessandro Scarlatti nella meravigliosa veranda neoclassica  di Villa Pignatelli. Fu al nascere degli anni ’70 e su iniziativa di Gianni Eminente, della Associazione Alessandro Scarlatti, e di Salvatore Accardo che furono organizzate le Settimane Internazionali della Musica di Insieme di Napoli.

Dopo le prime due edizioni le Settimane furono spostate a Villa Pignatelli, l’elegante dimora a ridosso del lungomare che per diversi motivi rappresenterà l’ambiente ideale per questi eventi di musica da camera.

Luciano Furia e Felice Biasco, documentarono dall’interno la vita quotidiana degli artisti per i giornali e per i musicisti stessi, con foto informali, intime ed esclusive.

Nella veranda di ViIla Pignatelli, infatti, iniziò a crescere un’alleanza fra musicisti e spettatori, molti di loro giovanissimi adolescenti che marinavano la scuola per poter assistere alle prove di musicisti di classica.

La messa a punto in poche ore di complessi pezzi musicali, del repertorio sia classico che moderno, rendeva il pubblico partecipe di una sorta di magia, complice sicuramente la distanza fisica minima, fra esecutori e spettatori.

Inaugura domani la mostra con le foto realizzate in quegli anni alle ore 18,00, proprio nella veranda di Villa Pignatelli che vide la nascita di una delle più importanti realtà musicali della citta.

 

 

 

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