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Appalti truccati, sindaco Opera e 3 imprenditori ai domiciliari

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I carabinieri del Comando Provinciale di Milano – nelle Province di Milano, Lodi, Brescia, Varese e Messina – hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Milano su richiesta della D.D.A. della Procura della Repubblica di Milano, nei confronti del sindaco e della dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Opera (MI) e di tre imprenditori del settore edile, ritenuti responsabili – a vario titolo – di peculato, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata liberta’ del procedimento di scelta del contraente e traffico di rifiuti.

Sono state inoltre documentate gravi condotte delittuose di natura ambientale realizzate dagli stessi imprenditori indagati mediante lo stoccaggio, il riutilizzo e l’interramento – in aree di cantiere nel Comune di Opera e in aree agricole all’interno del Parco Sud di Milano – di circa mille tonnellate di fresato d’asfalto ed altro materiale proveniente dalle lavorazioni stradali e da altri interventi appaltati dai Comuni di Opera, Locate di Triulzi, San Zenone al Lambro, Segrate, Monza, attestando falsamente il regolare recupero dei predetti rifiuti speciali mediante “formulari” ideologicamente falsi ottenuti dai gestori di due centri di smaltimento, questi ultimi indagati a piede libero. Inoltre il sindaco di Opera, nei primi mesi della pandemia, ha arbitrariamente distribuito a stretti congiunti e a dipendenti comunali circa 2000 mascherine chirurgiche che la Citta’ Metropolitana e la Protezione Civile avevano destinato alle locali RSA e farmacia comunale. Nel corso dell’operazione sono stati, inoltre, notificati una misura interdittiva a un architetto bresciano consulente del Comune di Opera e un decreto di sequestro preventivo di 40mila euro (prezzo della corruzione) a carico dei pubblici ufficiali indagati, nonche’ di due autocarri utilizzati nella commissione di reati ambientali. (AG

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‘Ndrangheta, il boss Nicolino Grande Aracri si pente: è una svolta epocale nella lotta alla mafia calabrese

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Una decisione che potrebbe segnare una svolta epocale nella lotta alla ‘ndrangheta. E’ quella presa dal boss Nicolino Grande Aracri che ha iniziato a collaborare con i magistrati della Dda di Catanzaro guidati da Nicola Gratteri. Grande Aracri e’ il boss indiscusso dell’omonima cosca che da Cutro, un piccolo paese del Crotonese, ha assunto un ruolo di primo piano nel panorama della criminalita’ organizzata calabrese, estendendo i propri tentacoli al nord Italia ed in particolare in Emilia Romagna, come confermato dal processo Aemilia. La sua ambizione lo ha anche portato a compiere un passo “rivoluzionario” nel contesto ‘ndranghetistico, quello di cercare di coinvolgere altri boss nel tentativo di abbandonare la dipendenza dal crimine di Reggio Calabria e formare una Provincia autonoma con base a Cutro. “Una famiglia di ‘ndrangheta di serie A che ha interessenze in Emilia Romagna oltre che in tutto il crotonese, fino ad arrivare a Catanzaro” ha sempre definito i Grande Aracri il procuratore Gratteri. Arrivato al vertice criminale con la violenza – fece uccidere il boss di cui era luogotenente, Antonio Dragone, facendogli sparare con un bazooka – e per questo condannato a diversi ergastoli, la sua strategia e’ stata pero’ sempre improntata all’imprenditorialita’ e, soprattutto, come diceva lui stesso, avvicinare e legare a se “i cristiani buoni”, vale a dire colletti bianchi, rappresentanti istituzionali, politici, professionisti, imprenditori, meglio se con addentellati nella massoneria. Ed e’ proprio tra questi ambienti che certamente non mancheranno le fibrillazioni dopo la notizia del “pentimento” di Grande Aracri. Il boss, che era detenuto nel carcere di Opera, circa un mese fa, ha chiesto di poter parlare con i magistrati della Dda catanzarese. La Procura osserva uno stretto riserbo su cosa sia successo poi, ma secondo quel che si e’ appreso, Grande Aracri avrebbe gia’ fatto alcune dichiarazioni, anche se, probabilmente, si tratta di quelle iniziali previste per l’inizio della collaborazione. Di certo cose da dire ne ha, e tante. Se veramente decidera’ di mettere a conoscenza i magistrati di tutto quello che e’ a sua conoscenza, la lotta alla ‘ndrangheta avrebbe una accelerazione impressionante in tutta Italia e consentirebbe di svelare i torbidi intrecci che legano ‘ndranghetisti a politici, amministratori e colletti bianchi infedeli.

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Terrore in casa del campione della Roma Smalling: 3 banditi l’hanno sequestrato con la famiglia e costretto a cedere soldi e gioielli

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Rapina nella notte in casa del giocatore della Roma Chris Smalling. Secondo quanto si e’ appreso, tre uomini armati sono entrati nell’abitazione in zona Appia e lo hanno costretto ad aprire la cassaforte, rubando Rolex e gioielli. Sulla vicenda indaga la polizia. In casa oltre al calciatore ci sarebbe stata la moglie. Entrambi sarebbero illesi.

 

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Molesta donna che chiede aiuto, indagato sindaco

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Si reca dal sindaco del suo paese, oltre che imprenditore, per chiedere un aiuto a trovare lavoro al figlio neo-laureato ma per tutta risposte riceve avance e molestie. A portare alla luce la vicenda è stata l’inchiesta della Procura di Crotone che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari per il sindaco di Petilia Policastro Amedeo Nicolazzi, provvedimento che non e’ stato eseguito in quanto si trova ricoverato in gravi condizioni in un ospedale romano per il Covid. Il fatto risale alla fine di luglio del 2018. La donna, dopo avere incontrato in precedenza il sindaco al quale aveva consegnato il curriculum del figlio, torna da Nicolazzi per chiedere aiuto. Il sindaco, pero’, la molesta. Tutto il dialogo, con le richieste di Nicolazzi e le risposte imbarazzate ed impaurite della donna, viene pero’ registrato dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Crotone che gia’ indagavano sul sindaco per un’altra vicenda. Oggi l’epilogo. Di entrambe le vicende. il Gip di Crotone, infatti, oltre all’ordinanza per Nicolazzi ne ha emessa un’altra, sempre ai domiciliari, per l’ex vicesindaco Francesca Costanzo e ha disposto il divieto di dimora in provincia di Crotone per l’attuale vicesindaco Vincenzo Ierardi, il consigliere comunale Antonio Curcio, la componente dello staff del sindaco Marilena Curcio, il direttore del Dipartimento prevenzione dell’Asp di Crotone Domenico Tedesco, il tecnico comunale Sebastiano Rocca e l’imprenditore edile Palmo Garofalo, indagati, a vario titolo, per peculato, falsita’ ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, corruzione in atti giudiziari, soppressione, distruzione e occultamento di atti, concussione e violenza sessuale. Nicolazzi e’ accusato di concussione e violenza sessuale per la vicenda della donna e di corruzione in atti giudiziari per altro. Costanzo, con Marilena Curcio e l’aiuto di Antonio Curcio e di Garofalo Palmo, invece si sarebbero appropriati di derrate del progetto “Lotta alla poverta’” per distribuirle, a fini elettoralistici, a chi non ne aveva titolo, anche a personaggi legati al crimine organizzato. Nicolazzi, la Costanzo, Ierardi, Rocca e Tedesco, sono indagati anche per il tentativo di far togliere ad un imprenditore, un’ammenda per violazioni in materia di tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. Per questo avevano portato alcuni beni alimentari al dirigente Asp. Si reca dal sindaco del suo paese, oltre che imprenditore, per chiedere un aiuto a trovare lavoro al figlio neo-laureato ma per tutta risposte riceve avance e molestie. A portare alla luce la vicenda e’ stata l’inchiesta della Procura di Crotone che ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari per il sindaco di Petilia Policastro Amedeo Nicolazzi, provvedimento che non e’ stato eseguito in quanto si trova ricoverato in gravi condizioni in un ospedale romano per il Covid. Il fatto risale alla fine di luglio del 2018. La donna, dopo avere incontrato in precedenza il sindaco al quale aveva consegnato il curriculum del figlio, torna da Nicolazzi per chiedere UN aiuto. Il sindaco, pero’, la molesta. Tutto il dialogo, con le richieste di Nicolazzi e le risposte imbarazzate ed impaurite della donna, viene pero’ registrato dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Crotone che gia’ indagavano sul sindaco per un’altra vicenda. Oggi l’epilogo. Di entrambe le vicende. il Gip di Crotone, infatti, oltre all’ordinanza per Nicolazzi ne ha emessa un’altra, sempre ai domiciliari, per l’ex vicesindaco Francesca Costanzo e ha disposto il divieto di dimora in provincia di Crotone per l’attuale vicesindaco Vincenzo Ierardi, il consigliere comunale Antonio Curcio, la componente dello staff del sindaco Marilena Curcio, il direttore del Dipartimento prevenzione dell’Asp di Crotone Domenico Tedesco, il tecnico comunale Sebastiano Rocca e l’imprenditore edile Palmo Garofalo, indagati, a vario titolo, per peculato, falsita’ ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, corruzione in atti giudiziari, soppressione, distruzione e occultamento di atti, concussione e violenza sessuale. Nicolazzi e’ accusato di concussione e violenza sessuale per la vicenda della donna e di corruzione in atti giudiziari per altro. Costanzo, con Marilena Curcio e l’aiuto di Antonio Curcio e di Garofalo Palmo, invece si sarebbero appropriati di derrate del progetto “Lotta alla poverta’” per distribuirle, a fini elettoralistici, a chi non ne aveva titolo, anche a personaggi legati al crimine organizzato. Nicolazzi, la Costanzo, Ierardi, Rocca e Tedesco, sono indagati anche per il tentativo di far togliere ad un imprenditore, un’ammenda per violazioni in materia di tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. Per questo avevano portato alcuni beni alimentari al dirigente Asp.

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