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App per verifiche Green pass, vietato tenere Qr code

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Controlli con la App, quotidiani e a rotazione in modo da coinvolgere tutto il personale, niente contribuiti e ferie oltre allo stipendio per chi non ha il certificato verde e risulta assente, divieto per le aziende di conservare il Qr code dei dipendenti, che arrivera’ anche per chi e’ esentato per motivi di salute dal vaccino. E ancora, verifiche anticipate non oltre le 48 ore in caso si debbano organizzare turni di lavoro e possibilita’ per chi si e’ immunizzato all’estero con i vaccini autorizzati di avere la certificazione. Con l’entrata in vigore dell’obbligo del green pass in tutti i luoghi di lavoro alle porte, arrivano i Dpcm che integrano il decreto che ha introdotto l’obbligatorieta’ e definiscono le regole con le quali milioni di italiani – dipendenti pubblici, privati e autonomi – conviveranno da venerdi’. Due sono i provvedimenti adottati da palazzo Chigi e firmati dal presidente del Consiglio Mario Draghi: il primo, su proposta dei ministri della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e della Salute Roberto Speranza, riguarda le linee guida relative all’obbligo della certificazione nella pubblica amministrazione; il secondo, su proposta del ministro dell’Economia Daniele Franco, di quello dell’innovazione tecnologica Vittorio Colao e dello stesso Speranza, introduce una serie di strumenti informatici che consentiranno una verifica automatizzata del possesso delle certificazioni. Misure alle quali se ne aggiunge una terza, una circolare – anzi due – del Viminale sulla possibilita’ per le aziende portuali di offrire gratis i tamponi ai propri dipendenti. Nella prima, il capo di gabinetto del ministero, per evitare che si blocchino i porti in caso di un alto numero di dipendenti senza il green pass, “raccomanda” ai prefetti di “sollecitare” le aziende affinche’ valutino la possibilita’ di mettere a disposizione gratis i tamponi. Una formula ambigua, soprattutto su chi -nel caso- dovesse pagare i test, che ha richiesto una seconda circolare. Le aziende “potranno valutare, nella piena autonomia, ogni possibile modalita’ organizzativa ai fini dell’acquisizione del green pass da parte dei dipendenti sprovvisti”. In caso decidessero di farlo, il costo sarebbe dunque a carico loro e non dello Stato. La circolare apre comunque un caso ed infatti i sindacati ne hanno subito approfittato per chiedere l’estensione della richiesta a tutto il settore dei trasporti. Quanto alle linee guida della Pa – sulle quali c’e’ il via libera del Garante della Privacy – il Dpcm ribadisce che l’obbligo del pass (vale anche quello cartaceo) riguarda tutti i dipendenti pubblici ma anche quelli delle imprese dei servizi di pulizia, ristorazione, manutenzione e rifornimento dei distributori automatici, i consulenti, i collaboratori, i frequentatori di corsi di formazione, i corrieri, i visitatori. Esclusi invece gli utenti. Chi non ha il pass deve essere allontanato subito e ogni giorno di mancato servizio e’ considerato assenza ingiustificata (con le giornate festive e non lavorative che rientrano nel conto). Lo stipendio viene sospeso fin dal primo giorno di assenza ma “in nessun caso” si puo’ essere licenziati. Nel periodo d’assenza, inoltre, non maturano ne’ contributi ne’ ferie. E se la mancanza del dipendente dovesse comportare “un’interruzione di un servizio essenziale”? L’amministrazione, dice il Dpcm, puo’ stabilire una convenzione con altri enti oppure utilizzare la mobilita’ interna tra uffici o aree diverse. Ma come funzionano i controlli? Devono essere fatti ogni giorno, all’accesso in ufficio o anche successivamente, a tappeto o a campione in una misura non inferiore al 20% del personale in servizio e assicurando una rotazione costante. Per evitare ritardi e code all’ingresso, i datori di lavoro potranno stabilire una maggiore flessibilita’ negli orari di ingresso e d’uscita. Per le verifiche potra’ essere utilizzata la App ‘VerificaC19′ oppure i nuovi strumenti previsti dal Dpcm, che consentiranno una verifica “quotidiana e automatizzata” rilevando solo il possesso del pass e nessun alto dato del dipendente. Sara’ possibile integrare il sistema di lettura del Qr code con i tornelli o con gli apparecchi per la rilevazione della temperatura gia’ presenti nelle aziende e i software dialogheranno – con un’interazione asincrona – direttamente con la piattaforma nazionale che rilascia il green pass: attraverso ‘NoiPa’ per gli enti pubblici che aderiscono a questa piattaforma o con il portale Inps per i datori di lavoro con piu’ di 50 dipendenti, sia pubblici che privati o, infine con i sistemi informativi di gestione del personale per quelle amministrazioni pubbliche che hanno almeno mille dipendenti. Ma il Dpcm che modifica il decreto sull’obbligo del pass chiarisce anche altri due aspetti non secondari: per il datore di lavoro, pubblico e privato, c’e’ “l’esplicito divieto” di conservare i Qr code delle certificazioni ne’ e’ possibile “in alcun caso” raccogliere i dati dei dipendenti “salvo quelli strettamente necessari” all’applicazione delle sanzioni. Inoltre, sara’ possibile richiedere il pass in anticipo al dipendente in caso si devono programmare turni aziendali, ma questo anticipo dovra’ essere “strettamente necessario e comunque non superiore alle 48 ore”.

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Al Cotugno il 92% dei ricoverati sono non vaccinati

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Se abbassiamo la guardia torniamo a chiudere. Lo dice il presidente della Regione Vincenzo De Luca, preoccupato dall’aumento del número dei contagiato. “La situazione al Cotugno è stazionaria, abbiamo un numero di posti letto occupati intorno al 60%.
Si conferma il calo della tensione ma oltre il 92% delle persone ricoverate da noi sono non vaccinate: si vede chiaramente l’importanza del vaccino. C’è un calo dell’immunità nel tempo, questo avviene con molti vaccini che richiedono un richiamo. Non abbiamo avuto casi gravi di reinfezioni a soggetti con due dosi, quindi una certa copertura rimane. Ma c’è esigenza di terza dose per alcune persone. Dobbiamo evitare ricadute nell’emergenza che, come vediamo in altre parti del mondo, può avvenire. Vaccinarsi ma continuare anche a fare attenzione con mascherine e distanziamenti”.  É quanto dice Maurizio Di Mauro, direttore dell’Azienda ospedaliera dei colli di Napoli, intervenendo su Radio Crc nella trasmissione Barba & Capelli di Corrado Gabriele. Quello di Di Mauro é un osservatorio privilegiato. Dalle sue parole si comprendono due cose: la necessità di continuare la campagna di vaccinazione e la indispensabilità di continuare a tenere comportamenti prudenti nei rapporti interpersonali.

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Storia di Camilla, una studentessa 18enne che “era sana, è morta per reazione al vaccino”

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Camilla Canepa, la studentessa di 18 anni di Sestri Levante, morta nel giugno scorso all’ ospedale San Martino di Genova dopo essere stata vaccinata con Astrazeneca a un open day, “non aveva alcuna patologia pregressa e non aveva preso alcun farmaco”. La morte per trombosi “e’ ragionevolmente da riferirsi a un effetto avverso da somministrazione del vaccino anti Covid”. Le conclusioni del medico legale Luca Tajana e dell’ematologo Franco Piovella sono state consegnate ai pm che indagano sul caso. La ragazza era sana, sottolineano, e il modulo di anamnesi e’ stato compilato correttamente come la somministrazione del vaccino. Camilla era stata vaccinata il 25 maggio e si era sentita male il 3 giugno: era stata portata all’ospedale di Lavagna dove le avevano riscontrato una piastrinopenia e una fotosensibilita’. Era stata pero’ dimessa, dopo una tac senza contrasto, ed era ritornata allo stesso ospedale il 5 in condizioni disperate per una trombosi al seno cavernoso. Trasferita al policlinico San Martino di Genova era stata operata alla testa, mori’ il 10 giugno e i genitori, che avevano sempre sostenuto che la figlia non aveva patologie e non prendeva farmaci, autorizzarono l’espianto degli organi. “Al primo ricovero – scrivono i medici – era gia’ in atto la reazione al vaccino e poteva essere interpretata come tale ma in quel contesto e in quella fase storica ancora se ne parlava poco e non era cosi’ di facile intuibilita’ una correlazione”. “La vicenda merita un approfondimento -sottolinea l’avvocato Angelo Paone che assiste la famiglia -. Si e’ finalmente chiarito che la ragazza non aveva patologie e non prendeva medicinali. Ci riserviamo ogni approfondimento con il nostro consulente. Possiamo osservare pero’ sin d’ora che in realta’ le problematiche delle controindicazioni su quella fascia di eta’ erano state gia’ evidenziane nel verbale numero 17 del comitato tecnico scientifico che diceva come fosse sconsigliato per le persone sotto i 60 anni. Anche per quel che riguarda Lavagna bisogna dire che Camilla il 3 e’ stata dimessa con le piastrine che continuavano a scendere, forse si poteva agire diversamente”. A Genova era morta in primavera Francesca Tuscano, insegnante di 32 anni stroncata anche lei da una trombosi. Dei casi si e’ occupata anche Eurojust che ha organizzato una riunione tra le varie procure italiane ed europee che hanno avuto casi di decessi sospetti. Nei prossimi giorni il pool Sanita’ e Lavoro della procura genovese si riunira’ per capire come proseguire le indagini e se, dopo i primi decessi della primavera, il consenso informato avrebbe dovuto essere modificato inserendo i rischi trombosi per le donne sotto i 60 anni.

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Contagi su in 7 Regioni, più casi a Trieste

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In sette regioni, anche se lievemente, tornano ad aumentare i contagi da Covid e negli ultimi sette giorni il calo – che prosegue da ormai sette settimane – rallenta (-1,9%) di fronte al boom di tamponi in questi giorni: sono quasi il 50% in piu’. Anche se i dati emersi dal monitoraggio della Fondazione Gimbe non destano allarme, ora si guarda con cautela alle prossime settimane, visto l’aumento dei nuovi positivi che si registra in Liguria (+14), Umbria (+19) Friuli Venezia Giulia (+114), Campania (+120), Lombardia (+129), Piemonte (+131), Lazio (+156). Tra le citta’ che hanno in proporzione i numeri piu’ alti c’e’ Trieste, diventata in questi giorni il punto di riferimento delle proteste dei No pass e delle contestazioni alle misure anti-Covid. A spiegare il fenomeno e’ il vicepresidente della Regione, Riccardo Riccardi: “la crescita dell’incidenza dei casi” di Covid in Friuli Venezia Giulia – dice – “e’ collegata in prevalenza all’aumento dei casi registrato a Trieste dovuto anche alla piu’ bassa percentuale di vaccinati rispetto alla media regionale”. Laddove scarseggiano i vaccinati, aumentano i tamponi. In generale – dopo l’estensione del certificato verde ai luoghi di lavoro – il numero dei test rapidi ha registrato una netta impennata e nell’ultima settimana ne sono stati effettuati 2.151.081 con un aumento, rispetto alla precedente, del 78,5%. Secondo la stima di Gimbe, ogni persona non vaccinata puo’ quindi arrivare a sottoporsi a tre tamponi a settimana. Cresce anche il numero di certificazioni di malattia presentati dai lavoratori nei primi giorni di obbligo del lasciapassare. Gli ultimi dati sono quelli della Toscana, dove – in linea con le cifre nazionali, l’incremento percentuale e’ stato piu’ marcato venerdi’ 15 ottobre (+21,2%, con 5.717 certificazioni), tendendo poi a ridursi lunedi’ 18 ottobre e martedi’ 19 ottobre. Secondo l’Inps, il maggior numero di certificazioni si e’ avuto nel settore privato, ma l’incremento percentuale piu’ marcato si e’ avuto nel settore pubblico. Ma la spinta alle immunizzazioni, seppure fisiologicamente rallentata, prosegue facendo calare il numero degli ‘scettici’: in sette giorni sono state vaccinate 407.404 nuove persone, pari al +4,7%. Con oltre dieci milioni di dosi nei magazzini dei centri delle regioni, il Governo punta ora a dare lo sprint anche alle terze dosi: dal 16 settembre – data dell’inizio delle inoculazioni del booster a specifiche categorie – ne sono state somministrate solo 700.623, con un tasso di copertura del 9,3% rispetto a una quota di 7,6 milioni di persone di vaccinabili previsti dalla circolare ministeriale del 27 settembre scorso, ovvero immunocompromessi, over 80, ospiti e personale delle Rsa, operatori sanitari over 60 o vulnerabili. Notevoli, inoltre, sono le differenze regionali: si passa dal 28,1% del Molise all’1,2% della Valle D’Aosta. Dopo la circolare del Commissario per l’Emergenza, Francesco Figliuolo, alle Regioni, che sottolineava l’opportunita’ di un ricorso sempre piu’ sistematico a medicina del territorio e farmacie”, l’iniezione della terza dose potrebbe essere seguita dalla somministrazione del siero anti influenzale, che ora grazie ad un accordo potra’ essere somministrato in farmacia grazie alla sigla di un protocollo. In generale, i numeri dell’ultimo bollettino registrano rispetto ai precedenti una solo significativo cambiamento: le persone attualmente positive al Covid tornano a salire dopo circa 3 settimane, registrando l’aumento di 82 unita’ nelle ultime 24 ore. Sono invece 3.794 i nuovi contagi e 36 le vittime mentre il tasso di positivita’ resta basso allo 0,6% (su 574.671 tamponi effettuati). Stabili terapie intensive (356 in tutto) e ricoveri ordinari (2.439). I numeri riflettono sostanzialmente la mappa aggiornata sull’incidenza del Covid in Europa, curata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, dove anche l’Emilia-Romagna, il Lazio, la Valle d’Aosta e la Basilicata si aggiungono alle regioni italiane che passano in verde. In tutto sono 12 le regioni italiane ‘verdi’ a basso rischio contagio, oltre alla provincia autonoma di Trento. Rispetto alla scorsa settimana, passa invece da verde a giallo il Friuli, raggiungendo nella fascia di rischio moderato (tra 75 e 200 casi ogni 100mila abitanti) la provincia autonoma di Bolzano, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Calabria e Sicilia.

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