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Cultura

Ápeiron, la possente onda fotografica di Dimitra Dede, ci avvolge alla galleria Spot Home Gallery

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Si entra in un’onda e ci si lascia trasportare, roteando, inabissandosi, emergendo, trattenendo il respiro per poi inspirare continuando a volteggiare sospinti dall’onda che sempre di più ci avvolge e ci accompagna nella visione di queste foto che ci soffermiamo a decifrare, a tentare di capire, a decodificare e che all’improvviso si svelano con i corpi e parti di essi che ben conosciamo, e allora ci si tranquillizza, per poi riprendere a bordeggiare sull’onda  cercando di interpretare un particolare che non si svela subito. Un ghiacciaio? Una roccia? Un albero? Un corpo?  Oppure Nuvole? Come afferma Christian Caujolle: questi elementi sono “Pretesti per formare immagini, per provocarle, per generarle e Dimitra Dede le tratta come materia prima che lei lavora, graffia, trasforma, muta e stravolge per raggiungere un mondo che esiste solo nell’immagine, un mondo fluttuante ancorato ad un reale già dissolto.” Non si può che essere d’accordo con queste parole, Dimitra Dede, fotografa/artista, in mostra da Giovedì 28 ottobre 2021 alla Spot home gallery in Via Toledo 66 a Napoli con la sua mostra Ápeiron, ci fa trasportare dall’onda che lei genera con le sue foto che  sembrano affiorare da un altrove indefinito, nel tempo e nello spazio, e dissolversi davanti ai nostri occhi. Sono intime e al contempo universali perché evocano interrogativi profondi sul senso della vita, sull’effimero, sulla morte. Ápeiron (dal greco antico à, assenza e peras, confine) inteso come il principio, infinito ed eterno, da dove tutte le cose hanno origine e ove si dissolvono, è un concetto intorno al quale ruota l’intera produzione artistica di Dimitra Dede, ben riflesso nella frase dello scrittore greco Nikos Kazantzakis: “Veniamo da un abisso oscuro; ritorniamo in un abisso oscuro. Lo spazio luminoso che intercorre tra di loro lo chiamiamo vita”. La mostra racchiude immagini della sua prima monografia Mayflies, largamente apprezzata dalla critica, e altre opere inedite, tra le quali la serie Dragon House, racconto poetico di un impervio cammino verso “casa”, in un luogo arcaico, denso di miti e di ricordi da custodire e tramandare. Di una espressività potente, le opere di Dimitra, affondano le radici nella iconografia classica, nella pittura del XIX secolo, nella fotografia contemporanea, spaziano dai classici alle immagini futuribili in un continuo susseguirsi e rincorrersi, frutto di una vivacità intellettuale che l’autrice trasmette immediatamente mentre ci parla di lei, della sua vita. La sua opera è determinata anche dal violento e tormentato processo creativo di manipolazione e alterazione delle immagini. L’artista attacca i negativi con bruciature chimiche, cera, fuoco, solarizzazione, vernice, usa tutto ciò che può per imprimervi i segni delle sue sofferenze In un processo di trasmutazione della materia che diviene un percorso catartico che consente all’artista di elaborare il dolore e di raggiungere l’armonia ricomponendo i pezzi frammentati della sua esistenza di donna, figlia e madre.

La mostra, nata da un’idea di Cristina Ferraiuolo che ne ha curato la realizzazione insieme a Michael Ackerman, presenta 63 opere ed è visitabile da: SPOT HOME GALLERY di Cristina Ferraiuolo dal 28 ottobre 2021 al 28 gennaio 2022. Opening 28 ottobre 2021  dalle ore 12 alle ore 20. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA sul sito www.spothomegallery.com

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Cronache

“Uccisa dai clan, ma non è vittima mafia”

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Per i giudici Lia Pipitone, la figlia ribelle di un boss di Palermo uccisa a 25 anni nel 1983, è vittima della mafia. Per il ministero dell’Interno, invece, no. Alessio Cordaro, il figlio di Lia, continua la sua battaglia con il libro “Se muoio sopravvivimi” che l’editore Zolfo ripubblica in una versione aggiornata: dieci anni fa, il racconto-inchiesta scritto insieme al giornalista Salvo Palazzolo fece riaprire l’inchiesta giudiziaria, che era stata archiviata subito dopo il delitto avvenuto al culmine di una falsa rapina. Domani saranno passati 39 anni e di recente la Cassazione ha confermato le condanne a 30 anni per due boss di Cosa nostra, Antonino Madonia e Vincenzo Galatolo: sono loro che ordinarono la morte della giovane con il consenso del padre. “Lia era nata per la liberta’. Ed e’ morta per la sua liberta’”, ha detto il pentito Francesco Di Carlo. “Fu omicidio per onore – ha spiegato un altro ex autorevole mafioso, Rosario Naimo – si sapeva che la figlia del signor Pipitone tradiva il marito”. In realta’, era una voce che girava nel quartiere, all’epoca era inconcepibile che un uomo e una donna potessero essere solo amici. Il giorno dopo il delitto di Lia, il suo amico venne “suicidato” dal balcone di casa e costretto a scrivere una lettera: “Mi uccido per amore”.

Nella nuova edizione del libro “Se muoio sopravvivimi – Lia Pipitone, uccisa dalla mafia perche’ si ribello’ al padre boss”, Alessio Cordaro e Salvo Palazzolo tornano a ripercorrere la storia della giovane, che riusci’ a fuggire da Palermo con il fidanzato per sfuggire al padre-padrone: mafiosi autorevoli si mobilitarono per ritrovare i due ragazzi, e il compagno di Lia fu anche portato davanti a un tribunale di mafia. Ma lei non si arrese. “Mia madre continua ad essere una vittima di serie B – dice Alessio Cordaro – Nonostante i giudici abbiamo scritto parole chiarissime”. Per il ministero dell’Interno, Lia Pipitone non ha i “requisiti soggettivi” per essere riconosciuta vittima di mafia. “Per trent’anni, lo Stato ha archiviato il caso come una rapina finita male: – dice il giornalista Salvo Palazzolo – una messinscena che non insospetti’ la polizia. E oggi viene da pensare male: le ultime indagini sull’omicidio dell’agente Agostino raccontano che il clan dell’Acquasanta teneva rapporti con ambienti deviati delle forze dell’ordine e dei servizi segreti, in quel quartiere i Galatolo custodivano la base operativa da dove partivano i sicari di Riina per gli omicidi eccellenti”. In quel quartiere Lia voleva vivere la sua vita. “Al figlio di Lia Pipitone e’ stato anche detto che la richiesta di risarcimento e’ arrivata fuori termine. Parole davvero paradossali – prosegue Palazzolo – lo Stato ci ha messo trent’anni per dire che era un omicidio di mafia, e solo perche’ un figlio ha iniziato a cercare la verita’ sulla morte di sua madre”.

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Cultura

Mostre: il ‘Respiro’ di Bagnoli in forma multidisciplinare

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Raccontare, attraverso linguaggi espressivi multidisciplinari, lo ‘spasmo’ di un territorio, le implicazioni invisibili di un lungo processo incompiuto, le forme inaspettate di una trasformazione in divenire. E’ questo la mostra ‘Respiro – Aritmia di un territorio’ di Paolo Cappelli. Paola Margherita. Marcello Anselmo a cura di Marco Izzolino (15 settembre – 15 ottobre) in programma nella Fondazione IDIS – Citta’ della Scienza a NAPOLI (Spazio Galilei), un progetto espositivo che interessa lo spazio geografico dell”area dell’ex Italsider di Bagnoli, rimasto immobile – sottolineano gli organizzatori – “dopo decenni di convivenza con la nocivita’, di mediazione tra il territorio e i suoi abitanti, di prevalenza dell’uomo sulla natura, di indecisione quasi salvifica di intraprendere un percorso di trasformazione”. Il respiro, si evidenzia, “e’ quel gesto istintivo che permette ad ogni natura di manifestarsi, sopravvivere, darsi una forma, ed e’ proprio partendo da questo assunto che prende vita il progetto, soffermandosi su una narrazione che renda protagonista non solo lo spazio inteso come luogo fisico ma la sua accezione di luogo generatore di emozioni nella lettura della sua aritmia, da intendersi come incertezza durante la quale e’ possibile cogliere attimi di legittima interruzione della ragione, di prevalenza della natura sull’intenzione”. Nella storia di NAPOLI, in seguito alla dismissione della fabbrica, l’area di Bagnoli e’ infatti da sempre stata oggetto di riflessioni, di progettazione infinita, contemporaneamente lo scorrere degli anni ha segnato la sua percezione, nell’immaginario collettivo, di un territorio senza tempo, caratterizzato da sopravvivenza e sperimentazione”. Le fotografie di Paolo Cappelli, le sculture di Paola Margherita e il documentario e paesaggio sonoro di Marcello Anselmo traducono in maniera essenziale questo processo affidando allo scorrere della vita e alla trasformazione, il ruolo di fil rouge nella realizzazione delle loro opere.

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Cultura

Campiello, trionfa Bernardo Zannoni con 101 voti: prima opera, ed ho fatto un casino

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Con il suo primo romanzo, ‘I miei stupidi intenti’ (Sellerio), 101 voti, in cui la faina orfana Archy riesce a guadagnare la coscienza, il giovane Bernardo Zannoni ha trionfato a sorpresa al Premio Campiello 2022. “E’ la mia prima opera pubblicata e ha gia’ fatto un casino. Non me lo aspettavo, non mi sono nemmeno preparato un discorso. Grazie a chi ha creduto in me, vengo dal nulla, ho girato l’angolo giusto ieri” ha commentato a caldo Zannoni, 27 anni, di Sarzana, sul palco del Teatro La Fenice. “La coscienza e’ una dannazione, un vantaggio, ma bisogna salvare il salvabile prima di scomparire. Ho cominciato il libro a 21 anni. Volevo fare un romanzo su una volpe, le faine sono un po’ come le volpi, ma meno conosciute e cosi’ ho pensato: ‘perche’ non una faina? E’ piu’ originale, meno scontata” ha raccontato lo scrittore. Ha vinto “un ragazzo di 27 anni che ha cominciato a scrivere a 21 anni un libro che parla di un animale in un Paese che si sa non e’ un Paese per giovani” ha commentato il presidente della Giuria dei Letterati Walter Veltroni. “Il Campiello e la letteratura sono la saga della liberta’ di essere se stessi, di avere le proprie convinzioni politiche” ha spiegato Veltroni nell’edizione in cui si sono festeggiati i 60 anni del Campiello. E per l’occasione e’ arrivato ‘Il Campiello dei Campielli’ che ha visto libro prescelto ‘La Tregua’ di Primo Levi, vincitore della prima edizione nel 1963, “per l’importante testimonianza civile e per la straordinaria qualita’ letteraria dei suoi testi”. Levi, che vinse anche nel 1982 con ‘Se non ora quando’, e’ l’autore “in cui c’e’ lo spirito del racconto del Campiello che e’ la liberta’” ha affermato Veltroni e in collegamento video e’ stata emozionante la testimonianza della senatrice Liliana Segre. “Io ho sempre detto le stesse parole di Levi: ‘non dimentico nulla, cerco di ricordarmi i volti, le parole, i colori. Non perdono perche’ non posso perdonare un delitto simile. Ma se avessi odiato sarei diventata come i miei aguzzini, ma io sono diversa da loro, scelgo l’amore”. Al secondo posto “La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini” (Einaudi) di Antonio Pascale, 54 voti, in cui lo scrittore si affida alle piante e dedica ogni capitolo a un albero per raccontare il desiderio di vivere e amare, la forza, la compassione. Al terzo Elena Stancanelli con ‘Il tuffatore” (La nave di Teseo), 46 voti, in cui racconta la parabola di Raul Gardini che diventa il simbolo di una generazione scomparsa. Al quarto Fabio Baca’ con ‘Nova (Adelphi), 43 voti e al quinto Daniela Ranieri con “Stradario aggiornato di tutti i miei baci” (Ponte alle Grazie), 31 voti. Le preferenze arrivate dalla Giuria Popolare di Trecento Lettori Anonimi sono state 270. La serata finale, tornata nella sede storica del Gran Teatro La Fenice che aveva lasciato a causa della pandemia, spostandosi nel 2020 in piazza San Marco e nel 2021 all’Arsenale, condotta da Francesca Fialdini, ha visto la partecipazione di circa 1000 invitati con tra gli ospiti istituzionali il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Inca’ e il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. Trasmessa in diretta televisiva su Rai 5 (al canale 23 della tv) e in streaming dalla piattaforma di Rai Play, la cerimonia ha visto Lodo Guenzi, musicista de Lo Stato Sociale e attore Premio Biraghi 2021, scegliere con grande empatia una parola, “Porta”, per i 60 anni del premio e per ogni libro. Per Antonio Pascale “Ramo”, per Fabio Baca’ “Rabbia”, per Elena Stancanelli “Paura”, per Daniela Ranieri “Segmento” e per Bernardo Zannoni “Inchiostro”. Diodato ha cantato sei canzoni tra cui ‘Lugano addio’ di Ivan Graziani e ‘L’isola che non c’e”’ di Edoardo Bennato. Nel corso della serata sono stati consegnati il Premio Fondazione Il Campiello alla Carriera a Corrado Stajano, 91 anni, che ha svelato in diretta che il suo libro piu’ amato e’ ‘Il sovversivo’, la storia di un ragazzo anarchico ammazzato sul lungarno di Pisa. Il Campiello Giovani 2022 ad Alberto Bartolo Varsalona per ‘La Spartenza’ e il Premio Campiello Opera Prima a Francesca Valente con ‘Altro nulla da segnalare’ (Einaudi). (

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