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Antonello Venditti: «Io, la notte prima degli esami, l’amore, Roma e i miei demoni»

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C’è un brano che più di ogni altro ha segnato la memoria collettiva degli italiani, attraversando generazioni, cuori adolescenti, speranze e ansie condivise: “Notte prima degli esami”. Quella notte che Antonello Venditti ha scritto «tutta d’un botto» al pianoforte, tornando a Roma dopo un esilio interiore, e che dal 17 giugno tornerà a cantare in tour, partendo dalle Terme di Caracalla.

In una lunga intervista al Corriere della Sera, il cantautore romano, oggi 75enne, si racconta come forse mai prima: intimo, vulnerabile, nostalgico e lucido. Dalla depressione post-divorzio al pensiero del suicidio, dall’infanzia segnata dal bullismo alla sua Roma amata e tormentata, Venditti compone un’autobiografia in voce.

La notte che cambiò tutto

«Quella canzone mi è arrivata tutta d’un colpo», confessa. Era tornato a Roma dopo la separazione da Simona Izzo e un periodo di depressione trascorso in Brianza, «in esilio». Lucio Dalla lo riportò indietro, lo spronò a ripartire: in quell’urgenza creativa nacquero “Ci vorrebbe un amico”, “Grazie Roma” e appunto “Notte prima degli esami”.

E dietro la canzone? Ricordi veri: l’ansia dell’orale, la matematica «che non sarà mai il mio mestiere» e un viaggio notturno a Firenze con il prof di ripetizioni, tra studio e probabili sbornie.

I fantasmi dell’adolescenza

«Fino ai 16 anni non ho vissuto», dice. Obeso, bullizzato anche in casa da una madre severa e anaffettiva, professoressa di latino e greco, che lo definiva «grasso come un maiale». Poi un incidente, il ricovero e 30 chili in meno in due mesi: «Un altro Antonello».

Ma le ferite restano. Anche oggi, con i social: «Il caso della disabile è stato un fake. Un montaggio mi ha diffamato. Ora c’è una denuncia in corso. Il paradosso? Gente che mi chiede se i disabili possono venire ai miei concerti».

L’amore, ieri e oggi

«Claudia», la ragazza della canzone, esisteva. Era la sua prima fidanzata: «Perdemmo insieme la verginità». Non l’ha più rivista. Oggi, l’amore è Anna, una donna molto più giovane: «Il nostro è un amore fondato sulla stima. Quando ero giovane pensavo che la stima fosse l’anticamera della fine. Oggi so che è l’inizio».

De Gregori, Rino, Battisti e l’altra Roma

De Gregori? «Un fratello siamese, siamo gemelli allattati dalla stessa lupa». Rino Gaetano? «Sottovalutato. Voleva farsi accettare da me e da Francesco, forse troppo». Battisti? «Non lo consideravamo molto. Non scriveva i testi. Mogol era quello con le braccia tese». De André? «Preferiva De Gregori a me».

E poi c’è Roma, sempre. «L’ho cantata cinque volte di fila dopo la finale persa contro il Liverpool. Era un canto di consolazione collettiva». Ma anche Roma dell’eroina, di “Lilly”, e quella delle bombe: «Piazza Fontana me la ricordo come fosse ora».

Venditti tra musica e politica

Apprezza Meloni per la tenacia e la conoscenza dell’inglese, critica Schlein per «un problema di comunicazione». Non si definisce più di sinistra: «Sono un anarchico ormai. Ma certo non di destra».

E sul futuro della musica è disincantato: «I ragazzi di oggi sono tutti a scadenza. Hanno dentro la morte artistica, come i Maneskin. La musica dovrebbe essere tutelata in Costituzione».

Il bilancio di una vita

«Il mio ego cala con l’età. Non voglio mausolei. Mi basta cantare ancora». Non vuole un biopic, né un monumento. Gli basta un pianoforte e la sua voce. E forse, ogni tanto, un pensiero a quella prima notte degli esami, che non ha mai smesso di suonare per tutti.

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Affari Tuoi, Damiano dal Trentino Alto Adige accetta l’offerta: a casa 29mila euro

Ad Affari Tuoi Damiano gioca con la figlia Sophie. Finale al cardiopalma: accetta 25mila euro più il jackpot iniziale.

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Ad Affari Tuoi è di scena Damiano, in rappresentanza del Trentino Alto Adige. Alla conduzione c’è come sempre Stefano De Martino. Assente ormai da giorni Herbert Ballerina, rimpiazzato ironicamente da un cartonato, mentre sul palco arriva una ballerina che si rivela una sorpresa apprezzata dal pubblico.

Damiano gioca affiancato dalla figlia Sophie e la partita entra subito nel vivo.

Jackpot iniziale e pacchi pesanti

Al terzo tiro padre e figlia pescano il pacco di Gennarino, il jackpot da 4mila euro. Subito dopo, però, esce il pacco da 300mila euro, che complica la partita.

A sei pacchi dalla fine, Damiano ha davanti a sé due pacchi blu da 209 e 200 euro e quattro pacchi rossi: 100mila, 50mila, 10mila euro e il temuto pacco nero.

Il finale al cardiopalma

La tensione sale quando viene eliminato il pacco da 100mila euro. A tre pacchi dalla fine restano il pacco nero, quello da 10mila e quello da 50mila euro. L’uscita del pacco da 10mila lascia Damiano davanti a un bivio: pacco nero o 50mila euro, con la possibilità che nel nero si nasconda una cifra molto più alta.

Il “dottore” offre 25mila euro. Dopo qualche istante di riflessione, Damiano accetta l’offerta.

La scelta finale

La partita si chiude con un risultato complessivo di 29mila euro: 25mila dall’offerta finale più i 4mila euro del jackpot iniziale di Gennarino. Un epilogo prudente ma vincente, che chiude una puntata ricca di tensione e colpi di scena.

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Spettacoli

Whoopi Goldberg a Un posto al sole: “Napoli mi ha abbracciata, è stata una bella vacanza”

Whoopi Goldberg debutta a Un posto al sole: l’attrice racconta l’esperienza a Napoli, l’amore per l’Italia e il ritorno possibile in base agli ascolti.

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Tornerò. E spero anche per lavoro. Però aspetto i dati d’ascolto degli episodi che mi riguardano”. Così Whoopi Goldberg commenta la sua partecipazione a Un posto al sole, in onda da stasera su Rai Tre. Per circa due mesi, l’attrice premio Oscar ha interpretato Eleanor Price, imprenditrice esuberante arrivata a Napoli per commissionare uno yacht ai Cantieri Palladini Flegrei, con un motivo personale più riservato.

Un set che sorprende

Goldberg racconta di essere rimasta colpita dall’organizzazione del set Rai Napoli e dalla professionalità degli attori: ritmi serrati, memoria di più scene contemporaneamente, nessuna attesa. “Una macchina perfetta”, dice, che le ha lasciato anche il tempo di vivere la città “da turista”.

Napoli come New York (e oltre)

Accoglienza calorosa, vicoli, Pompei e un colpo di fulmine: il Duomo di Napoli. “Una visione indelebile”, confessa, sottolineando una Chiesa “vicina alla gente”. A San Gregorio Armeno è arrivata sotto la pioggia; sul presepe non ha trovato la sua statuetta, ma l’ironia non è mancata.

Donne, lavoro e speranza

Sul personaggio: “Nella fiction sono il boss”. Nella realtà, però, le donne affrontano ancora troppe sfide, “a New York come a Napoli”. A 70 anni, Goldberg rivendica una pausa dalla politica e dal “mondo che corre troppo”, senza rinunciare alla speranza: “È vita, equilibrio nelle difficoltà”.

Italia, cinema e memoria

L’amore per l’Italia nasce dal cinema: De Sica, Fellini, Sophia Loren. “Gli italiani ovunque lasciano qualcosa di sé”. Tra i ricordi più intensi, Patrick Swayze e Ghost, che le valse l’Oscar, e l’assenza di amici come Robin Williams.

Un bilancio

“Non sono un’icona, sono una persona popolare”, conclude. Napoli, dice, le ha restituito la passione per il mestiere. Se tornerà, lo diranno gli ascolti. Intanto, l’abbraccio della città resta.

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Renzo Arbore racconta la sua Napoli al Trianon Viviani: tre ore tra memoria, musica ed emozioni

Teatro Trianon Viviani sold out per l’incontro tra Renzo Arbore e Marisa Laurito: un viaggio nella Napoli della musica, degli artisti e dei ricordi, tra aneddoti ed emozioni.

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È stato un itinerario lungo oltre tre ore nella Napoli più intima e culturale quello vissuto al Teatro Trianon Viviani, sold out da giorni, per le “quattro chiacchiere” tra Renzo Arbore e Marisa Laurito (foto archivio Imagoeconomica). Un racconto che ha intrecciato musica, vita, amicizie e luoghi simbolo di una città che Arbore fece sua fin dagli anni giovanili, quando arrivò da Foggia per studiare Giurisprudenza.

Musica, artisti e vita vissuta

Nel racconto sono emerse l’esperienza con l’Orchestra Italiana, le tournée internazionali, le famiglie artistiche e quell’energia delle strade partenopee che lo stregò fin da subito. Aneddoti e ricordi si sono alternati alle emozioni: da Luciano De Crescenzo a Roberto Murolo, fino a Mariangela Melato, con le trasferte a Capri e la vita condivisa con artisti e amici.

Ironia e cucina all’ombra del Vesuvio

Non sono mancati momenti esilaranti, tra scherzi memorabili e richiami irresistibili alla cucina napoletana: discussioni su come si prepara un buon gateau di patate, racconti di visite dal sarto e burle a Murolo, “che credeva a tutto”. Episodi che hanno restituito al pubblico un Arbore ironico e affettuoso, profondamente legato alla quotidianità della città.

Un evento tra palco, memoria e televisione

L’incontro, promosso dal Teatro Trianon Viviani diretto da Laurito e dalla Fondazione Campania dei Festival, diventerà anche uno speciale televisivo per la Rai ed è stato prodotto da FILMTPRO. Spunto narrativo il libro-intervista Mettetevi comodi, scritto dal giornalista Andrea Scarpa, che ha dato il via a un racconto intimo e brillante.

Napoli, un filo che unisce generazioni

Sul palco e nei filmati sono riemersi i volti e le voci di Pino Daniele, Massimo Troisi, Renato Carosone, Totò, Sergio Bruni. Un filo unico che ha legato musica, teatro, televisione e calcio, fino al ricordo dello spettacolo per il primo scudetto del Napoli, accolto in sala da un spontaneo “Forza Napoli”.

L’energia delle emozioni

Arbore, accompagnato sul palco da un’amica e complice come Laurito, ha raccontato anche con il linguaggio del corpo che gli anni contano poco quando restano vive curiosità ed emozioni. La standing ovation finale ha suggellato il ritratto di un artista capace di innovare linguaggi, valorizzare la tradizione e portare Napoli nel mondo con eleganza, ironia e profondità.

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