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Annunci e show sui social network ai tempi dell’emergenza, l’altra faccia di De Luca: ci spiega tutto Valeria Ciarambino

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Con una nota inviata lo scorso 15 aprile, il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha invitato le forze politiche, sociali ed imprenditoriali del territorio ad avanzare proposte sintetiche e suggerimenti operativi in vista della ripresa delle attività economiche, con l’imminente ingresso nella fase 2. Valeria Ciarambino (nella foto in evidenza), consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, ha analizzato con Juorno la gestione di De Luca dell’emergenza Covid-19 in Campania ed ha fatto luce sulle proposte del Movimento 5 Stelle per la tanto attesa fase 2 dell’emergenza. La Ciarambino usa toni pacati, riflette prima di rispondere alle domande, fa ragionamenti, spiega, produce atti e dati a supporto di quel che sostiene. Insomma è una politica sui generis, diremmo.

Ciarambino, proviamo ad analizzare la gestione dell’emergenza da parte di De Luca. Ha condiviso il pugno duro del governatore per contenere i contagi?

C’è da fare una premessa. La gestione dell’emergenza attiene a tre diversi livelli: sociale, sanitario, economico. Le misure di contenimento sociale, che condivido in pieno, erano l’unica soluzione efficace; hanno funzionato grazie alla sinergia fra istituzioni e cittadini. Il merito è in buona parte dei cittadini che hanno compreso la finalità di tali limitazioni. La Regione si è allineata alle indicazioni provenienti dal Governo e dalla comunità scientifica. Il fare da sceriffo del presidente lo contraddistingue da sempre e in questo ruolo s’è trovato benissimo. De Luca viene a conoscenza dei provvedimenti che il Governo intende adottare in anticipo rispetto a quando diventano pubblici; da abile comunicatore, gioca d’anticipo e assume quegli stessi provvedimenti prima del Governo centrale, facendo sembrare che sia il Governo ad inseguire lui. Le misure in Campania sono state particolarmente restrittive e i toni con cui sono state comunicate sono stati alquanto severi, proprio perché De Luca conosce benissimo le condizioni di partenza del sistema sanitario regionale.

Veniamo dunque alla gestione sanitaria dell’emergenza. A lasciare perplessi è in primis il numero esiguo di tamponi effettuati, nonché i sistematici ritardi nell’effettuazione e nella comunicazione dei risultati. Ci racconta che cos’è successo?

Sì, siamo ultimi in Italia per numero di tamponi in relazione al numero degli abitanti, ma non solo. Fra richiesta ed effettuazione del tampone arrivano a passare anche venti giorni; significa che la fotografia che abbiamo dello stato dei contagi in Campania è vecchia di venti giorni. Il primo errore madornale è stato quello di affidare l’effettuazione dei tamponi al 118, un modello che non esiste in nessuna parte d’Italia. Il 118 è già normalmente sotto stress e spesso non rispetta i tempi medi di intervento. Al carico di lavoro ordinario si è aggiunto quello legato all’emergenza Covid-19. Il 118 si occupa sia del trasferimento dei contagiati che necessitano di ricovero, sia dell’effettuazione dei tamponi. Grazie all’intervento del Governo con il Cura Italia, sono state attivate le Usca (unità speciali di continuità assistenziale), che hanno almeno in parte alleggerito il carico di lavoro del 118; anche se in Campania ne servirebbero 120 (una ogni 50mila abitanti), ma ne sono state attivate appena 7. Per settimane il Cotugno è stato l’unico laboratorio impiegato; oggi siamo ad 8-9, un numero ancora molto basso. Perché non sono stati reclutati da subito i laboratori pubblici presenti in molti ospedali? A questa domanda non avremo mai risposta.

Il presidente della Regione Campania. Vincenzo De Luca

Altra questione importante: ospedali e posti letto in terapia intensiva. De Luca ha optato per la realizzazione di tre ospedali da campo. È una scelta che condivide?

All’inizio del contagio in Campania disponevamo di 335 posti letto effettivamente attivi. Quelli necessari in condizioni normali, secondo il piano ospedaliero rispondente ai dettami del Dm 70, sono 620, quasi il doppio. A due mesi dallo scoppio dell’epidemia quel numero è cresciuto di un centinaio di unità; siamo dunque ancora ben al di sotto dei posti che ci servono in condizioni ordinarie. Noi abbiamo proposto che il secondo Policlinico di Napoli, che non ha il pronto soccorso e dispone di circa 1000 posti letto, venisse utilizzato come ospedale Covid. Invece s’è deciso di spendere fra i 12 e i 15 milioni di euro per dei prefabbricati che verranno attivati quando il picco sarà già passato. A Caserta peraltro si è dovuto espropriare il suolo dove sorgerà l’ospedale. Non abbiamo tempi certi. In Campania è mancata una strategia sanitaria.

Quali provvedimenti economici sono stati adottati durante questa fase emergenziale?

C’è un piano economico-sociale che per ora è poco più di un annuncio. Sono stati istituiti due bandi, uno per lavoratori autonomi, l’altro per le microimprese, rispetto a cui abbiamo chiesto dei correttivi. Dal bonus per professionisti e lavoratori autonomi di 1000 euro sono esclusi guide turistiche e lavoratori dello spettacolo. Per quel che riguarda le microimprese, possono accedere al contributo di 2000 euro solo quelle che hanno sospeso le proprie attività ai sensi dei DPCM dell’11 marzo e del 22 marzo 2020. In questo modo vengono lasciate fuori realtà imprenditoriali che hanno subito una fortissima contrazione dei ricavi, fino al 40% del volume d’affari. Inoltre, bisogna avere un fatturato inferiore al tetto massimo di 100mila euro. Ci sembra un requisito un po’ troppo stringente: abbiamo appurato che il fatturato medio delle microimprese, stando ai dati Istat, si aggira intorno ai 200mila euro.

Con un comunicato De Luca ha chiesto alle forze politiche, sociali ed imprenditoriali di far pervenire alla Regione le proposte sintetiche per la fase 2. Quali proposte presenterete come Movimento 5 Stelle?

Alcune proposte le presentammo già al momento della redazione del piano economico-sociale, anche in quel caso su richiesta di De Luca. Alcune furono prese in considerazione, come quella per l’istituzione di un osservatorio sull’innalzamento dei prezzi, o il bonus per gli affitti alle famiglie. Altre no e le riproporremo. Ecco le nostre proposte per la fase 2. Anzitutto, taglio degli stipendi dei politici regionali e istituzione di un fondo per la povertà. Uno dei punti critici nella fase 2 sarà il trasporto pubblico; per questo proponiamo l’implementazione della mobilità sostenibile, con incentivi per l’uso della bicicletta e la realizzazione di piste ciclabili. Un altro tema è la sanificazione degli ambienti di lavoro da parte dei privati; sarebbe molto utile un contributo regionale per le imprese che sosterranno questi costi. De Luca intende poi rendere obbligatorio l’uso delle mascherine, lo trovo corretto; ma devono essere fornite gratuitamente dalla Regione. Altrimenti si costringono le famiglie a sobbarcarsi un altro costo in un momento già critico. Ancora, proponiamo incentivi per le imprese che decidono di riconvertire la propria produzione in dispositivi di protezione individuale. Infine puntiamo ad una defiscalizzazione per i tributi regionali per le piccole e medie imprese campane. C’è poi un’altra battaglia che, se sarà necessario, porteremo avanti. 

Quale?

La battaglia per le spiagge libere. A tal proposito non ci sono state ancora dichiarazioni ufficiali, ma ho letto delle indiscrezioni di stampa che mi preoccupano. Se si sceglierà di utilizzare l’emergenza per privare i cittadini delle spiagge libere ed imporre di pagare per accedere ai lidi privati, ci opporremo con forza. Ovviamente, sempre che le condizioni sanitarie ci consentano di andare a mare.

E dal punto di vista sanitario?

Intendiamo ripristinare l’osservatorio epidemiologico regionale che è stato smantellato. E riteniamo si debba assumere personale sanitario a tempo indeterminato. Durante la crisi le Regioni hanno potuto assumere personale con contratti a tempo determinato di sei mesi; adesso non possiamo rimandarli tutti a casa. La Regione Campania ha avuto la possibilità di aumentare i propri limiti assunzionali; adesso bisogna procedere con le assunzioni a tempo indeterminato, scorrendo le graduatorie e stabilizzando i precari che hanno maturato i requisiti previsti dalla legge. 

Come avverrà lo screening di massa annunciato da De Luca?

Per ora ho sentito solo annunci, non sappiamo quali siano le sue reali intenzioni. Anche questo provvedimento non è suo, ma rientra nella strategia nazionale per l’ingresso nella fase 2; servirà una mappatura della popolazione, per comprendere quale sia la parte immunizzata e per far riprendere le attività economiche in sicurezza.

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Affari Tuoi, Sara sfida il dottore e vince 50mila euro: partita sofferta ma premiata dal coraggio

Partita ricca di colpi di scena ad Affari Tuoi: Sara da Volpiano rifiuta le offerte del dottore e porta a casa 50mila euro dopo una sfida al cardiopalma.

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Serata complicata ad Affari Tuoi, il programma di Rai1 condotto da Stefano De Martino. Protagonista Sara, da Volpiano in provincia di Torino, in gara per il Piemonte insieme al compagno Daniele.

L’inizio è tra i peggiori possibili: escono subito pacchi pesanti, prima quello da 100mila euro e poi il più temuto da 300mila. La partita sembra compromessa fin dalle prime battute.

La rimonta e il momento decisivo

Con il passare dei turni, però, il gioco cambia volto. Sara riesce a eliminare diversi pacchi blu e a riequilibrare la partita. A cinque pacchi dalla fine la situazione torna incerta ma gestibile: tre rossi e due blu ancora in gioco.

Arriva l’offerta del dottore: 35mila euro per chiudere. Sara e Daniele decidono di rischiare e rifiutano.

Il rischio massimo e il finale

La scelta si rivela pericolosa: poco dopo esce anche il pacco da 200mila euro. La tensione sale. Restano in gioco 30mila e 50mila euro contro due pacchi blu, tra cui la “coperta anti-lite” di Herbert Ballerina.

Sara elimina prima i 200 euro, poi perde i 30mila. Si arriva così all’ultimo bivio: 50mila euro o la coperta.

Il dottore propone un cambio, ma Sara rifiuta ancora.

Il coraggio premiato

La scelta finale si rivela vincente: nel pacco di Sara ci sono 50mila euro. Una partita partita male, rimessa in piedi con pazienza e chiusa con coraggio.

Una vittoria costruita sul rischio, che alla fine paga.

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Esteri

Budanov: “Guerra ferma al fronte, ma trattative in corso. Serve un nuovo ordine mondiale”

Il capo dell’intelligence ucraina Budanov: negoziati aperti con Mosca e Usa, fronte stabile e guerra destinata a ridefinire l’ordine globale.

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Il capo dell’intelligence militare ucraina Kyrylo Budanov conferma che i contatti con Mosca sono in corso, pur senza risultati definitivi.
“Stiamo parlando con i russi e confidiamo di continuare”, afferma, sottolineando che l’attenzione è rivolta più ai risultati che alle dichiarazioni.

Sul piano umanitario proseguono gli scambi di prigionieri, mentre con gli Stati Uniti si sarebbe vicini a un’intesa sulle garanzie di sicurezza per il dopoguerra.

Fronte stabile e guerra di logoramento

Secondo Budanov, il fronte è sostanzialmente congelato dal 2023. Le operazioni si limitano a movimenti tattici senza avanzamenti significativi.

La Russia continua a puntare al controllo del Donbass e di Zaporizhzhia, ma senza risultati decisivi. Anche gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine non avrebbero raggiunto gli obiettivi strategici.

Strategia asimmetrica e attacchi in Russia

Kiev, spiega, ha scelto una strategia asimmetrica: colpire in profondità il territorio russo con droni e missili a lunga gittata per compensare la disparità di forze.

Una tattica che “fa male a Mosca”, ma non è sufficiente da sola a cambiare l’esito del conflitto.

Energia, sanzioni e scenari globali

Budanov evidenzia come il rialzo del prezzo del petrolio russo e l’allentamento di alcune sanzioni possano rafforzare economicamente il Cremlino.

Sottolinea inoltre i legami tra Russia e Iran sul piano militare e tecnologico, in un contesto internazionale sempre più interconnesso.

“Sta nascendo un nuovo ordine mondiale”

Per il capo dell’intelligence ucraina, il conflitto in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente fanno parte di un processo più ampio.

“Il vecchio ordine è morto”, afferma, delineando uno scenario in cui la guerra rappresenta una fase di transizione verso nuovi equilibri globali.

Posizioni e responsabilità

Le dichiarazioni di Budanov riflettono la posizione delle autorità ucraine nel contesto del conflitto. Gli sviluppi diplomatici e militari restano in evoluzione e soggetti a verifiche sul campo.

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Processo Maradona, si riparte: sette imputati per la morte del Pibe

Riparte il processo per la morte di Diego Armando Maradona. Sette sanitari imputati per omicidio con dolo eventuale.

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Riparte oggi, dopo undici mesi di stop, il processo per la morte di Diego Armando Maradona nell’aula della Settima sezione del Tribunale orale di San Isidro.

Sono passati cinque anni e cinque mesi dalla scomparsa del campione argentino, avvenuta il 25 novembre 2020, poco dopo un intervento chirurgico al cervello.

L’accusa: assistenza inadeguata

Secondo i magistrati Patricio Ferrari e Cosme Iribarren, l’arresto cardiorespiratorio sarebbe stato provocato da un’assistenza sanitaria definita “precaria” o addirittura inesistente durante la convalescenza domiciliare.

Nel primo processo, poi sospeso per l’esclusione di un giudice, l’accusa aveva già delineato una linea netta, sostenendo che le condizioni di Maradona fossero evidenti e che non fossero state gestite adeguatamente.

Sette imputati a giudizio

Sono sette i sanitari rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio con dolo eventuale, reato che prevede pene da 8 a 25 anni di carcere.

Il processo vedrà anche un filone separato per un’ulteriore imputata, che sarà giudicata con rito a giuria.

Nuovo collegio e 92 testimoni

Davanti al nuovo collegio giudicante sfileranno 92 testimoni, diversi rispetto a quelli ascoltati nel procedimento precedente. Le udienze sono previste due volte a settimana.

Gli inquirenti intendono ricostruire integralmente la vicenda, partendo dalla decisione di trasferire Maradona in un’abitazione privata dopo l’operazione, invece che in una struttura specializzata.

Il ruolo della famiglia

Le figlie del campione hanno più volte sostenuto che il padre fosse isolato e non adeguatamente seguito. Secondo l’accusa, in quel contesto la morte sarebbe stata “prevedibile”.

Il processo punta ora ad accertare eventuali responsabilità penali. Come previsto dalla legge argentina, gli imputati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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