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Salute

Annamaria Colao prima donna presidente degli endocrinologi

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Si tinge di rosa la Societa’ Italiana di Endocrinologia con l’elezione a presidente di Annamaria Colao, prima donna a ricoprire la principale carica della SIE dalla fondazione della Societa’ Scientifica, 70 anni fa. L’elezione, al termine del 41 Congresso Nazionale SIE che si e’ tenuto a Roma dal 14 al 17 luglio, sara’ l’occasione per aumentare la visibilita’ delle donne endocrinologhe italiane perche’, come osserva Annamaria Colao, “nel nostro Paese ci sono colleghe di grande valore e la mia presidenza potra’ essere l’occasione per creare le premesse perche’ siano maggiormente visibili e influenti: cerchero’ di inserire piu’ donne nei ruoli chiave della Societa’, proprio per rispecchiare il grande lavoro delle colleghe nei reparti di endocrinologia di tutto il Paese”. Colao e’ professore ordinario di endocrinologia al Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia Universita’ Federico II di Napoli e Cattedra Unesco ‘Educazione alla Salute e allo sviluppo sostenibile’, che promuove la salute della popolazione agendo sui fattori culturali, nutrizionali e ambientali. Autrice di quasi 1200 lavori scientifici, e’ stata la prima donna a essere eletta presidente dell’European Neuroendocrine Association (ENEA), e la prima a ricevere il Geoffrey Harris Award 2020, premio per il miglior neuroendocrinologo d’Europa. “Sono molto fiera di ricoprire il ruolo di presidente nella SIE a anche di dare in questo modo una maggiore visibilita’ alla mia citta’, Napoli. Ringrazio la Societa’ Scientifica e tutti i colleghi di avere pensato a me per la presidenza”, conclude Colao.

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Lecanemab, farmaco sperimentale che può rallentare la progressione dell’Alzheimer

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Le compagnie farmaceutiche Eisai e Biogen, basate rispettivamente in Giappone e negli Stati Uniti, hanno annunciato che il farmaco sperimentale Lecanemab e’ in grado di rallentare in maniera significativa la progressione del morbo di Alzheimer. Le due aziende, che hanno condotto uno studio durato 18 mesi su un totale di 1.800 pazienti con una malattia alle fasi iniziali, hanno dichiarato in una nota che grazie al farmaco il declino delle capacita’ funzionali e cognitive dei pazienti ha riscontrato una riduzione del 27 per cento rispetto al placebo utilizzato durante il test. Il farmaco e’ stato anche associato ad una maggiore frequenza di casi di edema cerebrale, anche se le societa’ hanno dichiarato che “raramente sono stati riscontrati sintomi fisici”. L’amministratore delegato di Biogen, Michel Vounatsos, ha dichiarato in una nota che la notizia “da una nuova speranza ai pazienti affetti da Alzheimer e alle loro famiglie: se sara’ approvato, il farmaco Lecanemab e’ in grado di rallentare la progressione della malattia, con impatti significativi sulle capacita’ cognitive del soggetto”. Ai risultati dello studio, pubblicati da Eisai, seguiranno “maggiori dettagli” nel mese di novembre. “I dati sono incoraggianti: aspettiamo di vedere i risultati finali, ma con le giuste dosi e i giusti accorgimenti potrebbe diventare un trattamento standard per la cura dei pazienti”, ha commentato Richard Isaacson, direttore del Centro per la salute cerebrale della Florida Atlantic University. L’Agenzia statunitense per l’alimentazione e il farmaco (Fda) sta attualmente valutando la possibile approvazione del Lecanemab, e una decisione finale e’ attesa entro il 6 gennaio 2023.

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Colesterolo killer silenzioso: il 40% degli italiani lo sottovaluta

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Silenzioso, invisibile e sottovalutato. Il colesterolo è oggi tra i principali responsabili delle oltre 18,6 milioni di vittime per patologie cardiovascolari nel mondo, che in Italia rappresentano il 34,8% dei decessi totali. Ma queste malattie sono ancora sottovalutate, con meno di un italiano su due che riesce a distinguere il colesterolo ‘buono’ da quello ‘cattivo’. A scattare l’allarmante fotografia è l’indagine SWG per Sanofi presentata oggi a Milano in occasione dell’incontro “La prevenzione che sta a cuore. Malattie cardiovascolari e colesterolo nei pazienti ad alto rischio: agire prima, in modo intensivo e efficace, per ridurre la mortalità”. Oltre il 40% degli intervistati sottovaluta i rischi legati ad alti livelli di colesterolo, mentre circa 1 su 3 ritiene che il rischio di mortalità legato all’ipercolesterolemia debba preoccupare solo chi ha problemi cardiaci pregressi. E ancora, meno di 1 su 2 (il 43% del campione) sa che è il colesterolo LDL ad essere dannoso per la nostra salute. L’obiettivo della ricerca, condotta su un campione di oltre 1.200 soggetti di età compresa tra i 45 e i 74 anni, è stato quello di analizzare la conoscenza delle malattie cardiovascolari e la percezione circa le conseguenze dell’ipercolesterolemia, per offrire spunti di riflessione e stimoli concreti a pochi giorni dalla Giornata Mondiale del Cuore prevista per il 29 settembre. “Siamo nel 2022, ma la conoscenza delle malattie cardiovascolari in Italia non è brillante, anzi”, commenta Emanuela Folco, presidente della Fondazione Italiana per il Cuore (FIPC). “Nel nostro Paese, oltre 1 decesso su 3 è imputabile alle patologie cardiovascolari. Sono la prima causa di morte sia per gli uomini, con 98mila decessi l’anno (31,7% del totale), che per le donne, con 127mila decessi l’anno (37,7% del totale)”. Secondo Folco, i numeri sulla mortalità delle donne rappresentano “un dato molto importante, perché la donna spesso non è consapevole di essere a rischio di malattie cardiovascolari perchè, per una definizione che ci portiamo dietro da anni, queste malattie sono malattie maschili. Ma questo non è vero. Le donne muoiono con una differenza di circa 10 anni rispetto agli uomini, ma muoiono per malattie cardiovascolari e non per tumore al seno. Questo ce lo dicono i numeri dell’Iss”. Ma la difficoltà nel combattere le malattie cardiovascolari, prosegue ancora Folco, sta anche nella loro “particolarità” di essere “malattie silenti”, ovvero che “si sviluppano e noi non ce ne accorgiamo, a meno che non si facciano gli esami periodici. Non ci fanno paura, ma questo è drammatico perché i numeri sono drammatici”.

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Robot si fa a pezzi e si ricompone per viaggiare nel corpo

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Realizzato un microscopico robot soffice che si scompone in piu’ pezzi e si ricompone per poter attraversare agevolmente anche i passaggi piu’ stretti e tortuosi: in futuro potrebbe essere usato per veicolare farmaci nel corpo umano, in modo da attraversare i vasi sanguigni piu’ piccoli e raggiungere anche le parti piu’ inaccessibili come il cervello. Il risultato e’ pubblicato sulla rivista Science Advances dai ricercatori della Soochow University in Cina, in collaborazione il Max Planck Institute for Intelligent Systems e l’Harbin Institute of Technology. Il robot e’ stato realizzato usando nanoparticelle magnetiche sferiche di ossido di ferro, sospese in un olio trasparente e controllate tramite magneti esterni. Per dimostrare la capacita’ di attraversare arterie e capillari del corpo umano, i ricercatori hanno fatto muovere il robot lungo i meandri di un piccolo labirinto. Scomponendo il robot in piu’ parti hanno ottenuto un vero e proprio sciame, che e’ riuscito a superare i passaggi piu’ stretti per poi ricomporsi e raggiungere l’uscita del labirinto. I ricercatori spiegano che il robot potrebbe essere realizzato in diverse dimensioni. Per poterlo utilizzare realmente nel corpo umano bisognera’ sviluppare un sistema di controllo magnetico abbastanza forte da agire attraverso i tessuti umani e le ossa del cranio.

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