Cronache
Anm esce dal concordato dopo nove anni: debito azzerato e bilanci in attivo
Dopo nove anni Anm esce definitivamente dalla procedura di concordato preventivo. Il Tribunale di Napoli ha formalizzato la chiusura della fase di risanamento: debito storico azzerato, bilanci in attivo e nuovo piano industriale in arrivo per il rilancio del trasporto pubblico cittadino.
Dopo nove anni e 3.285 giorni, Anm esce definitivamente dalla procedura di concordato preventivo. Il decreto formale del Tribunale di Napoli chiude una delle fasi più difficili nella storia del trasporto pubblico cittadino e certifica il ritorno dell’azienda a una condizione di equilibrio economico e finanziario.
Nel 2017 l’Azienda Napoletana Mobilità si trovava con un buco da circa 60 milioni di euro e debiti verso i fornitori per circa 200 milioni. L’ultimo bilancio approvato, quello del 2025, si è invece chiuso con un utile di circa 8 milioni. Il Comune di Napoli parla di debito storico azzerato, bilanci tornati in attivo e livelli occupazionali salvaguardati.
Il Comune: “Salvato il patrimonio pubblico”
A dare notizia dell’uscita dal concordato è stato Palazzo San Giacomo, con una nota in cui sottolinea il risultato del piano di risanamento messo in campo sotto la guida del sindaco Gaetano Manfredi.
Per il Comune si chiude ufficialmente una stagione complessa, nella quale l’obiettivo è stato tenere insieme il risanamento dei conti, la tutela del patrimonio pubblico e la salvaguardia dei lavoratori.
I dettagli finanziari e i passaggi del nuovo piano industriale saranno illustrati il 3 luglio, alle ore 12, in una conferenza stampa nella sede di Anm alla presenza del sindaco.
Verso il rinnovo dell’affidamento in house
Il primo effetto concreto dell’uscita dal concordato potrebbe essere il rinnovo dell’affidamento in house del servizio di trasporto pubblico locale da parte del Comune alla stessa Anm.
Si tratta di un passaggio non scontato. Le norme europee e nazionali prevedono infatti che, per affidare direttamente un servizio a una società pubblica, l’azienda sia in equilibrio economico e non generi perdite a carico dei conti pubblici. In caso contrario, l’ente deve ricorrere al mercato.
Negli ultimi anni la scelta del Comune di continuare con l’affidamento diretto era stata contestata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Secondo Palazzo San Giacomo, però, l’affidamento ad Anm consentiva un risparmio di circa 21,5 milioni di euro l’anno rispetto all’ipotesi di gestione privata.
Cosenza: “Ora Anm è sana e bancabile”
L’assessore ai Trasporti Edoardo Cosenza rivendica la linea dell’amministrazione: mantenere pubblico il trasporto cittadino.
“Fino a ieri eravamo più deboli, oggi siamo un’azienda libera da qualsiasi condizionamento e bancabile”, spiega Cosenza. “Anm è una società sana e le possibilità che l’in house venga concesso sono altissime”.
Per l’assessore, la scelta ha anche un valore politico e sociale: evitare una gestione orientata a tagli e licenziamenti. “Anm, con il costo del biglietto più basso d’Italia, è rientrata dal concordato senza tagli al personale, alle corse e ai bus”, sottolinea.
Il nuovo piano industriale per una città che cresce
La chiusura della vicenda giudiziaria apre ora la fase del rilancio. Napoli è una città in forte crescita turistica, con una domanda sempre più alta di trasporto pubblico e circa 25 milioni di presenze turistiche l’anno.
Il nuovo piano industriale dovrà accompagnare questa trasformazione. Dopo la conclusione dei lavori legati al Pnrr sulla Linea 1 e la relativa rendicontazione, l’obiettivo del Comune è riattivare il servizio in maniera continua, superando le chiusure anticipate.
Linea 6, tram del mare e collegamento con Capodichino
Nel piano rientrano anche il potenziamento del trasporto su ferro e la riattivazione del tram del mare, destinato ad arrivare fino a Casoria, dove si trova il deposito.
Particolare attenzione sarà dedicata alla Linea 6 e al completamento dei collegamenti strategici. Con l’apertura della stazione Tribunale, il Comune intende attivare un link per Capodichino, una navetta da Tribunale all’aeroporto in attesa dell’apertura della stazione dedicata.
Bus rapidi e collegamenti nell’area orientale
Il rilancio riguarderà anche il trasporto su gomma. La Brt dell’area orientale entrerà nel vivo con un progetto già ultimato, destinato a collegare Ponticelli, l’Ospedale del Mare e Tribunale, rafforzando una parte della città che ha bisogno di collegamenti più efficienti.
Interventi sono previsti anche ai Colli Aminei, nei collegamenti in galleria e nei servizi di superficie.
L’uscita dal concordato non risolve da sola tutti i problemi del trasporto pubblico napoletano, ma segna una svolta: Anm torna a camminare con le proprie gambe e può presentarsi alla nuova fase non più come azienda da salvare, ma come strumento centrale per ridisegnare la mobilità della città.
Cronache
Bomba a Ranucci, dopo le ammissioni di Lavitola si indaga su un possibile secondo regista
La Procura di Roma approfondisce le ammissioni di Valter Lavitola sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Al vaglio i dispositivi elettronici, nuove audizioni e l’ipotesi di un’altra persona coinvolta nel progetto.
Le ammissioni di Valter Lavitola aprono una nuova fase nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. L’ex editore ha riconosciuto di avere commissionato l’azione, sostenendo però di averlo fatto per aumentare la protezione del conduttore di Report, che riteneva esposto a gravi minacce.
Una ricostruzione considerata ancora incompleta dagli inquirenti. La Procura di Roma vuole chiarire il movente, verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone e ricostruire tutti i passaggi tra Lavitola, il presunto intermediario Gomes Clesio Tavares e i quattro indagati accusati dell’esecuzione materiale.
Device al setaccio e nuove audizioni
Il pubblico ministero antimafia Edoardo De Santis potrebbe disporre nuove audizioni degli indagati e della vittima. Parallelamente proseguiranno gli accertamenti su cellulari e computer sequestrati a Lavitola, affidati ai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e del Gruppo di Frascati.
Tra le persone che potrebbero essere nuovamente ascoltate figura lo stesso Ranucci. I magistrati intenderebbero chiarire perché il giornalista, nelle precedenti deposizioni, non abbia riferito che Lavitola gli aveva prospettato un possibile coinvolgimento dell’intelligence israeliana nell’attentato.
L’assenza di quel riferimento avrebbe suscitato interrogativi investigativi, ma non modifica la posizione processuale del conduttore: Ranucci è la persona offesa e, secondo la gip Iole Moricca, non è emerso alcun elemento che faccia ritenere fosse a conoscenza o condividesse il progetto.
L’ipotesi di un’altra persona
Un ulteriore punto da verificare riguarda la possibile presenza di un’altra figura accanto a Lavitola. In una conversazione intercettata con il manager Giovanni Bracale, l’ex editore raccontava di avere compreso dagli inquirenti che nella presunta struttura organizzativa ci sarebbe stata una persona collocata «a fianco» a lui.
Il passaggio rappresenta, allo stato, soltanto uno spunto investigativo: non dimostra l’esistenza di un secondo mandante né consente di identificarlo.
Potrebbero fornire nuovi elementi anche Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis, indicati dall’accusa come presunti esecutori. Attraverso i loro avvocati, Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, hanno manifestato la disponibilità a parlare con i magistrati.
Il ruolo di Tavares
Resta da chiarire la posizione di Gomes Clesio Tavares, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare e ritenuto dagli investigatori il collegamento tra Lavitola e il gruppo campano. Tavares si trova in Camerun e non è stato ancora raggiunto dal provvedimento.
Intervistato dal Tg1, ha annunciato di voler tornare presto in Italia e ha dichiarato di non credere che Lavitola lo abbia accusato. Un eventuale rientro potrebbe consentire agli inquirenti di sottoporlo a interrogatorio e confrontare la sua versione con quella degli altri indagati.
Ranucci continua a lavorare a Report
Sul fronte televisivo, Ranucci continua a preparare il nuovo ciclo di Report. Al momento non risulterebbero sul tavolo né un suo passo indietro né un allontanamento dalla conduzione.
Il suo legale, Roberto De Vita, ha contestato le accuse di un danno d’immagine alla Rai: «Ora alla vittima di un grave attentato viene imputata la responsabilità di un danno d’immagine». Secondo l’avvocato, trasformare la persona offesa in un problema per il servizio pubblico produrrebbe conseguenze gravi per la libertà dell’informazione.
Il responsabile Informazione del Pd Sandro Ruotolo ha intanto investito la Commissione europea delle dichiarazioni di Matteo Salvini contro il conduttore, chiedendo una valutazione alla luce dell’European Media Freedom Act. Fratelli d’Italia prepara invece un’interrogazione parlamentare sul presunto uso non corretto del servizio pubblico da parte di Report.
L’inchiesta resta nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità degli indagati, al di là delle dichiarazioni rese da Lavitola, dovranno essere accertate nel contraddittorio processuale.
Frase chiave
Nuovi sviluppi nell’attentato a Sigfrido Ranucci
Meta
Dopo le ammissioni di Lavitola, la Procura indaga sul movente della bomba contro Ranucci e sull’eventuale presenza di un secondo regista.
Riassunto SEO
La Procura di Roma approfondisce le ammissioni di Valter Lavitola sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Al vaglio i dispositivi elettronici, nuove audizioni e l’ipotesi di un’altra persona coinvolta nel progetto.
Cronache
«Carabinieri, grazie»: il disegno del bimbo fuggito dall’incubo con la mamma
Una donna e suo figlio di sei anni sarebbero stati segregati e picchiati per due giorni a Sant’Antonio Abate. Dopo la fuga e l’arresto del presunto aggressore, il bambino ha ringraziato i carabinieri con un disegno.
Un foglio bianco, un disegno e poche parole tracciate con la grafia incerta di un bambino di sei anni: «Carabinieri grazie, voi mi piacete tantissimo».
È il regalo lasciato nella stazione dell’Arma di Sant’Antonio Abate dal piccolo tornato in caserma insieme alla madre per alcuni adempimenti. Su quel foglio ha disegnato una donna, un bambino, un’automobile e una strada. Le immagini attraverso le quali ha probabilmente ricostruito la fuga che, secondo la denuncia, li ha liberati dopo due giorni di violenze e segregazione.
Due giorni chiusi in casa
La vicenda sarebbe cominciata nella notte dell’11 agosto. La madre, una giovane di 24 anni, sarebbe stata chiusa in un’abitazione insieme al figlio dal compagno, un 28enne del posto.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’uomo, convinto di essere stato tradito, avrebbe impedito ai due di uscire, aggredendo ripetutamente la donna anche con un bastone chiodato. Alcuni colpi avrebbero raggiunto anche il bambino, che la madre teneva in braccio nel tentativo di proteggerlo.
Le violenze sarebbero proseguite per due notti, alternandosi a momenti nei quali il 28enne avrebbe chiesto scusa alla compagna.
La fuga verso la caserma
La mattina del 13 agosto l’uomo sarebbe uscito per acquistare generi alimentari e sigarette, portando con sé la donna e il bambino. Durante il tragitto in automobile, approfittando di una distrazione del compagno, la 24enne ha aperto lo sportello ed è fuggita con il figlio.
A soccorrerli è stato il fratello della donna, passato casualmente in auto proprio in quel momento. Madre e bambino sono stati accompagnati nella vicina caserma dei carabinieri.
I militari hanno riscontrato lividi ed escoriazioni sulla donna e alcuni graffi sul corpo del piccolo, facendo intervenire immediatamente il personale sanitario.
Entrambi sono stati trasferiti all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. I medici hanno diagnosticato policontusioni, ematomi ed escoriazioni, stabilendo una prognosi di 15 giorni per la madre e di dieci per il bambino.
L’arresto e il trasferimento in una struttura protetta
Dopo avere raccolto la denuncia, i carabinieri hanno raggiunto il 28enne nell’abitazione e lo hanno arrestato. L’uomo è stato condotto in carcere con le accuse di sequestro di persona, lesioni personali aggravate e maltrattamenti in famiglia.
La sua responsabilità dovrà essere accertata definitivamente nel corso del procedimento giudiziario.
Dopo le dimissioni dall’ospedale, madre e figlio sono stati trasferiti in una struttura protetta. Quando sono tornati in caserma, questa volta senza dover scappare, il bambino ha preso una matita e ha affidato a un disegno il suo ringraziamento.
Poche parole dopo una storia enorme: il modo più semplice e diretto per raccontare che, nel momento della paura, qualcuno li aveva finalmente messi al sicuro.
Cronache
Mieli sul sondaggio per Ranucci: «Il mio contributo? Zero. Pensavo a Gratteri»
In un’intervista al Corriere della Sera, Paolo Mieli ridimensiona il proprio ruolo nel sondaggio pensato da Lavitola per Ranucci premier. Dice di non avere modificato il documento e di aver scoperto il nome soltanto dopo l’apertura dell’inchiesta.
Paolo Mieli ridimensiona drasticamente il proprio coinvolgimento nel sondaggio con cui Valter Lavitola voleva valutare una possibile candidatura politica di Sigfrido Ranucci. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex direttore del quotidiano assicura di non avere scritto né modificato alcuna domanda e di avere scoperto soltanto successivamente che il personaggio indicato da Lavitola era il conduttore di Report.
Mieli affronta la vicenda con ironia, ma chiarisce con precisione tempi e modalità dei rapporti con Lavitola. Lo conobbe circa otto mesi prima, dunque dopo l’attentato del 16 ottobre 2025 contro Ranucci, durante una cena al ristorante Cefalù.
Gli incontri al Cefalù
A colpire inizialmente Mieli fu soprattutto l’accoglienza del proprietario e una porzione di spaghetti alle vongole servita senza gusci, aglio o spezie. Il Cefalù viene descritto come un ristorante nel quale Lavitola amava sedersi ai tavoli, raccontare le proprie avventure e presentare i numerosi frequentatori.
Mieli tornò diverse volte nel locale. In una sola occasione vi incontrò Ranucci, che peraltro conosce da anni e vede abitualmente negli studi Rai di via Teulada.
Con il tempo Lavitola prese l’abitudine di accompagnarlo a casa dopo cena, raccontandogli retroscena sul berlusconismo, Marcello Dell’Utri, Gianni Letta e gli anni trascorsi in carcere. Mieli spiega di avere ascoltato con interesse le storie politiche, mentre prestava molta meno attenzione ai progetti economici dell’imprenditore, come quelli sui crediti di carbonio.
Il misterioso candidato del centrosinistra
Una sera Lavitola gli parlò di un progetto per il centrosinistra e di una personalità che, a suo dire, avrebbe potuto battere tutti. Mieli gli chiese espressamente di non conoscere il nome, per evitare di essere associato all’operazione.
Non immaginò neppure che si trattasse di Ranucci. Era invece convinto che Lavitola stesse pensando al procuratore Nicola Gratteri.
L’imprenditore gli annunciò poi l’intenzione di realizzare un sondaggio e propose una riunione per discuterne. Mieli, non interessato a partecipare all’incontro, accettò soltanto di ricevere la bozza attraverso WhatsApp.
«Non scrissi una virgola»
Quando il documento arrivò, Mieli rispose immediatamente che andava bene, senza esaminarlo nel dettaglio e soprattutto senza proporre modifiche. Il suo contributo, assicura nell’intervista, fu pari a zero.
La ricostruzione differisce quindi da quella di una partecipazione congiunta di Mieli e Stefano Cappellini alla preparazione del sondaggio. Cappellini ha effettivamente inviato a Lavitola una griglia con alcune domande generiche; Mieli sostiene invece di non aver aggiunto nulla al testo ricevuto.
L’ex direttore afferma inoltre che Lavitola non gli parlò mai del presunto sondaggio americano che avrebbe attribuito al misterioso candidato percentuali eccezionali.
Il nome di Ranucci scoperto dopo l’indagine
Mieli collega per la prima volta Ranucci al progetto quando Lavitola gli invia lo stesso messaggio mandato a Cappellini, informandolo di essere indagato per l’attentato e scusandosi per gli eventuali danni d’immagine causati dalle loro frequentazioni.
Fino a quel momento, sostiene Mieli, non aveva mai saputo che il sondaggio fosse destinato a misurare le possibilità politiche del conduttore di Report.
La sua valutazione sull’operazione resta molto scettica. Ranucci avrebbe forse potuto interpretare il ruolo di un «Vannacci di sinistra», conquistando uno spazio elettorale limitato, ma soltanto rimanendo alleato di Elly Schlein e Giuseppe Conte.
«La politica è come una droga»
Mieli interpreta il progetto come il tentativo di Lavitola di rientrare nei circuiti del potere. Per chi ha vissuto a lungo dentro la politica, osserva, essa può trasformarsi in una dipendenza dalla quale è difficile liberarsi anche dopo esperienze dolorose.
Quanto alla permanenza di Ranucci a Report, l’ex direttore non formula una richiesta esplicita di dimissioni. Sottolinea però il rischio che l’esposizione televisiva, il consenso pubblico e la solidarietà ricevuta possano alimentare ambizioni politiche sproporzionate.
L’intera vicenda del sondaggio viene infine descritta come una commedia all’italiana dai risvolti tragici. Ranucci resta la vittima dell’attentato e, secondo gli atti giudiziari, non esistono elementi per ritenere che fosse a conoscenza del piano dinamitardo.


