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Cronache

Angelo e Renata, l’altro volto dell’isola di Ischia

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È morto in ospedale dopo aver vissuto a lungo in auto. Angelo Porta ha esalato il suo ultimo respiro all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, sull’isola di Ischia. Prima del ricovero, avvenuto un paio di settimane fa, l’uomo da tempo viveva in un’automobile nel “canalone” di via Cava alla Fundera. La vita di Angelo è stata segnata da dipendenze e sofferenze. Ha lottato a lungo contro col mostro della droga. Con caparbietà era riuscito ad uscirne. A lungo aveva vissuto da solo in una casetta nei pressi della baia di San Montano, fino al giorno in cui l’abitazione fu venduta. Da allora la sua auto era diventata la sua casa. Una vita precaria, come la sua casa, senza più la droga ma con l’alcol a minare la sua salute già malferma. Poi un paio di settimane fa il ricovero e ieri la morte.

Un mese fa sempre sull’isola di Ischia, versante Casamicciola, nei giardinetti del Pio Monte della Misericordia, struttura meravigliosa ma abbandonata, è morta di freddo e stenti Renata. La donna, 48enne polacca, dormiva su una panchina in muratura, circondata dal degrado. Due storie di povertà e solitudine nel cuore dell’isola d’Ischia. Angelo e Renata non sono i soli a vivere in condizioni di totale abbandono sull’isola del turismo. A pochi metri dai luoghi in cui questi poveri disperati hanno tirato le cuoia ci sono le boutique del corso, i ristoranti accorsati, gli alberghi belli e quasi pronti a riaprire per la nuova stagione turistica. Una stagione quella che sta per cominciare e le spiagge pronte ad affollarsi di turisti. C’è questa isola e c’è un’altra isola, silenziosa e invisibile, in cui i protagonisti, anzi le vittime, sono (anzi erano) Angelo e Renata. Ma come loro ci sono altri e altre persone che rischiano di fare la stessa fine.

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Cronache

Figlio di Salvini sulla moto acqua della polizia, i pm chiedono l’archiviazione per agenti che impedirono di filmare

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Il fatto è di tenue entità. E allora la Procura della Repubblica di Ravenna non vuole procede contro i tre agenti della scorta di Matteo Salvini che il 30 luglio tentarono di impedire a un giornalista di Repubblica di riprendere la scena del figlio dell’allora ministro dell’Interno che dalla spiaggia di Milano Marittima, dove era in vacanza col padre, partì per un giro su una moto d’acqua della polizia guidata da un agente. La Procura , infatti, ha chiesto al gip di archiviare l’inchiesta per “tenuità del fatto”. Anche perchè il reato, ammesso sia stato commesso, non è perseguibile. Che cosa era accaduto? Che il giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio filmò il figlio di Salvini mentre saliva su una moto d’acqua della polizia di Stato per fare un giro nel mare di Milano Marittima. Tre agenti cercarono di impedire al giornalista di documentare quel giro in moto del figlio dell’allora ministro Salvini. La procura aveva poi chiesto al Viminale di identificare i cinque agenti coinvolti nella vicenda: i due addetti alla moto d’acqua e i tre che avevano invece cercato di impedire a Lo Muzio di riprendere la scena. Per i primi due la vicenda era parsa sin da subito risolversi con un procedimento disciplinare interno alla Polizia. Non dovevano far salire il ragazzo sulla moto d’acqua. Gli altri tre agenti, sono stati indagati dalla procura di Ravenna e sono stati sentiti nelle settimane scorse. Insieme ai rispettivi legali hanno spiegato al pm la loro ricostruzione della vicenda. Al termine di questo ciclo di indagini, gli inquirenti hanno chiesto al gip di archiviare il fascicolo per la “tenuità del fatto”. Ora tocca capire che cosa vuole fuori il giornalista, Valerio Lo Muzio. Possono opporsi  alla richiesta della procura.

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Cronache

Ancora un sequestro di marijuana: più di 100 chili nascosti sotto il fieno. Arrestati due incensurati

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Avevano nascosto 112 chili di marijuana sigillati in buste di cellophane all’interno di fusti di plastica interrati e poi coperti da balle di fieno: i carabinieri hanno trovato la droga ed arrestato due persone incensurate un 46enne di Mugnano Napoli ed un 18enne albanese. Il terreno agricolo, a Marano di Napoli, era riconducibile ai due arrestati. Sequestrati anche quasi 50 mila euro in contanti e materiale per il confezionamento della droga oltre a un panetto di hashish da 50 grammi.

 

 

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Cronache

Docente universitaria arrestata per stalking ai danni di due colleghi

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Una docente universitaria dell’Ateneo Vanvitelli,  Facoltà di  Giurisprudenza di Santa Maria Capua Vetere, è finita agli arresti domiciliari per stalking.  Si tratta di C.C. 30enne di Grazzanise (Caserta). La donna non riusciva a rassegnarsi alla decisione del capo dipartimento della Facoltà che l’aveva sostituita con un’altra docente di Pignataro Maggiore (Caserta). Sono stati i carabinieri di Capua diretti dal tenente Franco Ciardiello  ad eseguire il provvedimento restrittivo emesso dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere dopo la denuncia presentata dalle due vittime.

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