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Ambiente

Andrea Rinaldo, il Nobel dell’acqua: “Abbiamo sessant’anni per salvare Venezia. Poi marcirà”

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“Si dovrebbe erigere un monumento all’avversario che nel 1978 mi ruppe i legamenti durante una partita di rugby”. Comincia così, con un paradosso, l’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Andrea Rinaldo (la foto sotto e la foto in evidenza sono di Imagoeconomica) , 70 anni, primo e unico italiano a ricevere lo Stockholm Water Prize, il cosiddetto “Nobel dell’acqua”. L’infortunio lo tolse dallo sport professionistico, ma lo lanciò in una straordinaria carriera scientifica: oggi Rinaldo è considerato uno dei massimi esperti mondiali in ecoidrologia, scienza da lui stesso co-inventata.

L’acqua, un’eredità di famiglia

Veneziano, figlio di un ingegnere idraulico, Rinaldo ha vissuto in prima persona il disastro dell’alluvione del 1966. “L’acqua saliva nella nostra casa a San Barnaba e non scendeva mai”, ricorda. È lì che nasce la sua vocazione. Oggi è docente emerito di costruzioni idrauliche all’Università di Padova, membro dell’Accademia dei Lincei e già direttore del laboratorio di ecoidrologia dell’École Polytechnique di Losanna. Ha lavorato in Haiti, Burkina Faso, Bangladesh, occupandosi del rapporto tra l’acqua e la diffusione di malattie come colera e bilharziosi.

Il climate change? “Finirà male”

Secondo Rinaldo, il riscaldamento globale è già fuori controllo. “Gli scenari dell’Ipcc mostrano che il surriscaldamento continuerà. Chiedere all’India di spegnere i condizionatori o all’Amazzonia di smettere di tagliare alberi è illusorio. Il Nord non è credibile. Gli accordi globali falliranno”. Resta, secondo il professore, una sola via: l’adattamento.

Venezia, una condanna annunciata

Il cuore dell’intervista è dedicato alla sua città natale. Per Rinaldo, Venezia è destinata a “marcire”. “Tra sessant’anni il livello del mare sarà salito di un metro. Il Mose dovrà chiudersi 262 volte l’anno. Così si uccide l’ecosistema lagunare. Le case sono già invendibili. Il sale che evapora dall’acqua salata resterà nei muri”.

Per questo ha lanciato un’iniziativa come presidente dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti: una consultazione internazionale per raccogliere sette proposte scientifiche per salvare la città. “Così la politica potrà scegliere. Nessuno vince. Sarà il mio lascito”.

ANDREA RINALDO – PROFESSORE ORDINARIO UNIVERSITA’ DI PADOVA 

Il modello agricolo non è più sostenibile

La crisi climatica si intreccia, secondo Rinaldo, con un uso insostenibile dell’acqua, soprattutto in agricoltura. “Il problema non è solo la dispersione idrica, ma come e dove usiamo l’acqua. Alcuni produttori di Prosecco stanno comprando terreni in Scozia per coltivare là. Il mercato non dorme mai”.

“Viviamo con i fari spenti”

Amaro il commento sul presente: “Stiamo guidando nella notte con gli occhi chiusi e con i fari spenti. Vogliamo fare tutti gli influencer, ma il mondo e la natura sono crudeli”. Citando Braque, Rinaldo ribalta un luogo comune: “L’arte è fatta per rassicurare, la scienza per disturbare”.

Secondo lui, nessun accordo globale sul clima è realistico: “Ho visto haitiani pagare un cavolo con una app, senza acqua, fogne, né governo. Intanto, gli abbiamo portato il colera dopo due secoli”.

“Non si possono fare previsioni: solo scenari. Uno peggio dell’altro”

Sul futuro idrico del pianeta, Rinaldo non ha dubbi: “La desalinizzazione è troppo costosa. Israele è un modello, ricicla il 90% delle acque. Ma per noi? Nessuna certezza. Solo scenari. E uno peggio dell’altro”.

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Ambiente

Messico, nuove strategie per salvare il giaguaro nel sud-est del Paese

Il Messico annuncia nuove strategie per la protezione del giaguaro, specie in via di estinzione. Migliora la popolazione, ma restano gravi minacce legate a deforestazione e grandi opere.

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Il ministero dell’Ambiente e delle Risorse Naturali del Messico ha annunciato l’adozione di una serie di nuove strategie nel sud-est del Paese per proteggere il giaguaro, il più grande felino delle Americhe, tuttora classificato come specie in via di estinzione.

Conservazione degli ecosistemi e ricerca scientifica

In una nota ufficiale, il ministero ha spiegato che le misure sono orientate alla conservazione degli ecosistemi nelle aree in cui il giaguaro vive, all’applicazione dei risultati della ricerca scientifica e alla promozione della consapevolezza sulla convivenza tra comunità umane e fauna selvatica. L’obiettivo dichiarato è ridurre i conflitti e rafforzare la protezione a lungo termine della specie.

Il ruolo dello Yucatán

Nell’ambito di queste iniziative, il dicastero ha presieduto, tramite il proprio Ufficio di rappresentanza statale, una riunione del Gruppo per la Conservazione dei Giaguari nello stato dello Yucatán, area che ospita una parte significativa della popolazione nazionale di giaguari.

I dati sul miglioramento della popolazione

Secondo l’Alleanza Nazionale per la Conservazione del Giaguaro, la situazione della specie è migliorata nel 2025. I risultati del terzo censimento nazionale indicano la presenza di 5.326 giaguari in Messico, un incremento stimato intorno al 10% rispetto agli anni precedenti.

Le criticità legate allo sviluppo

Nonostante i segnali positivi, permangono gravi criticità. Progetti infrastrutturali promossi dal governo messicano, come il Treno Maya, hanno contribuito alla classificazione del giaguaro come “fauna nociva” in alcune aree, con effetti rilevanti sulla distruzione dell’habitat naturale nel sud-est del Paese.

Deforestazione e pressioni antropiche

Il problema è ulteriormente aggravato dalla deforestazione legata all’espansione dell’agricoltura industriale, dalla caccia illegale e dallo sviluppo immobiliare all’interno o in prossimità di aree protette. Fattori che continuano a rappresentare una minaccia strutturale per la sopravvivenza del giaguaro, nonostante gli sforzi di conservazione annunciati dalle autorità.

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Ambiente

Vigneti ed estirpi, Lollobrigida frena: “L’agricoltura non è solo produzione, serve prudenza”

Il ministro Lollobrigida invita alla prudenza sugli estirpi dei vigneti: l’agricoltura non è solo produzione, ma tutela dell’ambiente e del paesaggio.

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Sugli estirpi delle vigne per contenere la produzione vinicola in linea con le richieste del mercato, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida invita alla massima cautela. Una posizione netta, che parte da una visione più ampia del ruolo dell’agricoltura nel sistema economico e ambientale del Paese.

“L’agricoltura non è solo produzione”

Secondo il ministro, parlare di estirpi significa affrontare una questione che va ben oltre i numeri della produzione. L’agricoltura, sottolinea, non è soltanto produzione di beni, ma anche protezione dell’ambiente e cura del territorio. Estirpare una vigna non equivale automaticamente a sostituirla con qualcosa di pari valore, soprattutto in termini di tutela paesaggistica e attenzione al territorio.

Il patrimonio costruito nel tempo da chi ha coltivato quelle vigne, viene osservato, non è facilmente replicabile.

Paesaggio, ambiente ed economia legati tra loro

Lollobrigida richiama il legame diretto tra ambiente curato e sviluppo economico. Una parte rilevante del tessuto economico italiano deriva proprio da un territorio mantenuto in equilibrio. Oggi, ricorda il ministro, quasi il 50% dei turisti sceglie l’Italia per mangiare e bere prodotti conosciuti attraverso programmi televisivi, social network o ristoranti italiani all’estero, ma anche per vedere da vicino vigneti, colline, oliveti e realtà agricole curate.

Un turismo che cerca autenticità, paesaggio e contatto diretto con i produttori, dai vignaioli ai produttori di latte in malga.

I rischi di una scelta affrettata

Per questo motivo, quando si parla di estirpi, la parola chiave resta prudenza. Secondo il ministro esistono altre soluzioni per affrontare eventuali situazioni di iperproduzione, senza intervenire in modo drastico sul patrimonio viticolo.

Inoltre, viene evidenziato come il quadro nazionale non sia omogeneo: ci sono aree che spingono per ridurre la produzione e altre che, dopo un lungo lavoro di valorizzazione, chiedono di poter produrre di più.

Il confronto con il mondo del vino

La posizione del governo, ribadisce Lollobrigida, è quella di favorire il confronto. Il mondo del vino deve poter discutere, ragionare e avanzare proposte. Solo dopo questo percorso di ascolto e valutazione arriveranno le decisioni politiche, che resteranno comunque una responsabilità dell’esecutivo.

Una scelta che riguarda il futuro del territorio

La questione degli estirpi non viene quindi letta come un semplice strumento di regolazione del mercato, ma come una scelta che incide sul paesaggio, sull’identità dei territori e sull’attrattività dell’Italia. Un tema che, nelle intenzioni del ministro, richiede tempo, ascolto e una visione di lungo periodo.

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Scampia, Geolier dona un campetto di calcio ai bambini del Lotto G: «Studiate, questo spazio è vostro»

Geolier finanzierà il recupero del campetto di calcio del Lotto G a Scampia, da anni inagibile. La promessa ai bambini: «Andate a scuola e studiate».

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Il cuore di un ragazzo di periferia non si smentisce. Geolier, all’anagrafe Emanuele Palumbo, donerà un campetto di calcio ai bambini di Scampia. L’impianto si trova al Lotto G, è inagibile da tempo ed è stato di fatto sottratto ai più piccoli del quartiere.

L’appello dei bambini

La vicenda nasce da una serie di video-appelli diffusi sui social da un gruppo di minori, che chiedevano il recupero di uno spazio sportivo abbandonato. Gli appelli sono diventati virali e hanno raggiunto direttamente il rapper, che ha risposto con una videochiamata.

La condizione: studiare

La promessa di Geolier è stata chiara: la donazione ci sarà, ma a una condizione precisa.
«Andate a scuola e studiate», ha detto ai bambini.
E quando i ragazzi hanno proposto di intitolare il campetto a lui, la risposta è stata immediata: «No, deve portare il vostro nome, perché sarà solo vostro».

Un legame che non si è mai spezzato

Nonostante il successo internazionale e i milioni di dischi venduti, Geolier è rimasto legato alle sue origini nel rione Gescal. Un legame ribadito anche artisticamente, come nel brano 081, girato nei luoghi della sua infanzia. La solidarietà verso Scampia è stata accolta con entusiasmo dai bambini, che hanno diffuso sui social la videochiamata di ringraziamento.

Il ruolo della Municipalità

A spiegare il contesto è Nicola Nardella, presidente dell’ottava Municipalità:
«Il tutto nasce da un video-appello di alcuni ragazzini. Avevamo candidato il campetto del Lotto G a un bando comunale chiamato “Illumina”, ma ha vinto un’altra zona».
Nardella aggiunge che sono in programma tirocini formativi per disoccupati, che potrebbero essere impiegati anche nella manutenzione dell’area.

Il sopralluogo

Lo staff di Geolier ha già visionato l’impianto. È previsto per martedì prossimo un sopralluogo ufficiale tra i tecnici dell’artista e l’ufficio tecnico municipale.
Il campetto risale al 2005 e, pur rientrando tra le attrezzature di quartiere, «non è mai stato realmente utilizzato né manutenuto». Le risorse della Municipalità per lo sport, sottolinea Nardella, sono limitate e concentrate soprattutto sullo stadio Landieri.

Un sogno che prende forma

I bambini del Lotto G attendono ora che la promessa diventi realtà: un campetto dove giocare, stare insieme e sottrarsi alla strada. Avrebbero voluto chiamarlo “Geolier Stadium”, ma il rapper ha scelto di mettere loro al centro.
Un gesto simbolico e concreto insieme, che restituisce spazio, dignità e futuro a un pezzo di Scampia spesso raccontato solo per le sue ferite.

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