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Ancora un video shock su un afroamericano ucciso in maniera brutale da agenti di polizia

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La controversa uccisione da parte della polizia di un afroamericano, colpito con 60 colpi, rischia di accendere nuove proteste in America contro la brutalita’ della polizia verso le minoranze, come successe con la morte di George Floyd. Per questo il sindaco e la polizia di Akron, Ohio, hanno lanciato un appello alla calma in vista delle manifestazioni di protesta previste in citta’ dopo la diffusione di un video shock che mostra l’omicidio del 25enne Jayland Walker, crivellato di colpi dopo un inseguimento, prima in auto e poi a piedi, nonostante fosse disarmato dopo essere uscito dalla macchina. Secondo la versione della polizia, gli agenti avevano tentato di fermare l’auto del giovane per una non meglio precisata violazione stradale e dopo meno un minuto di inseguimento un colpo e’ sembrato partire dalla sua vettura. A questo punto il caso e’ diventato una questione di sicurezza pubblica.

 

Dopo alcuni minuti, l’auto ha rallentato e Walker e’ uscito indossando un passamontagna scappando a piedi verso un parcheggio, dove si e’ udito un crescendo di spari Secondo l’avvocato dei famigliari della vittima, l’uomo e’ stato colpito 60 volte. Nella sua auto e’ stata trovata una pistola e un caricatore pieno, mentre un bossolo compatibile con l’arma e’ stato recuperato nel punto dove gli agenti ritengono sia partito il colpo sentito durante l’inseguimento. Tutti gli agenti coinvolti sono stati sospesi in attesa dell’esito delle indagini. La famiglia e il suo avvocato chiedono giustizia, domandandosi come mai la polizia abbia sparato tutti quei colpi contro un uomo disarmato. In un tweet la star Nba LeBron James, originario di Akron (vicino a Cleveland), ha detto di pregare per la sua citta’.

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Media, miliziani filo-iraniani uccisi in raid aereo in Siria

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Tre miliziani affiliati ai Pasdaran iraniani sono stati uccisi in un raid aereo al confine tra Siria e Iraq. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, secondo cui un drone armato non meglio identificato, ha bombardato un veicolo nei pressi della località frontaliera di Abukamal, vicino all’Iraq, uccidendo sul colpo un miliziano iracheno e altri due siriani.

Le fonti attribuiscono l’azione o agli Stati Uniti o a Israele, interessati a contrastare la presenza delle forze filo-iraniane in Medio Oriente. Nella regione siriana sud-orientale di Dayr az Zor e Mayadin, di cui fa parte Abukamal, operano da anni le milizie sciite jihadiste irachene sostenute dai Guardiani della Rivoluzione iraniana (Pasdaran), coordinati dagli Hezbollah libanesi. Nel contesto della guerra regionale accesasi in concomitanza con il conflitto a Gaza, queste forze filo-Teheran hanno condotto decine di attacchi contro basi militari Usa tra Siria e Iraq. E Israele ha compiuto numerosi attacchi su obiettivi di Hezbollah in Siria.

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Israele convoca ambasciatore Spagna dopo commenti Sanchez

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Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha ordinato al ministro degli Esteri Eli Cohen di convocare l’ambasciatore spagnolo in Israele in seguito ai commenti fatti oggi dal primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, il quale ha dichiarato in un’intervista alla televisione spagnola di avere “seri dubbi che [Israele] rispetti il diritto internazionale umanitario” e che “ciò che stiamo vedendo a Gaza non è accettabile”. La settimana scorsa, Israele ha convocato gli ambasciatori in Spagna e Belgio in seguito ad altri commenti fatti dai rispettivi premier durante la loro visita al valico di frontiera di Rafah in Egitto.

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E’ morto Henry Kissinger, il Machiavelli d’America

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Si è spento nella sua casa in Connecticut l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger che lo scorso maggio aveva spento 100 candeline. Autore della celebre frase “il potere è il massimo afrodisiaco”, l’eredità del machiavellico statista continuerà ad essere discussa tra chi lo considera un genio diplomatico e chi un genio del male. Astuto manipolatore e influente fino agli ultimi giorni, per l’ex quindicenne ebreo in fuga dall’Europa alla vigilia della Seconda guerra mondiale il mondo era un gigantesco puzzle in cui ogni pezzo giocava un ruolo importante e distinto verso un unico fine: gli Usa come superpotenza internazionale anche al prezzo di interventi di realpolitik sullo scacchiere mondiale giudicati da molti brutali ed illegittimi, come il bombardamento e l’invasione della Cambogia e il sostegno al colpo di Stato di Augusto Pinochet in Cile del 1973 che defenestrò Salvador Allende.

In queste ultime settimane, dallo scoppio della guerra a Gaza, Kissinger non è mai intervenuto pure essendo stato uno dei protagonisti del conflitto del Kippur che vide Israele vincitrice nel 1973. Tra i suoi ultimi impegni pubblici, un incontro nella residenza a Washington dell’ambasciatrice italiana Mariangela Zappia con la premier Giorgia Meloni lo scorso luglio. Nello stesso mese Kissinger incontrò a Pechino il presidente Xi Jinping e alti funzionari del Partito comunista cinese. Per il politologo Robert Kaplan, Kissinger è stato il più grande statista bismarckiano del Ventesimo secolo.

Con un occhio attento anche sull’Italia, di cui Kissinger, amico intimo di Gianni Agnelli, apprezzava il ruolo nel Patto atlantico pur avendo il Partito comunista più potente d’Occidente. In occasione del suo centesimo compleanno sul Washington Post, il figlio David, interrogandosi sulla eccezionale vitalità fisica e mentale di un uomo che ha seppellito ammiratori e detrattori a dispetto di una dieta a base di bratwurst e Wiener schnitzel, individuò la ricetta nell’inesauribile curiosità paterna per le sfide esistenziali del momento: dalla minaccia delle atomiche negli anni ’50 all’intelligenza artificiale su cui due anni fa scrisse il penultimo libro, ‘The age of Ai: and our human future’, a cui ha fatto seguito ‘Leadership: Six studies in world strategy’. Da bambino, si diceva, era troppo timido per parlare in pubblico.

Straniero nella nuova patria dopo la fuga dalla Germania nel 1938, Heinz divenne Henry e imparò a esprimersi in perfetto inglese conservando sempre l’accento tedesco. Si fece largo prima a Harvard, poi a Washington, fino a raggiungere, complice Nelson Rockefeller, il tetto del mondo al servizio di due presidenti: Richard Nixon e, dopo il Watergate, Gerald Ford. Kissinger concentrò nelle sue mani ogni negoziato, rendendo superfluo il lavoro della rete diplomatica: dalla prima distensione verso l’Urss al disgelo con la Cina, culminato nel viaggio di Nixon a Pechino. Gli accordi di Parigi per il cessate il fuoco in Vietnam dopo quasi 60 mila morti Usa gli valsero un controverso premio Nobel per la Pace: due giurati si dimisero per protesta. Kissinger fu di fatto un presidente ombra, anche se la scrivania dell’Ufficio ovale restò sempre per lui un miraggio impossibile per il fatto di non essere nato negli Usa.

La sconfitta di Ford e l’elezione del democratico Jimmy Carter segnarono la fine della sua carriera pubblica, non dell’impegno in politica estera attraverso gruppi come la Trilaterale. Dopo aver lasciato il governo nel 1977, Kissinger fondò il celebre studio di consulenza Kissinger Associates, attraverso la cui porta girevole passarono ministri e sottosegretari e i cui clienti erano governi mondiali grandi e piccoli. Ed è stato proprio il suo studio a dare la notizia della sua morte.

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