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Politica

Amministrative in Campania, il campo largo alla prova dei territori: Salerno e Anci i nodi politici

Le prossime amministrative aprono una nuova sfida politica in Campania. Tensioni nel centrosinistra tra Salerno, Anci e nodi interni al Pd.

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Le prossime elezioni amministrative si annunciano come il nuovo terreno di confronto della politica campana. Una sfida che opporrà centrosinistra e centrodestra, ma che si consumerà anche all’interno delle coalizioni, in particolare nel campo largo che oggi governa i principali palazzi istituzionali della regione.

La domanda di fondo è se il centrosinistra riuscirà a presentarsi sui territori con la stessa compattezza che ha portato Roberto Fico alla guida di Palazzo Santa Lucia. Un obiettivo tutt’altro che scontato, vista la presenza di divisioni ancora aperte, soprattutto in diversi comuni del Napoletano.

Il nodo Salerno

Il caso politicamente più delicato resta quello del Salerno. Le dimissioni del sindaco Vincenzo Napoli e l’ipotesi di una candidatura di Vincenzo De Luca stanno creando forti imbarazzi nel Partito Democratico.

Il bivio davanti al quale si trovano i dem, sollecitati anche dagli alleati del Movimento 5 Stelle, è chiaro: sostenere una candidatura alternativa all’ex governatore oppure rinunciare a presentare la lista. Al momento, l’ipotesi di un appoggio diretto a De Luca sembra esclusa, mentre cresce l’irritazione interna.

Sabato 31 gennaio è in programma un evento di Energia Popolare, la corrente di Stefano Bonaccini, al quale parteciperà anche la segretaria nazionale Elly Schlein. Un appuntamento che rischia di riaccendere il dibattito sui rapporti con l’ex sindaco di Salerno.

Il caso Anci

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le tensioni legate all’Anci campana. L’irritazione nel Pd è aumentata dopo gli attacchi rivolti da De Luca al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

La presidenza regionale dell’Anci è vacante dal 28 aprile dello scorso anno, quando Carlo Marino lasciò l’incarico dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Caserta. Da allora l’associazione è guidata dal sindaco di Pellezzano Francesco Morra, in una reggenza che, pur apprezzata, dovrà prima o poi essere superata da un voto dei primi cittadini campani.

La partita è tutta interna al campo largo, visto che Pd e centrodestra governano la maggioranza dei municipi. Manfredi, presidente nazionale dell’Anci, e lo stesso Fico sono destinati a giocare un ruolo nelle scelte future, ma anche De Luca potrebbe tentare di incidere, soprattutto se la reggenza Morra dovesse proseguire fino alle prossime comunali.

Il ruolo del campo largo

Intanto resta sul tavolo la proposta del Movimento 5 Stelle campano di aprire un tavolo di coalizione in vista delle prossime comunali, una mossa che punta a chiarire le posizioni del Pd. Dopo l’assenso di Piero De Luca, anche da Benevento arriva l’appello di Clemente Mastella.

Per Noi di Centro, come spiegato dal coordinatore Pasquale Giuditta, la proposta va accolta senza veti, lavorando a coalizioni omogenee in tutti i territori provinciali e superando le anomalie locali, come quelle presenti nel Sannio.

I nodi interni al Pd

Sul piano regionale, restano aperti anche nodi immediati. In Consiglio regionale non è stata ancora chiusa l’intesa sulle presidenze delle commissioni, e il consiglio convocato per mercoledì 21 rischia di svolgersi senza un accordo definitivo.

Per quanto riguarda il congresso regionale del Pd, lo schema che sembra prendere corpo è quello che porta Francesco Dinacci alla segreteria, nell’area vicina a Schlein. Non mancano però le resistenze dell’area cattolico-riformista, mentre prende forma l’ipotesi di una segreteria di minoranza, con Dinacci segretario e una maggioranza riformista negli organismi dirigenti.

Un quadro complesso, nel quale le amministrative rappresentano il primo vero banco di prova per la tenuta del campo largo in Campania.

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Politica

Referendum giustizia, scontro tra governo e magistratura: Meloni attacca, polemiche sui decreti attuativi

Nuovo scontro sulla riforma della giustizia: Meloni attacca una “parte politicizzata” della magistratura. Polemiche sui decreti attuativi prima del referendum del 22 e 23 marzo.

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna a criticare una parte della magistratura, definita “politicizzata”, accusata di ostacolare le politiche contro l’immigrazione irregolare.

Nel mirino un caso riguardante un cittadino algerino irregolare con numerose condanne alle spalle, per il quale alcuni giudici avrebbero escluso l’espulsione disponendo anche un risarcimento di 700 euro a carico del ministero dell’Interno. Le dichiarazioni arrivano nel pieno della campagna per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

I decreti attuativi e la replica di Nordio

Parallelamente si è aperto un nuovo fronte politico sul ministro della Giustizia Carlo Nordio, dopo la notizia che gli uffici del ministero avrebbero iniziato a lavorare ai decreti attuativi della riforma, nonostante l’esito referendario sia ancora incerto.

Nordio ha precisato che si tratta di bozze preparatorie, per non farsi trovare impreparati in caso di approvazione del referendum. I decreti attuativi definiscono le modalità concrete di applicazione delle norme e vengono adottati solo dopo l’entrata in vigore delle leggi.

Le critiche delle opposizioni

Le opposizioni parlano di forzatura politica. Il capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristofaro, ha definito l’iniziativa una “guerra ai magistrati”. Il M5s accusa il governo di arroganza e sostiene che i decreti sarebbero già pronti.

Il Pd ha chiesto che Nordio riferisca in Aula. Il presidente del M5s Giuseppe Conte ha contestato anche la richiesta dell’elenco dei finanziatori del comitato per il “No” vicino all’Associazione Nazionale Magistrati, definita dal ministro un atto dovuto su richiesta parlamentare.

Le tensioni nella maggioranza

Anche all’interno della maggioranza non sono mancate osservazioni. Il vicepremier Matteo Salvini ha invitato a evitare aggettivi e attacchi personali, richiamando la necessità di concentrarsi sul merito della riforma.

Dal governo si sottolinea che vi è disponibilità al confronto tecnico sulle norme attuative, posizione già espressa dal sottosegretario Alfredo Mantovano e ribadita da Nordio.

Nuove polemiche sulla campagna referendaria

Si apre inoltre un ulteriore fronte sulle spese per la campagna referendaria. Angelo Bonelli (Avs) ha sollevato la questione dell’utilizzo dei fondi dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, mentre il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami ha respinto le accuse, sostenendo la correttezza delle procedure.

Il confronto politico si intensifica dunque a poche settimane dal voto referendario, in un clima segnato da tensioni tra governo, magistratura e opposizioni, con la riforma della giustizia al centro del dibattito pubblico.

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In Evidenza

Brevetti green, Italia terza in Europa: 295 domande e boom nelle tecnologie climatiche

L’Italia è terza in Europa per brevetti green con 295 domande. Le imprese innovative in tecnologie ambientali fatturano di più, esportano e attraggono capitali esteri.

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L’Italia si colloca al terzo posto in Europa per numero di brevetti green, con 295 domande, dietro Germania (1.632) e Francia (729). Il dato emerge dallo studio “Competitivi perché sostenibili”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, presentato al ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Nella classifica generale delle imprese con brevetti sul totale delle aziende, l’Italia è ancora terza con 16,5 imprese brevettatrici ogni 1.000, dopo Germania (21,6) e Austria (18,9).

Manifattura e territori trainanti

A livello territoriale, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte guidano per numero di brevetti, grazie alla tradizione manifatturiera e alla capacità di trasformare ricerca e know-how in soluzioni applicative.

Il settore manifatturiero è il principale motore delle domande italiane di brevetto europeo verde. Seguono ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%).

Tra il 2019 e il 2024, 578.450 imprese – pari al 38,7% del totale – hanno realizzato eco-investimenti, confermando una crescita costante degli investimenti in sostenibilità.

I settori chiave e la crescita record

L’Italia registra risultati significativi nella mobilità sostenibile, che rappresenta il 31% dei brevetti legati alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Spiccano anche l’efficienza energetica nell’edilizia, la gestione dei rifiuti e delle acque reflue e le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, cresciute del 270% nell’ultimo decennio.

Secondo Ermete Realacci (nella foto Imagoeconomica col ministro Urso), il Paese dimostra capacità di innovazione nei settori ambientali, ma occorre rafforzare gli investimenti in ricerca e replicare il modello dell’economia circolare in ambiti come elettrificazione ed energie rinnovabili.

Imprese green più forti e più internazionali

Le imprese che depositano brevetti green generano un fatturato medio di 382 milioni di euro, contro i 41 milioni delle non green, e presentano una maggiore produttività (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000).

Oltre la metà (57,8%) esporta, per un valore superiore a 63 miliardi di euro, con mercati diversificati. Inoltre, il 41,9% di queste imprese ha partecipazioni estere, contro il 31,7% delle altre.

Il capitale umano risulta più qualificato: il 29,7% degli addetti è laureato, con una quota rilevante in discipline Stem.

Per Giuseppe Tripoli, la crescita del 44,4% dei brevetti green tra 2012 e 2022 è un segnale positivo, ma resta da migliorare il rapporto tra ricerca e impresa e la consapevolezza del valore della tutela giuridica.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso  ha sottolineato che l’Italia può essere leader nel riciclo e nella valorizzazione delle materie prime seconde, rafforzando così la propria autonomia strategica in un contesto globale competitivo.

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Tajani convoca l’ambasciatore iraniano dopo il gesto contro Mattarella

Un parlamentare iraniano ha strappato l’immagine del presidente Sergio Mattarella. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani convoca l’ambasciatore iraniano.

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Un parlamentare iraniano ha strappato l’immagine del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’episodio è stato definito “increscioso” dal ministro degli Esteri.

La notizia è stata resa nota dal titolare della Farnesina, che ha espresso solidarietà al capo dello Stato.

La convocazione dell’ambasciatore

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore iraniano in Italia.

La decisione rientra nelle prerogative diplomatiche del governo italiano in presenza di episodi ritenuti offensivi nei confronti delle istituzioni della Repubblica.

Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle circostanze in cui si è verificato il gesto né sulle eventuali conseguenze nei rapporti tra Roma e Teheran.

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