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#Amici18 di Maria De Filippi, Marco eliminato e gli altri allievi occupano la scuola: il professor Timor Steffens aveva pregiudizi
È la prima volta che accade. E che accade in queste modalità. La protesta ad #Amici18. Dopo la decisione del professore di ballo Timor Steffens di eliminare dai corsi Marco Alimenti, gli allievi hanno occupato la scuola, tappezzandola di manifesti e striscioni (#FAMMISTUDIARE, DIRITTO ALLO STUDIO, “LET ME GROW, CHANGE E BE MYSELF”) e indossando magliette con la scritta #FAMMISTUDIARE.

Timor Steffens. Il professore contestato ad Amici
Al prof Timor Steffens viene contestato il metodo di valutazione con cui ha eliminato Marco dopo aver deciso, settimane fa, di non fare lezione con l’allievo perchè, a suo avviso, non è adatto al suo stile. C’è pregiudizio, secondo i ragazzi, in questo metodo. Marco non avrebbe avuto alcuna chance. Prima di cominciare era già fuori a sentire i giudizi del professore. Gli allievi hanno annunciato che non si esibiranno fino a quando non verranno accolte le loro richieste, che rifiuteranno i brani e le coreografie assegnati dai docenti e che continueranno a fare lezione solo con gli insegnanti che condividono i motivi della loro protesta. Inoltre chiedono che Marco possa rientrare nella scuola ed essere giudicato solo dopo aver lavorato per almeno una settimana con il prof Steffens e chiedono che questa regola da oggi in poi valga per tutti i partecipanti di Amici.
- Marco Alimenti. Il ballerino che non piace al professor Steffens. La sua bocciatura ha scatenato la protesta
La palla passa a Maria De Filippi. Si dice che non abbia gradito il rumore mediatico. Si dice che abbia grande stima del prof Timor Steffens ma che voglia approfondire le ragioni della protesta.
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Argentina, Messi e il popolo: contro la Spagna per entrare nella leggenda
L’Argentina affronta la Spagna nella finale del Mondiale 2026 inseguendo il quarto titolo. Messi punta alla consacrazione definitiva, Scaloni al secondo trionfo consecutivo, mentre una nazione intera si riconosce nella squadra operaia della Selección.
Un’Argentina di indios, figli del popolo e uomini abituati a non arrendersi. È questa la Selección che Lionel Scaloni ha costruito e portato fino alla finale del Mondiale contro la Spagna.
Non c’è soltanto la classe di Lionel Messi o la “garra” di una squadra capace di rialzarsi nei momenti più difficili. C’è soprattutto l’identificazione profonda con un Paese che si riconosce nella fatica, nella sofferenza e nella capacità di resistere.
“Vogliamo essere ricordati come qualsiasi argentino comune, ovvero come grandi lavoratori che non mollano mai anche se le cose costano fatica. Tutti noi proveniamo dalla classe operaia”, ha spiegato il portiere Emiliano “Dibu” Martínez alla vigilia della partita.
Messi e Scaloni a caccia della storia
Al MetLife Stadium l’Argentina insegue il quarto titolo mondiale della sua storia. Messi, a 39 anni, cerca una consacrazione che potrebbe spingerlo verso il nono Pallone d’Oro.
Scaloni, invece, può raggiungere un primato che appartiene soltanto a Vittorio Pozzo: conquistare due Mondiali consecutivi da commissario tecnico.
Il ct argentino, però, mantiene il tono misurato che lo ha sempre contraddistinto. “Puntiamo alla vittoria, è ovvio, ma anche se non dovesse arrivare, il nostro resterebbe un viaggio incredibile in questo Mondiale”, ha detto durante un incontro organizzato dalla Fifa a New York.
La squadra delle rimonte
Data più volte per sconfitta, l’Argentina è riuscita sempre a rinascere. Le rimonte sono diventate l’immagine simbolo del suo cammino nel torneo, insieme alla capacità di soffrire e reagire.
Per non spezzare l’incantesimo, il presidente Javier Milei ha scelto di seguire la finale da Buenos Aires. La Casa Rosada è stata comunque messa a disposizione della squadra per lunedì.
Le autorità si preparano ad accogliere Messi e i compagni con una folla che potrebbe raggiungere i quattro milioni di persone. Quattro anni fa, dopo la vittoria mondiale, i pullman della nazionale rimasero bloccati tra i tifosi e fu necessario l’intervento degli elicotteri dell’esercito per trasferire i giocatori.
L’asado e il legame con il Paese
Alla vigilia della finale, la Selección ha rispettato un’altra tradizione: l’asado. Le braci sono state accese nel retro dell’albergo di New York e i calciatori, da Lautaro Martínez a Messi, hanno cucinato e mangiato carne insieme.
Un rito semplice e familiare, capace di riportare la squadra alle proprie radici.
“Abbiamo riscoperto qualcosa di estremamente prezioso: la gente guarda le nostre partite indossando la maglia dell’Argentina e abbracciandosi”, ha raccontato Scaloni.
Il ct ha ricordato l’immagine di tifosi del Boca e del River, del Newell’s e del Rosario Central, uniti dalla nazionale. “La squadra percepisce questo senso di unità, sente che la gente è con noi. Spero che il nostro percorso possa aiutare il nostro popolo e il nostro Paese”.
Messi contro Yamal
La finale sarà anche la sfida tra Messi e Lamine Yamal. I due furono fotografati insieme anni fa, quando il talento spagnolo era ancora un neonato, durante un’iniziativa benefica dell’Unicef.
“È pazzesco. Ho fatto una foto con lui quando era neonato e ora ci affrontiamo in una finale mondiale”, ha detto Messi. “Lamine a 19 anni è già tra i giocatori più forti al mondo. Spero soltanto che domani non sia al meglio”.
Scaloni ha reso omaggio al suo capitano: “Bisogna goderselo e dare importanza a quello che fa. È lui la storia, è lui la leggenda”.
Resta il dubbio su chi affiancherà Messi in attacco tra Julián Álvarez e Lautaro Martínez. Ma per il popolo argentino la formazione ideale è già scritta: Messi e altri dieci uomini pronti a lottare per un’intera nazione.
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Rapporto Ue, allarme sull’indipendenza della Rai e sulla libertà di stampa in Italia
La Commissione europea riconosce alcuni progressi dell’Italia, ma segnala rischi per l’indipendenza e la sostenibilità finanziaria della Rai, l’assenza di riforme sulla diffamazione e sulle fonti giornalistiche e il persistere di aggressioni e intimidazioni contro l’informazione.
Cronache
Modena, uomo ucciso a coltellate nel condominio: arrestata una donna di 44 anni
Rolando D’Ulizia è stato trovato morto sulle scale di un condominio di Modena, colpito da diverse coltellate. Arrestata nella quasi flagranza una donna di 44 anni che avrebbe avuto una relazione con la vittima. Il movente è ancora al vaglio degli investigatori.
Rolando D’Ulizia è stato ucciso con diverse coltellate nelle prime ore del mattino all’interno di un condominio di via Tignale del Garda, nella zona Morane di Modena. Per il delitto i carabinieri hanno arrestato nella quasi flagranza una donna di 44 anni che, secondo le prime ricostruzioni, aveva avuto una relazione con la vittima. L’accusa contestata è quella di omicidio volontario.
Il corpo dell’uomo è stato trovato intorno alle 8 dai residenti, riverso sulle scale o nell’androne della palazzina e circondato da una vasta chiazza di sangue. I soccorsi non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.
Le coltellate e l’arma gettata nei rifiuti
D’Ulizia sarebbe stato raggiunto da più fendenti, in particolare alla schiena. Nei pressi dell’edificio i militari hanno recuperato un coltello lungo circa 19 centimetri, con la lama ancora sporca di sangue, abbandonato in un cestino dei rifiuti. L’arma è stata sequestrata e sarà sottoposta agli accertamenti scientifici.
La porta dell’appartamento della donna è stata sigillata, mentre i carabinieri del nucleo investigativo e la scientifica hanno effettuato rilievi per diverse ore all’interno del condominio e nelle zone circostanti.
Le urla udite dai residenti
Alcuni abitanti della palazzina hanno riferito di avere sentito una lite durante la notte o alle prime luci dell’alba. Tra le frasi udite ci sarebbe anche un ripetuto invito ad andare via.
Gli investigatori stanno cercando di stabilire se il contrasto sia iniziato nell’appartamento della donna e sia poi proseguito sulle scale, dove l’uomo sarebbe stato colpito mortalmente. La ricostruzione deve ancora essere consolidata attraverso testimonianze, rilievi e accertamenti medico-legali.
L’interrogatorio e l’arresto
La donna è stata accompagnata in caserma e interrogata a lungo. Secondo quanto riferito da alcune fonti giornalistiche, avrebbe ammesso il proprio coinvolgimento nell’accoltellamento. Al termine degli accertamenti è stata arrestata nella quasi flagranza con l’ipotesi di omicidio volontario.
Le dichiarazioni rese dovranno essere valutate dalla Procura e sottoposte al controllo del giudice. L’arrestata deve essere considerata innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Il possibile movente ancora da chiarire
Gli inquirenti stanno approfondendo la natura del rapporto tra la vittima e la donna e le ragioni della presunta lite.
Tra le piste prese in considerazione figurano contrasti legati al denaro o al consumo di sostanze stupefacenti. Si tratta tuttavia di ipotesi investigative che non possono ancora essere considerate accertate.
Anche l’età esatta della vittima è stata indicata in maniera non uniforme dalle prime fonti: alcune parlano di 44 anni, altre di 45 o 46. Gli atti ufficiali consentiranno di chiarire definitivamente anche questo dato.
Un altro omicidio a Palermo
Nelle stesse ore, un altro accoltellamento mortale è avvenuto a Palermo. Vito Petrigno, pensionato di 69 anni, è stato ucciso nel quartiere Bonagia, nei pressi di un edificio di via Papa Giovanni XXIII.
La polizia ha arrestato un vicino di casa di 23 anni, rintracciato dopo la fuga. La moglie della vittima avrebbe assistito all’aggressione. Il movente resta da chiarire: gli investigatori stanno valutando una lite tra vicini, senza escludere altre ipotesi.
Due delitti distinti, consumati a centinaia di chilometri di distanza e ancora circondati da interrogativi sui motivi che hanno trasformato due contrasti in aggressioni mortali.





