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Lavoro

Amazon in crescita nel 2018: in Italia 2mila assunzioni e 800 milioni di euro investiti

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Amazon ha creato oltre 2.000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato in Italia nel 2018. Lo ha annunciato la piattaforma ecommerce specificando come gli occupati siano cresciuti più del 50% solo nel 2018: dai 3.500 dipendenti del 2017 agli oltre 5.500 di oggi. Nell’anno che sta per finire Amazon ha investito in Italia oltre 800 milioni di euro e complessivamente, dal 2010 quando ha esordito nel nostro Paese, oltre 1,6 miliardi di euro.

“Siamo orgogliosi di aver accolto quest’anno più di 2 mila nuovi Amazoniani all’interno dei nostri team in tutto il Paese, mentre continuiamo a offrire supporto ai clienti italiani e alle piccole imprese”, ha detto Mariangela Marseglia, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es. Nel 2018 ci sono stati anche investimenti nella logistica con l’apertura di sei nuovi depositi di smistamento e un nuovo centro di smistamento a Casirate (Bergamo) dopo quelli di Milano, Passo Corese (Rieti), Vercelli, Castel San Giovanni (Piacenza) e Cagliari.

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Economia

Piaggio Aero: presidio dei sindacati davanti alla Prefettura di Genova: sbloccate tredicesima e subito piano di rilancio

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Hanno incontrato il prefetto Fiamma Spena i sindacati e le rsu di Piaggio Aero in presidio con i lavoratori davanti al palazzo del Governo di Genova: “Abbiamo appena saputo – ha detto Antonio Caminito, Fiom Cgil – che il Tribunale di Savona ha sbloccato lo stipendio di novembre. A questo punto chiediamo al commissario di far sbloccare anche tutta la tredicesima e non di pagarne solo un dodicesimo come ha annunciato ieri a Genova”. Importante resta la convocazione di un incontro al Mise che i sindacati chiedono sia fatto prima di Natale: “Per noi è fondamentale incontrare il ministro Di Maio – dice Alessandro Vella, segretario Fim Cisl – e sapere che fine hanno fanno i 766 milioni di finanziamento per i droni che sono fermi da otto mesi in commissione”. Per la Fiom genovese quello che serve per garantire il futuro è “un vero piano industriale perchè i droni da soli non garantiscono il lavoro per tutti. E dovrebbero anche spiegarci come hanno fatto a lasciarsi scappare i proprietari di Abu Dhabi e chi li sostituirà”.

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Economia

Leonardo guarda con interesse a Piaggio Aero, Profumo: valuteremo partecipazione al salvataggio

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Leonardo (Finmeccanica) seguirà l’evoluzione della situazione di Piaggio Aero. Il colosso potrebbe essere coinvolto nel salvataggio del gruppo: lo ha detto l’amministratore delegato  Alessandro Profumo, precisando che Piaggio Aero è in amministrazione straordinaria, “ma dobbiamo capire come evolve questa situazione e poi faremo tutte le valutazioni del caso”.

Piaggio Aero, ha continuato Profumo, svolge un’attività importante per l’aeronautica militare italiana: per esempio la manutenzione di MB-339 che oggi è il sistema di training base per l’aeronautica militare, “e che è importantissimo per il nostro cliente e per noi”.
Il gruppo vanta un credito di circa 115 milioni di euro nei confronti di Piaggio Aero per le forniture di elettronica destinate alla costruzione di droni.

“Per Leonardo è fondamentale puntare sull’innovazione, dove il cambiamento avviene alla velocità della luce. I costi non ricorrenti per realizzare nuovi prodotti sono enormi e richiedono grandi fondi o economie di scala. Siamo in un mondo che sta subendo delle torsioni non irrilevanti, con cicli di prodotto lunghi”.
Parlando al Leonardo Innovation Day, il capoazienda non ha usato giri di parole: “O gestiamo in modo intelligente l’innovazione o scompariamo. Come Leonardo siamo convinti che riusciremo a stare nella parte alta della catena del valore, ma dobbiamo mantenere i piedi per terra perché, senza conto economico e stato patrimoniale sano, le aziende non esistono. Mantenendo i piedi per terra ci possiamo far contaminare in modo positivo dal mondo che cambia e si innova”. L’amministratore delegato ha aggiunto che Leonardo “crescerà in modo consistente del 6% nell’arco del piano quinquennale, ed è una crescita molto rilevante”. Inoltre gruppo sta aumentando l’occupazione, stabilizzando molti interinali. Dalla prima edizione del Premio innovazione nel 2004, hanno preso parte all’iniziativa circa 30 mila dipendenti, che hanno dato vita a 10 mila progetti innovativi e proposte di brevetto.

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Lavoro

Fnsi e Ordine non vogliono discutere di equo compenso con Di Maio che li invita al ministero

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Il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio convoca Ordine e sindacato dei giornalisti per un tavolo di confronto sull’equo compenso e sul precariato. Loro rifiutano. “Prima dovete chiederci scusa per gli insulti” e poi e ne parla. EÈ questa in soldoni la motivazione ufficiale fornita al governo. Dunque è ufficiale, i vertici della stampa italiana non andranno la settimana prossima al ministero dello Sviluppo economico. Anzi, quel giorno il segretario della Federazione, Raffaele Lorusso, e il presidente dell’Ordine, Carlo Verna, saranno già impegnati a Bruxelles, a parlare di libertà di stampa. Un convegno organizzato al parlamento europeo dal Partito democratico. Se Di Maio sperava di seppellire l’ascia di guerra per discutere della famosa legge sull’equo compenso e più in generale del problema del precariato che affligge la categoria, evidentemente dovrà aspettare. Cosa e fino a quando non si capisce perchè la risposta di Ordine e Fnsi  è stata gelida: “Nel ringraziare il ministro per l’invito, il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, e il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, gli hanno fatto presente che un confronto costruttivo fra il governo e gli enti dei giornalisti non può prescindere da un preventivo atto di pubblica ammenda degli insulti rivolti alla categoria”. Gli attacchi sono “infimi sciacalli” del vicepremier e “puttane e pennivendoli” scritto da Di Battista dopo la assoluzione di Virginia Raggi. Ed erano rivolti ai giornalisti che avevano ricamato accuse “false” contro la Raggi. Certo è che non andare a discutere di equo compenso e dei diritti dei precari sottopagati per i litigi con il M5S, aldilà delle simpatie personali o politiche, fa del male non a Di Maio (nella foto con un giornalista che non ha problemi di equo compenso) ma alla categoria, quella parte maggiormente esposta ai quotidiani ricatti degli editori.

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