Collegati con noi

Salute

Alzheimer, individuati due fattori genetici che proteggono i “super anziani”

Uno studio internazionale su 18mila over 80 individua due fattori genetici che proteggono dall’Alzheimer nei cosiddetti super anziani, con funzioni cognitive intatte.

Pubblicato

del

Sono stati individuati due fattori genetici chiave che sembrano proteggere dall’Alzheimer i cosiddetti “super anziani”: persone con più di 80 anni che mantengono funzioni cognitive paragonabili a quelle di individui di 20 o 30 anni più giovani. Il risultato emerge da un ampio studio internazionale condotto su circa 18mila anziani di otto Paesi.

Lo studio internazionale sui super anziani

La ricerca è stata condotta da un team del Vanderbilt University Medical Center e pubblicata sulla rivista scientifica Alzheimer’s & Dementia. L’analisi si è concentrata sul ruolo di due varianti genetiche già note per la loro associazione con la malattia di Alzheimer a esordio tardivo.

Le varianti genetiche sotto osservazione

I ricercatori hanno esaminato la presenza di due varianti del gene APOE: una associata a un aumento del rischio di Alzheimer e l’altra considerata protettiva. Dall’analisi del Dna degli over 80 è emerso che i super anziani hanno una probabilità nettamente inferiore di essere portatori della variante genetica associata al rischio di demenza.

In particolare, questi soggetti presentano il 68% di probabilità in meno di portare la variante sfavorevole rispetto ai coetanei con demenza da Alzheimer e il 19% in meno rispetto agli anziani cognitivamente normali della stessa età.

Il ruolo della variante protettiva

Sul fronte opposto, la variante genetica considerata protettiva risulta significativamente più frequente nei super anziani. Questi ultimi mostrano una probabilità del 28% superiore di esserne portatori rispetto agli anziani cognitivamente normali e addirittura del 103% in più rispetto agli over 80 affetti da Alzheimer.

Implicazioni per la ricerca sull’Alzheimer

Secondo la prima autrice dello studio, Leslie Gaynor, l’interesse crescente verso i super anziani potrebbe aprire nuove prospettive nella comprensione dei meccanismi biologici che conferiscono resilienza alla malattia. L’analisi di questa popolazione potrebbe infatti aiutare a individuare strategie preventive e terapeutiche mirate.

Un nuovo filone di studio sulla resilienza cognitiva

I risultati rafforzano l’ipotesi che non tutti gli anziani seguano lo stesso percorso di invecchiamento cerebrale e che fattori genetici specifici possano giocare un ruolo decisivo nel preservare le funzioni cognitive. Una linea di ricerca che potrebbe rivelarsi centrale nel contrasto a una delle patologie neurodegenerative più diffuse e temute dell’età avanzata.

Advertisement

Salute

Messico, quasi 9.500 casi di morbillo nel 2026: 31 i decessi

Il Messico registra 9.487 casi di morbillo nel 2026 e 31 decessi. Il 61% dei contagiati non era vaccinato. Virus diffuso in 30 stati su 32.

Pubblicato

del

Il Ministero della Salute del Messico ha aggiornato il bilancio dell’epidemia di morbillo che sta interessando il Paese nel 2026.

Secondo l’ultimo rapporto epidemiologico, sono stati registrati 9.487 casi complessivi dall’inizio dell’anno, con 410 nuove infezioni rilevate nell’ultima settimana di monitoraggio. I decessi confermati sono 31.

Diffusione in quasi tutto il territorio nazionale

Il virus è presente in 30 delle 32 entità federative del Messico. Le aree più colpite risultano quelle del sud-est, in particolare Campeche, Tabasco e Chiapas.

Le autorità sanitarie mantengono alta la sorveglianza epidemiologica, dopo aver analizzato quasi 28.000 casi sospetti.

Il nodo delle vaccinazioni

L’analisi dei dati evidenzia una forte correlazione tra diffusione del virus e mancata immunizzazione: il 61% dei casi confermati riguarda persone non vaccinate.

L’infezione si è propagata prevalentemente tra i giovani, con una maggiore incidenza nelle fasce di età tra i 10 e i 24 anni e una leggera prevalenza nella popolazione maschile.

Le autorità sanitarie proseguono le campagne di prevenzione e monitoraggio per contenere l’espansione del contagio.

Continua a leggere

Salute

Cardiopatie congenite, a Cosenza oltre 600 pazienti seguiti: 1 neonato su 100 nasce con una malformazione

All’ospedale Annunziata di Cosenza oltre 600 pazienti con cardiopatie congenite seguiti stabilmente. Un neonato su 100 nasce con una malformazione cardiaca.

Pubblicato

del

Le cardiopatie congenite rappresentano la malformazione neonatale più frequente e a maggiore impatto sociale. È quanto emerso nel corso della Giornata Mondiale delle Cardiopatie, celebrata con un convegno medico-scientifico all’ospedale “Annunziata” di Cosenza.

L’Unità di Cardiologia pediatrica e perinatale, guidata dalla dottoressa Maria Lucente, segue stabilmente oltre 600 pazienti in tutta la provincia, inclusa una coorte di giovani adulti tra i 20 e i 25 anni che continua a fare riferimento al dipartimento Materno-infantile.

Un neonato su 100, metà dei casi gravi

Secondo i dati illustrati durante il convegno “Dove porta il cuore: le cardiopatie congenite dalla gravidanza all’età adulta”, un neonato su 100 nasce con una cardiopatia congenita. Nel 50% dei casi si tratta di forme gravi che possono mettere a rischio la sopravvivenza immediata.

“Non si tratta di patologie confinate al feto o al neonato – ha spiegato Lucente – ma di condizioni che incidono profondamente sulla salute della madre e sull’intero nucleo familiare, specialmente nelle forme complesse”.

La rete con Taormina e il protocollo d’emergenza

Ogni anno circa 140 interventi vengono gestiti in collaborazione con il Centro di cardiochirurgia del Mediterraneo di Taormina, diretto da Salvatore Agati.

In assenza di una cardiochirurgia pediatrica in Calabria, negli ultimi dieci anni è stato consolidato un protocollo di emergenza-urgenza che prevede, nei casi più critici, l’intervento diretto dell’équipe siciliana nelle terapie intensive neonatali calabresi. Una soluzione che consente di stabilizzare o operare i neonati in loco, riducendo i rischi legati al trasporto.

Diagnosi precoce e presa in carico multidisciplinare

La sopravvivenza è strettamente legata alla diagnostica ecografica morfologica, che permette di programmare luogo e tempi del parto, abbattendo morbosità e mortalità.

Nonostante l’efficacia della rete clinica, resta prioritaria l’integrazione di figure specialistiche di supporto, come genetisti e psicologi, per garantire una presa in carico globale lungo tutto l’arco della vita.

Il convegno ha riunito ginecologi, neonatologi, pediatri, cardiologi, cardiochirurghi, anestesisti e professionisti sanitari, con l’obiettivo di promuovere un modello integrato di gestione di patologie che, grazie ai progressi della medicina, oggi consentono sempre più spesso una sopravvivenza e una qualità di vita fino all’età adulta.

Continua a leggere

Salute

Cardiopatie congenite, oltre 100mila adulti in Italia: al Bambino Gesù unità dedicata ai pazienti Achd

In Italia oltre 100mila adulti con cardiopatie congenite. Al Bambino Gesù attiva l’Unità di Cardiologia del Congenito Adulto con circa 3mila pazienti presi in carico nel 2025.

Pubblicato

del

Ogni anno in Italia nascono circa 4.000 bambini con cardiopatie congenite. Grazie ai progressi della medicina, in particolare della cardiochirurgia e della cardiologia interventistica pediatrica, oggi circa il 90% di questi pazienti raggiunge l’età adulta.

La popolazione dei cosiddetti Grown up congenital heart (Guch) o Adults with congenital heart disease (Achd) supera ormai le 100.000 persone. Un dato che segna un cambiamento profondo nella gestione clinica di queste patologie.

L’Unità dedicata al Bambino Gesù

Per rispondere alla crescente domanda di assistenza specialistica, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha istituito l’Unità Operativa Semplice di Cardiologia del Congenito Adulto. Nel 2025 la struttura ha preso in carico circa 3.000 pazienti.

L’Unità è diretta dalla dottoressa Claudia Montanaro e adotta un approccio multidisciplinare che coinvolge cardiologi clinici e interventisti, cardiochirurghi, aritmologi, radiologi, anestesisti, psicologi e altri specialisti in base alle necessità del singolo caso.

“La cardiopatia congenita, anche dopo interventi cardiochirurgici, non può essere considerata una condizione guarita”, sottolinea Montanaro, evidenziando la necessità di un follow-up costante e altamente specializzato, anche nelle fasi delicate come la gravidanza.

Giornata mondiale e Open Day

In occasione della Giornata Mondiale delle Cardiopatie Congenite, l’Ospedale ha organizzato un Open Day dedicato agli adulti con cardiopatie congenite. L’iniziativa punta a rafforzare l’informazione sanitaria e a promuovere un ruolo attivo del paziente nella gestione della propria condizione.

Secondo il direttore sanitario Massimiliano Raponi, l’appuntamento inaugura un ciclo di incontri periodici dedicati alle malattie rare, con cadenza mensile, per consolidare il dialogo tra équipe sanitaria, pazienti e famiglie.

Il modello adottato mira a migliorare qualità e aspettativa di vita, accompagnando il paziente lungo tutto l’arco della vita con una presa in carico personalizzata e integrata.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto