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Altre norme svuotacarceri con la scusa del Covid? Maresca: speriamo non facciamo gli stessi errori di aprile

Catello Maresca

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Dalle recenti notizie riportate dalla stampa sembra che il Garante nazionale dei diritti dei detenuti voglia dettare l’agenda al Governo sulla gestione dell’emergenza carceraria. Appare davvero sorprendente che dopo mesi di lavoro ci possa essere ancora l’esigenza di ridurre il numero delle presenze in carcere per evitare il rischio contagio. Si richiedono “provvedimenti che, pur tenendo fermo il criterio della complessiva sicurezza, siano in grado di fare emergere la centralità della tutela della salute di ogni persona. Anche perchè le presenze in carcere, da maggio a oggi, hanno avuto un importante incremento: si era allora scesi ben sotto le 53 mila presenze”.

Ma non solo, secondo l’agenzia di stampa AGI “i provvedimenti che il Garante si attende dal Governo dovranno  confermare e ampliare quelli adottati a suo tempo, traendo insegnamento da quell’esperienza ed evitando così quegli aspetti che talvolta ne hanno reso la portata molto limitata”.
Praticamente, non basta lo svuotacarceri della scorsa primavera. Servono provvedimenti ancora più permissivi. Il garante deve da statuto o meglio secondo il decreto legge n.146 del 2013 che lo ha istituito nel nostro Paese, vigilare affinché l’esecuzione della custodia delle persone detenute in carcere e degli internati sia conforme a principi e norme nazionali ed internazionali. Ed interviene su criticità di carattere generale o su questioni che richiedono un’immediata azione. Sostanzialmente sta facendo il suo mestiere e lo fa anche bene, richiedendo interventi per risolvere il problema atavico delle carceri, il sovraffollamento. Una questione che danneggia soprattutto i detenuti più sfortunati e probabilmente meno pericolosi che nessun governo è mai riuscito a risolvere veramente.

Ben vengano decisioni politiche in tal senso, ma attenzione a distinguere bene i destinatari del beneficio. Occorre evitare in tutti i modi che si ripetano le scarcerazioni indistinte e pericolose della scorsa primavera. Occorrono provvedimenti ponderati, ben scritti ed efficaci.
Mentre scrivo apprendo di un post Facebook del Ministro Alfonso Bonafede che annuncia un provvedimento che prevede la scarcerazione dei detenuti condannati a pene brevi con esclusione dei delitti più gravi.
Speriamo bene. Leggeremo e commenteremo il provvedimento appena pubblicato.

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Coronavirus, i dati del contagio in Campania: 1.069 positivi e 12 morti

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Sostanzialmente non cambia niente: i dati forniti dall’Unità di crisi della Regione Campania ci raccontano di 1.069 positivi al Covid-19 registrati nelle ultime 24 ore su 16.219 tamponi (fra molecolari e antigenici) con una percentuale del 6,5 % di contagio. I morti sono 12, in terapia intensiva ci sono 112 persone e 1.448 sono i ricoverati.

 

Questo il bollettino dell’Unità di crisi della Regione Campania di oggi:

Positivi del giorno: 1.069 (di cui 104 casi identificati da test antigenici rapidi)
di cui
Asintomatici: 914
Sintomatici: 51
* Sintomatici e Asintomatici si riferiscono ai soli positivi al tampone molecolare
Tamponi del giorno: 16.219 (di cui 2.156 antigenici)

Totale positivi: 214.022 (di cui 682 antigenici)
Totale tamponi: 2.331.532 (di cui 12.675 antigenici)​

​Deceduti: 12 (*)​
Totale deceduti: 3.598

Guariti: 525
Totale guariti: 147.439

* 9 deceduti nelle ultime 48 ore e 3 deceduti in precedenza ma registrati​ ieri​

​Report posti letto su base regionale:

Posti letto di terapia intensiva disponibili: 656
Posti letto di terapia intensiva occupati: 112
Posti letto di degenza disponibili: 3.160 (**)
Posti letto di degenza occupati: 1.448

** Posti letto Covid e Offerta privata

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Covid: 11.629 nuovi casi e 299 vittime, 216mila test, tasso positivita’ risale al 5,3%

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Sono 11.629 i nuovi casi di Covid in Italia nelle ultime 24 ore, per un totale, dall’inizio dell’emergenza, di 2.466.813. L’incremento delle vittime, invece, e’ di 299, che porta il numero complessivo ad 85.461. Sono 216.211 i test per il coronavirus (molecolari e antigenici) effettuati in Italia nelle ultime 24 ore. Ieri, secondo i dati del ministero della Salute, erano stati 286.331. Il tasso di positivita’ risale al 5,3% (ieri era al 4,6%).

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Massima allerta sulle varianti del covid, quella inglese è più letale del 30 per cento

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E’ allerta in tutto il mondo per la circolazione delle varianti del virus SarsCoV2 e la brutta notizia, annunciata oggi dal primo ministro britannico Boris Johnson, e’ che quella isolata nel Regno Unito non e’ solo la piu’ contagiosa, ma la piu’ mortale di quelle finora note. L’allerta sulle varianti e’ stata lanciata oggi anche da riviste scientifiche internazionali di primo piano come Nature e The Lancet, ma in serata l’annuncio di Johnson e’ arrivato comunque come una doccia fredda. I dati che danno sostanza all’annuncio non sono stati ancora pubblicati, ma Johnson ha parlato “di alcune prime evidenze registrate in questo senso”. Potrebbe quindi concretizzarsi “lo scenario piu’ negativo”, come l’ha definito l’immunologo Sergio Abrignani, dell’Universita’ Statale di Milano. La conseguenza sarebbe infatti un generale aumento della mortalita’ nei Paesi in cui questa variante sta circolando. Un virus puo’ diventare piu’ mortale per molti motivi, legati al tipo di mutazioni. Per esempio, alcune mutazioni potrebbero essere piu’ efficaci nello scatenare la cosiddetta ‘tempesta di citochine’ responsabile dei casi piu’ gravi, oppure potrebbe legarsi piu’ facilmente ai recettori presenti sulla superficie delle cellule umane, raggiungendo e infettando un maggior numero di cellule e aumentando quindi la gravita’ della malattia; un altro possibile motivo, probabilmente fra i peggiori, e’ che possa sfuggire completamente agli anticorpi generati dal sistema immunitario: quest’ultimo non riesce piu’ a eliminare il virus che continua a lavorare sottotraccia. Resta la grande domanda sui vaccini: riusciranno a contrastare comunque le varianti? “Si sta gia’ cercando la risposta e, sulla base quanto pubblicato finora, i vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna possono riconoscere la variante inglese. Il fatto – prosegue Abrignani – e’ che il virus SarsCoV2 circolera’ ancora moltissimo e c’e’ da aspettarsi che prima o poi bisognera’ cambiare vaccino, come accade per l’influenza”, ma questa operazione e’ possibile e non richiedera’ tempi molto lunghi. C’e’ comunque preoccupazione su questo aspetto, come rilevano gli esperti citati dalla rivista Nature sul suo sito: molti, per esempio, sono preoccupati dalla velocita’ con cui si sta diffondendo la variante sudafricana e che si teme possa ridurre l’efficacia dei vaccini e causare reinfezioni. E su questa variante, sempre dalla Gran Bretagna, Matt Hancock, ministro della Sanita’, ha evocato nelle ultime ore anche il timore scientifico, non confermato, ma possibile che, proprio la variante sudafricana, possa rivelare maggiore resistenza ai vaccini esistenti, fino “al 50%” rispetto al ceppo originario dell’infezione. E’ una sorvegliata speciale anche la variante brasiliana e si sospetta che un’altra variante, ancora non identificata, sia la responsabile di un’impennata di casi in Francia. Al momento mascherine, distanziamento e igiene restano le difese fondamentali contro le varianti del virus SarsCoV2, ha osservato Stefania Salmaso, dell’Associazione Italiana di Epidemiologia. “La presenza di varianti del coronavirus era assolutamente attesa: le varianti di un virus possono insorgere in qualsiasi momento – ha detto – e la probabilita’ che vengano osservate e si diffondano e’ proporzionale al numero di casi”. Questo accade perche’ piu’ il virus si diffonde e si moltiplica, piu’ aumenta la possibilita’ che durante il processo di replicazione possano avvenire degli errori, le cosiddette mutazioni. L’importante e’ individuarle e controllarne la diffusione. Per questo oggi anche la rivista The Lancet ha condiviso l’appello a incentivare la raccolta delle sequenze genetiche del virus SarsCoV2 in circolazione, lanciato da giorni da ricercatori di tutto il mondo. Altrettanto necessario un piano unico di azioni coordinate e sincronizzate: solo cosi’, si legge nella rivista, si puo’ sperare di ritardare e prevenire l’ulteriore diffusione delle varianti del coronavirus, specialmente quella inglese. (

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