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Allegri studia il nuovo Napoli: niente rivoluzioni, prima si recuperano i bocciati
Massimiliano Allegri prepara il nuovo Napoli con Giovanni Manna. Nessuna rivoluzione immediata: prima la valutazione della rosa, il recupero di alcuni giocatori bocciati dalla gestione Conte e poi gli innesti mirati. Nel mirino restano Vlahovic, Rabiot e alcuni esterni.
Il primo mercato di Massimiliano Allegri a Napoli non nasce da una lista della spesa, ma da una domanda più semplice e più seria: che cosa si può salvare, recuperare e valorizzare della squadra che già c’è? Perché stravolgere tutto sarebbe comodo, forse anche spettacolare, ma non necessariamente intelligente. Allegri non arriva per ribaltare il Napoli come un tavolo dopo una sconfitta. Arriva per guardare dentro la rosa, capire chi può tornare utile, chi è rimasto ai margini e dove invece servirà davvero intervenire.
È questo il senso del primo vero summit di mercato con il direttore sportivo Giovanni Manna. Prima ancora degli acquisti, ci sono le valutazioni. Prima ancora dei nomi, c’è il metodo. E il metodo di Allegri, da sempre, è molto meno ideologico di quanto sembri: si parte dal materiale disponibile, si mette ordine, si riduce il superfluo e poi si compra dove serve.
Manna al centro del progetto sportivo
Con l’addio di Antonio Conte, Manna torna ad avere un ruolo ancora più centrale nella costruzione tecnica del Napoli. La presenza forte del precedente allenatore aveva inevitabilmente condizionato strategie, gerarchie e scelte. Con Allegri il rapporto sembra destinato a essere diverso: più aziendale, più condiviso, più legato alla sostenibilità della rosa.
Il nuovo tecnico non chiede una rivoluzione immediata. Condivide l’idea di recuperare alcuni giocatori finiti ai margini o poco valorizzati nella fase precedente. Nomi come Marin, Lang e Beukema rientrano in questo ragionamento: prima di essere considerati esuberi definitivi, dovranno essere valutati nel nuovo contesto tecnico.
Una rosa troppo larga da sfoltire
Il Napoli deve però fare i conti con un problema evidente: la rosa, considerando rientri dai prestiti e giocatori già in organico, supera abbondantemente la soglia ideale. Ci sono troppi calciatori, troppi ruoli sovrapposti, troppe situazioni sospese.
Tra i nomi da valutare ci sono anche Lucca, Marianucci, Vergara, Giovane, Alisson, Neres e altri profili che dovranno trovare una collocazione chiara. Prima di acquistare, il Napoli dovrà cedere. È una regola tecnica, ma anche finanziaria. De Laurentiis non vuole un’estate di austerità, ma il bilancio impone comunque attenzione.
Allegri parte dalla difesa a quattro
Sul piano tattico, Allegri ha una base di partenza abbastanza chiara: la difesa a quattro. È il sistema da cui è quasi sempre partito nelle sue esperienze precedenti. Poi, davanti, dipenderà dai giocatori, dalle caratteristiche e dagli equilibri.
Lo avrebbe spiegato anche a De Laurentiis: si arriva, si valuta il materiale a disposizione, poi si decide. È una posizione molto allegriana. Meno dogmi, più adattamento. Meno calcio disegnato sulla lavagna in astratto, più lettura concreta della rosa.
Vlahovic, il nome pesante per l’attacco
Il nome più suggestivo resta quello di Dusan Vlahovic. Manna si è mosso con l’entourage dell’attaccante serbo, rappresentato da Darko Ristic. Allegri lo conosce bene e lo avrebbe voluto già al Milan. Il contratto con la Juventus è in scadenza tra un anno e l’ingaggio, pur importante, sarebbe teoricamente sostenibile per un Napoli intenzionato a restare competitivo.
L’operazione non è semplice, ma nemmeno impossibile sul piano tecnico. Vlahovic darebbe ad Allegri un riferimento centrale forte, fisico, abituato alla Serie A e capace di reggere il peso offensivo. Ma molto dipenderà dalle condizioni poste dalla Juventus e dalle uscite del Napoli.
Rabiot, il fedelissimo che piace a Max
L’altro nome forte è Adrien Rabiot. Il rapporto con Allegri è consolidato e la madre-agente Veronique avrebbe già sondato la possibilità di continuare il percorso con il tecnico anche lontano dal Milan. Rabiot è un giocatore che Allegri conosce, apprezza e considera affidabile nei momenti di alta pressione.
Dal punto di vista economico l’operazione non sarebbe impossibile, anche se il centrocampista francese ha 31 anni e punta a un contratto importante. Il Napoli dovrà capire se investire su esperienza immediata o mantenere una linea più prudente. Con Allegri, però, il valore dell’usato sicuro non va mai sottovalutato.
Lukaku e De Bruyne, i belgi non sono intoccabili
A prescindere dall’allenatore, De Laurentiis avrebbe già maturato l’idea di chiudere il ciclo di Romelu Lukaku. Anche Kevin De Bruyne, davanti a una proposta adeguata, non sarebbe considerato intoccabile. Le sue parole su Conte non sarebbero state apprezzate dal patron azzurro e Allegri non avrebbe interesse a iniziare la nuova avventura con tensioni interne già aperte.
Il nuovo tecnico vuole partire con un gruppo chiaro, gestibile, non attraversato da nostalgie o fratture. È una scelta di buon senso: dopo un cambio così importante in panchina, il primo obiettivo è evitare che lo spogliatoio diventi il luogo dei rimpianti.
Difesa, esterni e porta: i dossier aperti
In difesa il Napoli valuta profili diversi. Juan Jesus è destinato a lasciare, mentre il nome di Mario Gila piace ma resta complicato per la valutazione alta della Lazio. De Laurentiis, davanti a richieste ritenute eccessive, avrebbe frenato.
Sulle fasce resta aperto il dossier Anan Khalaili, esterno dell’Union Saint-Gilloise. Il Napoli avrebbe già lavorato sull’accordo con il giocatore, ma la distanza con il club belga è ancora significativa. L’Union chiede una cifra molto alta, mentre l’offerta azzurra sarebbe più bassa.
C’è poi il tema del vice Di Lorenzo e degli esterni. Sono circolati i nomi di Moris Valincic, Dodò, Robin Gosens e Alexis Saelemaekers, quest’ultimo più come occasione che come priorità assoluta. In porta sono stati fatti sondaggi per Matej Kovar, di proprietà del Bayer Leverkusen, ma tutto dipende anche dalla posizione di Milinkovic-Savic, acquistato per una cifra importante e non cedibile in perdita.
Il mercato cambia con l’allenatore
Il passaggio da Vincenzo Italiano ad Allegri ha cambiato inevitabilmente la mappa degli obiettivi. Italiano avrebbe richiesto un certo tipo di calciatori, più legati a intensità, sviluppo offensivo e principi di gioco codificati. Allegri ragiona diversamente: esperienza, equilibrio, duttilità, capacità di reggere partite sporche.
Per questo De Laurentiis ha chiesto di fermarsi un attimo. Non si può costruire il mercato su un allenatore e poi consegnarlo a un altro come se nulla fosse. La lista va riscritta, o almeno ripesata. Manna lo sa e si muove su due binari: opportunità di mercato e compatibilità con il nuovo tecnico.
Il Napoli di Allegri nasce dalla prudenza
Il nuovo Napoli non nascerà da fuochi d’artificio immediati. Nascerà dalla prudenza, da qualche recupero interno, da cessioni necessarie e da innesti mirati. Allegri non vuole partire in salita, come accadde a Conte tra tensioni, rincorse e casi da ricomporre. Vuole una squadra leggibile, con ruoli definiti e margini di intervento reali.
Il mercato azzurro, per ora, è ancora più una mappa di possibilità che una lista di trattative chiuse. Ma la direzione comincia a vedersi: meno rivoluzione, più selezione. Meno rumore, più utilità. Perché Allegri, prima di chiedere nuovi giocatori, vuole capire quali giocatori il Napoli ha già.
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Mondiale vetrina mercato, da Leao a Lukaku tutti cercano il futuro
La Coppa del Mondo 2026 diventa anche una grande vetrina di mercato. Da Leao a Lukaku, da Calhanoglu a Bremer, fino a Modric e Salah, molti campioni si giocano futuro, contratti e nuove occasioni.
Il Mondiale è la boutique più ricca del calcio. La più luminosa, la più osservata, la più crudele. Dentro ci sono i campioni che cercano gloria, ma anche quelli che cercano futuro. Una buona partita può riaprire un mercato, una cattiva prestazione può abbassare il prezzo, un gol può cambiare il destino. Da Rafael Leao a Romelu Lukaku, da Hakan Calhanoglu a Bremer, fino a Luka Modric e Mohamed Salah, la Coppa del Mondo 2026 sarà anche una gigantesca vetrina per agenti, club e direttori sportivi.
Leao e il Milan al bivio
Rafael Leao arriva al Mondiale con il Portogallo e con il futuro al Milan sempre più incerto. Il Galatasaray ha fatto filtrare un’offerta importante, con un ingaggio da circa 10 milioni di euro a stagione più bonus, quasi il doppio di quanto il portoghese percepisce oggi in rossonero. Ma Leao preferirebbe la Premier League, dove però al momento non risulta ancora una vera offensiva concreta.
Il Milan, dopo una stagione complicata, può ascoltare proposte importanti. La valutazione resta alta, ma non più intoccabile come in passato. Per Leao, il Mondiale può diventare l’occasione per ricordare a tutti il talento devastante che lo ha reso uno dei giocatori più desiderati d’Europa.
Lukaku cerca riscatto con il Belgio
Anche Romelu Lukaku si gioca molto. Il centravanti del Napoli è stato convocato dal Belgio nonostante una stagione condizionata dagli infortuni e da un utilizzo ridotto. È lui stesso ad aver ammesso che essere al Mondiale, dopo così pochi minuti giocati, rappresenta quasi un miracolo.
Per il Napoli, Lukaku resta un caso di mercato complesso: ingaggio pesante, età avanzata e condizioni fisiche da verificare. Ma una Coppa del Mondo giocata ad alto livello può cambiare la percezione degli acquirenti. Il Belgio ha bisogno dei suoi gol, lui ha bisogno di dimostrare di essere ancora un centravanti da grande palcoscenico.
Rabiot e il richiamo di Allegri
Tra i nomi più caldi c’è anche Adrien Rabiot. Il francese resta un profilo molto gradito a Massimiliano Allegri, che lo conosce bene e che ne apprezza struttura fisica, personalità e capacità di coprire più ruoli a centrocampo.
Il Napoli osserva con attenzione, ma il mercato dipenderà dagli equilibri economici e dalle uscite. Un buon Mondiale con la Francia potrebbe alzare ulteriormente il valore del giocatore e rendere più complicata ogni trattativa.
Inter, occhi su Calhanoglu e Thuram
L’Inter campione d’Italia guarda il Mondiale con orgoglio ma anche con prudenza. Hakan Calhanoglu ha un contratto fino al 2027 e resta centrale nei piani nerazzurri, ma ogni estate il suo nome torna nei discorsi di mercato. In Turchia l’interesse è sempre alto e il Fenerbahce resta una possibile tentazione, anche se l’Inter vorrebbe continuare con lui.
Discorso diverso per Marcus Thuram, che con la Francia punta al massimo. Se il Mondiale dovesse confermarlo tra gli attaccanti più decisivi del torneo, inevitabilmente aumenterebbero anche attenzioni e valutazione. L’Inter non ha necessità di vendere, ma sa che il mercato internazionale può sempre cambiare gli scenari.
Bremer e la Premier alla finestra
Alla Juventus il nome da monitorare è Bremer. Il difensore brasiliano ha estimatori in Premier League e una clausola importante che può attirare club ricchi e ambiziosi. Il Tottenham è tra le società più attente al suo profilo.
Con il Brasile, Bremer può consacrarsi definitivamente. Una grande Coppa del Mondo aumenterebbe il peso del suo cartellino e renderebbe più difficile trattenerlo, soprattutto se dall’Inghilterra dovessero arrivare offerte pesanti.
Modric e Salah, il fascino dell’ultimo ballo
Per Luka Modric il Mondiale può essere l’ultima grande danza. Dopo una carriera straordinaria e una stagione non semplice, il croato deve decidere se continuare, cambiare vita o iniziare un nuovo percorso magari da allenatore. La Croazia si affida ancora alla sua classe, ma il futuro resta sospeso.
Anche Mohamed Salah vive una situazione particolare. Dopo l’addio al Liverpool, l’attaccante egiziano arriva al Mondiale da svincolato di lusso. Fa effetto pensarlo senza squadra, ma proprio per questo la competizione può diventare il palcoscenico ideale per rilanciare il suo nome davanti ai grandi club.
La Coppa del Mondo che decide i destini
Ogni Mondiale racconta il calcio delle nazionali, ma anche quello dei contratti. Le maglie cambiano, gli inni emozionano, i tifosi sognano. Dietro le quinte, però, agenti e dirigenti osservano ogni scatto, ogni gol, ogni errore.
La vetrina è aperta. Qualcuno entrerà per comprarsi un futuro migliore, qualcuno per strappare l’ultimo grande contratto, qualcuno soltanto per salutare con eleganza. Il Mondiale 2026 è appena cominciato, ma il mercato ha già preso posto in tribuna.
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Lobotka riflette sul futuro, il Napoli aspetta Allegri e blinda il centrocampo
Il Napoli entra nella fase più delicata del mercato con due dossier aperti e strettamente collegati al nuovo progetto tecnico: il futuro di Stanislav Lobotka e l’attesa per la formalizzazione dell’arrivo di Massimiliano Allegri. Due questioni diverse, ma unite da una stessa esigenza: evitare che il ritiro estivo cominci con nodi irrisolti nel cuore della squadra.
Lobotka e i segnali sul futuro
Lobotka non ha ancora rotto con il Napoli, ma avrebbe fatto filtrare attraverso il suo entourage la volontà di valutare nuove possibilità. Dopo sei anni e mezzo in azzurro, due scudetti e una centralità tecnica mai davvero messa in discussione, il centrocampista slovacco guarda alla prossima estate come a uno snodo forse irripetibile della carriera.
Il contratto con il Napoli scade nel 2027, con opzione a favore del club fino al 2028. Esiste inoltre una clausola rescissoria da circa 25 milioni di euro, valida per l’estero e non per la Serie A. Una struttura pensata anche per evitare assalti interni da parte di Juventus e Inter, lasciando però aperta la porta a eventuali offerte internazionali.
De Laurentiis non farà sconti
La posizione del Napoli è chiara: Lobotka resta un giocatore centrale, ma nessuno può essere trattenuto controvoglia se dovesse arrivare una proposta ritenuta congrua. De Laurentiis, però, non sembra intenzionato ad accettare valutazioni al ribasso. Per un club italiano il prezzo sarebbe comunque più alto della clausola estera e difficilmente inferiore ai 30 milioni.
Il punto decisivo sarà la volontà del calciatore. Lobotka ha già resistito in passato a corteggiamenti importanti, compreso quello del Barcellona ai tempi di Xavi. Ora, alle soglie dei 32 anni, può essere tentato dall’ultima grande esperienza fuori da Napoli. Ma deve decidere presto.
Allegri vuole chiarezza prima del ritiro
Il tema interessa direttamente Allegri. Il tecnico livornese, indicato come il nuovo allenatore del Napoli, non vuole arrivare al ritiro con dubbi aperti sulla regia della squadra. Lobotka è il centro tecnico del centrocampo azzurro e la sua eventuale partenza cambierebbe piani, gerarchie e mercato.
La gestione di Allegri, secondo quanto filtra, sarà diversa da quella di Antonio Conte. Max non ama inseguire calciatori con il mal di pancia. È un allenatore aziendalista, abituato a lavorare dentro le scelte del club, ma pretende chiarezza. Se Lobotka vorrà restare, sarà al centro del progetto. Se invece vorrà andare via, il Napoli dovrà saperlo prima del Trentino.
Lo stile di Max
Allegri ha costruito la sua carriera anche sulla capacità di adattarsi al materiale tecnico a disposizione. Non chiederà rivoluzioni pubbliche e non farà guerre di principio. Gli incedibili, nel Napoli, li decide De Laurentiis. Ma il tecnico vorrà capire subito chi è dentro al progetto e chi invece sta valutando altro.
È qui che la vicenda Lobotka diventa più di un semplice caso di mercato. Il regista slovacco non è un problema, né un ribelle. È un professionista che valuta il proprio futuro in una fase matura della carriera. Ma proprio per questo il Napoli ha bisogno di una risposta rapida.
Il nodo Allegri-Milan
Resta sullo sfondo la questione contrattuale tra Allegri e il Milan. Il tecnico è ancora legato ai rossoneri e la firma con il Napoli dipende dalla definizione della risoluzione. Secondo le ricostruzioni di mercato, il tema riguarda la buonuscita e i rapporti non semplici seguiti all’uscita dalla panchina milanista.
Il Napoli ha già pronto il contratto per Max: due anni più opzione, senza clausole liberatorie alla fine della prima stagione. De Laurentiis attende la chiusura della partita legale e contrattuale con il Milan, convinto che Allegri sarà il tecnico azzurro dal primo luglio.
Un centrocampo da proteggere
Il Napoli sa che il nuovo ciclo non può nascere perdendo certezze senza avere alternative già pronte. Lobotka è stato per anni l’uomo dell’equilibrio, il giocatore che ha dato ritmo, pulizia e geometria alla squadra. Per Allegri sarebbe un riferimento naturale, soprattutto in una fase di passaggio.
Ma il mercato non vive di gratitudine. Vive di contratti, clausole, offerte e volontà personali. Lobotka deve decidere se scegliere ancora Napoli o provare un’ultima grande avventura. Il club, intanto, deve proteggere il proprio progetto. Prima del ritiro, servirà una risposta. Perché il nuovo Napoli di Allegri non può permettersi di partire con il suo metronomo sospeso tra presente e futuro.
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McTominay fa tremare la Scozia, ma torna ad allenarsi prima dell’esordio mondiale
Scott McTominay ha superato il problema allo stomaco che aveva fatto temere la Scozia alla vigilia dell’esordio mondiale contro Haiti. Il centrocampista del Napoli è protagonista anche dello spot Adidas ispirato a Trainspotting.
Per qualche ora la Scozia ha trattenuto il respiro. Non per Brasile o Marocco, le grandi avversarie del girone, ma per lo stomaco di Scott McTominay, l’uomo che da Napoli a Glasgow è diventato simbolo di una rinascita. Il centrocampista del Napoli aveva saltato un allenamento per un problema gastrointestinale ed era stato tenuto separato dal gruppo per evitare eventuali contagi. Poi il sospiro di sollievo: McTominay è tornato ad allenarsi e dovrebbe esserci nell’esordio mondiale contro Haiti.
La paura prima di Haiti
La Scozia torna a giocare un Mondiale dopo 28 anni e lo fa portandosi dietro un record che pesa: otto partecipazioni alla Coppa del Mondo e quattro agli Europei senza mai superare la fase a gironi. Per la Tartan Army, la partita contro Haiti è già uno spartiacque. Non perché l’avversario vada sottovalutato, ma perché in un gruppo con Brasile e Marocco ogni punto può diventare decisivo.
Per questo l’allarme McTominay ha fatto rumore. Il centrocampista era stato accompagnato separatamente a Boston dal medico della nazionale, mentre il resto della squadra viaggiava in pullman. Una precauzione necessaria, soprattutto alla vigilia di una partita attesa da una generazione intera di tifosi scozzesi. Secondo la stampa britannica, il problema sarebbe stato un disturbo allo stomaco, ma il giocatore è poi rientrato regolarmente in gruppo.
Il Napoli dentro la Scozia
McTominay arriva al Mondiale nel momento più alto della sua carriera. A Napoli, con Antonio Conte, ha ritrovato centralità, gol, fiducia e una dimensione emotiva che a Manchester sembrava essersi consumata. È diventato uno dei volti dello scudetto azzurro e ora si presenta alla Scozia come leader tecnico e simbolico.
Non è più soltanto il centrocampista di fatica e inserimento. È il calciatore che può cambiare il ritmo di una partita, riempire l’area, dare profondità alla manovra e portare con sé quella fiducia che a Napoli è diventata identità. Per questo Steve Clarke spera di averlo subito in campo contro Haiti.
Lo spot tra Trainspotting e Napoli
La sua nuova dimensione internazionale è stata consacrata anche dallo spot Adidas dedicato alla Scozia. Un video ispirato a Trainspotting, con il monologo “Choose Life” trasformato in “Choose Scotland”. La voce è quella di Lewis Capaldi, mentre compare anche Irvine Welsh, autore del romanzo che ha segnato l’immaginario scozzese degli anni Novanta.
Nel filmato McTominay si muove tra riferimenti scozzesi e napoletani, con Napoli scelta come luogo simbolico della sua nuova vita calcistica. È un cortocircuito perfetto: la Scozia che torna al Mondiale, il Napoli che lo ha rilanciato, il cinema cult che diventa linguaggio pubblicitario e il calcio che si trasforma in racconto popolare.
Il peso di un leader
McTominay ha già segnato 15 gol con la nazionale scozzese e arriva da una prova brillante nell’amichevole vinta contro la Bolivia. La sua presenza contro Haiti non è solo una questione tecnica. È una questione emotiva, quasi identitaria.
La Scozia cerca finalmente la prima qualificazione a una fase a eliminazione diretta. Per riuscirci ha bisogno dei suoi uomini migliori e McTominay, oggi, è molto più di un centrocampista. È il giocatore che ha scelto la Scozia, ha scelto Napoli e ora prova a scegliere anche il momento giusto per prendersi il Mondiale.
Una notte da non sbagliare
Contro Haiti, la Scozia non può permettersi leggerezze. Il ritorno mondiale dopo 28 anni porta entusiasmo, ma anche una pressione enorme. McTominay, dopo lo spavento, sembra pronto a esserci.
Da Napoli a Boston, passando per Glasgow e per l’immaginario di Trainspotting, la sua storia è diventata una piccola saga moderna. Ora resta il campo. Ed è lì che la Scozia spera di trasformare la paura della vigilia nel primo passo verso una storia finalmente diversa.


