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Allegri-Napoli, l’ultimo braccio di ferro col Milan prima della firma azzurra

Massimiliano Allegri è vicino alla panchina del Napoli, ma prima deve chiudere la risoluzione con il Milan. Il nodo resta la buonuscita dopo l’esonero rossonero: una partita economica e d’orgoglio prima dell’annuncio ufficiale azzurro.

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Prima di cominciare una nuova storia, Massimiliano Allegri deve chiudere quella vecchia. E non lo farà in silenzio, né gratis. Tra il tecnico livornese e il Milan è in corso l’ultimo braccio di ferro: non solo una questione di soldi, ma di modi, tempi, orgoglio e rapporti consumati male. Sullo sfondo c’è il Napoli, che aspetta la liberazione formale dell’allenatore per aprire il nuovo ciclo dopo l’addio di Antonio Conte.

L’accordo con Aurelio De Laurentiis è sostanzialmente impostato, ma manca il passaggio decisivo: la risoluzione del contratto che lega ancora Allegri al Milan fino al 2027. Una formalità solo in apparenza, perché dentro quella firma si muove una partita economica delicata e una ferita personale che il tecnico non ha ancora digerito.

Il nodo della buonuscita

Il Milan aveva inizialmente proposto ad Allegri una buonuscita molto bassa, indicata in alcune ricostruzioni attorno ai 500mila euro. Una cifra che l’allenatore avrebbe considerato offensiva. Da lì il muro contro muro, con il tecnico pronto a far valere le proprie ragioni anche sul piano legale, soprattutto per le modalità con cui sarebbe maturato l’esonero.

Alla fine, secondo le ultime ricostruzioni, l’intesa si starebbe avvicinando su una cifra complessiva più alta, attorno ai 5 milioni. Per il Milan sarebbe comunque una soluzione conveniente, considerando il peso complessivo del contratto ancora in essere e la necessità di liberare il bilancio per il nuovo corso tecnico e dirigenziale.

Il Milan deve voltare pagina

Anche il club rossonero ha fretta di chiudere. Senza risolvere la posizione di Allegri, il Milan fatica ad aprire definitivamente la nuova fase. Sul tavolo ci sono i nomi di Oliver Glasner, ex allenatore del Crystal Palace, per la panchina, e di Ralf Rangnick per un ruolo tecnico-dirigenziale di peso.

Il Milan vuole ricostruire e ha bisogno di farlo rapidamente. Ma prima deve liberarsi del contratto dell’allenatore esonerato. È il paradosso di queste ore: Allegri non è più il futuro rossonero, ma continua a condizionare il presente del club.

Allegri non ha gradito i modi

Il punto non è solo economico. Allegri non avrebbe accettato il modo in cui il Milan ha gestito l’uscita di scena. Dopo la caduta con il Cagliari, il tecnico non si aspettava una rottura così brusca e così rapida. Da tempo aveva percepito che il rapporto con il club fosse ormai fragile, ma i tempi e le forme dell’esonero lo avrebbero irritato profondamente.

Da qui la scelta di non concedere sconti. Il tecnico livornese ha fatto capire di essere disposto anche a restare fermo pur di non accettare una chiusura considerata non rispettosa. Il suo storico agente Giovanni Branchini avrebbe lavorato per evitare lo scontro totale, consapevole però che Allegri non intendeva passare sopra a quello che ha vissuto come uno sgarbo.

Napoli aspetta la firma

A Napoli, intanto, si attende. De Laurentiis ha scelto Allegri per aprire il dopo-Conte e vuole consegnargli una squadra pronta a competere subito. Il tecnico toscano non arriverebbe per accompagnare una transizione morbida, ma per dare al Napoli una struttura immediatamente riconoscibile: solidità, gestione, esperienza, capacità di reggere la pressione.

L’annuncio ufficiale potrebbe arrivare appena sarà formalizzata la risoluzione con il Milan. Fino a quel momento tutto resta sospeso, anche se la direzione è tracciata. Allegri è il nome individuato per guidare il nuovo Napoli.

Il nuovo staff e il ritiro di Dimaro

Il lavoro sotterraneo è già cominciato. Il Napoli sta ragionando sullo staff che accompagnerà Allegri nella nuova avventura, un gruppo ampio di collaboratori che dovrebbe affiancare il tecnico fin dal ritiro estivo. Tra i nomi circolati c’è anche quello di Bernardo Corradi.

Gli organizzatori del ritiro in Val di Sole sarebbero stati già informati dell’arrivo, nei prossimi giorni, di rappresentanti del club e del nuovo staff per visionare strutture e organizzazione a Dimaro-Folgarida. Un segnale chiaro: mentre la forma giuridica attende la firma, la macchina sportiva si sta già preparando.

La sfida di De Laurentiis

Per De Laurentiis, Allegri rappresenta una scelta di esperienza e governo. Dopo Conte, il Napoli non poteva permettersi un allenatore debole o un progetto incerto. Serviva un tecnico abituato a vincere, a gestire campioni, pressioni e ambienti complicati.

Allegri porterà una cultura diversa rispetto a Conte. Meno fuoco quotidiano, più gestione. Meno ossessione emotiva, più controllo. Ma la richiesta sarà la stessa: tenere il Napoli nella fascia alta del calcio italiano e restituire alla squadra una direzione chiara.

Prima il divorzio, poi Napoli

La nuova avventura azzurra di Allegri passa dunque da una firma milanese. Prima il divorzio, poi Napoli. Prima la chiusura di una storia finita male, poi l’apertura di una sfida che può cambiare ancora una volta il destino della panchina azzurra.

Il Milan vuole voltare pagina. Allegri vuole uscire senza sentirsi umiliato. Il Napoli aspetta il suo nuovo allenatore. In mezzo c’è una trattativa che sa di soldi, orgoglio e calcio vero. Perché anche gli addii, quando coinvolgono uomini abituati a vincere, non sono mai soltanto pratiche da archiviare.

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Mondiale vetrina mercato, da Leao a Lukaku tutti cercano il futuro

La Coppa del Mondo 2026 diventa anche una grande vetrina di mercato. Da Leao a Lukaku, da Calhanoglu a Bremer, fino a Modric e Salah, molti campioni si giocano futuro, contratti e nuove occasioni.

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Il Mondiale è la boutique più ricca del calcio. La più luminosa, la più osservata, la più crudele. Dentro ci sono i campioni che cercano gloria, ma anche quelli che cercano futuro. Una buona partita può riaprire un mercato, una cattiva prestazione può abbassare il prezzo, un gol può cambiare il destino. Da Rafael Leao a Romelu Lukaku, da Hakan Calhanoglu a Bremer, fino a Luka Modric e Mohamed Salah, la Coppa del Mondo 2026 sarà anche una gigantesca vetrina per agenti, club e direttori sportivi.

Leao e il Milan al bivio

Rafael Leao arriva al Mondiale con il Portogallo e con il futuro al Milan sempre più incerto. Il Galatasaray ha fatto filtrare un’offerta importante, con un ingaggio da circa 10 milioni di euro a stagione più bonus, quasi il doppio di quanto il portoghese percepisce oggi in rossonero. Ma Leao preferirebbe la Premier League, dove però al momento non risulta ancora una vera offensiva concreta.

Il Milan, dopo una stagione complicata, può ascoltare proposte importanti. La valutazione resta alta, ma non più intoccabile come in passato. Per Leao, il Mondiale può diventare l’occasione per ricordare a tutti il talento devastante che lo ha reso uno dei giocatori più desiderati d’Europa.

Lukaku cerca riscatto con il Belgio

Anche Romelu Lukaku si gioca molto. Il centravanti del Napoli è stato convocato dal Belgio nonostante una stagione condizionata dagli infortuni e da un utilizzo ridotto. È lui stesso ad aver ammesso che essere al Mondiale, dopo così pochi minuti giocati, rappresenta quasi un miracolo.

Per il Napoli, Lukaku resta un caso di mercato complesso: ingaggio pesante, età avanzata e condizioni fisiche da verificare. Ma una Coppa del Mondo giocata ad alto livello può cambiare la percezione degli acquirenti. Il Belgio ha bisogno dei suoi gol, lui ha bisogno di dimostrare di essere ancora un centravanti da grande palcoscenico.

Rabiot e il richiamo di Allegri

Tra i nomi più caldi c’è anche Adrien Rabiot. Il francese resta un profilo molto gradito a Massimiliano Allegri, che lo conosce bene e che ne apprezza struttura fisica, personalità e capacità di coprire più ruoli a centrocampo.

Il Napoli osserva con attenzione, ma il mercato dipenderà dagli equilibri economici e dalle uscite. Un buon Mondiale con la Francia potrebbe alzare ulteriormente il valore del giocatore e rendere più complicata ogni trattativa.

Inter, occhi su Calhanoglu e Thuram

L’Inter campione d’Italia guarda il Mondiale con orgoglio ma anche con prudenza. Hakan Calhanoglu ha un contratto fino al 2027 e resta centrale nei piani nerazzurri, ma ogni estate il suo nome torna nei discorsi di mercato. In Turchia l’interesse è sempre alto e il Fenerbahce resta una possibile tentazione, anche se l’Inter vorrebbe continuare con lui.

Discorso diverso per Marcus Thuram, che con la Francia punta al massimo. Se il Mondiale dovesse confermarlo tra gli attaccanti più decisivi del torneo, inevitabilmente aumenterebbero anche attenzioni e valutazione. L’Inter non ha necessità di vendere, ma sa che il mercato internazionale può sempre cambiare gli scenari.

Bremer e la Premier alla finestra

Alla Juventus il nome da monitorare è Bremer. Il difensore brasiliano ha estimatori in Premier League e una clausola importante che può attirare club ricchi e ambiziosi. Il Tottenham è tra le società più attente al suo profilo.

Con il Brasile, Bremer può consacrarsi definitivamente. Una grande Coppa del Mondo aumenterebbe il peso del suo cartellino e renderebbe più difficile trattenerlo, soprattutto se dall’Inghilterra dovessero arrivare offerte pesanti.

Modric e Salah, il fascino dell’ultimo ballo

Per Luka Modric il Mondiale può essere l’ultima grande danza. Dopo una carriera straordinaria e una stagione non semplice, il croato deve decidere se continuare, cambiare vita o iniziare un nuovo percorso magari da allenatore. La Croazia si affida ancora alla sua classe, ma il futuro resta sospeso.

Anche Mohamed Salah vive una situazione particolare. Dopo l’addio al Liverpool, l’attaccante egiziano arriva al Mondiale da svincolato di lusso. Fa effetto pensarlo senza squadra, ma proprio per questo la competizione può diventare il palcoscenico ideale per rilanciare il suo nome davanti ai grandi club.

La Coppa del Mondo che decide i destini

Ogni Mondiale racconta il calcio delle nazionali, ma anche quello dei contratti. Le maglie cambiano, gli inni emozionano, i tifosi sognano. Dietro le quinte, però, agenti e dirigenti osservano ogni scatto, ogni gol, ogni errore.

La vetrina è aperta. Qualcuno entrerà per comprarsi un futuro migliore, qualcuno per strappare l’ultimo grande contratto, qualcuno soltanto per salutare con eleganza. Il Mondiale 2026 è appena cominciato, ma il mercato ha già preso posto in tribuna.

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Lobotka riflette sul futuro, il Napoli aspetta Allegri e blinda il centrocampo

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Il Napoli entra nella fase più delicata del mercato con due dossier aperti e strettamente collegati al nuovo progetto tecnico: il futuro di Stanislav Lobotka e l’attesa per la formalizzazione dell’arrivo di Massimiliano Allegri. Due questioni diverse, ma unite da una stessa esigenza: evitare che il ritiro estivo cominci con nodi irrisolti nel cuore della squadra.

Lobotka e i segnali sul futuro

Lobotka non ha ancora rotto con il Napoli, ma avrebbe fatto filtrare attraverso il suo entourage la volontà di valutare nuove possibilità. Dopo sei anni e mezzo in azzurro, due scudetti e una centralità tecnica mai davvero messa in discussione, il centrocampista slovacco guarda alla prossima estate come a uno snodo forse irripetibile della carriera.

Il contratto con il Napoli scade nel 2027, con opzione a favore del club fino al 2028. Esiste inoltre una clausola rescissoria da circa 25 milioni di euro, valida per l’estero e non per la Serie A. Una struttura pensata anche per evitare assalti interni da parte di Juventus e Inter, lasciando però aperta la porta a eventuali offerte internazionali.

De Laurentiis non farà sconti

La posizione del Napoli è chiara: Lobotka resta un giocatore centrale, ma nessuno può essere trattenuto controvoglia se dovesse arrivare una proposta ritenuta congrua. De Laurentiis, però, non sembra intenzionato ad accettare valutazioni al ribasso. Per un club italiano il prezzo sarebbe comunque più alto della clausola estera e difficilmente inferiore ai 30 milioni.

Il punto decisivo sarà la volontà del calciatore. Lobotka ha già resistito in passato a corteggiamenti importanti, compreso quello del Barcellona ai tempi di Xavi. Ora, alle soglie dei 32 anni, può essere tentato dall’ultima grande esperienza fuori da Napoli. Ma deve decidere presto.

Allegri vuole chiarezza prima del ritiro

Il tema interessa direttamente Allegri. Il tecnico livornese, indicato come il nuovo allenatore del Napoli, non vuole arrivare al ritiro con dubbi aperti sulla regia della squadra. Lobotka è il centro tecnico del centrocampo azzurro e la sua eventuale partenza cambierebbe piani, gerarchie e mercato.

La gestione di Allegri, secondo quanto filtra, sarà diversa da quella di Antonio Conte. Max non ama inseguire calciatori con il mal di pancia. È un allenatore aziendalista, abituato a lavorare dentro le scelte del club, ma pretende chiarezza. Se Lobotka vorrà restare, sarà al centro del progetto. Se invece vorrà andare via, il Napoli dovrà saperlo prima del Trentino.

Lo stile di Max

Allegri ha costruito la sua carriera anche sulla capacità di adattarsi al materiale tecnico a disposizione. Non chiederà rivoluzioni pubbliche e non farà guerre di principio. Gli incedibili, nel Napoli, li decide De Laurentiis. Ma il tecnico vorrà capire subito chi è dentro al progetto e chi invece sta valutando altro.

È qui che la vicenda Lobotka diventa più di un semplice caso di mercato. Il regista slovacco non è un problema, né un ribelle. È un professionista che valuta il proprio futuro in una fase matura della carriera. Ma proprio per questo il Napoli ha bisogno di una risposta rapida.

Il nodo Allegri-Milan

Resta sullo sfondo la questione contrattuale tra Allegri e il Milan. Il tecnico è ancora legato ai rossoneri e la firma con il Napoli dipende dalla definizione della risoluzione. Secondo le ricostruzioni di mercato, il tema riguarda la buonuscita e i rapporti non semplici seguiti all’uscita dalla panchina milanista.

Il Napoli ha già pronto il contratto per Max: due anni più opzione, senza clausole liberatorie alla fine della prima stagione. De Laurentiis attende la chiusura della partita legale e contrattuale con il Milan, convinto che Allegri sarà il tecnico azzurro dal primo luglio.

Un centrocampo da proteggere

Il Napoli sa che il nuovo ciclo non può nascere perdendo certezze senza avere alternative già pronte. Lobotka è stato per anni l’uomo dell’equilibrio, il giocatore che ha dato ritmo, pulizia e geometria alla squadra. Per Allegri sarebbe un riferimento naturale, soprattutto in una fase di passaggio.

Ma il mercato non vive di gratitudine. Vive di contratti, clausole, offerte e volontà personali. Lobotka deve decidere se scegliere ancora Napoli o provare un’ultima grande avventura. Il club, intanto, deve proteggere il proprio progetto. Prima del ritiro, servirà una risposta. Perché il nuovo Napoli di Allegri non può permettersi di partire con il suo metronomo sospeso tra presente e futuro.

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McTominay fa tremare la Scozia, ma torna ad allenarsi prima dell’esordio mondiale

Scott McTominay ha superato il problema allo stomaco che aveva fatto temere la Scozia alla vigilia dell’esordio mondiale contro Haiti. Il centrocampista del Napoli è protagonista anche dello spot Adidas ispirato a Trainspotting.

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Per qualche ora la Scozia ha trattenuto il respiro. Non per Brasile o Marocco, le grandi avversarie del girone, ma per lo stomaco di Scott McTominay, l’uomo che da Napoli a Glasgow è diventato simbolo di una rinascita. Il centrocampista del Napoli aveva saltato un allenamento per un problema gastrointestinale ed era stato tenuto separato dal gruppo per evitare eventuali contagi. Poi il sospiro di sollievo: McTominay è tornato ad allenarsi e dovrebbe esserci nell’esordio mondiale contro Haiti.

La paura prima di Haiti

La Scozia torna a giocare un Mondiale dopo 28 anni e lo fa portandosi dietro un record che pesa: otto partecipazioni alla Coppa del Mondo e quattro agli Europei senza mai superare la fase a gironi. Per la Tartan Army, la partita contro Haiti è già uno spartiacque. Non perché l’avversario vada sottovalutato, ma perché in un gruppo con Brasile e Marocco ogni punto può diventare decisivo.

Per questo l’allarme McTominay ha fatto rumore. Il centrocampista era stato accompagnato separatamente a Boston dal medico della nazionale, mentre il resto della squadra viaggiava in pullman. Una precauzione necessaria, soprattutto alla vigilia di una partita attesa da una generazione intera di tifosi scozzesi. Secondo la stampa britannica, il problema sarebbe stato un disturbo allo stomaco, ma il giocatore è poi rientrato regolarmente in gruppo.

Il Napoli dentro la Scozia

McTominay arriva al Mondiale nel momento più alto della sua carriera. A Napoli, con Antonio Conte, ha ritrovato centralità, gol, fiducia e una dimensione emotiva che a Manchester sembrava essersi consumata. È diventato uno dei volti dello scudetto azzurro e ora si presenta alla Scozia come leader tecnico e simbolico.

Non è più soltanto il centrocampista di fatica e inserimento. È il calciatore che può cambiare il ritmo di una partita, riempire l’area, dare profondità alla manovra e portare con sé quella fiducia che a Napoli è diventata identità. Per questo Steve Clarke spera di averlo subito in campo contro Haiti.

Lo spot tra Trainspotting e Napoli

La sua nuova dimensione internazionale è stata consacrata anche dallo spot Adidas dedicato alla Scozia. Un video ispirato a Trainspotting, con il monologo “Choose Life” trasformato in “Choose Scotland”. La voce è quella di Lewis Capaldi, mentre compare anche Irvine Welsh, autore del romanzo che ha segnato l’immaginario scozzese degli anni Novanta.

Nel filmato McTominay si muove tra riferimenti scozzesi e napoletani, con Napoli scelta come luogo simbolico della sua nuova vita calcistica. È un cortocircuito perfetto: la Scozia che torna al Mondiale, il Napoli che lo ha rilanciato, il cinema cult che diventa linguaggio pubblicitario e il calcio che si trasforma in racconto popolare.

Il peso di un leader

McTominay ha già segnato 15 gol con la nazionale scozzese e arriva da una prova brillante nell’amichevole vinta contro la Bolivia. La sua presenza contro Haiti non è solo una questione tecnica. È una questione emotiva, quasi identitaria.

La Scozia cerca finalmente la prima qualificazione a una fase a eliminazione diretta. Per riuscirci ha bisogno dei suoi uomini migliori e McTominay, oggi, è molto più di un centrocampista. È il giocatore che ha scelto la Scozia, ha scelto Napoli e ora prova a scegliere anche il momento giusto per prendersi il Mondiale.

Una notte da non sbagliare

Contro Haiti, la Scozia non può permettersi leggerezze. Il ritorno mondiale dopo 28 anni porta entusiasmo, ma anche una pressione enorme. McTominay, dopo lo spavento, sembra pronto a esserci.

Da Napoli a Boston, passando per Glasgow e per l’immaginario di Trainspotting, la sua storia è diventata una piccola saga moderna. Ora resta il campo. Ed è lì che la Scozia spera di trasformare la paura della vigilia nel primo passo verso una storia finalmente diversa.

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