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Allarme rosso per Donald Trump, Joe Biden avanti di 13 punti

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Allarme rosso per Donald Trump. Se in America si votasse questa settimana perderebbe non solo con Joe Biden ma con diversi candidati democratici. E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio della Quinnipiac University, secondo cui l’ex vicepresidente e’ avanti al tycoon di ben 13 punti (53% a 40%). Il senatore Bernie Sanders stacca invece l’attuale presidente di 9 punti, la senatrice californiana Kamala Harris di 8, la senatrice Elizabeth Warren di 7, il sindaco di South Band Indiana Pete Buttigieg di 5.

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Brexit, c’è finalmente l’accordo Londra-Ue ma ora tocca farlo ratificare ai Parlamenti

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Regno Unito e Unione europea hanno raggiunto in extremis un accordo sulla Brexit a poche ore dal summit Ue cruciale in cui i leader europei hanno dato il loro via libera. L’intesa andrà approvata inoltre dal Parlamento britannico, cosa non scontata, in una riunione straordinaria che si terrà sabato, e poi dall’Europarlamento. L’intesa coincide in gran parte con quella che era stata raggiunta dal governo di Theresa May, e respinta tre volte dal Parlamento britannico, ma differisce da quella per le disposizioni relative all’Irlanda del Nord. Di seguito i punti principali dell’accordo. Il nuovo accordo continua a prevedere che: il Regno Unito dovrà pagare un conto d’uscita di 39 miliardi di sterline; verranno garantiti i diritti dei cittadini Ue residenti nel Regno Unito e dei britannici residenti negli altri Paesi Ue; subito dopo il divorzio, il Regno Unito resterà membro dell’unione doganale europea e del mercato interno Ue per il periodo di transizione, cioè fino a fine 2020 (il periodo si può estendere al massimo fino a fine 2022). In questo lasso di tempo le parti negozieranno – novità questa contenuta nella nuova dichiarazione politica che accompagna l’accordo di ritiro – un accordo di libero scambio, in cambio del quale Bruxelles vuole delle garanzie da Londra su condizioni di concorrenza eque.

A proposito dell’Irlanda del Nord, l’esigenza principale era quella di regolamentare la situazione irlandese per impedire, a seguito del divorzio, il ritorno di una frontiera fisica fra l’Irlanda, che resterà membro dell’Unione europea, e la provincia britannica dell’Irlanda del Nord. – La novità principale del nuovo accordo è che viene eliminato il backstop: questa clausola di salvaguardia prevedeva che a fine 2020, se Londra e Bruxelles non fossero riuscite a trovare un’intesa sui futuri rapporti post Brexit, per impedire il ritorno di una frontiera fisica fra le Irlande il Regno Unito sarebbe rimasto nell’unione doganale europea a tempo indefinito, salvo accordo fra le parti in senso diverso. Boris Johnson si era opposto categoricamente al backstop, contestando che avrebbe impedito a Londra di concludere accordi di libero scambio con Paesi terzi.

Il nuovo accordo, invece, prevede che l’Irlanda del Nord resterà parte del territorio doganale britannico (il che consentirà alla regione di essere inclusa in eventuali futuri accordi di libero scambio che il Regno Unito stringerà dopo la Brexit con Paesi terzi), ma al tempo stesso su una serie di regole resterà allineata al mercato unico Ue. Il punto è che l’Irlanda del Nord diventerà punto di ingresso nella zona doganale Ue, dunque per le merci in ingresso in Irlanda del Nord provenienti da Paesi terzi funzionerà così: se destinate a restare in Irlanda del Nord, il Regno Unito vi applicherà i dazi britannici; se invece saranno destinate a entrare in Ue tramite l’Irlanda del Nord, allora le autorità britanniche vi applicheranno i dazi previsti dal’Ue. A decidere se delle merci sono a rischio di ingresso nel mercato unico Ue sarà una commissione congiunta Regno Unito-Ue, ma sarà il Regno Unito a riscuotere i dazi Ue su quelle merci per conto della stessa Unione europea. – L’Irlanda del Nord resta allineata all’Ue su una serie limitata di regole, come quelle relative alle merci, quelle su regole sanitarie, controlli veterinari, prodotti agricoli e sul regime degli aiuti di Stato. – Altra novità è che l’Assemblea dell’Irlanda del Nord, detta Stormont, avrà voce in capitolo sull’accordo. Quattro anni dopo la fine del periodo di transizione, attualmente in programma per la fine del 2020 ma che potrebbe essere prolungato al massimo fino a due anni, l’Assemblea nordirlandese potrà decidere se mantenere o meno l’applicazione delle regole europee. Per l’approvazione sarà necessaria la maggioranza semplice; in caso di bocciatura, invece, il protocollo non sarà più applicabile due anni dopo. Questo meccanismo del consenso riguarda in particolare le regolamentazioni sulle merci e la dogana, nonché su mercato unico dell’elettricità, IVA e aiuti di Stato.

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La Catalogna in fiamme tra scontri, arresti e sciopero generale: Barcellona è sotto assedio

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Quarta notte di violenti scontri in Catalogna tra Barcellona e a Girona dopo la condanna al carcere dei leader indipendentisti. Nel capoluogo catalano i manifestanti hanno eretto barricate in strada, dato fuoco a cassonetti e lanciato oggetti contro la polizia.  Molti i feriti. E c’è anche un ragazzo aggredito da estremisti di destra. Il giovane ha subito un brutale pestaggio per mano di un gruppo di neonazisti all’incrocio tra le strade di Rosselló e Balmes.

Dopo la notte di violenze per le condanne dei leader separatisti, la Catalogna si prepara ora al grande sciopero generale che oggi paralizzerà tutta la regione. Mentre sul fronte politico continuano gli attacchi tra il governo di Madrid e la Generalitat, con il presidente Quim Torra che promette un nuovo referendum sull’indipendenza entro due anni. Per tutta la giornata, decine di migliaia di persone hanno animato cinque grandi marce partite da diverse città della Catalogna per convergere tutte a Barcellona oggi. Sono 97 gli arrestati tra Barcellona, LLeida, Tarragona e Girona. La guerriglia urbana scatenata nelle strade delle principali città catalane ha fatto scattare un’indagine delle autorità spagnole sull’app Tsunami Democratic che i manifestanti userebbero per darsi appuntamento. Contro le violenze ha parlato il presidente della Generalitat condannando “qualsiasi atto di vandalismo”.

“Non possiamo permettere che un gruppo di infiltrati danneggi l’immagine dell’indipendentismo”, ha detto Torra attribuendo così la responsabilità delle violenze a gruppi estranei. Per il premier spagnolo Pedro Sanchez si tratta invece di “giovani catalani coordinati”.

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Scatta la tregua in Siria tra curdi e turchi, Trump toglie le sanzioni a Ankara

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Armi ferme nel nord est della Siria. È cominciato il ritiro curdo in base all’intesa per una tregua siglata tra Washington e Ankara. Entro 120 ore, ovvero cinque giorni, le milizie Ypg in Siria si ritireranno dal confine con la Turchia. Una volta concluso quello curdo, sarà la volta del ritiro turco dall’area. “Il ritiro – ha spiegato il vice presidente americano, Mike Pence, oggi a Ankara per negoziare l’accordo con Recep Tayyip Erdogan – è già iniziato e andra’ avanti. Ypg ci ha garantito che si ritirera’ dall’area. La priorita’ di entrambi e’ stata quella di evitare la morte di innocenti. L’intesa tra i nostri due Paesi e’ totale e ora lavoreremo insieme alla costituzione e alla gestione della safe zone”. “La Turchia – ha aggiunto – ha accettato di non effettuare alcuna operazione militare verso Kobane. Abbiamo trovato un’intesa per risolvere l’impasse in maniera pacifica. Con la Turchia condividiamo la stessa idea di lotta all’Isis, e proseguiremo su questa strada allo stesso modo condividiamo la necessita’ di garantire il ritorno dei civili nella regione e favorire la convivenza tra le minoranze presenti nella medesima area”.

Mike Pence. Il vice presidente americano 

Ankara ha fatto sapere di aver raggiunto il proprio obiettivo, ovvero la costituzione di una safe zone profonda circa 30 km e in tutto di 480 km quadrati, sebbene le truppe turche e i loro alleati dell’esercito libero siriano abbiano al momento sotto controllo un’area di 220 chilometri quadrati: una superficie che corrisponde a meno della meta’ del territorio da cui Ankara era decisa a eliminare i miliziani Ypg. “Abbiamo ottenuto cio’ che volevamo”, ha detto il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu. “Daremo a Ypg – ha spiegato – cinque giorni di tempo per abbandonar l’area, le armi pesanti di Ypg verranno ritirate e le loro postazioni verranno distrutte. L’area sara’ messa sotto il controllo dell’esercito turco. Il nostro intervento potra’ considerarsi finito solo quando tutti i miliziani Ypg avranno abbandonato l’area. Il nostro obiettivo e’ sempre stato quello di liberare dai terroristi un’area profonda 32 km a est dell’Eufrate e costituirvi una safe zone. Gli Stati Uniti garantiscono che tutti i terroristi lasceranno l’area nelle prossime 120 ore”.

Recep Tayyip Erdogan. Il presidente della Turchia

L’intesa Usa-Turchia e’ stata messa nero su bianco su un documento in 13 punti, e prevede, tra l’altro, il ritiro delle sanzioni attuali emesse da Washington contro Ankara. “Se Ankara avesse continuato ad attaccare il nord est della Siriasarebbe stata colpita da sanzioni pesantissime. Con l’intesa raggiunta posso affermare che non ci saranno nuove sanzioni e il presidente Trump e’ d’accordo nel voler abolire le sanzioni attualmente applicate alla Turchia”, ha detto Pence, in riferimento alle misure applicate alla banca turca Halkbank, accusata di aver raggirato l’embargo nei confronti dell’Iran. “E’ un grande giorno per la civilta’”, ha esclamato il presidente americano, anticipando per pochissimi minuti l’annuncio fatto dal suo vice. Trump ha assicurato che sia Ankara che i curdi sono “incredibilmente contenti”, grazie all’intesa, raggiunta attraverso un “approccio non convenzionale, basato su un difficile amore”. Stati Uniti e Turchia, afferma tra l’altro l’intesa, ribadiscono il rispettivo impegno per l’unita’ politica e l’integrita’ territoriale della Siria e il processo politico guidato dall’Onu, con cui si vuole porre termine al conflitto in base alla risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza del Palazzo di vetro.

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