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Spettacoli

Alessandra Canale: «Mi danno per morta sul web ma lavoro ancora in Rai»

In un’intervista al Corriere della Sera Alessandra Canale racconta la sua vita dopo le “signorine buonasera” e il lavoro oggi alla Rai.

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«Sono viva». Con ironia Alessandra Canale, storica annunciatrice Rai, racconta in un’intervista al Corriere della Serauna curiosa vicenda che si ripete periodicamente sul web: qualcuno la dà per morta.

«Succede da anni. Ricevo telefonate preoccupate di persone che vogliono sapere se sto bene», racconta sorridendo.

In realtà Canale, oggi 62 anni, continua a lavorare in Rai.

Oggi in Rai Pubblica Utilità

Dopo la lunga stagione delle “signorine buonasera”, Alessandra Canale oggi è impegnata nella struttura Rai Pubblica Utilità, dove si occupa di mobilità e traffico.

Compare nei programmi Onda Verde e Meteo Sera su Rai1, con turni che variano tra mattino e pomeriggio.

Il pianto in diretta che fece discutere

Uno degli episodi più ricordati della sua carriera resta il pianto in diretta su Rai2, il 20 settembre 2003.

Quel giorno salutò il pubblico spiegando che quello sarebbe stato il suo ultimo annuncio, dopo la decisione dell’azienda di rinnovare il gruppo delle annunciatrici.

«Mi era crollato il mondo addosso», ricorda oggi.

Con il senno di poi, ammette che non rifarebbe quel gesto: «La mia anima spesso precede il mio corpo».

Negli anni successivi tornò comunque a leggere gli annunci tra il 2010 e il 2016, fino alla definitiva abolizione della figura delle annunciatrici.

La causa contro la Rai vinta in Cassazione

La vicenda professionale non si è chiusa senza strascichi.

Canale aveva avviato una causa per demansionamento contro l’azienda, che si è conclusa nel 2024 con una sentenza favorevole in Cassazione.

Sull’argomento, però, l’ex annunciatrice preferisce non entrare nei dettagli, anche perché continua a essere dipendente Rai.

I primi passi tra Miss Italia e Miss Trota

Prima della televisione, Alessandra Canale aveva tentato anche la strada dei concorsi di bellezza.

Nel 1981 partecipò a Miss Italia come Miss Cinema Campania.

Tra le esperienze più curiose ricorda invece Miss Trota, una gara organizzata a Scauri in un laghetto di pesca sportiva.

«Avevo diciassette anni e il premio era una tv a colori. Purtroppo arrivai terza».

Vent’anni da annunciatrice Rai

Nel 1983 fu assunta alla Rai come annunciatrice supplente nella sede di Roma.

Da quel momento iniziò una carriera durata oltre vent’anni, durante la quale diventò uno dei volti più riconoscibili della televisione pubblica.

Per svolgere quel ruolo aveva studiato dizione e portamento, e ricorda ancora oggi quanto fosse importante mantenere sorriso e gentilezza davanti al pubblico.

Errori in diretta e aneddoti televisivi

Anche per una professionista esperta gli incidenti potevano capitare.

Tra gli errori più curiosi, Canale ricorda quando annunciò per sbaglio il “concerto della Fisarmonica di Berlino” invece della Filarmonica.

Oppure una diretta su Rai3 in cui arrivò trafelata dopo aver corso lungo il corridoio degli studi per annunciare un programma di Fabio Fazio.

La vita privata e il matrimonio con Antonio Caliendo

Nel corso della sua carriera Canale ha conosciuto Antonio Caliendo, storico procuratore sportivo che ha seguito campioni come Roberto Baggio, Antognoni, Maicon, Trezeguet e Batistuta.

I due si sono sposati il 15 dicembre 2013 a Montecarlo.

Lei continua a vivere tra Roma e la Costa Azzurra, mantenendo però una forte indipendenza.

Un affresco con il suo volto in una chiesa

Tra gli episodi più singolari della sua vita ce n’è uno che riguarda una chiesa di Roma.

Nella parrocchia della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, nel quartiere Giardinetti, un pittore realizzò oltre trent’anni fa un affresco raffigurante Maria Maddalena con il suo volto.

L’artista aveva visto Canale in televisione e chiese il permesso di utilizzare la sua immagine.

L’ex annunciatrice racconta di averlo rivisto recentemente insieme al figlio.

Tra lavoro e autodifesa personale

La giornata di Alessandra Canale inizia spesso molto presto o termina a tarda sera.

Per questo motivo ha frequentato anche un corso di difesa personale organizzato dalla Polizia di Stato.

«Non picchio nessuno, mi difendo e basta», spiega.

Nella borsa, per sicurezza, porta sempre con sé uno spray al peperoncino.

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Spettacoli

I Cesaroni tornano e conquistano il pubblico: successo tra nostalgia e nuove generazioni

I Cesaroni tornano in tv con ottimi ascolti: 3,5 milioni di spettatori e forte appeal intergenerazionale tra giovani e adulti.

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È ripartita la serie I Cesaroni, a distanza di quasi vent’anni dal debutto, e lo ha fatto con numeri significativi: 3,5 milioni di spettatori medi per i primi due episodi e una share del 22,6%.

Un risultato che conferma la forza del marchio televisivo, capace di ritagliarsi ancora uno spazio rilevante nel panorama attuale, molto più frammentato rispetto al passato.

Un pubblico trasversale

Il dato più interessante riguarda la composizione del pubblico. La serie riesce a coinvolgere diverse generazioni, unendo spettatori storici e nuovi.

Le performance migliori si registrano tra i 25-34enni, con una share del 45%, seguiti dai 15-24enni e dai 35-44enni, entrambi sopra il 30%. Un segnale chiaro di come la fiction riesca a parlare sia a chi è cresciuto con la serie sia a chi la scopre oggi.

Il fattore territoriale e sociale

La serie si conferma particolarmente forte nel Centro-Sud, con risultati molto elevati nel Lazio, in Puglia e in Sicilia, mantenendo comunque buoni numeri anche nel Nord Italia.

Dal punto di vista sociale, il successo è diffuso: maggiore incidenza tra i pubblici con istruzione più bassa, ma risultati solidi anche tra chi ha un livello medio-alto.

Dal broadcast all’on demand

Rispetto al 2006 cambia profondamente il contesto. All’epoca la serie superava i 5 milioni di spettatori, ma in un sistema televisivo molto meno competitivo.

Oggi una parte significativa del pubblico si sposta sulle piattaforme: circa mezzo milione di spettatori aggiuntivi segue la serie in differita su Infinity, contribuendo a rafforzarne l’impatto complessivo.

Oltre la nostalgia: il “retro-watching”

Il successo non si spiega solo con l’effetto nostalgia. Piuttosto emerge il fenomeno del “retro-watching”: la visione condivisa tra generazioni diverse.

Genitori che ricordano e figli che scoprono, spesso grazie alla circolazione della serie sulle piattaforme digitali. Un meccanismo che trasforma Claudio Amendola e il suo universo narrativo in un punto di incontro familiare.

Una fiction ancora “larga”

I Cesaroni si confermano una fiction popolare nel senso più pieno: accessibile, trasversale, capace di aggregare pubblici diversi.

In un panorama dominato dalla frammentazione dell’offerta, il ritorno della famiglia della Garbatella dimostra che esiste ancora spazio per prodotti televisivi in grado di parlare a un pubblico ampio e condiviso.

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In Evidenza

Maccio Capatonda: «La comicità nasce dalle fragilità». Il racconto tra infanzia, successo e inquietudini

Intervista al Corriere della Sera a Maccio Capatonda: dalle fragilità personali alla comicità surreale, passando per cinema, tv e vita privata.

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Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Marcello Macchia (foto Imagoeconomica) racconta il percorso personale e artistico che lo ha portato a diventare Maccio Capatonda.

Il nome d’arte nasce anche da un’esperienza difficile: la perdita precoce dei capelli, iniziata a 14 anni e vissuta inizialmente come un trauma che ha inciso sull’autostima, trasformandosi poi in un elemento distintivo.

L’infanzia e il rapporto con la famiglia

Cresciuto tra Vasto e Chieti, Macchia descrive un’infanzia segnata da un rapporto familiare complesso.

I continui contrasti tra i genitori hanno inciso profondamente sulla sua sensibilità, alimentando paure e interrogativi già da bambino. Un immaginario che trova una prima forma nel cinema, in particolare nel film Ritorno al futuro, vissuto come una chiave per interpretare e rielaborare la propria realtà.

La nascita della vocazione artistica

La passione per il cinema emerge presto. Da adolescente riceve una telecamera e inizia a realizzare i primi sketch e cortometraggi, spesso ispirati al genere horror.

L’ingresso nel mondo dello spettacolo avviene grazie a personaggi come Jim Massew, che attirano l’attenzione della Gialappa’s Band e aprono la strada alle prime esperienze televisive.

I personaggi e il successo televisivo

Nel tempo nascono figure iconiche della sua comicità surreale: Padre Maronno, Mariottide, Mirkos.

Personaggi costruiti su paradossi e deformazioni della realtà, che gli consentono di affermarsi come uno degli autori più originali della scena comica italiana contemporanea.

Il rapporto con la popolarità

Nonostante il successo e un ampio seguito sui social, Macchia ammette un rapporto ambivalente con la notorietà.

Da un lato il riconoscimento del pubblico è parte integrante del suo lavoro, dall’altro permane una certa difficoltà nel gestire il rapporto diretto con i fan, legata a una sensazione di distanza e inadeguatezza.

La ricerca personale e la distanza dalla realtà

Accanto all’attività artistica, il comico racconta di aver intrapreso un percorso di ricerca interiore, tra meditazione e momenti di isolamento volontario.

Una dimensione che riflette una tensione costante tra creatività e realtà quotidiana, spesso percepita come distante o filtrata attraverso la costruzione comica.

Il nuovo progetto e la sfida del teatro

Tra i progetti più recenti, la serie “Sconfort Zone” rappresenta un tentativo di mettere in scena fragilità e crisi personali, in parte autobiografiche.

In parallelo, Macchia si prepara a una nuova esperienza teatrale, con uno spettacolo che racconta il passaggio dal linguaggio video alla dimensione dal vivo, segnando una tappa importante nel suo percorso artistico.

La visione della comicità

Per Maccio Capatonda, la comicità è «una lotta contro la realtà» e un atto di ribellione costruito attraverso giochi linguistici e paradossi.

Una visione che affonda le radici in modelli come Roberto Benigni, Massimo Troisi e Carlo Verdone, ma che trova una declinazione originale nel suo stile personale.

Maturità e ritorno all’essenziale

Guardando al presente, Macchia individua nella maturità la possibilità di recuperare uno sguardo più libero, vicino a quello dell’infanzia.

Un ritorno all’essenziale che, nelle sue parole, significa «imparare a riperdere il controllo», ritrovando quella spontaneità che resta alla base della sua comicità.

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Guerra Ucraina

Al Bano a Mosca tra musica e polemiche: «Porto amore e pace», ma il concerto divide

Al Bano si esibisce a Mosca e parla di pace. Le dichiarazioni e il concerto riaprono il dibattito sul ruolo degli artisti durante la guerra in Ucraina.

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Il cantante Al Bano è tornato a esibirsi a Mosca, accompagnando la sua presenza con un messaggio affidato ai social: «Qui con amore e desideri di pace per tutto il mondo».

L’iniziativa rientra in una serie di concerti promossi dal collega Pupo, con l’obiettivo dichiarato di riportare sul palco le atmosfere musicali degli anni Ottanta.

«Facciamo musica, non politica»

A spiegare il senso dell’operazione è stato lo stesso Pupo, che ha rivendicato una distinzione netta tra arte e politica: «Noi facciamo musica, non politica».

Una posizione che tuttavia si inserisce in un contesto internazionale complesso, segnato dal conflitto tra Russia e Ucraina, e che inevitabilmente suscita reazioni e interpretazioni contrastanti.

I precedenti e le dichiarazioni

Non è la prima volta che Al Bano si esibisce in Russia negli ultimi anni. Nel giugno 2025 aveva partecipato a un evento a San Pietroburgo insieme a Iva Zanicchi.

In quell’occasione, intervistato dalla giornalista Caterina Doglio, aveva ironizzato sulla percezione del conflitto in Italia, osservando come la situazione a Mosca apparisse distante dalle immagini di guerra diffuse dai media. La replica della giornalista aveva chiarito il contesto: il conflitto è in corso in Ucraina, non nella capitale russa.

Il dibattito sul ruolo degli artisti

La presenza di artisti occidentali in Russia continua a dividere l’opinione pubblica. Da un lato c’è chi rivendica il valore universale della musica come strumento di dialogo e pace; dall’altro emergono critiche legate all’opportunità di esibirsi in un Paese coinvolto in un conflitto armato.

Il caso riapre un tema ricorrente: fino a che punto l’arte può considerarsi neutrale in scenari geopolitici così delicati.

Tra cultura e contesto internazionale

Il concerto di Al Bano a Mosca si colloca dunque in una zona grigia, dove iniziativa artistica e contesto politico si intrecciano inevitabilmente.

Un equilibrio complesso, che continua a generare attenzione e che riflette le tensioni di un quadro internazionale ancora lontano da una soluzione.

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