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Ambiente

Alberi monumentali, 82 nuovi giganti verdi

Il Masaf inserisce 82 nuovi alberi monumentali nell’Elenco nazionale. Le nuove iscrizioni riguardano Abruzzo, Umbria e Puglia.

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L’Italia protegge altri 82 giganti verdi. Il decimo aggiornamento dell’Elenco nazionale degli alberi monumentali, approvato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, comprende nuovi esemplari di Abruzzo, Umbria e Puglia.

L’Elenco raggiunge così 5.008 schede, corrispondenti a 17.564 esemplari: 4.524 singoli alberi e 13.040 piante appartenenti a gruppi omogenei, come filari, viali, boschetti e alberature di parchi storici. Elenco ufficiale del Masaf

«Questi giganti verdi non sono soltanto alberi, ma parte del nostro territorio, della nostra cultura e della nostra storia», sottolinea il ministro Francesco Lollobrigida.

Il pino coricato di Pescara

Tra i nuovi ingressi figura il Pino d’Aleppo “coricato” di Pescara, con un tronco di oltre due metri di circonferenza disteso sul terreno a causa di un antico cedimento.

Per la scienza rappresenta un raro esempio di adattamento. La leggenda racconta invece che l’albero si sia piegato verso il mare, attratto dal canto delle ninfe.

Il Tasso Vetusto della Foresta Umbra

In Puglia è stato riconosciuto il Tasso Vetusto della Foresta Umbra, esemplare millenario con una circonferenza superiore ai tre metri.

Conosciuto come “Albero della Morte” per la tossicità di foglie e semi, è anche simbolo d’immortalità grazie alla capacità di generare nuovi fusti dal proprio legno in decomposizione.

La Roverella di Nottoria

In Umbria entra nell’Elenco la Roverella di Nottoria, una quercia con un tronco di oltre cinque metri di circonferenza.

Una leggenda popolare narra che l’albero trattenne le foglie secche durante l’inverno per impedire al Diavolo di dominare la Terra nei mesi in cui i rami sarebbero dovuti restare spogli.

Storie e miti accompagnano così esemplari tutelati per età, dimensioni, rarità, valore ecologico e capacità di custodire l’identità del paesaggio italiano.

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Ambiente

Agosto 2026 da record: è il mese più caldo mai registrato

Agosto 2026 ha raggiunto una temperatura media globale di 16,96 gradi, 1,65 sopra i livelli preindustriali. Record di caldo anche per l’Europa occidentale e gli oceani.

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L’agosto 2026 è stato, insieme a luglio 2023, il mese più caldo mai registrato a livello globale. È stato inoltre l’agosto più caldo dall’inizio delle rilevazioni. Lo rende noto Copernicus, il servizio europeo di osservazione della Terra.

La temperatura media globale ha raggiunto i 16,96 gradi, risultando superiore di 1,65 gradi rispetto alla media preindustriale del periodo 1850-1900. È il primo mese, dal novembre 2025, a superare nuovamente la soglia di 1,5 gradi.

L’estate più calda nel mondo

Il trimestre compreso tra giugno e agosto 2026 è stato il più caldo mai rilevato a livello globale, alla pari con l’estate del 2024.

In Europa occidentale è stata invece registrata l’estate più calda di sempre, con temperature superiori anche al precedente record del 2003. La stagione è stata segnata da ondate di calore eccezionalmente precoci, persistenti e intense.

Siccità, incendi e fiumi ai minimi

Ad agosto vaste aree dell’Europa occidentale, centrale e orientale hanno registrato precipitazioni inferiori alla media. La siccità ha favorito una diffusa aridità dei terreni e numerosi incendi.

Le portate dei fiumi sono diminuite soprattutto nell’Europa centrale e orientale. Danubio, Reno, Bug meridionale e Dnepr hanno registrato livelli eccezionalmente bassi.

Situazioni critiche anche per Vistola, Glomma, Rodano, Senna e Po, che hanno mostrato una leggera ripresa soltanto dopo le piogge cadute alla fine di agosto.

Record anche per gli oceani

La temperatura media della superficie degli oceani extrapolari, compresi tra il 60° parallelo Sud e il 60° Nord, ha raggiunto ad agosto i 21,07 gradi.

È il valore più alto mai registrato per questo mese e supera il precedente primato di 20,98 gradi, stabilito nell’agosto 2023.

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Ambiente

Il caldo estremo cambia il turismo: l’Italia resta attrattiva, ma perde terreno

Le ondate di calore stanno modificando la percezione delle destinazioni mediterranee. L’Italia resta attrattiva con un indice di 91,6, ma perde 0,9 punti rispetto allo stesso periodo del 2025. I francesi sono i viaggiatori più sensibili alle temperature estreme, gli americani i più tolleranti.

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Il Mediterraneo continua a essere sinonimo di sole e vacanze, ma le ondate di calore sempre più intense e frequenti stanno iniziando a modificare la percezione dei turisti. I primi segnali di un cambiamento strutturale emergono nel 2026, con effetti differenti a seconda delle destinazioni e della nazionalità dei viaggiatori.

È quanto emerge da un’analisi di The Data Appeal Company del Gruppo Almaviva, basata sul Perception of Climate Index, un indicatore da zero a cento che misura il modo in cui i visitatori percepiscono le condizioni climatiche di una destinazione.

Francesi più sensibili, americani più tolleranti

I viaggiatori francesi risultano tra i più insofferenti alle temperature elevate. Una maggiore sensibilità si registra anche tra i turisti che scelgono di trascorrere le vacanze nel proprio Paese, in particolare in Francia e Spagna.

Chi viaggia all’interno dei confini nazionali può infatti confrontare più facilmente le temperature attuali con quelle tradizionalmente associate alla destinazione e tende a percepire con maggiore fastidio le anomalie climatiche.

I britannici manifestano reazioni negative nell’immediato, ma recuperano rapidamente una valutazione positiva. Gli statunitensi appaiono invece i più tolleranti e continuano a giudicare favorevolmente il clima mediterraneo anche durante i periodi di caldo intenso.

Italia ancora promossa, ma l’indice scende

Tra maggio e luglio 2026 l’Italia ha registrato un Perception of Climate Index pari a 91,6, mantenendosi su livelli elevati. Il risultato è però inferiore di 0,9 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nell’estate 2025 la media italiana aveva raggiunto quota 92,2. Secondo l’analisi, le singole ondate di calore hanno provocato reazioni negative limitate, ma la ripetuta esposizione a temperature estreme starebbe producendo un effetto cumulativo sulla percezione dei visitatori.

Francia in difficoltà, Portogallo in testa

Il segnale di allarme più evidente riguarda la Francia, che tra maggio e luglio si è fermata a 77,2 punti, nettamente al di sotto di Portogallo, Italia, Spagna e Grecia.

Le ondate di calore precoci, ripetute e considerate anomale avrebbero inciso sull’attrattività climatica della destinazione francese.

Il Portogallo ha ottenuto il valore più alto del periodo, con 93,5 punti, seguito dall’Italia con 91,6, dalla Spagna con 90,4 e dalla Grecia con 89,9.

Spagna e Grecia resistono alle temperature estreme

Spagna e Grecia conservano una percezione climatica complessivamente positiva, ma mostrano una forte sensibilità durante i picchi di calore.

Dal 2023 la Spagna registra una media estiva di 87,2 punti, mentre la Grecia si attesta a 89,2. Entrambe hanno riportato nel 2026 risultati leggermente inferiori rispetto agli anni precedenti.

Il Portogallo presenta invece una delle percezioni più stabili, con una media di 91,1 nelle estati analizzate. La progressiva normalizzazione di stagioni più calde potrebbe avere reso i visitatori meno sensibili alle alte temperature.

Non conta soltanto quanto fa caldo

Lo studio evidenzia che l’impatto del cambiamento climatico sul turismo non può essere valutato misurando soltanto le temperature. Contano anche la durata dei fenomeni, la loro eccezionalità e la distanza tra il clima sperimentato e quello che il turista si aspettava di trovare.

«Le ondate di calore non possono essere controllate, ma le aspettative e l’esperienza dei viaggiatori sì», spiega Carlos Cendra, responsabile marketing e comunicazione di The Data Appeal Company.

Per le destinazioni turistiche diventa quindi essenziale adattare servizi, periodi promozionali e attività offerte. Informazioni tempestive, luoghi climatizzati, aree ombreggiate, gestione degli orari e valorizzazione dei mesi meno caldi possono diventare elementi decisivi per conservare l’attrattività delle mete mediterranee.

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Ambiente

Campi Flegrei, il suolo si è sollevato di 4,60 metri dal 1950: «Terremoti legati al bradisismo»

Il suolo dei Campi Flegrei si è sollevato complessivamente di 4,60 metri dal 1950, con effetti evidenti lungo la costa. L’ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano Mauro Antonio Di Vito richiama la necessità di potenziare monitoraggio, informazione ed esercitazioni.

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Dal 1950 a oggi il suolo dei Campi Flegrei si è sollevato complessivamente di 4,60 metri, producendo effetti particolarmente evidenti lungo la costa e modificando il rapporto tra la terra e il mare.

Il dato è stato illustrato da Mauro Antonio Di Vito, già direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, durante un’audizione informale davanti alle commissioni Ambiente e Bilancio della Camera.

Le audizioni riguardano la conversione in legge del decreto-legge del 7 agosto 2026 sull’emergenza nei Campi Flegrei.

Il mare è arretrato lungo la costa

Di Vito ha spiegato che tra gli effetti della deformazione del territorio vi è il visibile arretramento del mare. Non si tratta di un abbassamento del livello delle acque, ma della conseguenza del sollevamento del suolo prodotto dal fenomeno bradisismico.

L’innalzamento di 4,60 metri indicato dal vulcanologo è un dato cumulativo, maturato attraverso diverse fasi di sollevamento e abbassamento del territorio nell’arco di oltre settant’anni.

«I terremoti associati al sollevamento»

L’ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano ha ricordato che i terremoti registrati nell’area sono «quasi esclusivamente associati al sollevamento del suolo».

La deformazione delle rocce genera infatti tensioni che possono provocare la loro fratturazione e, di conseguenza, gli eventi sismici. Il dato non consente però di prevedere con precisione quando avverrà una scossa né quale sarà la sua intensità.

La rete di controllo dell’Osservatorio Vesuviano

L’area flegrea è sorvegliata attraverso un’ampia rete di monitoraggio composta da stazioni che registrano, in maniera continua o periodica, deformazioni del suolo, terremoti, emissioni di gas e altri parametri utili a comprendere l’evoluzione del fenomeno.

Secondo Di Vito, la riduzione del rischio deve partire dalla conoscenza dei processi che alimentano il bradisismo e dal progressivo miglioramento degli strumenti impiegati per controllare il territorio.

Informazione ed esercitazioni per la popolazione

Accanto al monitoraggio scientifico, il vulcanologo considera fondamentale una capillare attività di formazione e informazione rivolta sia alla popolazione sia agli amministratori chiamati ad assumere decisioni sul territorio.

Di Vito ha sollecitato anche esercitazioni periodiche per diffondere la conoscenza dei pericoli e dei comportamenti da adottare in caso di emergenza. Una preparazione necessaria in un’area densamente abitata, nella quale il bradisismo rappresenta un fenomeno strutturale con cui istituzioni e cittadini devono imparare a convivere.

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Sollevamento del suolo nei Campi Flegrei

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Campi Flegrei, il suolo si è sollevato complessivamente di 4,60 metri dal 1950. Di Vito: terremoti associati al bradisismo, serve prevenzione.

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Il suolo dei Campi Flegrei si è sollevato complessivamente di 4,60 metri dal 1950, con effetti evidenti lungo la costa. L’ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano Mauro Antonio Di Vito richiama la necessità di potenziare monitoraggio, informazione ed esercitazioni.

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