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“Al timone del governo ci sono io, l’idea che comandi Salvini è una illusione ottica” parola del premier Conte

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L’idea che nel governo comandi Matteo Salvini è “una illusione ottica”. “Alla guida ci sono io” ha spiegato  Giuseppe Conte al giornalista  del quotidiano spagnolo “El Pais” che l’ha intervistato. “Salvini è il capo della Lega e di una delle forze di questo governo. Un importante ministro e vicepresidente con cui ho tenuto molti confronti e incontri nei Consigli dei ministri, cui partecipa anche Di Maio. Salvini è un compagno di viaggio con cui mi confronto molto serenamente. Se da fuori o dall’estero colpisce di più il ruolo o l’immagine di Salvini, che ha una grande capacità di comunicazione, e sembra che nel governo comandi lui, questa è un’illusione ottica. Alla guida di questo governo ci sono io e Salvini, come Di Maio, sono i vicepresidenti e leader delle due forze che lo compongono”.

 

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Lascia Cusenza, è Massimo Martinelli il nuovo direttore de Il Messaggero

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Il Gruppo Caltagirone Editore comunica in una nota che ‘Virman Cusenza lascia oggi la direzione del quotidiano Il Messaggero. La direzione sara’ assunta, dall’8 luglio, da Massimo Martinelli, gia’ vice direttore del giornale. Martinelli, romano, 58 anni e’ da sempre nella redazione del quotidiano romanodove ha ricoperto il ruolo di responsabile della cronaca giudiziaria prima e successivamente quello di responsabile della cronaca di Roma fino alla nomina a vicedirettore avvenuta nel 2016′. ‘L’editore – conclude la nota – ringrazia il dottor Cusenza per il lavoro svolto con professionalita’ e impegno in questi anni al vertice del quotidiano e nel Gruppo editoriale. Al dottor Martinelli l’editore rivolge un saluto e un augurio di buon lavoro’.

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Zaia e Decaro star politica locale, “è la spinta dell’emergenza Covid”

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Zaia e Decaro star della politica degli enti locali, anche per la ‘spinta’ dell’emergenza Covid-19: se oggi si andasse al voto otterrebbero un consenso quasi plebiscitario, con il 70% di preferenze. A incoronare il governatore del Veneto e il sindaco di Bari – anche presidente dell’Anci – come amministratori piu’ popolari in Italia e’ il Governance Poll 2020, un’indagine realizzata per Il Sole 24 Ore da Noto Sondaggi. “Abbiamo avuto grande visibilita’ nel bene e nel male a causa del virus”, spiega Zaia seguito poi da Decaro: “E’ un risultato della citta’”: commenti che non nascondono comunque soddisfazione. Secondo il sondaggio effettuato sul livello di gradimento dei presidenti delle 18 Regioni a elezione diretta, l’indicazione piu’ evidente e’ l’en plein del centrodestra con i quattro governatori piu’ popolari d’Italia: subito dopo Zaia, infatti, si piazzano Massimiliano Fedriga (Friuli V.G., Lega, 59,8%), Donatella Tesei (Umbria, Lega, 57%) e Jole Santelli (Calabria, Forza Italia, 57,5%). Al quinto posto, con consensi in crescita rispetto al giorno delle elezioni (dal 51,4 al 54%), si classifica il primo governatore del centrosinistra, quello dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Il progresso piu’ significativo e’ quello di Giovanni Toti in Liguria (dal 34,4 al 48%), mentre gli arretramenti piu’ vistosi sono accusati da Michele Emiliano in Puglia (dal 47,1 al 40%) e Attilio Fontana in Lombardia (da 49,7 a 45,3%). All’ultimo posto nel Governance Poll delle Regioni c’e’ il governatore del Lazio e segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, la cui performance e’ praticamente allineata al risultato – poco piu’ del 30%, il piu’ basso tra i governatori – ottenuto il giorno delle elezioni. Sul fronte dell’indagine sui sindaci di 105 citta’ capoluogo di provincia, dopo il primo posto di Decaro e il secondo di Cateno De Luca (Messina, Lista civica), si registra il terzo posto ex aequo di sindaci che hanno vissuto in prima linea due diverse situazioni di emergenza: quella del Ponte Morandi per Marco Bucci (centrodestra, Genova) e quella del coronavirus per Giorgio Gori (centrosinistra, Bergamo). Nelle retrovie due figure simbolo a livello amministrativo del Movimento Cinque Stelle: Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino, rispettivamente al penultimo posto (con un calo di 29 punti rispetto al 67,2% del giorno di elezione) e al 97mo (-10,9). Indietro anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris (al 100mo posto con un calo di 24 punti). Tra le grandi citta’, in lieve crescita i sindaci di Firenze Dario Nardella (34mo posto) e di Milano Giuseppe Sala (52mo). “I risultati del Governance Poll sembrerebbero aprire nuovi scenari di leadership nazionale, ma bisogna sempre fare conti con i profili percepiti dagli elettori in relazione ai singoli ruoli che gli stessi politici occupano – scrive sullo stesso quotidiano Antonio Noto, che aggiunge: “guardando la classifica dei sindaci viene da pensare che chi opera nelle citta’ medie riceve una maggiore attenzione positiva rispetto ai primi cittadini delle grandi citta’. E’ il caso per esempio del sindaco barese Decaro, o di quelli di Messina, Bergamo e Genova. Se, invece, si rivolge lo sguardo ai presidenti di Regione bisogna tenere conto che in questo periodo di emergenza sanitaria sono stati sempre alla ribalta mediatica e quindi attrattori di consenso. Lo stesso Zingaretti probabilmente paga lo scotto della ‘doppia carica’ nel senso che per la sua attivita’ e’ probabilmente piu’ conosciuto come leader nazionale che presidente della Regione Lazio, anche per quanto riguarda tutta la comunicazione sviluppatasi sul tema Covid”.

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Conte annuncia la riforma del fisco: il governo non è fermo

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“Siamo il governo dei fatti, non degli annunci”: con questo mantra il premier Giuseppe Conte si avvia ad affrontare una settimana cruciale per il futuro suo e del suo governo. Un messaggio che Conte mette in contrasto all’accusa di attendismo contenuta in quello che, rivolgendosi ai titoli dei giornali per parlare alla sua stessa maggioranza, non esita a definire “chiacchiericcio”. “Nulla di piu’ lontano dalla realta’”, scandisce il premier, di fronte ai tre principali sindacati del Paese, che la settimana prossima potrebbero essere convocati a Palazzo Chigi per la definizione di due misure con cui il premier vuole spazzar via il vento della crisi: la riforma del fisco e il decreto luglio. Nell’Auditorium della Nuvola di Fukas e’ il giorno del neosegretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri. In prima fila ci sono Conte e i ministri Nunzia Catalfo e Roberto Gualtieri. E un lungo colloquio a porte chiuse tra il premier e i tre leader di Cgil, Cisl e Uil fa da appendice all’evento. Sulla potenziale alleanza con i sindacati il governo conta non poco. Anche perche’, dall’altra parte, la Confindustria targata Carlo Bonomi continua a bombardare l’esecutivo. Ed e’ ai sindacati che il premier sottolinea la necessita’ “di un dialogo franco, senza prendersi in giro”. Sulla scuola – ricorda – “ci avete fatto penare, ma abbiamo risposto stanziando un ulteriore miliardo”. Sulla riforma del fisco come sul decreto luglio i sindacati saranno coinvolti. La settimana prossima, annuncia il premier, si aprira’ con Gualtieri il tavolo per la riforma fiscale. “Sara’ una riforma organica. Progressivita’, semplificazione, riduzione del carico fiscale per le famiglie” saranno le tre direttive, spiega il titolare del Mef unendosi al messaggio del premier: “questo e’ il governo dei fatti”. Non lontano, il centrodestra unito dal coro unanime contro Conte tenta di superare le divisioni sul Mes e sul dialogo offerto da Silvio Berlusconi con una nuova manifestazione di piazza. “Ci descrivono come attendisti, come incapaci di prendere decisioni. E’ vero il contrario. Questo e’ il governo che ha assunto decisioni mai prese nella storia repubblicana. Noi siamo quelli dei protocolli di sicurezza, del patto di rilancio piu’ ambizioso, della semplificazione piu’ coraggiosa”, e’ la replica, a distanza, offerta dal presidente del Consiglio. Ma il suo e’ un messaggio anche a chi, nella maggioranza, lo ha accusato nei giorni scorsi di tergiversare troppo. “All’inizio della settimana prossima approveremo il decreto semplificazioni”, assicura Conte senza soffermarsi sui nodi che hanno determinato il rinvio del provvedimento. Ma, sul dossier appalti, se da un lato il premier torna a sottolineare che “i presidi di legalita’ saranno rafforzati” dall’altro sembra mettersi in scia con chi – da Iv al M5S – spinge per una deroga (sulle gare, per un numero limitato di opere, ad esempio) che dia impulso agli investimenti. “Non possiamo pensare che per episodi di sacche di illegalita’ questo Paese non debba correre. Non e’ possibile esitare, questo e’ il momento del coraggio”, sottolinea il premier. Eppure le ombre sul Conte II sono tutt’altro che diradate. E sono alimentate dall’esplosione dello scontro sulla legge elettorale, con Matteo Renzi che rilancia il maggioritario – sul quale anche Matteo Salvini ci starebbe, anche se il leader della Lega nega qualsiasi tipo di dialogo, per ora – e il Pd che chiede il rispetto dell’accordo sul proporzionale. Resta anche irrisolto il “capitolo” alleanze sulle Regionali, sulle quali l’appello del premier finora e’ caduto nel vuoto: al momento anche il “quarto nome” che sbloccherebbe lo stallo in Liguria langue mentre nel Pd si chiede un passo avanti al M5S anche nelle Marche. E poi c’e’ il Mes, il “Grande detonatore” pronto a esplodere. In mattinata, ultimo a chiederlo in ordine cronologico, e’ il nuovo segretario della Uil Barbieri. Conte, probabilmente, ne parlera’ anche con i suoi omologhi di Portogallo e Spagna nei faccia a faccia previsti per martedi’ e mercoledi’. Il “no” del M5S, sebbene piu’ silenzioso di qualche giorno fa, resta. Ma su un dato, nel Movimento, si dicono certi: se Conte cadra’ sara’ stato il Pd a farlo cadere.

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