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Salute

Aids, 4mila infezioni al giorno: stallo prevenzione

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Gli sforzi di prevenzione nella lotta all’Aids sono bloccati. Solo nel 2021 ci sono state 1,5 milioni di nuove infezioni da Hiv nel 2021, circa 4.000 ogni giorno. A chiedere di investire di piu’ in prevenzione e cura sono gli esperti riuniti alla 24/ma Conferenza internazionale sull’Aids in corso a Montre’al, in Canada, che vede la presenza di oltre 9.500 persone. E in questo momento “momento critico” e “di stallo” anche a causa della pandemia Covid-19 che ha drenato risorse e attenzioni, l’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) lancia nuove linee guida su farmaci pre esposizione, sottolineando come la nuova profilassi, somministrabile una volta ogni due mesi invece che quotidianamente, sia una “opzione di prevenzione sicura e altamente efficace”. Molto e’ cambiato da quando, negli anni ottanta, la diagnosi di Aids era come una condanna. Dopo il fallimento della sperimentazione di un vaccino a vettore virale, si sta lavorando ora al vaccino a mRna contro l’Hiv, basato sullo stesso meccanismo di quello anti-Covid. La profilassi pre-esposizione (PrEP) permette di evitare l’infezione ed e’ consigliata a chi ha un rischio alto di contrarre il virus, come persone che fanno uso di droghe iniettabili, lavoratori del sesso, omosessuali e transgender. In chi e’ gia’ infetto, gli antiretrovirali di rendere il virus non trasmissibile e di tenere sotto controllo la malattia, tanto che una persona con Hiv ha oggi un’aspettativa di vita simile agli altri. Per questo e’ centrale far iniziare il prima possibile le terapie. Ma si stima che 5,9 milioni di persone sieropositive in tutto il mondo, e soprattutto in Africa, non siano a conoscenza del loro stato. Per spingere l’acceleratore sulla diagnosi precoce, verso l’obiettivo della sconfitta dell’Aids entro il 2030, l’Oms ha di recente annunciato un test fai da te per l’Hiv che sara’ disponibile nei Paesi in via di sviluppo al costo di un dollaro. Mentre con le nuove linee guida, l’obiettivo dell’Oms e’ favorire l’introduzione di cabotegravir a lunga durata d’azione (CAB-LA): si tratta di una forma iniettabile intramuscolare di PrEP, con le prime 2 iniezioni somministrate a distanza di 4 settimane, seguite da una ogni 8 settimane. Cabotegravir “ha dimostrato di essere sicuro e altamente efficace in 2 studi randomizzati controllati, che mostrano come abbia comportato una riduzione del 79% del rischio di Hiv rispetto alla PrEP orale”. Per quest’ultima, infatti, “l’aderenza alla terapia quotidiana di farmaci era spesso una sfida”. “Ci auguriamo che queste nuove linee guida contribuiranno ad accelerare gli sforzi per iniziare a fornirlo insieme ad altre opzioni di prevenzione, tra cui la PrEP orale e l’anello vaginale dapivirina”, ha affermato Meg Doherty, direttrice dei programmi globali dell’Oms sull’Hiv. Intanto in Italia, spiega Giusi Giupponi, coordinamento nazionale Lila, “con la caduta del Governo Draghi si e’ purtroppo arenata la proposta di legge per un aggiornamento della 135 del 1990, una legge che ha permesso di raggiungere un elevato livello nella qualita’ delle cure, ma che non tiene conto del fatto che il panorama scientifico, nel frattempo, e’ cambiato grazie alla PrEP e agli antiretrovirali”.

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Neuromed, la ricerca di nuovi farmaci neuroprotettivi attraverso l’osservazione tridimensionale

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I ricercatori di Neuromed di Pozzilli, Isernia, con altri colleghi di istituti europei stanno portando avanti un nuovo lavoro scientifico in cui i raggi X prodotti da un acceleratore di particelle vengono utilizzati per esaminare i tessuti nervosi in 3D con una risoluzione che si avvicina a quella del microscopio elettronico.

Uno dei più grandi sforzi che si stanno compiendo a livello mondiale è la ricerca di nuovi farmaci neuroprotettivi, capaci di prevenire o rallentare la progressione di patologie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer. Una nuova tecnica di indagine permette ora di osservare tridimensionalmente i neuroni e le loro strutture intracellulari con un altissimo dettaglio, studiando le alterazioni causate dalla malattia e, di conseguenza, osservando su modelli sperimentali l’effetto protettivo di nuove molecole.

L’uso di questa tecnologia, e le sue capacità di individuare danni neuronali e potenziali effetti di farmaci, sono al centro di una ricerca condotta in collaborazione dai ricercatori dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), dell’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble, Francia, dell’Università di Monaco, Germania, e dell’Università di Milano Bicocca. Lo studio, pubblicato sulla rivista European Journal of Nuclear Medicine and Molecular Imaging, ha utilizzato particolari raggi X prodotti da elettroni che viaggiano a velocità relativistiche all’interno di grandi acceleratori circolari di particelle chiamati sincrotroni.

il professor Giuseppe Battaglia e Giada Mascio

L’anello di 844 metri di diametro dell’ESRF di Grenoble, con il quale ricercatori Neuromed collaborano da oltre un decennio, è al centro di queste ricerche. “Le radiazioni X prodotte dal sincrotrone – dice il professore Giuseppe Battaglia – ci offrono l’opportunità di studiare i tessuti, quelli nervosi nel nostro caso prelevati da modelli sperimentali, con una risoluzione che si avvicina a quella del microscopio elettronico. Ma, a differenza di quest’ultimo, per usare la radiazione del sincrotrone non è necessaria la complessa e laboriosa preparazione dei campioni: i tessuti vengono semplicemente posti sotto il fascio di raggi X. È così che, grazie alla risoluzione di 0,1 µm (un decimillesimo di millimetro, ndr), riusciamo a vedere, anche tridimensionalmente, le varie strutture intracellulari e, cosa fondamentale, possiamo studiare le caratteristiche dei neuroni colpiti da patologie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer”.

“Con questa tecnica – dice Giada Mascio, ricercatrice Neuromed – abbiamo potuto studiare, su modelli animali, una molecola sperimentale con un potenziale effetto neuroprotettivo. L’altissima risoluzione delle immagini, insieme alla tridimensionalità, ci ha permesso di evidenziare effetti della molecola che non si sarebbero potuti evidenziare con le classiche metodologie analitiche”.

“Questi dati ottenuti con l’utilizzo di radiazioni X da sincrotrone sono molto incoraggianti – dice ancora Battaglia – perché ci dicono che possiamo studiare con maggiore efficienza gli effetti di nuove molecole neuroprotettive candidate a diventare farmaci, accelerandone il processo di identificazione”.

 

Barbone GE, Bravin A, Mittone A, Pacureanu A, Mascio G, Di Pietro P, Kraiger MJ, Eckermann M, Romano M, Hrabě de Angelis M, Cloetens P, Bruno V, Battaglia G, Coan P. X-ray multiscale 3D neuroimaging to quantify cellular aging and neurodegeneration postmortem in a model of Alzheimer’s disease. European Journal of Nuclear Medicine and Molecular Imaging. 2022 Jul 19.
https://doi.org/10.1007/s00259-022-05896-5

 

L’IRCCS Neuromed
L’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Neuromed di Pozzilli (IS) rappresenta un punto di riferimento a livello italiano ed internazionale per la ricerca e la terapia nel campo delle malattie che colpiscono il sistema nervoso. Un centro in cui i medici, i ricercatori, il personale e gli stessi pazienti formano una alleanza rivolta a garantire il miglior livello di assistenza possibile e cure all’avanguardia, guidate dagli sviluppi scientifici più avanzati.

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A Benevento rimosso tumore al testicolo di oltre 5 Kg

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Eccezionale intervento chirurgico all’ospedale Sacro Cuore di Gesu’ di Benevento dove l’equipe di Urologia ha asportato un tumore del peso di oltre 5 chili e dalle “dimensioni di un pallone da calcio” dal testicolo di un 44enne. “Un caso clinico piu’ unico che raro”, si sottolinea nella nota del presidio ospedaliero con riferimento alla massa dalle dimensioni record scoperta due anni fa, ma trascurata dal paziente per l’impossibilita’ – a suo dire – di riuscire ad accedere alle prestazioni sanitarie necessarie complice l’emergenza Covid. L’intervento di asportazione del testicolo e del funicolo spermatico in toto ha richiesto un lavoro di studio e di squadra molto importante per il gruppo oncologico multidisciplinare dell’ospedale Sacro Cuore di Gesu’ che, al cospetto di un caso clinico pressoche’ unico, ha studiato le migliori cure possibili, cercando di recuperare il tempo perso in fase di pre-diagnosi. Il tumore di comportamento maligno era riuscito, infatti, a sequestrare al suo interno una quantita’ di sangue tale da rendere il paziente anemico e deperito. L’intervento chirurgico e’ stato eseguito dall’equipe di Urologia diretta dal dottor Aniello Russo, e dai dottori Dante Di Domenico e Giovanni Castelluzzo, coadiuvati dall’ ex primario dell’ospedale del Mare professor Aniello Rosario Zito, e dalla squadra di anestesisti affidata al coordinamento dalla dottoressa Maria Cusano, assieme a ferristi ed infermieri di sala operatoria. L’operazione chirurgica e’ brillantemente riuscita, ed il paziente e’ stato dimesso dopo pochi giorni. Il suo percorso nella fase di follow-up (post – operatorio) sara’ comunque accompagnato dai professionisti della struttura sanitaria di Viale Principe di Napoli.

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Tumori, algoritmo vede quali cellule si ammaleranno

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Un nuovo algoritmo ha permesso di scoprire che diverse mutazioni genetiche tipiche del cancro sono gia’ presenti in molte cellule nelle vicinanze di un tumore ritenute sane, individuando quindi quelle che probabilmente si ammaleranno. Una vera e propria mappa genetica che potrebbe rivelarsi preziosa per effettuare diagnosi sempre piu’ precoci e anche per decidere verso quale regione del tumore indirizzare i trattamenti, aumentandone l’efficacia. E’ stata messa a punto grazie ad uno studio pubblicato sulla rivista Nature e guidato da Universita’ di Oxford ed Istituto Tecnologico Reale (Kth) di Stoccolma che, con una tecnica innovativa, getta nuova luce su come nascono, crescono e cambiano nel tempo le cellule malate. Le attuali tecniche per studiare la genetica delle cellule all’interno dei tumori implicano il prelievo di un campione, in modo da effettuare un’analisi del Dna. Il punto debole di questo metodo e’ che fornisce solo un’istantanea parziale del tumore in esame. Per superare il problema i ricercatori, guidati da Andrew Erickson dell’Universita’ di Oxford e da Mengxiao He ed Emelie Berglund del Kth, hanno utilizzato una nuova tecnica che permette di vedere quali cambiamenti genetici avvengono all’interno delle cellule senza rompere il tessuto che si vuole esaminare. “Abbiamo ancora molto da imparare su quali cambiamenti cellulari causano il cancro e come ha inizio”, dice Alastair Lamb di Oxford, co-autore dello studio. “Una cosa di cui siamo abbastanza sicuri e’ che tutto inizia con le mutazioni genetiche”. Analizzando oltre 150mila regioni provenienti da tumori della prostata, della mammella, della pelle e anche di linfonodi e cervello, gli autori dello studio hanno sviluppato un algoritmo che e’ in grado di tracciare gruppi di cellule con cambiamenti genetici simili e anche di localizzare la loro esatta posizione, ottenendo una vera e propria mappa genetica dei tumori. “La mappatura di migliaia di regioni di tessuto in un singolo esperimento e’ un approccio senza precedenti, il cui obiettivo e’ cercare di sbrogliare la complessita’ dei tumori”, afferma Joakim Lundeberg del Kth, uno degli autori dello studio. “Non abbiamo mai avuto a disposizione, prima d’ora, questo livello di risoluzione e questo nuovo approccio ha rivelato alcuni risultati sorprendenti”, commenta ancora Lamb. “Ad esempio, abbiamo scoperto che molte mutazioni che pensavamo fossero collegate specificamente al cancro sono in realta’ gia’ presenti nel tessuto benigno. Cio’ ha grandi implicazioni per la diagnosi – aggiunge Lamb – e anche potenzialmente per decidere quali parti del cancro devono essere trattate”.

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