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Cronache

Aiart contro spot con effusioni gay in onda su reti Mediaset

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Gli spot televisivi di nuovo nel mirino di associazioni di ispirazione cattolica. Dopo il caso Nuvenia, segnalato alle istituzioni dall’Aiart, adesso le critiche dell’associazione di spettatori si concentrano sullo spot della Dietor trasmesso dalle reti Mediaset in fascia protetta (Rete 4 ore 14.30). “Perchè – si chiedono gli spettatori dell’Aiart – mostrare, in fascia protetta e in uno spot come quello della Dietor, persone dello stesso sesso farsi effusioni? Lo riteniamo offensivo per lo spettatore e potenzialmente nocivo per il minore”. E ancora: “Troppi spot danno un’immagine non corretta della famiglia”, ed “esistono ancora la fascia protetta e le istituzioni di tutela?”. L’Aiart chiede all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) di intervenire al piu’ presto, affinche’ vengano rispettate le regole contro la pubblicita’ offensiva, ingannevole, volgare. “Sempre piu’ contenuti editoriali vengono inquinati da messaggi non graditi al pubblico. Necessario ridare senso al valore dell’autodisciplina”, e’ l’appello del presidente nazionale dell’Aiart, Giovanni Baggio. “La tv parli di piu’ della famiglia tradizionale”, precisa Baggio. “E’ ormai evidente che da un po’ di tempo a questa parte i racconti televisivi siano sempre piu’ conditi da storie di personaggi omosessuali e si giochino tutto su una seduzione puramente fisica”. “E’ una riduzione dei rapporti – conclude il presidente dell’Aiart – offensiva dal punto di vista relazionale e lesiva anche della dignita’ delle persone omosessuali, ridotte a fenomeni da baraccone per meri fini commerciali”. A giudizio di Baggio occorrerebbe una riflessione “ben piu’ articolata e complessa su come rappresentare le relazioni omosessuali, che le rende non certo un modello da presentare in fascia protetta e con ampia presenza di minori”. “Suggeriamo – afferma l’associazione di ‘cittadini mediali’ – allo Iap l’unico colpo di scena che sarebbe apprezzato dal pubblico: l’eliminazione della programmazione tv dello spot Dietor, ritenuto lesivo per tutela dei minori”.

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“Lotta armata” in chat, denunciati 5 minori

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Lotta armata, anche con richiami alle Br, apologia di regimi sanguinari, volonta’ di andare a combattere in Donbas, inneggiando al separatismo filo-russo e al compimento di atti di guerra in Ucraina Orientale: e’ quanto sarebbe emerso da una chat, ‘gruppo politica’, attiva tra il 2018 e il 2019, scoperta dai carabinieri di Siena. Le indagini sono partite dall’inchiesta su unAchat con contenuti pedopornografici e razzisti, ‘The Shoah Party”, risalente a due anni fa. In tutto 96 le persone censite in ‘gruppo politica’, prevalentemente minorenni. E sono 5 i minori ora denunciati a vario titolo per associazione sovversiva e istigazione a delinquere. Secondo quanto spiegato dai carabinieri i partecipanti alla chat “sebbene di idee politiche con accenti estremistici anche diametralmente opposte”, erano accomunati da “antisemitismo, discriminazione sessuale e odio razziale” e ritenendo l’uso della forza e della violenza “uno strumento necessario per l’affermazione del pensiero politico”. Oggetto di particolare attenzione poi “le figure di alcuni utenti” “che hanno reiteratamente espresso la volonta’ di andare a combattere in Donbas”, alcuni dei quali tra l’altro “hanno evidenziato una buona conoscenza delle armi e dei materiali in uso agli eserciti, specialmente a quello russo, cui hanno unito lo studio del russo. In tale contesto, si spiega, “vi e’ stata condivisione di materiale multimediale del tipo ‘Best Gore’, ovvero filmati concernenti esecuzioni capitali, torture smembramenti di corpi umani realizzati in teatri di guerra, realizzati ad opera di terroristi appartenenti” all’Isis. Le indagini comunque hanno permesso “di escludere che tali soggetti abbiano messo in atto tali propositi, e evitato comunque che cio’ potesse verificarsi”. L’inchiesta ‘The Shoah Party’ aveva gia’ portato alla denuncia di 25 persone di cui 20 minorenni. Altre 12 persone, per lo piu’ minorenni, erano state poi denunciate per diffusione e detenzione di materiale pedopornografico e istigazione a delinquere dopo la scoperta di un’altra chat, denominata ‘Utistici’.

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Violenza sessuale in un residence, arrestato un 27enne

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La Squadra Mobile della Questura di Rimini ha eseguito questa mattina un’ordinanza di arresto con l’accusa di violenza sessuale a carico di un cittadino macedone di 27 anni. L’uomo si trova ora ai domiciliari su ordine del Gip del Tribunale di Rimini, Benedetta Vitolo. Secondo le indagini coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani, il 27enne lo scorso maggio avrebbe violentato una giovane straniera conosciuta sulla spiaggia di San Giuliano Mare. I due dopo essersi scambiati i contatti social si sarebbero incontrati qualche sera dopo. L’uomo dopo aver tentato diversi approcci sessuali aveva seguito la donna nella stanza di un residence, dove l’aveva violentata. Per il Gip si tratto’ di “violenza in itinere” ossia nonostante un apparente consenso iniziale della donna, ad un certo punto della serata il rifiuto di lei era stato palese e quindi si sarebbe dovuto fermare davanti ad un “no” esplicito. La ragazza era dovuta quindi ricorrere alle cure dei medici del Pronto soccorso da dove era stata dimessa con una prognosi di 15 giorni.

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Ex militare violentava ragazze, Cassazione conferma condanna

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E’ stato condannato in via definitiva Dino Maglio, ex carabiniere salentino che per anni e’ stato in forze al comando provinciale di Padova nella stazione di Teolo. Maglio era accusato di aver violentato cinque giovani turiste straniere, e di averne drogate altre 9. Le violenze avvenivano nel B&B che l’uomo gestiva nel quartiere Arcella, a Padova. Maglio adescava le ragazze provenienti da tutto il mondo tramite le piattaforme di couchsurfing, una volta giunte a casa sua le drogava e le violentava. L’uomo e’ stato condannato a 12 anni e 8 mesi in primo grado a Padova, e a 9 anni e 8 mesi in Appello: e’ quest’ultima la condanna che diventa definitiva con il rigetto del ricorso in Cassazione. Maglio si trova ora agli arresti domiciliari, ma presto potrebbe essere trasferito in carcere a Santa Maria Capua Vetere. Dopo una prima condanna per stupro ai danni di una liceale australiana che gli e’ costata oltre sei anni, altri casi sono venuti a galla prima di tutto nei blog di viaggi. Sono stati i giornalisti di Irpi (Investigative Reporting Project Italy) a raccogliere le denunce in varie parti del mondo, e a collegare i fatti e presentando un dettagliato esposto al pm padovano Giorgio Falcone che poi ha condotto le indagini.

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