Politica
AI Act, via libera del Governo: riconoscimento facciale con doppio controllo di pm e giudice
Il Governo approva il decreto sull’AI Act: riconoscimento facciale limitato, doppio vaglio giudiziario, stop agli archivi biometrici permanenti.
Il braccio di ferro politico si chiude con una mediazione. Dopo i rilievi arrivati da Bruxelles, le tensioni tra Fratelli d’Italia e Forza Italia e le proteste delle opposizioni, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che adegua la normativa italiana all’AI Act europeo.
Il Governo mantiene la possibilità di utilizzare il riconoscimento facciale nelle attività investigative, ma introduce una rete più ampia di garanzie: controllo dell’autorità giudiziaria, divieto di costituire archivi biometrici attraverso la raccolta indiscriminata di immagini dal web e maggiori poteri di vigilanza per il Garante della privacy. Il divieto dello scrapingindiscriminato di immagini biometriche era già indicato tra i punti centrali dello schema governativo.
Il doppio vaglio dell’autorità giudiziaria
La modifica più rilevante riguarda le autorizzazioni necessarie per l’impiego dei sistemi di identificazione biometrica.
Il decreto prevede un controllo articolato tra pubblico ministero e giudice, con procedure differenziate in base alle esigenze investigative e agli eventuali casi di urgenza.
«Non c’è nulla di automatico affidato all’intelligenza artificiale», ha sottolineato il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Secondo il rappresentante del Governo, la tecnologia resta uno strumento al servizio delle indagini e non può sostituire le valutazioni dell’autorità giudiziaria.
L’AI Act europeo consente l’identificazione biometrica a distanza per finalità di polizia soltanto in circostanze limitate, quando l’impiego sia necessario, proporzionato e sottoposto a una specifica autorizzazione.
Vietati gli archivi costruiti rastrellando immagini dal web
Il decreto esclude la possibilità di creare o ampliare banche dati biometriche attraverso la raccolta indiscriminata di fotografie disponibili su internet o sui social network.
La misura mira a impedire la costruzione di enormi archivi di volti utilizzabili per forme di sorveglianza generalizzata. La normativa europea considera infatti vietato lo scraping non mirato di immagini facciali destinato ad alimentare sistemi di riconoscimento biometrico.
Riconoscimento soltanto su persone già individuate
Per le indagini successive alla commissione di un reato, i sistemi potranno essere utilizzati in maniera mirata per verificare o confermare l’identità di una persona già sospettata.
Non potranno invece servire per cercare indistintamente un possibile responsabile confrontando i volti con archivi sterminati di fotografie.
Anche il quadro europeo impone che il riconoscimento biometrico successivo a un fatto sia mirato, limitato e basato su raccolte chiuse di immagini acquisite legittimamente, evitando qualsiasi forma di sorveglianza indiscriminata.
Telecamere in piazze, stadi e manifestazioni
Il provvedimento disciplina anche l’impiego delle immagini raccolte nei luoghi pubblici, come piazze, stadi, cortei ed eventi caratterizzati da particolari esigenze di ordine e sicurezza.
Le registrazioni potranno essere conservate, ma non potranno essere sottoposte preventivamente a elaborazione biometrica. Il riconoscimento facciale potrà essere attivato soltanto dopo la commissione di un reato e nel rispetto delle autorizzazioni previste.
Le immagini dovranno inoltre essere cancellate dopo sette giorni, salvo differenti esigenze legate a procedimenti giudiziari.
Il ruolo del Garante della privacy
Il decreto rafforza il coinvolgimento del Garante per la protezione dei dati personali, che aveva espresso un giudizio favorevole sullo schema, chiedendo però garanzie più stringenti sull’utilizzo dei sistemi biometrici e di videosorveglianza.
L’Autorità avrà compiti di controllo sul rispetto delle regole riguardanti raccolta, conservazione e trattamento dei dati personali.
Dati sintetici e ricerca scientifica
L’ultima parte del decreto riguarda lo sviluppo e la sperimentazione dei sistemi di intelligenza artificiale.
Amministrazioni, università e imprese potranno impiegare dati sintetici oppure informazioni reali rese anonime o pseudonimizzate, nel rispetto delle responsabilità e degli obblighi stabiliti dalla normativa.
Il punto di equilibrio raggiunto dal Governo prova così a conciliare tre esigenze: consentire alle forze dell’ordine di utilizzare strumenti tecnologici avanzati, proteggere i diritti fondamentali dei cittadini e mantenere la legislazione italiana dentro il perimetro dell’AI Act europeo.
Politica
Burgio: «Milano insicura». E apre al passo indietro per il centrodestra
L’ex generale dei carabinieri Carmelo Burgio, candidato sindaco di Futuro Nazionale, definisce Milano una città insicura e critica Sala sul caso Ramy. Ma si dice pronto a ritirarsi qualora il centrodestra trovasse un candidato unitario.
La sicurezza sarà il tema centrale della campagna elettorale di Carmelo Burgio (nella foto Imagoeconomica assieme a Vannacci), l’ex generale dei carabinieri scelto da Roberto Vannacci come candidato di Futuro Nazionale alle elezioni comunali di Milano del 2027.
«Milano è una città insicura», afferma Burgio in un’intervista al Giorno, richiamando anche un episodio personale avvenuto nei pressi della Stazione Centrale.
«Per anni sono arrivato nel capoluogo lombardo alla Stazione Centrale. Un giorno un immigrato ha provato ad aggredirmi», racconta il generale in pensione. L’uomo si sarebbe allontanato dopo avere compreso di trovarsi davanti a un carabiniere.
Si tratta di un’esperienza personale che Burgio utilizza per motivare il giudizio sulla città. La percezione della sicurezza resta tuttavia un dato distinto dall’andamento statistico dei reati, sul quale il candidato non fornisce numeri.
L’attacco a Sala sul caso Ramy
Burgio critica il sindaco Giuseppe Sala anche per la posizione assunta dopo la morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto nel novembre 2024 durante un inseguimento dei carabinieri allo scooter sul quale viaggiava come passeggero.
«Sala voleva persino premiare il papà di Ramy», sostiene il candidato, contestando anche l’educazione impartita al ragazzo e denunciando quella che considera una mancata difesa dei militari coinvolti nell’inseguimento.
Il riconoscimento ricevuto da Yehia Elgaml, padre di Ramy, non venne però assegnato personalmente dal sindaco. Si trattava del “Panettone d’oro”, premio alla virtù civica promosso dal Coordinamento dei comitati milanesi con il patrocinio del Comune.
La motivazione richiamava gli appelli del padre di Ramy alla calma, il rifiuto delle violenze scoppiate al Corvetto e la fiducia espressa nell’operato della magistratura. Sala aveva ricevuto la famiglia a Palazzo Marino e manifestato apprezzamento per il comportamento mantenuto dopo la tragedia.
«Difendere le forze dell’ordine»
Burgio sostiene che il Comune non abbia tutelato adeguatamente i carabinieri coinvolti nel caso. «Io sono sceso in campo anche per questo: bisogna difendere le forze dell’ordine», afferma.
La candidatura dell’ex generale conferma così l’intenzione di Futuro Nazionale di costruire la propria proposta milanese attorno ai temi della sicurezza, dell’ordine pubblico e del contrasto alla criminalità.
Burgio, 69 anni, è nato ad Anzio e ha alle spalle una lunga carriera nell’Arma dei carabinieri e nei reparti paracadutisti. La sua limitata conoscenza diretta di Milano è già diventata uno degli argomenti utilizzati dagli avversari politici per contestarne la candidatura.
Il rapporto con Vannacci
Il legame con Roberto Vannacci risale agli anni trascorsi nei reparti militari. Burgio racconta di avere conosciuto l’attuale leader di Futuro Nazionale quando quest’ultimo comandava una Compagnia Incursori.
«Alcuni miei cari amici del suo reparto mi parlavano bene di lui: persona perbene, preparata e professionale», afferma.
L’ex generale ricorda inoltre di avere difeso pubblicamente Vannacci dopo la pubblicazione del libro che lo ha reso un personaggio politico nazionale e durante le inchieste riguardanti alcuni aspetti della sua carriera militare, poi archiviate.
L’apertura al centrodestra
La candidatura di Burgio potrebbe non arrivare necessariamente fino al voto. L’ex generale si dice disponibile a fare un passo indietro qualora Futuro Nazionale raggiungesse un accordo con gli altri partiti del centrodestra.
«Se si raggiungesse un’intesa per cui Futuro Nazionale decidesse di aiutare un altro candidato, per me andrebbe benissimo. L’importante è vincere», conclude.
La disponibilità conferma che il nome di Burgio rappresenta anche uno strumento negoziale nella partita per la scelta del candidato unitario. Futuro Nazionale annuncia di essere pronto a correre da solo, ma lascia aperta la porta a un’intesa con Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
Politica
+Europa, Rotella presidente: cambiano i rapporti di forza nel partito
Tommaso Rotella, sostenuto dall’area di Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey, è il nuovo presidente dell’Assemblea nazionale di +Europa. L’elezione rovescia i rapporti di forza interni e riapre la partita sul congresso anticipato e sulle alleanze.
C’è voluta una decisione del Tribunale civile di Roma per sbloccare la paralisi di +Europa e consentire all’Assemblea nazionale di eleggere il proprio presidente.
La scelta è caduta su Tommaso Rotella, esponente dell’area che fa riferimento a Benedetto Della Vedova e al presidente del partito Matteo Hallissey. Rotella ha ottenuto 60 voti favorevoli e quattro astensioni, mentre i delegati vicini al segretario Riccardo Magi non hanno partecipato alla votazione.
L’elezione rappresenta l’ultimo atto di un braccio di ferro interno che dura da mesi e che ha ormai superato i confini del confronto politico, arrivando nelle aule giudiziarie.
La sentenza che ha sbloccato l’Assemblea
Dopo le dimissioni della precedente presidente dell’Assemblea, Agnese Balducci, la nuova maggioranza aveva chiesto di procedere con l’elezione del successore. Il voto era però rimasto bloccato.
Della Vedova, Hallissey e gli altri esponenti dell’opposizione interna avevano quindi presentato un ricorso d’urgenza. Il Tribunale di Roma ha accolto la loro richiesta, consentendo la convocazione dell’organismo e l’elezione della nuova presidenza.
Una decisione che non interviene direttamente sulla guida politica del partito, affidata fino al 2028 a Riccardo Magi, ma che modifica profondamente gli equilibri negli organismi dirigenti.
Il bilancio approvato
L’Assemblea si è chiusa con l’approvazione del bilancio consuntivo. Lo stesso documento era stato bocciato a maggio dalla nuova maggioranza, intenzionata a inviare un segnale politico di sfiducia alla segreteria.
Questa volta non sono state approvate mozioni sul congresso o sulle alleanze. Il voto sul bilancio ha permesso al partito di superare una scadenza delicata, ma non ha ricomposto la frattura.
La maggioranza dell’Assemblea è ormai nelle mani dell’area critica verso Magi. Il segretario conserva la propria carica, ma dovrà confrontarsi con un organismo nazionale guidato dai suoi oppositori.
Due linee per il centrosinistra
Dietro lo scontro sulle regole esiste una distanza politica sulla futura collocazione di +Europa.
L’area di Della Vedova e Hallissey guarda alla costruzione di una più ampia aggregazione liberale e riformista, nella quale potrebbe trovare spazio anche Italia viva di Matteo Renzi. L’obiettivo sarebbe quello di presentare nella coalizione di centrosinistra un blocco centrista più consistente e dotato di maggiore forza negoziale.
Magi difende invece l’autonomia politica e organizzativa di +Europa. Secondo questa impostazione, il partito deve conservare il proprio simbolo e la propria identità radicale, europeista e liberale, mantenendo riconoscibile l’impegno sui diritti civili senza confluire in un contenitore centrista più moderato.
La partita del congresso
L’elezione di Rotella può riportare all’ordine del giorno la richiesta di un congresso straordinario. Il nuovo presidente dell’Assemblea potrà favorire la discussione, ma la convocazione dovrà rispettare le maggioranze e le procedure previste dallo statuto.
Magi ha già espresso la propria contrarietà a un nuovo congresso, essendo stato rieletto segretario nel febbraio 2025 con un mandato triennale. Un’eventuale forzatura potrebbe quindi produrre altri ricorsi e prolungare lo scontro legale.
Per il momento la segreteria resta al suo posto. Politicamente, però, i rapporti di forza sono cambiati: l’opposizione interna controlla l’Assemblea e può condizionare le scelte sulla linea, sulle alleanze e sul futuro stesso di +Europa.
Politica
Vannacci apre a Meloni, ma Forza Italia chiude: «Non lo vogliamo in coalizione»
Vannacci attende una telefonata di Giorgia Meloni e propone Futuro Nazionale come alleato del centrodestra. Forza Italia chiude la porta, mentre nella Lega aumentano i timori per una nuova perdita di consensi.
Roberto Vannacci corregge la rotta e apre a un’alleanza con Giorgia Meloni. Dopo aver presentato alla Versiliana Futuro Nazionale come un partito pronto a «correre come un treno per vincere, da solo o in compagnia», l’ex generale lancia un messaggio alla presidente del Consiglio.
L’ipotesi di un ingresso nella coalizione incontra però il netto rifiuto di Forza Italia e alimenta le preoccupazioni della Lega, già attraversata dal confronto interno sulla leadership di Matteo Salvini.
«Aspetto una telefonata di Meloni»
Intervistato dalla Verità, Vannacci afferma di non avere avuto ancora alcun colloquio con esponenti del governo, ma di attendere una telefonata della premier.
«Considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della sua casa», spiega il leader di Futuro Nazionale.
Vannacci rivendica per il proprio partito il ruolo di «principale interlocutore del centrodestra», senza rinunciare alle critiche verso l’esecutivo. Accusa il governo di portare avanti politiche simili a quelle della sinistra e cita, tra i punti di contrasto, le scelte fiscali europee e il mancato sostegno agli emendamenti sulla legittima difesa.
Il no di Roberto Occhiuto
La risposta più dura arriva da Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicesegretario di Forza Italia. Intervistato dal Foglio, il governatore esclude un’alleanza con Futuro Nazionale.
«Con Vannacci in coalizione, Meloni, che è la nostra risorsa più importante, sarebbe costretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse», afferma Occhiuto.
Secondo il presidente calabrese, un’intesa sposterebbe la campagna elettorale su un terreno populista, mettendo in difficoltà la premier e allontanando l’elettorato moderato. È una posizione coerente con la linea adottata finora da Forza Italia.
Il silenzio preoccupato della Lega
La Lega per ora non replica pubblicamente. L’avanzata del partito dell’ex generale viene però osservata con crescente preoccupazione, soprattutto nei territori settentrionali.
Nel Carroccio è aperto il confronto sulla perdita d’identità e sulla necessità di tornare a parlare di autonomia, federalismo e amministrazioni locali. Dal direttivo lombardo sono emerse critiche alla strategia nazionale e alla rincorsa di Fratelli d’Italia e dello stesso Vannacci sui temi della sicurezza.
Un’eventuale alleanza tra Meloni e Futuro Nazionale potrebbe accentuare la concorrenza sulla base elettorale leghista, già segnalata dai dirigenti di province come Monza, Varese e Bergamo.
I gadget “identitari” sulla spiaggia
Vannacci prosegue intanto la propria campagna elettorale. A Lido di Camaiore è arrivato in bicicletta per partecipare a un gazebo allestito sul lungomare.
Nel comizio ha contestato il richiamo al «voto utile», invitando gli elettori a giudicare i risultati ottenuti dal governo su immigrazione, sicurezza e difesa dell’identità nazionale. Ha poi rilanciato la proposta della «tolleranza zero», evocando pattuglie impegnate a controllare le strade.
L’iniziativa si è conclusa con la distribuzione ai bambini di un kit da spiaggia trasformato in messaggio politico: paletta e secchiello per simboleggiare la costruzione di case e imprese italiane, una pistola ad acqua per rappresentarne la difesa.
Una comunicazione destinata a far discutere, mentre la vera partita resta quella dell’alleanza con il centrodestra. Vannacci attende Meloni, ma almeno per ora Forza Italia ha già chiuso la porta.


