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Cronache

Afragola, bruciata la gigantografia di Martina Carbonaro: nuovo sfregio alla memoria della quattordicenne uccisa

Dopo il danneggiamento della targa sulla panchina rossa dedicata a Martina Carbonaro, ignoti avrebbero dato fuoco anche alla gigantografia della quattordicenne uccisa ad Afragola. La polizia locale ha avviato le indagini, mentre la madre della ragazza ha presentato una nuova denuncia.

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Non c’è pace per la memoria di Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa ad Afragola nel maggio dello scorso anno. Dopo il danneggiamento della targa sulla panchina rossa che le era stata dedicata, ignoti avrebbero dato fuoco anche alla gigantografia con il volto della ragazza, collocata su una parete esterna dello stadio cittadino. Un nuovo sfregio, doloroso e inquietante, arrivato a pochi giorni dalla manifestazione in suo ricordo.

A scoprire l’accaduto sono stati gli agenti della Polizia Locale di Afragola, diretti dal colonnello Antonio Piricelli, che hanno avviato gli accertamenti per risalire agli autori del gesto. La famiglia della ragazza, già colpita da offese e commenti violenti sui social, si è rivolta ancora una volta alle forze dell’ordine.

L’ultimo luogo visto da Martina

La gigantografia era stata collocata nei pressi dello stadio di Afragola, il luogo legato alle ultime ore di vita di Martina. Secondo la ricostruzione accusatoria, la ragazza fu uccisa nell’area dell’ex casa del custode del campo sportivo, colpita con pietre e poi nascosta sotto calcinacci.

Per quell’omicidio è sotto processo davanti alla Corte d’Assise di Napoli l’ex fidanzato Alessio Tucci, imputato per omicidio volontario pluriaggravato. Il giovane, attualmente detenuto, è da considerarsi innocente fino a eventuale condanna definitiva, come impone la legge. Le cronache giudiziarie hanno però riportato la sua confessione e la ricostruzione degli inquirenti, secondo cui il delitto sarebbe maturato dopo la fine della relazione con Martina.

Prima la targa, poi la gigantografia

Il danneggiamento della targa sulla panchina rossa aveva già provocato sdegno ad Afragola. Quel simbolo era stato pensato per custodire la memoria di Martina e per ricordare, in uno spazio pubblico, il dovere collettivo di contrastare la violenza sulle donne e sulle ragazze.

Il rogo della gigantografia, se confermato in tutti i suoi dettagli dagli accertamenti, rappresenta un salto ulteriore. Non è solo un danneggiamento materiale. È un’offesa alla memoria di una minore uccisa, alla sofferenza della sua famiglia e a una comunità che fatica ancora a fare i conti con una tragedia così feroce.

La manifestazione e il grido della madre

Il nuovo episodio arriva dopo la manifestazione del 26 maggio, nel giorno dell’anniversario dell’omicidio. Centinaia di persone hanno attraversato le strade di Afragola chiedendo giustizia per Martina. In testa, la madre Enza Cossentino, che da mesi ripete il suo appello: “Fine pena mai”.

Una richiesta che nasce dal dolore di una madre e che accompagna ogni passaggio pubblico della vicenda. Il corteo ha mostrato la parte della città che non vuole dimenticare, ma ha fatto emergere anche un clima pesante, attraversato da rabbia, tensioni e parole difficili da contenere.

Le tensioni tra le famiglie

Il clima attorno al processo e alla memoria di Martina resta molto teso. Durante la prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Napoli si sono registrati momenti di forte nervosismo tra i familiari della vittima e quelli dell’imputato. Le cronache hanno riferito di invettive e gesti minacciosi, tanto da rendere necessario un intervento organizzativo per le udienze successive.

È un contesto che impone prudenza. Il processo deve svolgersi nelle aule di giustizia, non nella piazza, non sui social, non nella spirale dell’odio. Ma proprio per questo gli sfregi ai luoghi della memoria appaiono ancora più gravi: alimentano dolore, rabbia e divisione nel momento in cui servirebbero rispetto, silenzio e verità giudiziaria.

La denuncia della madre

Ieri pomeriggio la madre di Martina era dai carabinieri per presentare una nuova denuncia querela. Non sarebbe la prima. La donna avrebbe già denunciato commenti offensivi e minacciosi comparsi sui social nei suoi confronti.

Anche questo è un aspetto da non sottovalutare. La violenza contro Martina non può continuare sotto forma di insulti, oltraggi, sfregi e minacce. Ogni gesto contro la sua memoria colpisce di nuovo la famiglia e rende più difficile il percorso di elaborazione di una comunità intera.

Le parole del nuovo sindaco Giustino

Sull’episodio è intervenuto anche Gennaro Giustino, che il 3 giugno sarà proclamato nuovo sindaco di Afragola. Ha definito l’accaduto un atto ignobile, estraneo alla parte sana della città, e ha annunciato l’intenzione di ricollocare la gigantografia nello stesso punto.

Giustino ha anche indicato due impegni: la riattivazione della videosorveglianza nella zona e la realizzazione di un monumento nel cimitero di Afragola in memoria di Martina. Un segno permanente, ha spiegato, per ricordare una ragazzina entrata nel cuore della comunità.

Una città chiamata a scegliere da che parte stare

Il caso Martina Carbonaro non riguarda soltanto un processo per omicidio. Riguarda il modo in cui una città decide di custodire la memoria di una vittima, di proteggere una famiglia ferita e di respingere ogni forma di assuefazione alla violenza.

Bruciare una fotografia, danneggiare una targa, insultare una madre sui social non sono gesti isolati da liquidare come bravate. Sono segnali di degrado morale, di cinismo, di disprezzo per il dolore altrui. E proprio per questo vanno perseguiti e isolati.

Martina aveva quattordici anni. Aveva un volto, una vita, una famiglia, un futuro. Quel futuro è stato spezzato. La giustizia farà il suo corso nelle sedi competenti. Ma la memoria di Martina non può essere lasciata alla mercé degli sciacalli. Afragola, oggi, è chiamata a dimostrare che il ricordo di una ragazza uccisa vale più dell’odio di chi prova ancora a cancellarlo.

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Cronache

Sestri Levante, morta Alice, la bimba rimasta incastrata nella piscina: aperta un’inchiesta per omicidio colposo

È morta all’ospedale Gaslini Alice, la bambina di 11 anni rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di aspirazione di una piscina a Sestri Levante. La Procura di Genova ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e disposto il sequestro dell’impianto. I genitori hanno autorizzato la donazione degli organi.

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Non ce l’ha fatta Alice, la bambina di 11 anni rimasta sott’acqua dopo che i suoi capelli si erano impigliati nel bocchettone di aspirazione di una piscina per bambini in uno stabilimento balneare di Sestri Levante. Ricoverata in condizioni gravissime all’Istituto Giannina Gaslini di Genova, è morta nella notte senza mai riprendere conoscenza.

I genitori, nonostante il dolore, hanno autorizzato la donazione degli organi della figlia, compiendo un gesto di grande generosità in una tragedia che ha profondamente colpito l’opinione pubblica.

L’incidente nella piscina per bambini

L’incidente era avvenuto martedì pomeriggio nella piscina destinata ai più piccoli dello stabilimento balneare, una vasca profonda circa un metro.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Alice stava facendo l’ultimo bagno prima di lasciare la spiaggia con la famiglia quando i suoi capelli sono rimasti intrappolati nella griglia di aspirazione dell’impianto. Impossibilitata a riemergere, è rimasta sott’acqua fino a quando un altro bambino ha notato che non tornava in superficie e ha dato l’allarme.

I soccorsi e la corsa al Gaslini

Il titolare dello stabilimento si è immediatamente tuffato in acqua e, utilizzando un coltello, ha tagliato i capelli della bambina rimasti incastrati nel bocchettone, riuscendo a riportarla in superficie.

Sono iniziate subito le manovre di rianimazione con il supporto del defibrillatore in attesa dell’arrivo del personale del 118. La piccola è stata quindi trasferita con un’ambulanza della Croce Rossa fino alla piazzola di atterraggio dell’elicottero dei Vigili del fuoco, che l’ha trasportata d’urgenza al Gaslini.

I medici del reparto di Rianimazione hanno tentato per ore di salvarle la vita, ma le gravissime conseguenze dell’anossia si sono rivelate irreversibili.

La piscina sotto sequestro e l’inchiesta

La Procura di Genova ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. L’impianto è stato posto sotto sequestro per consentire tutti gli accertamenti tecnici.

Guardia Costiera e Carabinieri stanno ricostruendo l’esatta dinamica dell’incidente, verificando il funzionamento del sistema di aspirazione, il rispetto delle norme di sicurezza e l’eventuale presenza o assenza della cartellonistica obbligatoria relativa alla sorveglianza dei minori. Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori vi sarebbe l’assenza del cartello che ricorda l’obbligo della presenza di un adulto per i bambini sotto i dodici anni. Si tratta di aspetti che saranno valutati nel corso delle indagini.

Nelle prossime ore il pubblico ministero Fabrizio Givri conferirà l’incarico per l’autopsia. Solo dopo gli avvisi di garanzia necessari per gli accertamenti irripetibili saranno resi noti gli eventuali nominativi degli indagati, atto previsto dalla legge e che non implica alcun giudizio sulla responsabilità delle persone coinvolte.

Il richiamo alla sicurezza delle piscine

La tragedia riporta al centro il tema della sicurezza degli impianti natatori.

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha ricordato che negli ultimi mesi diversi minori hanno perso la vita in piscina e ha annunciato che il disegno di legge sulla sicurezza degli impianti, promosso insieme al ministro della Salute Orazio Schillaci, dovrebbe concludere l’esame in Commissione entro la fine del mese, con l’obiettivo di accelerarne l’approvazione.

Il provvedimento punta a rafforzare le norme di prevenzione e controllo, mentre le autorità ribadiscono l’importanza della vigilanza costante dei bambini in acqua, anche nelle piscine di ridotte dimensioni.

Il cordoglio delle istituzioni

Numerosi i messaggi di vicinanza alla famiglia.

La sindaca della Città metropolitana di Genova, Silvia Salis, ha parlato di una «tragedia inaccettabile» che colpisce l’intera comunità, mentre il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha definito la morte della bambina «una tragedia che lascia senza parole».

Mentre la famiglia affronta un dolore immenso, sarà l’inchiesta della Procura a chiarire se la morte di Alice sia stata determinata esclusivamente da una drammatica fatalità o se vi siano eventuali responsabilità nella gestione e nella sicurezza dell’impianto.

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Cronache

Modena, uomo ucciso a coltellate nel condominio: arrestata una donna di 44 anni

Rolando D’Ulizia è stato trovato morto sulle scale di un condominio di Modena, colpito da diverse coltellate. Arrestata nella quasi flagranza una donna di 44 anni che avrebbe avuto una relazione con la vittima. Il movente è ancora al vaglio degli investigatori.

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Rolando D’Ulizia è stato ucciso con diverse coltellate nelle prime ore del mattino all’interno di un condominio di via Tignale del Garda, nella zona Morane di Modena. Per il delitto i carabinieri hanno arrestato nella quasi flagranza una donna di 44 anni che, secondo le prime ricostruzioni, aveva avuto una relazione con la vittima. L’accusa contestata è quella di omicidio volontario.

Il corpo dell’uomo è stato trovato intorno alle 8 dai residenti, riverso sulle scale o nell’androne della palazzina e circondato da una vasta chiazza di sangue. I soccorsi non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Le coltellate e l’arma gettata nei rifiuti

D’Ulizia sarebbe stato raggiunto da più fendenti, in particolare alla schiena. Nei pressi dell’edificio i militari hanno recuperato un coltello lungo circa 19 centimetri, con la lama ancora sporca di sangue, abbandonato in un cestino dei rifiuti. L’arma è stata sequestrata e sarà sottoposta agli accertamenti scientifici.

La porta dell’appartamento della donna è stata sigillata, mentre i carabinieri del nucleo investigativo e la scientifica hanno effettuato rilievi per diverse ore all’interno del condominio e nelle zone circostanti.

Le urla udite dai residenti

Alcuni abitanti della palazzina hanno riferito di avere sentito una lite durante la notte o alle prime luci dell’alba. Tra le frasi udite ci sarebbe anche un ripetuto invito ad andare via.

Gli investigatori stanno cercando di stabilire se il contrasto sia iniziato nell’appartamento della donna e sia poi proseguito sulle scale, dove l’uomo sarebbe stato colpito mortalmente. La ricostruzione deve ancora essere consolidata attraverso testimonianze, rilievi e accertamenti medico-legali.

L’interrogatorio e l’arresto

La donna è stata accompagnata in caserma e interrogata a lungo. Secondo quanto riferito da alcune fonti giornalistiche, avrebbe ammesso il proprio coinvolgimento nell’accoltellamento. Al termine degli accertamenti è stata arrestata nella quasi flagranza con l’ipotesi di omicidio volontario.

Le dichiarazioni rese dovranno essere valutate dalla Procura e sottoposte al controllo del giudice. L’arrestata deve essere considerata innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Il possibile movente ancora da chiarire

Gli inquirenti stanno approfondendo la natura del rapporto tra la vittima e la donna e le ragioni della presunta lite.

Tra le piste prese in considerazione figurano contrasti legati al denaro o al consumo di sostanze stupefacenti. Si tratta tuttavia di ipotesi investigative che non possono ancora essere considerate accertate.

Anche l’età esatta della vittima è stata indicata in maniera non uniforme dalle prime fonti: alcune parlano di 44 anni, altre di 45 o 46. Gli atti ufficiali consentiranno di chiarire definitivamente anche questo dato.

Un altro omicidio a Palermo

Nelle stesse ore, un altro accoltellamento mortale è avvenuto a Palermo. Vito Petrigno, pensionato di 69 anni, è stato ucciso nel quartiere Bonagia, nei pressi di un edificio di via Papa Giovanni XXIII.

La polizia ha arrestato un vicino di casa di 23 anni, rintracciato dopo la fuga. La moglie della vittima avrebbe assistito all’aggressione. Il movente resta da chiarire: gli investigatori stanno valutando una lite tra vicini, senza escludere altre ipotesi.

Due delitti distinti, consumati a centinaia di chilometri di distanza e ancora circondati da interrogativi sui motivi che hanno trasformato due contrasti in aggressioni mortali.

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Caldo estremo, 47,3 gradi in Sardegna: due morti dopo malori, temporali al Nord

L’Italia affronta un fine settimana di caldo estremo, con 47,3 gradi registrati a Muravera e 16 città da bollino rosso. Due persone sono morte dopo essere state colte da malore, ma il legame diretto con le alte temperature deve ancora essere accertato. Al Nord scatta invece l’allerta per temporali e grandinate.

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Un fine settimana di caldo estremo, con temperature prossime ai 47 gradi nelle isole maggiori, precederà il graduale arretramento dell’anticiclone africano atteso dall’inizio della prossima settimana.

L’Italia resta però divisa in due: al Centro-Sud domina la canicola, mentre sulle regioni settentrionali sono previsti temporali intensi, raffiche di vento e possibili grandinate.

A Muravera registrati 47,3 gradi

Il valore più elevato della giornata è stato rilevato a Muravera, nel sud-est della Sardegna, dove la rete dell’Arpas ha registrato una temperatura massima provvisoria di 47,3 gradi. Diverse altre località dell’isola hanno superato i 45 gradi.

Nelle prossime ore sono previste temperature particolarmente elevate anche in Sicilia, Puglia e nelle aree interne del Centro. Il ministero della Salute ha indicato 16 città con bollino rosso per l’allerta legata alle ondate di calore.

Due morti dopo improvvisi malori

Ad Agropoli, in provincia di Salerno, una donna è morta sulla spiaggia del lungomare San Marco dopo essere stata colta da un malore. I soccorritori hanno tentato di rianimarla, ma ogni intervento si è rivelato inutile.

Un turista svizzero di 49 anni è invece deceduto dopo essersi sentito male sul piazzale davanti alle Grotte di Castellana, nel Barese.

In entrambi i casi le circostanze devono essere chiarite. Le temperature elevate possono avere aggravato le condizioni delle vittime, ma non è stato ancora accertato un rapporto diretto tra il caldo e i due decessi.

Temporali e grandinate al Nord

Mentre il Sud continua a boccheggiare, sulle regioni settentrionali l’ingresso di aria più fresca favorisce la formazione di temporali anche violenti.

Le allerte riguardano in particolare Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche. I fenomeni potranno essere accompagnati da piogge intense, frequente attività elettrica, forti raffiche di vento e grandinate.

Il Friuli-Venezia Giulia è stato già interessato da numerosi interventi dei vigili del fuoco per alberi caduti, allagamenti e strutture rese pericolanti dal maltempo.

Danni sul Garda e al Vittoriale

A Gardone Riviera, sulla sponda bresciana del lago di Garda, il vento ha provocato il crollo di una gru utilizzata per lavori edili, danneggiando alcuni tetti.

La tempesta ha colpito anche il Vittoriale degli Italiani. Un cipresso sradicato si è abbattuto sulla Nave Puglia, spezzandone l’albero maestro. La Fondazione ha avviato le verifiche insieme ai tecnici e alla Marina Militare.

Da lunedì temperature in calo

Il caldo dovrebbe iniziare ad attenuarsi da lunedì al Nord, dove le massime torneranno progressivamente intorno ai 32-33 gradi.

Da martedì la diminuzione delle temperature dovrebbe raggiungere anche il Centro, mentre al Sud e sulle isole la canicola proseguirà, pur con valori leggermente inferiori rispetto ai picchi del fine settimana.

Lo spostamento verso ovest dell’anticiclone africano non segnerà quindi una vera fine dell’estate, ma una temporanea attenuazione della terza e intensa ondata di caldo.

Le città rafforzano l’assistenza

Diverse amministrazioni stanno adottando misure straordinarie per proteggere anziani, persone fragili e senza fissa dimora.

A Foggia sono previste unità mobili, distribuzione di acqua e kit contro il caldo. A Bari, Protezione civile e Polizia locale distribuiranno gratuitamente bottiglie d’acqua nei luoghi più frequentati.

A Castellana Grotte la caverna sarà utilizzata anche come rifugio climatico per anziani, bambini e persone con disabilità, grazie alle temperature naturalmente più basse presenti nel sottosuolo.

L’emergenza incendi

Il caldo e la siccità aumentano anche il rischio di incendi. In Umbria resta particolarmente critica la situazione a Nocera Umbra, dove le fiamme interessano le zone di Case Basse, Aggi e Bagnara. È stato necessario chiudere parzialmente la statale 361 e interrompere alcune linee elettriche.

Roghi sono stati segnalati anche in Sardegna, mentre Coldiretti stima che in Puglia siano bruciati oltre mille ettari tra giugno e luglio.

Migliaia di morti in più in Europa

L’emergenza non riguarda soltanto l’Italia. Durante l’ondata di caldo di fine giugno, nell’area di Parigi sono stati registrati quasi tremila decessi complessivi in una settimana, con una mortalità più che doppia rispetto ai livelli normalmente attesi.

In Belgio sono stati calcolati 1.747 decessi in eccesso tra il 18 giugno e il primo luglio, il dato più grave registrato nel Paese dall’inizio del monitoraggio nel 2000.

I dati sull’eccesso di mortalità non attribuiscono automaticamente ogni decesso al caldo, ma indicano un forte scostamento rispetto ai valori attesi e confermano l’impatto sanitario delle temperature estreme, soprattutto sulle persone anziane e fragili.

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