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Cronache

Affitti brevi, scontro sul piano Ue: più poteri ai Comuni nelle città sotto stress

Scontro sull’Affordable Housing Act che la Commissione europea presenterà domani. Il piano non vieta gli affitti brevi, ma stabilisce quando i Comuni possono limitarli nelle aree caratterizzate da una forte pressione abitativa.

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Non è stato ancora presentato ufficialmente, ma ha già provocato uno scontro politico. L’Affordable Housing Act, la proposta europea sugli alloggi accessibili attesa per domani, divide il centrodestra italiano, le opposizioni e le associazioni dei gestori degli affitti brevi.

Al centro della bozza c’è la definizione delle aree caratterizzate da una forte pressione abitativa, nelle quali le autorità nazionali, regionali e comunali potrebbero introdurre limitazioni agli affitti turistici senza entrare in conflitto con le regole del mercato interno europeo.

Quando un’area è “sotto stress abitativo”

Il parametro principale indicato nella bozza è il rapporto tra il prezzo medio di un’abitazione e il reddito disponibile della popolazione locale, calcolato al netto delle imposte.

Per essere considerata sotto stress abitativo, un’area dovrebbe presentare un rapporto pari almeno a otto: il costo medio di una casa dovrebbe quindi equivalere ad almeno otto annualità di reddito disponibile.

Dovrebbe inoltre essere dimostrato che questo rapporto è aumentato nei dieci anni precedenti e che difficilmente la pressione abitativa diminuirà nei tre anni successivi. La verifica dell’andamento storico non sarebbe invece necessaria quando il rapporto tra prezzo dell’immobile e reddito raggiunge quota dieci.

Nessun divieto automatico agli affitti brevi

La proposta non introduce direttamente un divieto generalizzato degli affitti brevi né limita automaticamente l’acquisto delle seconde case. Definisce piuttosto le condizioni in presenza delle quali gli enti territoriali potrebbero adottare misure restrittive.

L’obiettivo è offrire una base giuridica agli interventi locali, finora esposti al rischio di ricorsi per una possibile violazione della direttiva europea sui servizi e delle libertà del mercato interno.

Secondo la bozza, le eventuali restrizioni potrebbero riguardare soprattutto gli affitti brevi esercitati in immobili diversi dall’abitazione principale.

I gestori: “Parametro troppo rigido”

L’Associazione italiana gestori affitti brevi, Aigab, giudica la nuova formulazione persino peggiorativa rispetto alle precedenti. Secondo l’organizzazione, il parametro fondato sul rapporto tra prezzo delle abitazioni e redditi non terrebbe conto delle specificità dei singoli Paesi e finirebbe per applicare la stessa soluzione a situazioni profondamente diverse.

Le associazioni di categoria temono che la possibilità di introdurre restrizioni possa penalizzare il settore turistico e comprimere la libertà dei proprietari di utilizzare economicamente i propri immobili.

Il centrodestra chiede il ritiro

La delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, attraverso Letizia Moratti, esprime una «netta contrarietà» alla proposta, considerata potenzialmente lesiva del diritto di proprietà, e ne chiede il ritiro.

Ancora più dura la posizione dell’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri, che definisce le possibili limitazioni agli affitti brevi «l’ennesima follia statalista dell’Unione europea».

La Commissione dovrebbe tuttavia chiarire che non sono previsti interventi diretti sulla proprietà privata o sul suo utilizzo. Il provvedimento offrirebbe soltanto uno strumento ai Comuni nei quali la diffusione degli affitti turistici incide maggiormente sulla disponibilità e sull’accessibilità delle abitazioni.

Avs chiede maggiori poteri per i sindaci

Più favorevole, ma con alcune riserve, la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, Luana Zanella. La proposta, sostiene, è interessante ma deve essere migliorata attribuendo ai Comuni poteri effettivi d’intervento.

Una posizione analoga è espressa da Irene Tinagli, presidente della commissione speciale sulla crisi abitativa del Parlamento europeo. Tinagli respinge l’idea di un divieto generalizzato e sottolinea che il testo punta a consentire agli enti locali di intervenire nelle aree maggiormente colpite dalla crisi abitativa.

La versione definitiva sarà illustrata dal commissario europeo per l’Energia e le politiche abitative, Dan Jørgensen, e dalla vicepresidente della Commissione Teresa Ribera. Solo con la presentazione ufficiale sarà possibile valutare la reale portata delle misure e gli spazi d’intervento riconosciuti agli enti locali.

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Cronache

Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma

Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.

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Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.

La caduta durante la tumulazione

L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.

Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.

Il ricovero all’ospedale del Mare

Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.

Le indagini sulla dinamica

Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.

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Cronache

Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite

Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.

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Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.

L’aggressione sotto casa

Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.

Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.

Il presunto riconoscimento di un aggressore

Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.

Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.

Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.

Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»

Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».

Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.

Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.

 

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Cronache

Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca

Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.

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Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.

La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.

Le dichiarazioni richiamate da Terranova

Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.

La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.

Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.

«Non esprimo giudizi sulla persona»

Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.

«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.

Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.

Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia

Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.

La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.

Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.

Il sostegno di Antonello Cracolici

Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.

Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.

Il precedente della festa del 2025

Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.

Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.

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