In Evidenza
Affari Tuoi, Stefano si ferma a 50 mila euro: finale amaro dopo una partita brillante
Ad Affari Tuoi Stefano, poliziotto in pensione, accetta 50 mila euro dopo una partita iniziata bene e conclusa con un errore decisivo.
La partita di Stefano, poliziotto in pensione di Sant’Angelo di Gatteo (Forlì-Cesena), parte nel migliore dei modi. In studio con la moglie Patrizia, anche lei in Polizia, al primo tiro trova Gennarino, che vale 4 mila euro. Subito dopo arriva il pacco nero, ma contiene solo 200 euro. Nei primi sei tiri il tabellone resta favorevole e il Dottore propone una prima offerta da 39 mila euro.
Patrizia protagonista delle scelte
A decidere è spesso Patrizia, che Stefano chiama affettuosamente “mio marito”. Le scelte risultano così efficaci che Stefano De Martino scherza in diretta, suggerendo ai futuri concorrenti di affidarsi a lei come partner di gioco.
Il momento della svolta
Con tre pacchi rossi e tre blu ancora in gioco, il Dottore sale a 45 mila euro, ma l’offerta viene rifiutata. Poco dopo arriva il colpo che cambia tutto: escono i 300 mila euro, complicando improvvisamente la partita.
Il cambio e il legame con Linosa
Alla proposta di cambio, Stefano e Patrizia accettano: lasciano il pacco numero 1 e prendono il 13 della Sicilia, un numero carico di significato personale. La Sicilia, e in particolare Linosa, è l’isola del cuore della coppia, luogo in cui il padre di Patrizia, finanziere, conobbe la madre. Nel pacco lasciato, l’1, c’era l’invenzione di Herbert: il cartello con il divieto di meduse.
Il finale e l’errore decisivo
Le successive offerte da 35 mila e poi 45 mila euro vengono rifiutate. Al rush finale restano due pacchi: un blu da 50 euro e un rosso da 200 mila. Di fronte all’ultima proposta, Stefano decide di accettare 50 mila euro.
Una scelta che si rivelerà un grave errore: se avesse rifiutato l’offerta, avrebbe portato a casa 200 mila euro, chiudendo in modo trionfale una partita che fino a quel momento era stata giocata con grande lucidità nello studio di Affari Tuoi.
Esteri
Jason Arday trovato morto a Londra: era al centro delle accuse di plagio
Jason Arday, 41 anni, è stato trovato morto in un appartamento di Battersea. L’ex professore di Cambridge si era dimesso dopo le accuse di plagio, che aveva contestato. La causa del decesso non è stata resa nota.
Jason Arday, l’ex professore dell’Università di Cambridge finito al centro di pesanti accuse di plagio e di irregolarità nel curriculum, è stato trovato morto venerdì 14 agosto in un appartamento di Battersea, nella zona sud-occidentale di Londra. Aveva 41 anni.
La Metropolitan Police ha riferito che Arday è stato trovato privo di sensi e dichiarato morto sul posto. Il decesso viene considerato «inaspettato», ma non sospetto. Le autorità non hanno comunicato la causa della morte: allo stato attuale, pertanto, non esistono elementi ufficiali che consentano di parlare di suicidio.
Cambridge, il caso Jason Arday: dimissioni tra accuse di plagio e polemiche sulla diversità
Le accuse e le dimissioni
Nel 2023 Arday era diventato il più giovane professore nero nominato dall’Università di Cambridge, dove insegnava Sociologia dell’educazione. La sua storia personale, segnata dall’autismo e dalle difficoltà affrontate durante l’infanzia, lo aveva trasformato in una figura molto conosciuta nel mondo accademico britannico.
Nelle ultime settimane alcune inchieste giornalistiche avevano però sollevato dubbi sulla sua produzione scientifica e su diversi episodi raccontati nella sua biografia. Secondo le analisi pubblicate dalla stampa britannica, oltre 180 passaggi della sua tesi di dottorato del 2015 sarebbero risultati identici o molto simili a quelli contenuti nel lavoro di un’altra ricercatrice.
Arday aveva respinto le accuse di plagio e di falsificazione intenzionale, pur riconoscendo la presenza di errori. La Liverpool John Moores University, che gli aveva conferito il dottorato, aveva precedentemente esaminato il caso senza revocare il titolo. Dopo la diffusione di nuovi elementi, Cambridge aveva invece aperto un’indagine indipendente sulle circostanze della sua assunzione e sulla sua attività all’interno della facoltà.
Il docente si era dimesso all’inizio di agosto dall’università e dal Jesus College, sostenendo che la pressione provocata dalle contestazioni aveva avuto conseguenze profonde sulla sua vita personale.
I dubbi sul curriculum
Le verifiche giornalistiche avevano riguardato anche alcune dichiarazioni attribuite ad Arday su imprese sportive, raccolte di beneficenza, partecipazioni televisive e pubblicazioni. Diverse circostanze erano state contestate o successivamente corrette.
Il caso aveva alimentato un acceso dibattito nel Regno Unito. Alcuni commentatori avevano criticato i controlli effettuati dalle università e il possibile condizionamento delle politiche sulla diversità nei processi di selezione. Altri avevano invece denunciato il carattere sproporzionato della campagna contro il professore e la presenza di possibili pregiudizi razziali.
Dopo la notizia della morte, la famiglia ha parlato di mesi di esposizione mediatica, disinformazione e molestie, chiedendo rispetto e riservatezza. Anche la rettrice di Cambridge, Deborah Prentice, ha espresso il cordoglio dell’università.
La morte di Arday non cancella gli interrogativi accademici emersi sulla sua attività, ma impone di distinguere i fatti verificati dalle accuse ancora prive di una conclusione istituzionale. Restano inoltre sconosciute le cause del decesso.
Esteri
Droni sconfinano nei cieli Nato: un Eurofighter italiano ne abbatte uno in Lettonia
Nuovi sconfinamenti di droni nei Paesi Nato. Un Eurofighter italiano ne abbatte uno in Lettonia, mentre un secondo apparecchio precipita in Romania. L’origine dei velivoli resta da accertare.
Nuovi sconfinamenti di droni nello spazio aereo di Paesi dell’Unione europea e della Nato. Un velivolo senza pilota è precipitato in Romania, a pochi chilometri dal confine ucraino, mentre un altro è stato abbattuto nei cieli della Lettonia da un Eurofighter italiano impegnato nella missione di sorveglianza dell’Alleanza Atlantica.
L’origine dei due apparecchi non è stata ancora accertata. Le autorità lettoni ritengono che il drone possa essere stato deviato dai sistemi russi di guerra elettronica, ma l’ipotesi resta da verificare.
Il drone precipitato in Romania
Il primo episodio si è verificato vicino a Luncavița, nella contea romena di Tulcea, a circa cinque chilometri dal confine con l’Ucraina. Il drone, volando a bassissima quota, non sarebbe stato individuato dai radar prima di precipitare in una zona boschiva.
L’impatto non ha provocato vittime né danni materiali. Squadre specializzate sono state inviate sul posto per recuperare e analizzare i frammenti, dai quali si cercherà di stabilire provenienza e modello dell’apparecchio.
L’intervento dell’Eurofighter italiano
In Lettonia, invece, due Eurofighter dell’Aeronautica militare italiana sono decollati dalla base lituana di Šiauliai dopo l’allarme per un drone entrato nello spazio aereo del Paese. Uno dei caccia ha intercettato e abbattuto il velivolo in una zona scarsamente popolata.
All’operazione hanno partecipato anche due F-16 turchi decollati dall’Estonia. Tutti gli aerei agivano sotto il comando della Nato nell’ambito della missione Baltic Air Policing.
La ministra degli Esteri lettone Baiba Braže ha ringraziato l’Italia per avere contribuito alla difesa dello spazio aereo alleato. Riga attribuisce lo sconfinamento agli effetti dei sistemi russi di disturbo elettromagnetico, capaci di alterare la navigazione satellitare dei droni. Non è stato però ancora stabilito se l’apparecchio fosse ucraino, russo o appartenesse a un’altra parte.
L’episodio si inserisce in una serie di incursioni accidentali o ancora prive di attribuzione registrate lungo il fianco orientale della Nato. Nei mesi precedenti erano già intervenuti caccia francesi e romeni.
Mosca respinge la tregua nel Mar Nero
La Russia ha intanto respinto l’ipotesi di una moratoria reciproca sugli attacchi alle navi civili e agli obiettivi non militari nel Mar Nero. La proposta sarebbe stata trasmessa dall’Ucraina attraverso un intermediario e sostenuta anche dal ministro degli Esteri turco Hakan Fidan.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha accusato Kiev di compiere ripetuti attacchi con droni contro navi civili e ha escluso soluzioni parziali che concederebbero all’Ucraina soltanto una tregua temporanea. Mosca sostiene inoltre di non avere ricevuto da Ankara una proposta formalizzata attraverso i canali diplomatici.
Gli attacchi condotti da entrambe le parti hanno aumentato i rischi per la navigazione commerciale e compromesso le esportazioni agricole ucraine, con possibili conseguenze sui mercati internazionali del grano.
Il ministro russo Sergey Lavrov ha inoltre accusato gli Stati Uniti di essere coinvolti nell’organizzazione degli attacchi ucraini in profondità sul territorio russo attraverso la condivisione di informazioni d’intelligence. Mosca avrebbe chiesto chiarimenti al Dipartimento di Stato; l’accusa russa non risulta accompagnata da prove pubbliche.
Madre e figlio uccisi nella regione di Sumy
Proseguono intanto i bombardamenti russi sull’Ucraina. A Kramatorsk una bomba planante ha colpito un edificio residenziale di dieci piani, provocando il crollo di una parte della struttura: almeno una persona è morta e quindici sono rimaste ferite.
Nella regione di Sumy due droni hanno colpito un’abitazione, uccidendo una donna di 29 anni e il figlio di nove. Altre quattro persone sono rimaste ferite.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo una riunione con i vertici militari, ha annunciato contromisure e risposte asimmetriche ai nuovi piani attribuiti alla Russia.
Nelle stesse ore, droni ucraini hanno colpito il porto russo di Ust-Luga, nella regione di Leningrado, e danneggiato la parete di un magazzino della società Wildberries nella regione di Tver. Secondo le autorità locali russe non vi sarebbero state vittime e i danni al deposito sarebbero limitati.
Gli sconfinamenti nei cieli Nato e l’intensificazione degli attacchi a lunga distanza confermano il rischio crescente che la guerra produca incidenti oltre i confini dei due Paesi, anche senza un’intenzione deliberata di colpire il territorio dell’Alleanza.
In Evidenza
Reati giù del 10%, omicidi di donne in calo del 37%: la fotografia del Viminale
Nel primo semestre 2026 i reati registrati in Italia diminuiscono del 10%. In calo omicidi, furti, rapine e donne uccise. Crescono le espulsioni per sicurezza nazionale e le richieste d’asilo esaminate.
Diminuiscono i reati registrati in Italia, dagli omicidi ai furti, mentre aumentano le espulsioni per motivi di sicurezza nazionale e le domande di protezione internazionale esaminate. È la fotografia tracciata dal Dossier Viminale 2026, basato principalmente sul confronto tra i primi sei mesi dell’anno e lo stesso periodo del 2025.
«L’Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo», sostiene il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, rivendicando l’impegno delle forze di polizia.
Meno omicidi, furti e rapine
I reati denunciati o rilevati dalle forze dell’ordine sono stati 1.068.240, contro 1.186.268 del primo semestre 2025: un calo del 10%.
Gli omicidi volontari sono scesi a 138, con una diminuzione del 15,3%. In flessione anche i furti, 437.800 (-11,4%), le rapine, 12.515 (-12,3%), le violenze sessuali, 3.142 (-7,1%), e le truffe e frodi informatiche, 137.529 (-9,5%).
Le donne vittime di omicidio sono state 34, contro le 54 dello stesso periodo del 2025: il calo è del 37%. Il dato comprende otto vittime di femminicidio, secondo il nuovo reato entrato in vigore nel dicembre 2025, e 26 donne vittime di altri omicidi volontari.
Crescono gli ammonimenti dei questori, arrivati a 4.582 (+10,7%): quelli per violenza domestica aumentano del 24,1%, mentre diminuiscono del 12,3% i provvedimenti per stalking.
Terrorismo, stazioni e cybersicurezza
Nel primo semestre sono state disposte 38 espulsioni per motivi di sicurezza dello Stato, l’80,9% in più rispetto al 2025. Dal 22 ottobre 2022 sono stati complessivamente rimpatriati 254 soggetti considerati pericolosi, tra radicalizzati, estremisti e presunti terroristi. Restano sotto osservazione 156 foreign fighter.
Gli attacchi informatici alle infrastrutture critiche sono diminuiti del 17%, scendendo a 4.082. I casi di cyberterrorismo sono stati 89 (-23,3%), mentre gli indagati sono saliti a 84, con un aumento del 71%.
Nelle stazioni ferroviarie sono state controllate 2,5 milioni di persone e 625 sono state arrestate. Altre 636mila verifiche sono state effettuate a bordo dei treni. Le rapine nelle aree ferroviarie diminuiscono del 28,5%, i furti del 3,3% e i danneggiamenti del 5,7%.
Ordine pubblico e lotta alla droga
Nel semestre si sono svolte 7.149 manifestazioni, 169 delle quali con criticità. Gli eventi di piazza sono diminuiti del 12,6%, ma sono aumentati del 61,9% i feriti tra le forze di polizia, arrivati a 136. I civili feriti sono stati 14.
Sul fronte della droga, i reati di spaccio scendono del 2% e le persone denunciate o arrestate diminuiscono del 10,6%, fermandosi a 11.914. Crescono invece dell’11% le operazioni contro il traffico internazionale.
Antimafia e immigrazione
Dal 22 ottobre 2022 sono stati restituiti alla collettività 22.127 beni confiscati alla criminalità organizzata, per un valore complessivo di 864 milioni di euro. Nello stesso periodo sono state adottate 4.722 interdittive antimafia e sciolti 38 enti locali.
Le domande di protezione internazionale esaminate nel primo semestre sono state 72.508, il 47% in più rispetto all’anno precedente. Quasi 50mila richieste, pari al 68%, si sono concluse con un diniego.
Alla frontiera con la Slovenia, dal ripristino dei controlli nell’ottobre 2023, sono state verificate 1,5 milioni di persone. Individuati 11.658 stranieri irregolari e 623 soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale.
I numeri indicano un calo dei reati conosciuti dalle autorità, ma rappresentano una fotografia amministrativa limitata ai fatti denunciati o scoperti e, per molti indicatori, ai primi sei mesi dell’anno.


