La corsa al petrolio della Groenlandia riaccende lo scontro tra gli interessi americani e il governo autonomo di Nuuk. Greenland Energy, società texana guidata dall’amministratore delegato Robert Price e presieduta da Larry Swets, prepara una campagna esplorativa nella penisola di Jameson Land, ma non ha ancora ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie.
Il progetto industriale si inserisce in una situazione geopolitica già tesa dalle dichiarazioni di Donald Trump, che continua a sostenere la necessità di un controllo americano sull’isola per ragioni economiche e di sicurezza.
Non esistono tuttavia elementi per affermare che Greenland Energy agisca direttamente per conto della Casa Bianca. La società presenta legami personali e professionali con ambienti vicini all’amministrazione Trump, ma sostiene che il progetto petrolifero non abbia rapporti con le aspirazioni territoriali del presidente.
Le attrezzature arrivate senza autorizzazione
Alla fine di luglio una quindicina di container e diversi macchinari pesanti sono arrivati all’aeroporto di Nerlerit Inaat, nella remota Groenlandia orientale. Le attrezzature erano state trasferite da Tasiilaq per conto di White Flame Energy, titolare delle licenze legate al progetto.
Il governo groenlandese ha comunicato che l’operazione logistica non era stata preventivamente autorizzata dall’Autorità per le risorse minerarie.
Da Nuuk è quindi partito un richiamo formale: ogni futuro trasferimento di materiali o attrezzature dovrà essere comunicato e approvato prima di essere effettuato. L’arrivo dei container non autorizza in alcun modo l’inizio delle perforazioni.
Le vecchie licenze non bastano
Nel 2021 la Groenlandia ha deciso di non rilasciare nuove licenze per la ricerca di petrolio, soprattutto per ragioni ambientali e climatiche.
White Flame Energy, successivamente acquisita dalla società britannica 80 Mile, rivendica però alcuni diritti esplorativi ottenuti nel 2014 e nel 2018. La loro esistenza non equivale a un’autorizzazione automatica a perforare: il progetto deve superare ulteriori procedure amministrative e ambientali.
Greenland Energy dovrebbe acquisire una partecipazione di maggioranza nell’operazione finanziandone le attività. La società ha inizialmente annunciato un investimento di circa 60 milioni di dollari per due pozzi, ma il programma immediato sarebbe stato ridotto a una prima perforazione esplorativa.
L’obiettivo dichiarato è cominciare entro ottobre, sfruttando la breve stagione operativa artica. Il calendario resta però subordinato al rilascio dei permessi.
Tredici miliardi di barili, ma è una stima
Secondo Robert Price, il bacino di Jameson Land potrebbe contenere risorse petrolifere fino a quasi 13 miliardi di barili, con un valore potenziale vicino ai mille miliardi di dollari.
Si tratta di una valutazione formulata dalla società sulla base di dati geologici e sismici, non di riserve provate. Nessun giacimento commerciale è stato ancora scoperto e soltanto le perforazioni potrebbero stabilire se il petrolio esista in quantità tecnicamente ed economicamente recuperabili.
La distinzione è essenziale: parlare già di 13 miliardi di barili disponibili rischia di trasformare una prospettiva industriale ancora altamente incerta in una ricchezza accertata.
I legami con l’ambiente trumpiano
Greenland Energy presenta nel proprio gruppo dirigente figure vicine all’universo politico, finanziario e mediatico di Trump. Nel progetto è coinvolto anche un veterano della Marina statunitense impegnato nel programma Golden Dome, il sistema di difesa missilistica al quale il presidente collega l’importanza strategica della Groenlandia.
La compagnia ha inoltre affidato al popolare conduttore televisivo Phil McGraw, conosciuto come Dr. Phil e vicino a Trump, la realizzazione di una serie documentaria dedicata alla spedizione petrolifera.
Questi rapporti alimentano i timori di Nuuk, ma non dimostrano da soli l’esistenza di un piano coordinato dalla Casa Bianca.
Trump torna a rivendicare l’isola
Trump ha recentemente ribadito in un’intervista la convinzione che la Groenlandia finirà sotto il controllo degli Stati Uniti prima della conclusione del suo mandato nel 2029.
Il primo agosto ha poi pubblicato su Truth Social un’immagine generata dall’intelligenza artificiale nella quale appare gigantesco sopra un villaggio groenlandese, accompagnata dal messaggio «Hello, Greenland!».
L’immagine ha rafforzato la percezione di una pressione politica e comunicativa sull’isola. Le autorità groenlandesi e danesi hanno però ripetutamente affermato che il territorio non è in vendita e che ogni decisione sul suo futuro spetta innanzitutto alla popolazione locale.
La protesta degli abitanti
Il progetto incontra una forte opposizione anche nell’area interessata. Il 13 luglio gli abitanti di Ittoqqortoormiit, centro vicino ai possibili siti di perforazione, hanno manifestato contro le trivellazioni.
Le preoccupazioni riguardano il rischio di incidenti, la tutela della fauna e la sopravvivenza di attività tradizionali come pesca e caccia. Parte dell’area è inoltre sottoposta a protezione internazionale per il suo valore ambientale.
Per Greenland Energy la sfida non sarà quindi soltanto trovare il petrolio. Prima dovrà ottenere i permessi, convincere le autorità e dimostrare che un progetto industriale di questa portata possa essere compatibile con uno degli ecosistemi più fragili del pianeta.