Collegati con noi

Cronache

Adriana Poli Bortone, la destra senza maquillage: “Il mio sogno? Una donna capo dello Stato. Ma di destra”

In una intervista al Corriere della Sera, Adriana Poli Bortone racconta quasi sessant’anni di politica, il rapporto con Almirante, Meloni e Berlusconi, la sua idea di destra e il sogno di vedere una donna di destra al Quirinale.

Pubblicato

del

Ci sono politici che attraversano le stagioni cambiando pelle a ogni stagione. E poi c’è Adriana Poli Bortone, che rivendica la propria storia senza trucco, senza lessico aggiornato per piacere a tutti, senza il bisogno di sembrare diversa da ciò che è sempre stata. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, la sindaca di Lecce racconta quasi sessant’anni di vita pubblica come un lungo romanzo della destra italiana: il Movimento Sociale, Giorgio Almirante, Alleanza nazionale, Berlusconi, Giorgia Meloni, le fratture con Fini, la famiglia, Lecce e un sogno politico che dice molto di lei: una donna al Quirinale, sì, ma di destra.

Ottantatré anni ad agosto, una vita consumata tra comizi, consigli comunali, Parlamento, governo e campagne elettorali, Poli Bortone resta una figura fuori moda proprio perché non prova a inseguire la moda. Alla domanda se preferisca essere chiamata sindaca o sindaco, risponde senza esitazione: “Sindaco”. E da lì chiarisce subito il tono della conversazione: niente politicamente corretto, niente formule di convenienza, niente concessioni al linguaggio del momento.

Una vita dentro la destra italiana

La carriera politica di Adriana Poli Bortone comincia nel 1967, con l’elezione in consiglio comunale a Lecce. Da allora non ha più lasciato la politica. Proveniva da una famiglia di destra, racconta, e quella cultura l’ha respirata fin da giovane.

Per lei, il Movimento Sociale Italiano non è stato soltanto un partito. È stato un luogo di formazione, appartenenza, identità. Tanto da tatuarselo addosso, gesto privato diventato inevitabilmente pubblico. “Gioie e dolori”, dice di quella esposizione. Ma, se deve fare un bilancio, sceglie le gioie.

La più grande? Essere stata ministro della Repubblica e aver incontrato Giorgio Almirante, che definisce il suo padre politico e il suo faro.

Almirante, Meloni e il destino dei nomi

Quando le viene chiesto di scegliere tra Giorgio e Giorgia, Poli Bortone non cade nella trappola. Sceglie entrambi. Almirante è stato il riferimento della sua formazione politica. Giorgia Meloni, invece, è la leader che ha riportato la destra erede di quella storia a una piena agibilità politica nazionale e internazionale.

È una risposta che la stessa intervistatrice definisce quasi democristiana, ma in realtà racconta bene il percorso della sindaca di Lecce: radicata nel Novecento missino, ma consapevole del cambio di epoca. Almirante resta il padre politico, Meloni la leader del presente.

Con la presidente del Consiglio, racconta, i rapporti sono vivi: si scrivono, ogni tanto si sentono. Tempi diversi, ruoli diversi, ma una stessa genealogia politica.

La donna nell’Msi e gli uomini rimasti basiti

Poli Bortone respinge l’idea che l’Msi fosse più maschilista di altri ambienti. Non nega le difficoltà, ma rivendica il proprio percorso: fu la prima segretaria donna della federazione giovanile missina e la prima donna a ricoprire una posizione di vertice nel partito.

Racconta anche un episodio significativo: un congresso nel quale le donne decisero di iscriversi a parlare una dopo l’altra, occupando l’intera giornata. “Niente uomini. E gli uomini basiti”. È uno dei passaggi più forti dell’intervista, perché restituisce una destra femminile spesso raccontata poco, ma presente e organizzata ben prima dell’ascesa di Meloni.

I ricordi privati: Almirante, Fini, Berlusconi

Il ricordo più gustoso riguarda Almirante alla guida di una 500, tra semafori rossi bruciati e una battuta rimasta impressa: “È che i rossi proprio non li sopporto”. Un frammento privato, quasi cinematografico, che Poli Bortone racconta con affetto.

Molto diverso il passaggio su Gianfranco Fini. Le chiedono un ricordo privato, lei ci pensa e poi dice di non averne. Una risposta breve, ma politicamente eloquente. Il rapporto ha avuto alti e bassi, soprattutto per la scelta di far confluire Alleanza nazionale nel Popolo della Libertà. Per Poli Bortone fu un errore: An aveva uno spazio politico autonomo, poi ridotto da quell’operazione.

Su Silvio Berlusconi, invece, il giudizio resta positivo. Lo definisce un grande, pur con differenze di vedute. E sulle vicende private del Cavaliere sceglie una formula destinata a far discutere: altri, dice, sarebbero stati più bravi di lui a tenerle nascoste. Non una giustificazione, precisa, ma nemmeno il criterio con cui valutare il suo operato politico.

La stima per Nilde Iotti e Silvia Salis

Nell’intervista c’è anche spazio per le donne della sinistra. Del passato, Poli Bortone sceglie Nilde Iotti, ricordando un incontro a Lecce e persino una ricetta di tortelloni di zucca corretta a penna dall’ex presidente della Camera. Un dettaglio domestico e politico insieme, che mostra una dimensione di rispetto personale oltre le appartenenze.

Del presente indica Silvia Salis, sindaca di Genova, che considera brava, preparata e concreta. La definisce l’unica capace di competere con Meloni. Molto più severo il giudizio su Elly Schlein, che Poli Bortone dice di trovare scollata dalla realtà.

La casa, il divano e la parmigiana

Dietro la politica, emerge anche una donna che torna a casa, si sdraia sul divano e guarda Affari tuoi per staccare il cervello. Cucina, e il piatto che le riesce meglio è la parmigiana. Sono dettagli apparentemente leggeri, ma servono a completare il ritratto di una figura pubblica abituata alla durezza dello scontro politico e insieme molto legata alla dimensione familiare.

Parla del marito Giorgio come di un uomo capace di farsi da parte per far crescere lei. Una frase che, in una biografia politica così lunga, pesa molto. Perché racconta il costo privato di una carriera pubblica e il ruolo di una famiglia che ha sostenuto una donna in un’epoca in cui fare politica, per una donna, era molto più difficile di oggi.

Il sogno del Quirinale

Il finale dell’intervista è tutto politico. Il sogno di Adriana Poli Bortone è vedere una donna capo dello Stato. Ma non una donna qualunque: una donna di destra. E quando le chiedono se potrebbe essere lei, risponde con prudenza: “Non potrei aspirare a tanto”.

È una risposta misurata, ma il messaggio è chiaro. Dopo una donna presidente del Consiglio, nella destra italiana resta aperto il tema della massima carica dello Stato. Poli Bortone lo dice con la libertà di chi non ha più bisogno di costruire una carriera: il suo sogno politico è vedere compiuto anche al Quirinale il percorso di legittimazione della destra da cui proviene.

Una protagonista che non chiede assoluzioni

L’intervista al Corriere della Sera restituisce una figura netta, divisiva, non addomesticata. Adriana Poli Bortone non chiede assoluzioni e non prova a riscrivere la propria storia. Rivendica ciò che è stata, difende ciò che pensa, concede poco al linguaggio del presente e molto alla memoria della sua parte politica.

È questo, al di là delle singole frasi, l’elemento più interessante: una donna che ha attraversato la destra italiana dalla marginalità del Msi alla centralità del governo Meloni e che oggi, da sindaco di Lecce, continua a parlare come se il tempo fosse passato, ma non abbastanza da cambiarle l’anima.

Advertisement

Cronache

Madre e figlia morte per ricina, spunta la denuncia per favoreggiamento a un’amica

Svolta nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Vita e della figlia Sara, uccise da un avvelenamento da ricina. Una donna ascoltata come testimone è stata denunciata per favoreggiamento.

Pubblicato

del

Una serie di messaggi WhatsApp potrebbe aprire una nuova fase nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Vita e della figlia Sara, 16 anni, decedute a fine dicembre per un avvelenamento da ricina. Una donna, amica della famiglia e ascoltata più volte dagli investigatori, è stata denunciata per favoreggiamento dopo alcune presunte incongruenze tra le sue dichiarazioni e il contenuto delle chat acquisite dalla Squadra Mobile di Campobasso.

I messaggi sulle tensioni familiari

Secondo quanto emerge dall’indagine, Antonella Di Vita avrebbe confidato all’amica ansie, difficoltà personali e problemi nel rapporto con il marito. In alcuni messaggi avrebbe parlato anche di separazione e chiesto aiuto per trovare un avvocato divorzista.

La donna, ascoltata inizialmente come persona informata sui fatti, avrebbe però negato di conoscere tensioni significative nella coppia, descrivendo un contesto familiare sereno. Una versione che sarebbe stata ripetuta anche in successive audizioni.

La svolta durante l’audizione

Il quadro sarebbe cambiato quando gli investigatori le hanno mostrato i messaggi inviati da Antonella. Di fronte a quelle conversazioni, ritenute rilevanti per ricostruire il clima familiare precedente alla tragedia, l’audizione si è trasformata in interrogatorio e per la donna è scattata la denuncia per favoreggiamento.

Gli inquirenti precisano che l’inchiesta per duplice omicidio volontario resta, al momento, senza indagati. La contestazione alla testimone riguarda l’ipotesi di avere ostacolato la ricostruzione dei fatti, non l’attribuzione di responsabilità per la morte delle due donne.

Il clima nel paese e le audizioni

La Squadra Mobile ha già ascoltato decine di persone, in un’indagine complessa che si muove dentro una comunità piccola come Pietracatella, in Molise. Gli investigatori avrebbero registrato più episodi di reticenza e un clima non sempre collaborativo.

Antonella e Sara vivevano nel borgo con il marito della donna, Gianni Di Vita, ex sindaco del paese, e con l’altra figlia Alice, 19 anni, sopravvissuta perché non presente nel momento in cui sarebbe avvenuta la somministrazione della sostanza velenosa.

L’analisi dei dispositivi

Gli accertamenti tecnici restano centrali. Gli investigatori stanno completando l’analisi dei telefoni di Sara, Antonella e Alice, oltre a un tablet, un computer e due modem sequestrati nell’abitazione della famiglia.

Le copie forensi non sarebbero ancora state consegnate alle parti, ma il materiale digitale è considerato decisivo per ricostruire rapporti, comunicazioni, spostamenti e possibili elementi utili alla definizione del movente.

Il mistero della ricina

Resta aperto il punto più inquietante: la provenienza della ricina, la sostanza altamente tossica che ha ucciso madre e figlia. Secondo gli investigatori, il veleno sarebbe frutto di una sintesi complessa. Non è ancora chiaro se sia stato acquistato attraverso canali illegali, anche online, oppure prodotto localmente.

È uno dei nodi principali dell’inchiesta. Capire chi abbia avuto accesso alla sostanza e come sia entrata nella casa dei Di Vita può essere decisivo per dare un nome e un volto alla responsabilità del duplice omicidio.

Un’indagine ancora senza indagati

La morte di Antonella e Sara resta una vicenda carica di dolore e interrogativi. La denuncia per favoreggiamento segna un passaggio importante, ma non risolve il caso. Gli investigatori continuano a lavorare su testimonianze, dispositivi digitali, rapporti familiari e provenienza del veleno.

In questa fase, ogni ricostruzione deve restare ancorata agli atti e alle verifiche in corso. Due donne sono morte per avvelenamento, ma chi abbia preparato e somministrato la ricina resta ancora da accertare.

Continua a leggere

Cronache

Procida, aggredita la preside del Nautico durante il collegio docenti: arrestato un dipendente

La dirigente scolastica Maria Saletta Longobardo è stata aggredita durante un collegio docenti all’Istituto Nautico Caracciolo-Da Procida. Arrestato un assistente tecnico di laboratorio.

Pubblicato

del

Un collegio dei docenti di fine anno si è trasformato in una scena di violenza all’Istituto Tecnico Nautico Caracciolo-Da Procida. La dirigente scolastica Maria Saletta Longobardo è stata aggredita all’interno della scuola e colpita al volto. Per l’episodio è stato arrestato un assistente tecnico di laboratorio di 47 anni, residente ad Afragola.

Il cellulare lasciato nell’aula

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo avrebbe lasciato il proprio smartphone nell’aula dove era in corso il collegio dei docenti, con l’ipotesi che il dispositivo fosse stato posizionato per registrare le conversazioni dei presenti.

Le ragioni del gesto sono ancora oggetto di accertamento. Tra le ipotesi investigative c’è quella di un tentativo di captare dichiarazioni o conversazioni riguardanti la dirigente scolastica, con la quale i rapporti sarebbero stati da tempo difficili.

La tensione e l’aggressione

La situazione è precipitata quando la presenza del telefono è stata scoperta. Il dipendente avrebbe cercato di recuperare il dispositivo e, secondo gli investigatori, avrebbe aggredito due agenti della Polizia Municipale di Procida intervenuti per riportare la calma.

Poco dopo l’uomo si sarebbe scagliato anche contro la dirigente scolastica, colpendola con un pugno al volto. La preside è caduta a terra davanti ai presenti. Sul posto sono arrivati i carabinieri, che hanno bloccato il quarantasettenne e proceduto al suo arresto.

Le ferite e le accuse

Maria Saletta Longobardo è stata soccorsa dal personale del 118 e trasferita in ospedale. I medici le hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Per i due agenti della Polizia Municipale coinvolti nella colluttazione la prognosi è di tre giorni.

Gli investigatori hanno acquisito alcuni video realizzati da persone presenti nella scuola. I filmati saranno esaminati per chiarire nel dettaglio la sequenza dei fatti. Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato trasferito nel carcere di Napoli Poggioreale, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Nei suoi confronti vengono contestati i reati di lesioni a dirigente scolastico e installazione abusiva di apparecchiature o mezzi idonei a intercettare comunicazioni. Come sempre in questa fase, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

La solidarietà alla dirigente

L’episodio ha suscitato immediate reazioni di solidarietà nei confronti della dirigente Longobardo. L’associazione Dirigentiscuola ha espresso vicinanza alla preside e ha denunciato il clima sempre più difficile che si registra in molti istituti.

Il presidente nazionale Attilio Fratta ha parlato di una situazione ormai preoccupante per i dirigenti scolastici, chiamati ogni giorno a gestire tensioni, responsabilità e conflitti dentro ambienti che dovrebbero restare luoghi di formazione, sicurezza e rispetto.

Il sostegno da Procida e Ponza

Manifestazioni di affetto sono arrivate anche dalla comunità di Ponza, legata storicamente al Nautico procidano attraverso studenti, ex alunni e iniziative di gemellaggio tra le due isole. A esprimere solidarietà alla dirigente sono stati anche il sindaco Francesco Ambrosino e numerosi ex studenti.

La vicenda riporta al centro il tema della sicurezza nelle scuole e della tutela di chi le guida. Un istituto scolastico non può diventare il luogo della paura. Per questo, accanto agli accertamenti giudiziari, resta la necessità di proteggere il clima educativo e istituzionale dentro le comunità scolastiche.

Continua a leggere

Cronache

Napoli assume 142 nuovi vigili urbani, De Iesu: organico più forte per sicurezza e legalità

Il Comune di Napoli rafforza la polizia municipale con 142 assunzioni: 100 nuovi agenti entrano in servizio e 42 passano dal tempo determinato al tempo indeterminato.

Pubblicato

del

Napoli rafforza il corpo della polizia municipale con 142 nuove assunzioni. Cento agenti entreranno ora in servizio, mentre altri 42, già operativi, passano dal contratto a tempo determinato al tempo indeterminato. La firma dei contratti è avvenuta ieri mattina e segna un nuovo passo nel piano del Comune per potenziare un organico da anni considerato insufficiente rispetto alle esigenze della città.

Le nuove assunzioni

A darne notizia è l’assessore alla polizia municipale e alla legalità, Antonio De Iesu, che ha sottolineato la presenza di molti giovani, uomini e donne, tra i nuovi assunti. Le immissioni arrivano attraverso lo scorrimento della graduatoria del concorso bandito un anno fa.

Il piano non si ferma qui. Per arrivare ai 200 agenti previsti, il Comune procederà con ulteriori scorrimenti: un primo gruppo di 25 idonei sarà sottoposto alle visite mediche, mentre altri 32 agenti arriveranno tramite mobilità da altre città italiane e dovrebbero essere contrattualizzati entro fine mese.

Un corpo sotto organico

Per De Iesu, le nuove assunzioni servono a rafforzare una struttura che resta ancora sottodimensionata. L’assessore ricorda il confronto con Milano, che dispone di circa 3.400 agenti di polizia locale, mentre Napoli ne conta circa 1.200.

Il problema, secondo l’amministrazione, nasce anche dalla mancanza di concorsi negli anni precedenti. Il Patto per Napoli, con le risorse ottenute dal Governo, ha consentito al Comune di riaprire la stagione delle assunzioni e di programmare un rafforzamento graduale del corpo.

Sicurezza, viabilità e legalità

I nuovi vigili urbani saranno chiamati a svolgere funzioni molto diverse tra loro. La polizia municipale non si occupa solo di traffico e codice della strada, ma anche di sicurezza urbana, abusivismo, controlli sulla movida, infortunistica stradale, viabilità, verifiche sui B&B e presidio del territorio.

È un lavoro spesso poco visibile, ma centrale in una città complessa come Napoli. L’obiettivo dell’amministrazione è aumentare la presenza degli agenti nelle strade, migliorare i controlli e rendere più efficace l’azione di prevenzione e contrasto alle irregolarità.

Verso l’America’s Cup 2027

Il rafforzamento dell’organico guarda anche alle sfide dei prossimi anni. Il 2027 si avvicina e Napoli sarà chiamata a gestire l’impatto dell’America’s Cup, evento internazionale che richiederà un presidio più forte sul fronte della mobilità, della sicurezza e dell’ordine urbano.

Per questo il Comune punta a nuove assunzioni anche nei prossimi anni, tenendo conto dei pensionamenti e della necessità di garantire continuità operativa.

Il piano del Comune

La firma dei 142 contratti rappresenta un segnale concreto, ma non risolve da sola il problema dell’organico. La strada indicata dall’amministrazione è quella di continuare con concorsi, scorrimenti e mobilità per colmare progressivamente le carenze.

Napoli ha bisogno di più agenti, più controlli e maggiore capacità di intervento. Le nuove assunzioni vanno in questa direzione e consegnano alla città un primo rafforzamento del corpo, in attesa dei prossimi ingressi già programmati.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto