Cronache
Adozione dei maggiorenni, la Consulta: il dissenso dei figli dell’adottante resta decisivo
La Corte costituzionale ha stabilito che non è illegittima la norma che impedisce al giudice di autorizzare l’adozione di un maggiorenne quando uno dei figli maggiorenni dell’adottante nega il proprio assenso, anche se il dissenso appare ingiustificato.
Il giudice non può superare il dissenso espresso dai figli maggiorenni di chi intende adottare una persona adulta. La Corte costituzionale ha dichiarato non fondata la questione sollevata dal Tribunale di Imperia sulla disciplina dell’adozione dei maggiorenni.
Con la sentenza numero 134 del 2026, la Consulta ha confermato la legittimità dell’articolo 297, secondo comma, del codice civile, nella parte in cui richiede l’assenso dei figli maggiorenni dell’adottante e non consente al giudice di sostituirsi alla loro volontà.
Il giudice non può valutare se il no sia ingiustificato
Il Tribunale di Imperia aveva chiesto alla Corte di stabilire se fosse contrario alla Costituzione impedire al giudice di pronunciare ugualmente l’adozione quando ritenga che il dissenso dei figli dell’adottante sia privo di una giustificazione ragionevole o contrario all’interesse della persona che dovrebbe essere adottata.
La questione riguardava dunque la possibilità di attribuire al magistrato un potere di valutazione analogo a quello previsto in altri casi dalla disciplina delle adozioni.
Per la Consulta, tuttavia, il diniego dei discendenti maggiorenni dell’adottante deve restare insuperabile.
La tutela degli equilibri familiari esistenti
La Corte ha spiegato che la nascita di un nuovo rapporto di filiazione non riguarda soltanto l’adottante e la persona adottata, ma è destinata a incidere anche sui legami familiari già esistenti.
Quando il progetto non è condiviso dai figli maggiorenni, l’adozione potrebbe alterare le dinamiche affettive della famiglia d’origine, compromettere la concordia tra i suoi componenti oppure aggravare situazioni già conflittuali.
La norma rende quindi i figli partecipi della costituzione del nuovo vincolo, riconoscendo loro un potere di controllo su una decisione personale dell’adottante che produce però conseguenze sull’intero nucleo familiare.
Non conta soltanto l’interesse dell’adottando
Nell’adozione di una persona adulta assumono rilievo i legami affettivi e solidaristici formatisi nel tempo tra adottante e adottando. Questi interessi, secondo la Corte, devono tuttavia essere bilanciati con quelli dei figli già presenti.
Il legislatore ha scelto di tutelare questi ultimi attribuendo loro un vero e proprio potere di assenso, e non una semplice facoltà di esprimere un’opinione che il giudice potrebbe disattendere.
La Consulta ha ritenuto che questa scelta non sia manifestamente irragionevole e non violi il principio costituzionale di uguaglianza.
Una disciplina che spetta al Parlamento modificare
La decisione non esclude che la normativa sull’adozione dei maggiorenni possa essere aggiornata per tenere conto dell’evoluzione delle relazioni familiari e della funzione sempre più spesso affettiva, e non soltanto patrimoniale, dell’istituto.
Un’eventuale modifica del bilanciamento tra la volontà dell’adottante, l’interesse dell’adottando e la posizione dei figli maggiorenni spetta però al legislatore.
Fino a un intervento del Parlamento, il rifiuto anche di uno solo dei figli maggiorenni dell’adottante continuerà quindi a impedire la costituzione del rapporto adottivo.
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