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Adesca una bimba di 12enne in rete e la molesta sessualmente, in manette un uomo di 41 anni

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La storia ha aspetti assurdi. La vittima ha 12 anni. Dunque evitiamo in ogni modo che possa essere identificata. Il carnefice invece è un 41 enne. Quest’uomo, in base alle indagini dell’Arma dei Carabinieri avrebbe adescato su Instagram la bambina di 12 anni, per poi inviarle foto e video a sfondo sessuale. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di corruzione di minorenne. Lui è un 41enne di Casalnuovo di Napoli, arrestato dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Nola. Le indagini sono state compiute dai carabinieri guidati dal capitano Marco Califano, dopo la denuncia, risalente allo scorso maggio, della madre della 12enne. I militari hanno accertato che il 41enne aveva adescato la ragazzina su Instagram, e dopo averne conquistato la fiducia si era fatto mandare il numero di cellulare. A quel punto l’uomo l’ha ripetutamente contattata con video-chiamate, per poi inviarle anche foto e video a sfondo sessuale. L’uomo è stato arrestato e portato nel carcere di Poggioreale

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Covid, focolaio in carcere a Carinola: secondo decesso

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 Un ispettore che prestava servizio nel carcere di Carinola (Caserta), e’ morto a causa delle complicanze sorte dopo essere stato contagiato dal SArs-Cov-2. Lo rendono noto, in una nota congiunta, i sindacati di polizia penitenziaria Sinappe, Uil Pa, Uspp, Fns Cisl, Cnpp e Fp Cgil. Si tratta del secondo agente della Penitenziaria rimasto contagiato che perde la vita. Nei giorni scorsi sono stati inviati dei rinforzi per rimpinguare il numero degli agenti in servizio nell’istituto di pena casertano dove si registrano una trentina di defezioni a causa del Covid. “Nonostante la gravita’ della situazione gia’ denunciata pubblicamente a tutte le massime autorita’ competenti – si sottolinea nella nota – la diffusione del contagio nel carcere di Carinola continua ad aggravarsi. A perdere la vita e’ stato un collega che aveva appena compiuto 50 anni. Nello stringerci commossi alla famiglia del povero collega, i sindacati ribadiscono lo stato di agitazione e annunciano ulteriori forme di proteste”. I sindacati rivolgono un appello al presidente De Luca affinche’ “appronti subito un piano di vaccinazioni per mettere in sicurezza la comunita’ penitenziaria e, in primis, la polizia penitenziaria, cosi’ come fatto da altre regioni dove e’ gia’ iniziata la campagna di vaccinazione sindacati: a pagarne le conseguenze sono i nostri colleghi che, per adempiere il proprio dovere istituzionale stanno rischiando e sacrificando la propria vita”.

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Calcio, la Lega di serie A sotto pressione di Sky non decide ancora di dare i diritti tv a Dazn e Tim

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Nuova fumata grigia sui diritti tv. L’assemblea della Lega Serie A, andata in scena in videoconferenza dopo le positivita’ al Covid nella dirigenza dell’Inter, non ha infatti ancora trovato un accordo sulle offerte per trasmettere il campionato nel triennio 2021/24. Uno stallo che quindi prosegue e si continua ad intrecciare insieme alla trattativa con i fondi di private equity interessati ad entrare nella Media Company della Lega. Nessuna fumata bianca, quindi, anche se stavolta, dopo alcuni approfondimenti (tra cui una analisi di Deloitte su OTT e futuro a livello internet) quantomeno i club sono arrivati per la prima volta a votare: 11 societa’ a favore dell’offerta di Dazn (Atalanta, Cagliari, Fiorentina, Hellas Verona, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Parma e Udinese) e le altre 9 astenute (Benevento, Bologna, Crotone, Genoa, Roma, Sampdoria, Sassuolo, Spezia e Torino). Non abbastanza voti, quindi, per dare il via libera alla proposta della piattaforma di streaming visto che ne servono 14 a favore, ma nemmeno troppo lontani, anche se la votazione di oggi conferma la sostanziale spaccatura emersa gia’ nelle scorse settimane (con qualcuno tra i dirigenti che continua a sottolineare il peso del fronte pro-Dazn, che raggruppa il 90% del tifo italiano).

Sullo sfondo resta sempre la preferenza di qualche presidente verso Sky, anche se in diversi oggi hanno sottolineato, nel corso dell’assemblea, la sostanziale irricevibilita’ della proposta di Eleven Sports per creare il Canale di Lega, offerta da 110 milioni di euro annui circa legata a quella della pay-tv di Comcast da 750 milioni per cercare di recuperare terreno rispetto a Dazn. Intanto, continuano le analisi sulla possibilita’ di rimettere in vendita uno dei pacchetti (con 3 gare in co-esclusiva che si andrebbe ad integrare all’offerta di Dazn da 840 milioni), con la possibilita’ di trasmettere una partita a giornata in chiaro. L’impasse quindi non si sblocca e sembra difficile si possa sbloccare almeno finche’ e’ ancora in piedi l’operazione con la cordata formata da CVC, Advent e FSI. Tanto che i club che ancora sperano nella trattativa coi fondi hanno ottenuto che nella prossima assemblea “sara’ posta all’ordine del giorno anche l’operazione con il consorzio CVC-Advent-FSI”, ha spiegato la Lega in una nota. Ma la scadenza del 29 marzo, data in cui “scadranno” le proposte di Dazn e Sky sui diritti tv, ora si fa sempre più vicina.

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Vita da rider, 10 ore al giorno per 1000 euro al mese: quasi schiavitù

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“Sono disponibile 7 giorni su 7, per circa 10 ore al giorno. E in cinque anni che faccio questo mestiere, anche nei mesi piu’ tosti, non ho mai superato i 1000 euro lordi”. Giuseppe, 30 anni, fa il rider a Torino per due societa’ di consegne a domicilio, Just Eat e Deliveroo. “Come faccio ad accontentare entrambe? Faccio i salti mortali, letteralmente. Passo col rosso, vado sul marciapiede. Insomma, corro il piu’ possibile per arrivare prima, perche’ tutto si concentra nelle stesse fasce orarie, a pranzo e a cena”. Le due piattaforme, spiega, funzionano con sistemi diversi: “In entrambi casi la precarieta’ e’ massima e la certezza di lavorare e’ inesistente”. Deliveroo, infatti, ha introdotto il sistema del “free login”: il rider si collega la mattina, si rende disponibile e aspetta che arrivino gli ordini. Il piu’ delle volte, per ottenere un numero soddisfacente di consegne, si resta collegati per almeno dieci ore. Inoltre, il sistema funziona sulla base della distanza tra il rider e il ristorante e questi, di solito, si trovano nei centri cittadini. “Io vivo in periferia, quindi ogni mattina mi avvicino verso la stazione di Porta Nuova a Torino. E mi metto in attesa”. Nel caso di Just Eat, e’ l’azienda ad assegnare i turni, a partire dal giovedi’ della settimana precedente, per un totale di 15 o 20 ore settimanali. Un massimale che prima era possibile superare, quando l’azienda offriva la possibilita’ di aumentare le ore, per esempio in occasione di eventi televisivi particolari, o nel week end, o in caso di rinunce di altri rider. Ma da qualche mese a questa parte, il meccanismo e’ diventato una ghiotta occasione per gli hacker. “Sui canali Telegram o altri, girano dei ‘bot’, ovvero delle applicazioni informatiche che consentono di aggirare questo meccanismo, a un costo che va dai 60 ai 100 euro. Insomma e’ diventata una guerra tra poveri. Se vuoi lavorare, devi poterti permettere di spendere”. L’anno scorso e’ stato introdotto il contratto collettivo nazionale del lavoro per i rider, che fissa a 10 euro l’ora il minimo percepibile, firmato da Assodelivery e il solo sindacato Ugl ma contestato da molti. “Per ottenere quella cifra non basta essere disponibili, bisogna pedalare per un’ora, per esempio per una consegna in periferia. Il piu’ delle volte una consegna dura mezz’ora, quindi vieni pagato 5 euro, o 15 minuti, quindi 2,50 euro”. Giuseppe ha continuato a svolgere il suo lavoro anche nei mesi piu’ bui dell’emergenza coronavirus, quando tutto il mondo era barricato in casa, e negli ultimi tempi ha visto aumentare il numero di persone disposte a fare questo mestiere. “Tantissimi che oggi fanno consegne lavoravano nella ristorazione, o in aziende che hanno chiuso i battenti per via della crisi generata dal virus”. Sui rischi per la propria salute nel lavorare durante la pandemia, sottolinea: “Il nostro non e’ un atto di eroismo, ma una necessita’. Condivido la casa in affitto con altre sei persone e di certo non posso permettermi di stare a casa a panificare o a guardare serie tv all’infinito.”

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