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Spettacoli

Addio a Zeudi Araya, la ragazza dalla pelle di luna che incantò il cinema italiano

È morta a 75 anni Zeudi Araya, attrice e produttrice cinematografica italo-eritrea. Simbolo di bellezza e fascino del cinema italiano degli anni Settanta, fu lanciata da La ragazza dalla pelle di luna e poi scelse una vita più discreta dietro le quinte della produzione.

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Si è spenta con la stessa discrezione con cui, da anni, aveva scelto di vivere lontana dai riflettori. Zeudi Araya, attrice, modella, cantante e poi produttrice cinematografica, è morta a 75 anni nella sua abitazione, dopo una lunga malattia. Ad annunciarlo è stato il figlio Michelangelo Spano, con una nota sobria in cui la famiglia ha ringraziato quanti le sono stati vicini “con affetto e discrezione”. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.

Per il grande pubblico era rimasta soprattutto la ragazza dalla pelle di luna, titolo del film di Luigi Scattini che nei primi anni Settanta la trasformò in un volto indimenticabile del cinema italiano. Ma la sua storia è stata molto più lunga e complessa di quella di una bellezza esotica consegnata alla memoria popolare.

Dall’Eritrea a Cinecittà

Zeudi Araya era nata il 10 febbraio 1951 a Decamerè, in Eritrea. Proveniva da una famiglia di alto profilo: il padre era un uomo politico, uno zio ambasciatore etiope a Roma. Il suo nome, in lingua tigrina, significa “corona imperiale”. Un nome che sembrava già contenere qualcosa del portamento regale e della bellezza luminosa che l’avrebbero resa famosa.

Nel 1969 fu eletta Miss Eritrea. Poi arrivò un viaggio in Italia e, quasi per caso, l’incontro con il mondo dello spettacolo. Prima la pubblicità, con uno spot per il caffè Tazza d’Oro, poi il cinema. Fu Luigi Scattini a notarla e a sceglierla come protagonista di La ragazza dalla pelle di luna, uscito nel 1972.

Il volto simbolo di un’epoca

Quel film fece di Zeudi Araya una delle icone del cinema italiano degli anni Settanta. La sua immagine entrò nell’immaginario di un periodo in cui il cinema erotico italiano cercava volti nuovi, sensualità diverse, figure capaci di incarnare insieme mistero, fascino e modernità.

Dopo La ragazza dalla pelle di luna arrivarono altri titoli: La ragazza fuoristrada, Il corpo, La preda, La peccatrice. Film che appartengono a una stagione precisa del nostro cinema, oggi guardata con occhi diversi, ma che allora costruì attorno ad Araya una popolarità immediata, alimentata anche dalla stampa periodica e dalla televisione.

La sua bellezza, però, non fu mai soltanto decorativa. Aveva presenza, eleganza, una forza magnetica che la rendeva riconoscibile anche quando i ruoli sembravano costruiti soprattutto sul suo fascino.

L’incontro con Franco Cristaldi

La svolta arrivò con l’incontro con Franco Cristaldi, uno dei grandi produttori del cinema italiano. Con lui Zeudi Araya cambiò progressivamente registro, avvicinandosi a film più popolari e trasversali.

Fu accanto a Paolo Villaggio in Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure, nel ruolo di Venerdì. Lavorò poi in Giallo napoletano con Marcello Mastroianni, in Tesoromio con Johnny Dorelli, Sandra Milo e Renato Pozzetto, e in I paladini di Giacomo Battiato.

Nel 1983 sposò Cristaldi nella villa del produttore vicino a Volterra. Testimoni furono Monica Vitti e Francesco Rosi. Lei aveva 31 anni, lui 50. Fu un’unione importante, personale e professionale, interrotta nove anni dopo dalla morte improvvisa di Cristaldi per un infarto.

Dietro le quinte della produzione

Dopo la morte di Cristaldi, Zeudi Araya scelse progressivamente di allontanarsi dalla recitazione e di dedicarsi alla produzione cinematografica e televisiva. Preferì il lavoro meno visibile, dietro le quinte, continuando a muoversi nel mondo del cinema con discrezione.

Tra i progetti legati a questa fase ci furono produzioni come Marciando nel buio e lavori dedicati alla memoria cinematografica di Cristaldi, tra cui Franco Cristaldi e il suo cinema Paradiso. Era un modo per restare dentro il cinema senza esporsi più come icona, proteggendo la propria vita privata e il proprio percorso.

Le rare apparizioni pubbliche

Negli anni successivi accettò poche apparizioni televisive. Nel 2001 fu ospite di Daniele Luttazzi a Satyricon insieme al compagno, il regista Massimo Spano, dal quale ebbe il figlio Michelangelo, nato nel 1996. Nel 2015 tornò in televisione a La vita in diretta, ospite di Cristina Parodi.

Nel 2018 partecipò a Bologna, con Giuseppe Tornatore, alla presentazione della versione restaurata in 4K di Divorzio all’italiana, il capolavoro di Pietro Germi prodotto da Cristaldi nel 1961. Anche in quell’occasione la sua presenza era legata non solo alla memoria privata, ma alla storia grande del cinema italiano.

Una bellezza rimasta nella memoria

Zeudi Araya apparteneva a una generazione di attrici che hanno attraversato il cinema italiano in un momento di grande trasformazione. La sua immagine fu spesso legata alla sensualità, ma la sua biografia racconta anche altro: una donna nata in Eritrea, arrivata a Cinecittà quasi per destino, diventata simbolo popolare e poi capace di scegliere il silenzio, la produzione, la riservatezza.

È morta lontana dal clamore, come aveva vissuto gli ultimi anni. Resta il ricordo di un volto che illuminò gli anni Settanta, di una figura che seppe passare dalla ribalta alla discrezione senza perdere eleganza, e di una donna che il cinema italiano continuerà ad associare a un titolo diventato quasi un destino: La ragazza dalla pelle di luna.

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Affari Tuoi, partita in salita per Martina dell’Emilia-Romagna: perde tutto alla fine

Serata difficile ad Affari Tuoi per Martina, concorrente dell’Emilia-Romagna, accompagnata dalla mamma. In pochi tiri perde i pacchi da 100mila e 200mila euro e si ritrova con una partita tutta in salita.

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Una serata particolare quella di Affari Tuoi con la concorrente dell’Emilia-Romagna, la psicologa Martina, accompagnata dalla mamma che la vede perdere tutto all’ultimo momento perchè nel suo pacco cambiato all’ultimo ci sta il ‘tallone da killer’, l’invenzione di Herbert Ballerina..

Una partita che sembrava mettersi bene grazie al jackpot di Gennarino che le fa portare a casa 3 mila euro ma poi si mette subito in salita, quasi una corsa verso il ribasso: in pochi tiri sono usciti due dei premi più pesanti del tabellone, i pacchi da 100mila e 200mila euro.

La simpatica concorrente emiliana si è ritrovata presto nella scomoda condizione di avere soltanto tre pacchi rossi ancora in gioco, compreso quello da 300mila euro, insieme ai pacchi da 20mila e 15mila euro, contro ben cinque pacchi blu.

Ma Martina, “la Marti” come la chiama affettuosamente la mamma Felicia, ha continuato a pescare rossi e ha perso anche il pacco da 15mila euro. A quel punto il Dottore le ha proposto il cambio, ma lei ha deciso di rifiutare e andare avanti con il suo pacco. ma purtroppo il tiro la penalizza e le fa trovare i 300 mila euro. Ci sono da fare 4 tiri con solo un rosso e 5 blu. C’è odore di gioco delle regioni anche perchè il dottore offre una cifra che Martina rifiuta: 3.400 euro. Gara in salita ma Martina ci prova: arriva prima il ballo e poi la ballerina. Poi ancora un pacco blu: resistono ancora i 20 mila euro. Le arriva l’offerta di cambio per l’ultimo tiro e Martina stavolta accetta. Ma perde i 20 mila euro che aveva in favore dell’invenzione di Herbert, il “tallone da killer”

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Affari Tuoi, Rita accetta 10mila euro: sfuma il sogno dei 300mila ma evita il pacco Gennarino

Rita, ingegnere biomedico di Cariati, protagonista di Affari Tuoi insieme al compagno Cataldo. Dopo una partita ricca di colpi di scena accetta l’offerta finale da 10mila euro.

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Una partita intensa, combattuta e ricca di emozioni quella giocata da Rita, concorrente della Calabria ad Affari Tuoi. Originaria di Cariati, in provincia di Cosenza, Rita è un ingegnere biomedico e alla vigilia di un importante colloquio di lavoro che potrebbe cambiare il suo futuro professionale.

Al suo fianco, nel game show di Rai 1 condotto da Stefano De Martino, c’è il compagno Cataldo, originario di Cirò Marina, in provincia di Crotone.

Una partita che sembra promettere il colpo grosso

Rita inizia la sua avventura con il pacco numero 12 e riesce a costruire una partita molto interessante. Quando restano sei pacchi da aprire, la situazione è ancora favorevole: soltanto due pacchi blu e ben quattro rossi sono ancora in gioco.

Tra questi figurano addirittura i premi più ricchi del programma, quelli da 200mila e 300mila euro. Una configurazione che convince il Dottore a tentare una prima mossa importante.

Rifiutati 38mila euro

L’offerta arriva puntuale: 38mila euro per un solo tiro. Una proposta consistente che molti concorrenti avrebbero probabilmente accettato.

Rita, però, sente che la fortuna potrebbe essere ancora dalla sua parte. Ringrazia il Dottore, trita simbolicamente l’assegno e decide di continuare la partita.

Il momento decisivo

La tensione cresce quando si arriva a quattro pacchi dal termine. In gioco c’è ancora il premio massimo da 300mila euro. Il Dottore torna alla carica con una nuova proposta da 20mila euro.

Anche questa volta Rita rifiuta. La scelta è coraggiosa, ma il destino cambia improvvisamente volto. Poco dopo viene infatti eliminato il pacco da 300mila euro, il colpo più duro della serata.

L’offerta finale e la scelta prudente

Dopo l’uscita del premio massimo, la partita si riduce a un duello finale tra 20mila euro e il pacco Gennarino, uno dei pacchi simbolici del programma.

A quel punto il Dottore offre 10mila euro. Rita riflette insieme a Cataldo e decide di accettare.

Una scelta prudente che si rivela vincente. Nel pacco ancora in gioco non c’era infatti una cifra superiore all’offerta accettata.

Una serata da ricordare

Rita lascia Affari Tuoi con 10mila euro, una somma certamente inferiore ai sogni coltivati durante la partita, quando in gioco c’erano ancora 200mila e 300mila euro, ma comunque un risultato concreto e positivo.

Per l’ingegnere biomedico calabrese la serata si chiude con una vincita sicura e con la speranza che il giorno successivo possa arrivare un’altra buona notizia: quella del colloquio di lavoro che attende con tanta fiducia.

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Spettacoli

Silvestri risponde a De Gregori: “Gli artisti non sono obbligati a schierarsi, ma io non so raccontare il mondo senza interpretarlo”

Daniele Silvestri prende le distanze da Francesco De Gregori sul ruolo degli artisti davanti ai fatti dell’attualità e difende la scelta di Bruce Springsteen di esporsi pubblicamente.

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Daniele Silvestri non condivide le parole di Francesco De Gregori sul rapporto tra artisti e attualità. Lo dice con rispetto, ma anche con chiarezza. Pur dichiarando di amare molto De Gregori, il cantautore romano ritiene che il collega abbia perso un’occasione per non intervenire su un tema tanto delicato.

La questione riguarda il ruolo degli artisti davanti ai fatti del presente. Devono esporsi oppure possono restare fuori dal dibattito pubblico? Per Silvestri non esiste un obbligo, ma esiste una responsabilità personale: quella di essere fedeli al proprio modo di guardare il mondo.

“Non sono capace di non dare un’interpretazione”

Silvestri spiega che ogni artista ha il diritto di scegliere se prendere posizione oppure no. Ma, per quanto lo riguarda, scrivere e cantare significa anche interpretare la realtà.

Il suo punto è netto: non si può raccontare il mondo, almeno non nel suo modo di intendere la musica, senza provare a leggerlo, capirlo, attraversarlo. È in quella interpretazione che il racconto diventa autentico.

Il riferimento a Springsteen

Il confronto nasce anche dalle parole di De Gregori su Bruce Springsteen e sul suo intervento pubblico dopo le vicende di Minneapolis. Silvestri, al contrario, difende la scelta del cantautore americano.

Quando ha visto Springsteen cantare nell’immediatezza di quei fatti, Silvestri lo ha trovato potente e necessario. Non ridicolo, non fuori posto. Un gesto artistico e civile che, secondo lui, appartiene pienamente alla funzione della musica quando decide di misurarsi con il tempo in cui vive.

Musica, opinioni e libertà

La posizione di Silvestri non trasforma l’impegno in un dovere imposto a tutti. Il cantautore riconosce che ogni artista può avere la propria sensibilità e il proprio modo di stare nel dibattito pubblico. Ma rivendica il diritto opposto: quello di non separare l’arte dalla coscienza civile.

Le sue parole arrivano a margine della presentazione del nuovo disco Canzoni a Sdraio e riaprono un confronto antico: la canzone deve limitarsi a raccontare emozioni private o può diventare anche una forma di lettura politica e morale del presente?

Un dibattito che attraversa la canzone d’autore

Il botta e risposta a distanza tra De Gregori e Silvestri tocca una questione che attraversa da sempre la canzone d’autore. Da un lato la libertà dell’artista di non essere arruolato in ogni battaglia pubblica. Dall’altro la possibilità che una canzone, una parola o un gesto diventino presa di posizione.

Silvestri sceglie la seconda strada. Non come obbligo universale, ma come necessità personale. Per lui raccontare il mondo senza interpretarlo non sarebbe neutralità. Sarebbe semplicemente un modo meno vero di scrivere.

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